{"id":23371,"date":"2016-11-28T08:37:58","date_gmt":"2016-11-28T07:37:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2016\/11\/gentiloni-migranti-e-crescita-un\/"},"modified":"2016-11-28T08:37:58","modified_gmt":"2016-11-28T07:37:58","slug":"gentiloni-migranti-e-crescita-un","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2016\/11\/gentiloni-migranti-e-crescita-un\/","title":{"rendered":"Gentiloni: &#8220;Migranti e crescita. Un dialogo positivo per disinnescare le crisi&#8221; (La Stampa)"},"content":{"rendered":"<p>La seconda edizione di Med, presentata a Roma dal ministro degli esteri Paolo Gentiloni, spalanca la finestra su un Mediterraneo quanto mai agitato su cui si addensano nubi cupe. Le sfide sono tante, il tempo \u00e8 poco: l&#8217;imperativo dei leader mondiali \u00e8 il dialogo.<\/p>\n<p><strong>Iniziamo da Putin. Su \u00abLa Stampa\u00bb ha invitato l&#8217;Europa a fidarsi di lui. Possiamo farlo con quanto sta accadendo ad Aleppo? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abL&#8217;Italia non ha mai coltivato nostalgie della Guerra Fredda. Coi nostri alleati abbiamo sempre sostenuto la necessit\u00e0 di un dialogo con Mosca e di una piena collaborazione contro il terrorismo. Per ricostruire la fiducia, per\u00f2, non basta il dialogo. Ci aspettiamo passi avanti concreti sugli accordi di Minsk e l&#8217;impegno russo per fermare le bombe di Assad ad Aleppo Est\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Da Putin a Castro. Checch\u00e9 se ne pensi la sua morte chiude il &#8216;900. Che valutazione d\u00e0 di Fidel? <\/strong><\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 un leader che per mezzo secolo ha fatto la storia del popolo cubano, un popolo a cui ci siamo sempre sentiti vicini. Ma il &#8216;900 \u00e8 alle spalle e con lui i miti rivoluzionari latino-americani. Tenerli in vita per forza a Cuba o in Venezuela non giova a nessuno. Piuttosto si proceda sulla via del disgelo tra Cuba e Usa eliminando il blocco e ristabilendo normali relazioni\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il Mediterraneo. Cosa si aspetta da questa edizione di Med? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abMi aspetto un messaggio positivo. Il Mediterraneo \u00e8 in un contesto di disordine straordinario, il tema fondamentale \u00e8 come ricostruirvi la trama di un ordine possibile. C&#8217;\u00e8 l\u2019 attualit\u00e0, Trump, la possibile sconfitta dell&#8217;Isis nel 2017 e le sue conseguenze, le migrazioni, le tante crisi locali. Ma c&#8217;\u00e8 soprattutto l&#8217;urgenza di ricreare le basi minime per ridurre le tensioni, aumentare la fiducia, sviluppare di agende commerciali con misure di confidence building\u00bb.<\/p>\n<p><strong>A che punto siamo in Libia? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abSiamo a un anno dalla conferenza di Roma, quella che lanci\u00f2 l&#8217;intesa internazionale da cui \u00e8 seguito l&#8217;insediamento di Serraj. Oggi in Libia c&#8217;\u00e8 un governo riconosciuto dall&#8217;Onu. La stabilizzazione va a ritmo estremamente lento ma bisogna ammettere che non esistono alternative. Avallare qualsiasi divisione della Libia sarebbe inaccettabile. Sull&#8217;immigrazione si fanno i primi passi, a partire dall&#8217;addestramento della guardia costiera e dalla sala operativa comune. Non mi aspetto risultati oggi, anzi. Ma intanto, lontano dai riflettori, ci stiamo adoperando per un ponte tra il governo e il generale Haftar\u00bb.<\/p>\n<p><strong>In Siria, invece, siamo al palo? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abIn Libia, sebbene ciascun Paese lavori per s\u00e9, c&#8217;\u00e8 almeno una formale intesa internazionale promossa da Usa e Italia. In Siria \u00e8 il contrario. Spero che l&#8217;appuntamento di Roma sia un&#8217;occasione di scambio. Purtroppo in Siria siamo a zero e il regime di Damasco sta chiaramente cercando di usare i due mesi di transizione che ci separano dall&#8217;insediamento di Trump per mettere il mondo di fronte al fatto compiuto di una vittoria militare ad Aleppo Est. Mi auguro che la Russia scoraggi questa tentazione di Assad, perch\u00e9 \u00e8 chiaro che non c&#8217;\u00e8 una soluzione militare in Siria\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Molti contestano l&#8217;accordo con la Turchia perch\u00e9, dicono, ha appaltato i confini europei a un despota. Cosa ne pensa oggi che Erdogan minaccia l&#8217;Ue con una nuova ondata di profughi? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abNon mi pento dell&#8217;accordo di marzo. \u00c8 vero che l&#8217;Ue ha messo sul tavolo 3 miliardi pi\u00f9 altri eventuali 8, ma sono risorse che non pagano i dipendenti pubblici turchi, pagano i campi profughi e l&#8217;accoglienza. L&#8217;Unhcr all&#8217;inizio era molto critico, oggi meno. L&#8217;accordo inoltre funziona, siamo passati dai 2000 passaggi al giorno nell&#8217;Egeo a poche decine. Il punto non \u00e8 dunque l&#8217;accordo, ma quale strada stia prendendo Erdogan. La Turchia \u00e8 un Paese sotto attacco, ha subito un tentativo di golpe, vive la minaccia quotidiana del terrorismo. Ma ci\u00f2 non giustifica alcune reazioni che per noi sono inaccettabili, a partire dall&#8217;abolizione dell&#8217;immunit\u00e0 parlamentare seguita dall&#8217;arresto dei leader del terzo partito, l&#8217;Hdp. Quanto alle nuove minacce all&#8217;Ue, Erdogan pu\u00f2 decidere quel che vuole. Se metter\u00e0 in pratica quanto minacciato se ne assumer\u00e0 le responsabilit\u00e0. E noi ne prenderemo atto. L&#8217;interesse comune \u00e8 tenere la porta aperta o almeno socchiusa\u00bb.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 vero che si cerca un accordo con la Tunisia sul modello turco? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abCon la Tunisia abbiamo gi\u00e0 un buon accordo sul controllo dei flussi di migranti e i rimpatri condivisi. Ma non c&#8217;entra nulla con la Turchia, Paese che ospita milioni di rifugiati e dispone di un forte controllo del territorio e delle frontiere. Piuttosto se c&#8217;\u00e8 un Paese chiave per ridurre i flussi nel Mediterraneo centrale, \u00e8 il Niger. E sul Niger l&#8217;Italia sta lavorando con Parigi e Berlino per un pacchetto che spero sia varato nelle prossime settimane e che pu\u00f2 avere in dotazione diverse centinaia di milioni di euro messi dai tre Paesi coinvolti e dall&#8217;Ue. Questo pacchetto \u00e8 l&#8217;unico che nel breve termine pu\u00f2 ridurre sensibilmente i flussi perch\u00e9 il Niger \u00e8 l&#8217;anticamera della Libia e, essendo un Paese di transito senza migranti propri e senza rimesse, \u00e8 pronto a collaborare\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Le quote dei migranti in Europa sono in alto mare. L&#8217;Italia ha ottenuto qualcosa alzando la voce? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abHa ottenuto che non si accetta pi\u00f9 l&#8217;idea di un&#8217; Europa severa sulle virgole dei bilanci e flessibile sugli impegni sottoscritti sulla redistribuzione dei migranti. In teoria l&#8217;Ue c&#8217;\u00e8, ma i risultati pratici non si vedono ancora: misureremo la reale disponibilit\u00e0 della Ue anche dalla rapidit\u00e0 e dalla rilevanza degli impegni economici sul migration compact. Non pu\u00f2 passare l&#8217;idea che le migrazioni siano un problema italiano. Dopo l&#8217;accordo con la Turchia si \u00e8 diffuso un certo rilassamento in Ue, mi auguro che si cambi atteggiamento per una nuova consapevolezza e non perch\u00e9 magari si riapre la rotta dell&#8217;Egeo\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La seconda edizione di Med, presentata a Roma dal ministro degli esteri Paolo Gentiloni, spalanca la finestra su un Mediterraneo quanto mai agitato su cui si addensano nubi cupe. Le sfide sono tante, il tempo \u00e8 poco: l&#8217;imperativo dei leader mondiali \u00e8 il dialogo. Iniziamo da Putin. 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