{"id":23322,"date":"2017-04-05T09:46:48","date_gmt":"2017-04-05T07:46:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2017\/04\/giro-giovani-e-lavoro-non-solo\/"},"modified":"2017-04-05T09:46:48","modified_gmt":"2017-04-05T07:46:48","slug":"giro-giovani-e-lavoro-non-solo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2017\/04\/giro-giovani-e-lavoro-non-solo\/","title":{"rendered":"Giro: \u201cGiovani e lavoro, non solo fuga all&#8217;estero\u201d (Unit\u00e0)"},"content":{"rendered":"<p>Secondo il Consiglio Generale degli italiani all&#8217;Estero (CGIE), una delle istituzioni di rappresentanza delle nostre collettivit\u00e0 nel mondo, dal 2007 ad oggi sono emigrati circa 1,5 milioni di italiani. Da tempo si parla della ripresa delle migrazioni dal nostro paese, soprattutto a riguardo ai giovani, rinverdendo una tradizione che sembrava essersi spenta a met\u00e0 degli anni 70. Ma i dati confermano anche che \u00e8 cambiata la natura di chi parte: ieri in maggioranza contadini analfabeti, oggi in prevalenza giovani provvisti di titoli di studio.<\/p>\n<p>Il fenomeno \u00e8 complesso e si legano varie cause: innanzi tutto la crisi che spinge a cercare opportunit\u00e0 altrove; poi la globalizzazione che ha insegnato ai giovani a muoversi facilmente; la maggior padronanza delle lingue; il cambiamento del lavoro che diviene spesso nomade e cambia pi\u00f9 volte nel corso della vita. Possiamo aggiungere al capitolo dello spostarsi anche il ritorno dei giovani alla terra: i dati ci descrivono 50mila nuove aziende agricole in Italia tenute da under 35. A questo si lega anche l&#8217;affermazione dei prodotti &#8220;bio&#8221;.<\/p>\n<p>Anche da Spagna e Portogallo centinaia di migliaia sono emigrati durante questi anni, verso l&#8217;Africa (Mozambico, Angola) o l&#8217;America Latina, riprendendo le vecchie rotte. Ma stranamente l&#8217;emigrazione non \u00e8 pi\u00f9 solo un fenomeno del sud Europa: secondo l&#8217;istituto statistico tedesco 138.000 tedeschi hanno lasciato la Germania nel 2015, e si prevede un aumento per il 2016. Anche a Berlino c&#8217;\u00e8 polemica sulla \u00abfuga di cervelli e talenti\u00bb, come a Roma. Forse i giovani si muovono perch\u00e9 \u00e8 cambiata la generazione. In altre parole: andare senza andarsene, visto che il messaggio della globalizzazione \u00e8 accettare di spostarsi e spostarsi ancora.<\/p>\n<p>Resta che nel nostro Paese esiste comunque un problema in pi\u00f9 come si vede al Sud, dove non c&#8217;\u00e8 lavoro per i giovani. Per certe aree siamo ancora ingabbiati in una logica di non sviluppo, a cui partecipano attivamente le mafie. Se poi aggiungiamo il problema del NEET &#8211; senza lavoro ma anche non in formazione e non alla ricerca allora abbiamo un quadro grave. Giustamente il CGIE si fa ambasciatore di questa situazione e si propone come protagonista nel sostenere i giovani a stabilirsi all&#8217;estero: non sempre \u00e8 facile come sembra. Ma laver\u00e0 risposta \u00e8 una politica nazionale di sviluppo che sfrutti tutte le possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Una prima linea di azione \u00e8 stata quella del puntare su una maggior internazionalizzazione delle imprese; chi \u00e8 pi\u00f9 internazionale resiste meglio alle crisi. Road Show, missioni di sistema nel quadro di un piano straordinario voluto da Andrea Calenda, ministro dello Sviluppo Economico, che ha gi\u00e0 dato i suoi frutti. Ora il MISE punta su <i>Industria 4.0<\/i>. Internazionalizzare significa anche attrarre investimenti da fuori e questo \u00e8 sempre un tema delicato in Italia: appena qualcuno viene ad investire dall&#8217;estero si grida allo scandalo. Con le opportune garanzie, non \u00e8 male che stranieri mettano qui i loro capitali, anzi si dovrebbe fare molto di pi\u00f9. Anche il settore della cooperazione allo sviluppo \u00e8 un canale di opportunit\u00e0: dal 2015 al 2016 il sistema delle ONG ha aumentato di circa il 20% le assunzioni. Spesso \u00e8 un&#8217;occupazione all&#8217;estero, ma non una fuga. In termini generali lavorare nel sistema internazionale pu\u00f2 rappresentare una soluzione per molti dei nostri giovani: l&#8217;ONU e le sue agenzie, la UE, il servizio civile internazionale, servizio volontario europeo, Junior Professional officers , programmi di fellowship&#8230; Le offerte sono numerose, anche temporanee, ma spesso difficili da scovare. Un giro per le universit\u00e0 in ogni regione, che abbiamo iniziato da Napoli e Catania, permetter\u00e0 di orientare \u00a1giovani in maniera pi\u00f9 completa. Il mondo della ricerca \u00e8 anche un universo che pochi conoscono: centri esistono in diverse regioni, spesso sconosciuti. Infine vi sono le opportunit\u00e0 offerte dai mestieri della cultura. \u00c8 un settore in cui l&#8217;Italia \u00e8 all&#8217;avanguardia ma non ne \u00e8 abbastanza consapevole. Fino agli scorsi Stati generali della lingua e della cultura di Firenze, non esisteva nemmeno un sito che mettesse in fila le varie possibilit\u00e0. Ora sono sul portale del MAECI, e l&#8217;abbiamo costruito assieme a MIBACT e MIUR. Cinema, media, arti, musica, restauro, gioielleria, archeologia, moda, archivistica, design, insegnamento della lingua ecc., in ognuno di tali settori vi sono molti mestieri possibili. Non \u00e8 detto che tutti debbano fare le medesime facolt\u00e0 o gli stessi studi. Stiamo provando a connettere tutte le potenzialit\u00e0 per renderle pi\u00f9 fruibili e pi\u00f9 attraenti. Molto si pu\u00f2 fare anche solo scoprendo ci\u00f2 che gi\u00e0 esiste ma resta isolato e poco conosciuto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Secondo il Consiglio Generale degli italiani all&#8217;Estero (CGIE), una delle istituzioni di rappresentanza delle nostre collettivit\u00e0 nel mondo, dal 2007 ad oggi sono emigrati circa 1,5 milioni di italiani. 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