{"id":23327,"date":"2017-03-27T13:22:28","date_gmt":"2017-03-27T11:22:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2017\/03\/giro-il-caso-tusk-e-il-futuro-dell\/"},"modified":"2017-03-27T13:22:28","modified_gmt":"2017-03-27T11:22:28","slug":"giro-il-caso-tusk-e-il-futuro-dell","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2017\/03\/giro-il-caso-tusk-e-il-futuro-dell\/","title":{"rendered":"Giro: \u201cIl caso Tusk e il futuro dell\u2019Ue\u201d (Pagina 99)"},"content":{"rendered":"<p>Sono state poco messe in risalto dagli osservatori le ragioni e le conseguenze del voto dello scorso 9 marzo sul Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk. La sua conferma \u00e8 stata votata a maggioranza, contro il parere del suo paese, la Polonia. Sappiamo che negli ordinamenti europei vi sono diverse decisioni &#8211; come questa &#8211; a cui l&#8217;unanimit\u00e0 non si applica. Tuttavia si tratta di una pratica raramente utilizzata, soprattutto per decisioni ad alta densit\u00e0 politica. Normalmente si cerca il consenso e mai, questo davvero mai, qualcuno \u00e8 giunto a un alto livello della leadership europea senza l&#8217;appoggio del proprio paese, anzi con la sua opposizione. In altri tempi ne sarebbe scaturita una lunga negoziazione allo scopo di trovare un candidato buono per tutti.<\/p>\n<p>Cosa significa dunque la convalida di Tusk? Che l&#8217;Europa &#8211; certo sotto la spinta dell&#8217;urgenza e degli eventi &#8211; lascia intendere che non \u00e8 pi\u00f9 il tempo delle mezze misure: si va avanti sfruttando tutte le opzioni offerte dai Trattati.<\/p>\n<p>Se tale atteggiamento resiste, ne vedremo delle belle a Bruxelles. Sappiamo che troppo spesso l&#8217;Europa si \u00e8 arenata davanti a veti incrociati e &#8211; occorre precisarlo &#8211; tutti gli stati membri se ne sono giovati, anche l&#8217;Italia. Il metodo del consenso &#8211; una specie di bon ton istituzionale &#8211; \u00e8 quello che si utilizza in altri fori internazionali. I Trattati europei prevedono invece maggioranze ponderate, su cui tanto si discusse durante il lungo processo che port\u00f2 alla loro firma. Se passa l&#8217;idea di decidere a colpi di maggioranza quando ci\u00f2 \u00e8 consentito, ci saranno sorprese, talvolta amare.<\/p>\n<p>Il segnale \u00e8 stato immediatamente recepito dai paesi di Visegrad, i quali si stanno schierando contro ogni ipotesi di &#8220;doppia velocit\u00e0&#8221; che li veda esclusi. Ma la stessa esistenza del gruppo \u00e8 extra-Trattati. Il premier Paolo Gentiloni ha dichiarato recentemente che doppia velocit\u00e0 non significa Europa \u00aba la carte\u00bb: significa che l&#8217;Italia \u00e8 pronta a fare la sua parte per rafforzare il nucleo duro dell&#8217;Unione. L&#8217;Europa \u00e1 la carte piace invece ai paesi che vogliono prendere solo quello che (temporaneamente?) loro conviene. Al contrario Germania, Francia, Italia e Spagna stanno pensando a come dare un&#8217;accelerata al processo unitario, anche in pochi.<\/p>\n<p>La riunione dei capi di Stato e di governo dell&#8217;Unione europea del 25 marzo &#8211; in occasione del sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma &#8211; \u00e8 dunque un appuntamento importante. Avremo un&#8217;Europa a cerchi differenziati, con perimetri diversi? Gli accordi intergovernativi sono permessi, come \u00e8 il caso di Shengen. Ma il dibattito si sta concentrando su temi quali il completamento del mercato unico, l&#8217;unione bancaria, la politica estera e in particolare di difesa e cose simili. Stare nel nucleo duro conviene all&#8217;Italia. Ma ci deve essere la consapevolezza che si passer\u00e0 da &#8220;l&#8217;Europa ce lo chiede&#8221; a &#8220;l&#8217;Europa ha deciso&#8221;. Prepariamoci.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Sono state poco messe in risalto dagli osservatori le ragioni e le conseguenze del voto dello scorso 9 marzo sul Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk. La sua conferma \u00e8 stata votata a maggioranza, contro il parere del suo paese, la Polonia. 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