{"id":23385,"date":"2016-11-03T09:27:44","date_gmt":"2016-11-03T08:27:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2016\/11\/gentiloni-a-mosul-disfatta-storica\/"},"modified":"2016-11-03T09:27:44","modified_gmt":"2016-11-03T08:27:44","slug":"gentiloni-a-mosul-disfatta-storica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2016\/11\/gentiloni-a-mosul-disfatta-storica\/","title":{"rendered":"Gentiloni: \u00abSar\u00e0 una vittoria definitiva ma il terrorismo non finir\u00e0\u00bb (Il Messaggero)"},"content":{"rendered":"<p>Guarda gi\u00e0 oltre la battaglia finale per Mosul il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. \u00a0\u00abLa sconfitta definitiva di \u00a0Daesh, il sedicente\u00a0Califfato, \u00e8 alla nostra portata\u00bb, dice. \u00a0Ma non dobbiamo commettere gli errori del passato, impedire che si compiano vendette, andare oltre la semplice dimensione militare della lotta al terrorismo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ministro, quanto ci vorr\u00e0 per riprendere Mosul?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLa parabola di Daesh, cominciata nell\u2019estate 2014, pu\u00f2 chiudersi nei prossimi mesi. A certe condizioni\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Anche in Siria? E a quali condizioni?<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 possibile che tra qualche settimana o mese all\u2019ordine del giorno vi sia anche la liberazione di Raqqa. Con due avvertenze. La prima \u00e8 che la sconfitta di Daesh dipende dal modo in cui la campagna sar\u00e0 condotta nelle prossime settimane. La seconda, \u00a0che la fine di Daesh sar\u00e0 una sconfitta storica per i terrorismo, ma non sar\u00e0 la fine del terrorismo fondamentalista di matrice islamica\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Tra curdi, sunniti e sciiti esploderanno nuovi conflitti?<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0\u00abLa premessa \u00e8 che la fine di Daesh \u00e8 possibile se non si faranno gli errori ripetutamente commessi negli ultimi due anni. Ne ho parlato venerd\u00ec con l&#8217;inviato del presidente Obama in Iraq, Brett McGurk: questa non \u00e8 una guerra lampo finalizzata ad alzare una bandiera nella piazza di Mosul e magari domani di Raqqa. \u00c8 piuttosto una campagna di liberazione e stabilizzazione che durer\u00e0 molti mesi, che richiede grande equilibrio politico e diplomatico, che incontrer\u00e0 diversi ostacoli. Non solo da parte dei circa 4 mila terroristi oggi a Mosul, ma anche ostacoli politici\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quali errori vanno evitati? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abA Falluja e Ramadi abbiamo subito decisioni ispirate da logiche settarie che escludevano la componente sunnita dal governo delle citt\u00e0 liberate, o addirittura che lasciavano il campo a vendette e violenze diffuse. Risultato: Ramadi \u00e8 stata ripresa da Daesh e soltanto parecchi mesi dopo si \u00e8 potuto liberarla. Il governo iracheno ha ora chiarito che le forze regolari avranno il ruolo guida e non basta vincere militarmente: occorre una governance inclusiva. Non vanno autorizzate vendette ma va rassicurata la popolazione sunnita. Grazie a questa politica, sono rientrati un milione di sunniti scappati da Tikrit, Ramadi e Falluja\u00bb.<\/p>\n<p><strong>I sunniti non vanno esclusi dal governo? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abNon solo, I sunniti devono essere protagonisti nella regione di Ninive e nell&#8217;Anbar. Il premier iracheno al-Abadi ha rivolto messaggi alla comunit\u00e0 sunnita per contenere le conseguenze umanitarie della battaglia di Mosul, dove gli sfollati sono gi\u00e0 19 mila. Dopo la fuga dalla guerra e dalle atroci violenze di Daesh, bisogna evitare la fuga da Mosul per la preoccupazione di violenze settarie anti-sunnite\u00bb.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;Iraq sar\u00e0 spartito? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abUna volta ripreso il controllo di gran parte del territorio, le autorit\u00e0 irachene dovranno considerare che tradizioni, culture e religioni, in un Paese attraversato da oltre un quarto di secolo di guerre, meritano il riconoscimento di forme d&#8217;autonomia. Naturalmente senza mettere in discussione la realt\u00e0 unitaria dell&#8217;Iraq\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Chi dovrebbe evitare tensioni? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abMi riferisco al ruolo di Paesi importanti come la Turchia, alle forze curde e alle milizie sciite. Le condizioni per arrivare a una vittoria militarmente alla nostra portata sono legate all&#8217;impostazione politico-diplomatica non da guerra lampo, ma da campagna di medio periodo che associ la liberazione alla stabilizzazione. L&#8217;Italia qui ha un ruolo. Con 1300 militari siamo secondi solo agli Usa. Non combattiamo sul terreno, ma abbiamo addestrato 14.600 militari iracheni e curdi. E guidiamo la stabilizzazione della sicurezza con i carabinieri nelle zone liberate dell&#8217;Anbar\u00bb.<\/p>\n<p><strong>C&#8217;\u00e8 il rischio di una nuova guerra fredda con la Russia spostata anche in Medio Oriente? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abTutti abbiamo presenti i rischi generati dalle tensioni con la Russia, ma nessuno dovrebbe associare queste tensioni a un&#8217;epoca del tutto diversa come la guerra fredda. L&#8217;Italia si adopera per una posizione chiara nei confronti della Russia, tuttavia senza mai rinunciare al dialogo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La Turchia tenter\u00e0 di creare uno Stato cuscinetto in Iraq? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abLa Turchia ha un ruolo cruciale, ma la sua presenza deve essere coordinata con le strategie della coalizione a guida americana. Ci sono alcune realt\u00e0, penso alla cittadina di Tal Afar, attorno alle quali la coalizione \u00e8 impegnata a evitare tensioni tra milizie popolari sciite e Turchia. Ancora pi\u00f9 delicato sar\u00e0 l&#8217;equilibrio della coalizione in vista della liberazione di Raqqa\u00bb.<\/p>\n<p><strong>I jihadisti potrebbero fuggire verso l&#8217;Europa? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl buonsenso ci dice che chiudere con la macabra vicenda di Daesh sar\u00e0 una grande svolta. Le radici del fondamentalismo terrorista non verranno per questo cancellate, la minaccia potr\u00e0 riproporsi in altre forme. Ma guai a sottovalutare la forza di attrazione simbolica, economica e militare di un gruppo terrorista che si racconta come uno Stato. La sua fine ridurr\u00e0 la minaccia terroristica ovunque nel mondo, sia pure senza eliminarla\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Cambier\u00e0 qualcosa a partire dal 9 novembre con il voto negli Usa? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abObama \u00e8 stato il presidente che ha sconfitto Al Qaeda e il suo capo Bin Laden, e negli ultimi mesi ha posto le basi per sconfiggere anche Daesh: ci vorr\u00e0 ancora molto tempo, non \u00e8 questione di ore o di giorni ma di mesi, tuttavia sono certo che l&#8217;amministrazione americana proseguir\u00e0 questa campagna di liberazione e stabilizzazione\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Meglio Trump o la Clinton? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abTutti sanno a chi vanno le preferenze mie e del Pd. Ma la prosecuzione della campagna per liberare il mondo dalla minaccia di Daesh \u00e8 fuori discussione, quale che sia l&#8217;esito del voto\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Guarda gi\u00e0 oltre la battaglia finale per Mosul il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. \u00a0\u00abLa sconfitta definitiva di \u00a0Daesh, il sedicente\u00a0Califfato, \u00e8 alla nostra portata\u00bb, dice. \u00a0Ma non dobbiamo commettere gli errori del passato, impedire che si compiano vendette, andare oltre la semplice dimensione militare della lotta al terrorismo\u00bb. 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