{"id":23415,"date":"2016-08-15T12:04:01","date_gmt":"2016-08-15T10:04:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2016\/08\/gentiloni-migranti-passi-indietro\/"},"modified":"2016-08-15T12:04:01","modified_gmt":"2016-08-15T10:04:01","slug":"gentiloni-migranti-passi-indietro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2016\/08\/gentiloni-migranti-passi-indietro\/","title":{"rendered":"Gentiloni: \u00abMigranti, passi indietro della Ue\u00bb (Il Messaggero)"},"content":{"rendered":"<p>\u00abSiamo pronti a una fase 2 in Libia. Ma sui migranti la Ue ci ascolti\u00bb. Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, si dice favorevole, con il s\u00ec\u00a0 delle Camere, ad addestrare agenti e militari di Tripoli. E in Italia \u00abl\u2019attenzione delle forze dell\u2019ordine e dell\u2019intelligence \u00e8 massima, anche su chi arriva con i barconi\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ministro Gentiloni a Sirte i jihadisti sono in fuga e Serraj sta vincendo. Per l\u2019Italia aumentano i rischi?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abL\u2019attenzione delle forze dell\u2019ordine e dell\u2019intelligence \u00e8 massima. I controlli di chi arriva con i barconi sono elevati da sempre e in questa fase \u00e8 giusto lo siano pi\u00f9 che mai. Attenzione per\u00f2 a non dare letture sbagliate. Ricordo come sei mesi fa la narrativa prevalente era \u201cnoi stiamo vincendo in Siria e in Iraq e come conseguenza Daesh si sta impadronendo della Libia\u201d. Forse era una valutazione esagerata e non vorrei che ora che le forze che sostengono il governo libico, appoggiate da droni americani, stanno avendo la meglio si dica \u201carriva il pericolo perch\u00e9 stiamo vincendo in Libia\u201d\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Per\u00f2 ora si scopre quanto l\u2019Italia sia stata e forse \u00e8 ancora, nel mirino.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLo siamo tutti. Non sottovaluto il rischio di colpi di coda. Per questo la guardia va tenuta alta. Ma se vinciamo in Siria, Iraq e Libia, il pericolo si riduce. Azioni individuali e lupi solitari si sono moltiplicati in questi ultimi mesi per il riferimento simbolico ad un califfato vincente. Il califfato che perde, perde anche il suo richiamo verso possibili azioni individuali in Europa\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Europa che sembra per\u00f2 assente anche sul fronte dei migranti. Di rimpatri non si parla pi\u00f9?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abPenso che a settembre l\u2019Italia sar\u00e0 costretta ad alzare la voce sul tema migratorio. Torno a vedere una brutta aria. Come se la questione stesse tornando ad essere una questione che interessa i greci e gli italiani. Mi riferisco al fatto che molti paesi europei avendo costruito qualche recinzione ai propri confini terrestri, tendono a pensare che i flussi migratori che arrivano dal mare possano essere considerati in fondo un problema di Grecia e Italia. Un anno fa abbiamo visto l\u2019Europa improvvisamente mettere al centro questo tema, decidere di spendere, sei miliardi di euro, ripeto sei miliardi di euro, per un accordo con la Turchia. Mi auguro che quell\u2019accordo regga ma a Bruxelles gli altri 27 paesi membri devono sapere che l\u2019Italia non accetter\u00e0 che sul tema del \u201cmigration compact\u201d e degli impegni sull\u2019Africa, tutto finisca in un mare di carta. Servono impegni economici e organizzativi paragonabili a quelli, certo necessari, che abbiamo messo in campo con la Turchia e che naturalmente sono oggi legati al tenue filo della collaborazione ancora possibile con Ankara\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Pochi giorni fa insieme al ministro della Difesa Pinotti lei ha sollecitato il riavvio di una difesa comune europea. \u00c8 questa l\u2019occasione?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abAbbiamo tirato un sasso nello stagno perch\u00e9 la condizione dell\u2019Unione dopo Brexit non pu\u00f2 essere quella di un\u2019affannosa ricerca di minimi comuni denominatori per non perdere pezzi. Se l\u2019Europa non recupera una prospettiva e si abbandona ad una visione solo difensiva, rischia molto. La pelle l\u2019Europa se la gioca nei prossimi mesi soprattutto su due temi: come contribuire alla crescita economica e come gestire i flussi migratori\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Torniamo alla Libia. Sino a fine mese i droni americani opereranno, dopo che accadr\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNon c\u2019\u00e8 solo la lotta al Daesh. L\u2019Italia lavora su un piano strategico che ha un obiettivo: stabilizzare la Libia. Per l\u2019Italia questo \u00e8 un interesse fondamentale per la minaccia terroristica e per stroncare il traffico dei migranti. Il nostro piano si basa su tre punti molto semplici: sostenere il governo Serraj. Aumentare il consenso intra-libico al governo Serraj con il coinvolgimento delle forze che si riconoscono nel generale Haftar. Terzo obiettivo tenere unita, anche se con una unit\u00e0 piena di diverse accentuazioni, la comunit\u00e0 internazionale. Tutto \u00e8 partito con la conferenza internazionale promossa da Stati Uniti e Italia che si \u00e8 tenuta a Roma nel dicembre scorso. L\u2019abbiamo ripetuta a Vienna ed \u00e8 possibile che la ripetiamo a settembre a New York. Con questi tre obiettivi lavoriamo per stabilizzare la Libia\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Tutti d\u2019accordo?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abStiamo cercando di favorire canali di comunicazione tra le forze che sostengono Serraj e quelle che si riconoscono nel generale Haftar. Non siamo ancora arrivati a questo traguardo, ci stiamo lavorando e non lo facciamo da soli. Il generale Haftar deve accettare la leadership politica di Serraj e le forze di Misurata e quelle che sostengono Serraj devono accettare l\u2019idea di coinvolgere Haftar nel futuro di una Libia unita. Non \u00e8 facile ma due mesi fa temevamo uno scontro diretto tra le forze di Misurata e quelle di Haftar. Questo scontro non c\u2019\u00e8 stato, ma non c\u2019\u00e8 ancora traccia di intesa. Occorre continuare a lavorare perch\u00e9 il rischio di una Libia divisa e in conflitto \u00e8 un rischio particolarmente forte per l\u2019Italia\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Nel concreto che ruolo pu\u00f2 svolgere l\u2019Italia dopo i bombardamenti per far ripartire il Paese?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abL\u2019Italia d\u00e0 un sostegno umanitario in diverse parti della Libia distribuendo kit sanitari in ospedali. Abbiamo ospitato molti feriti gravi della battaglia di Sirte e stiamo muovendoci sulla base delle richiesta di Serraj per istituire uno o due presidi sanitari militari. Poi c\u2019\u00e8 il piano economico e non dimentichiamo che c\u2019\u00e8 una societ\u00e0 italiana, l\u2019Eni, che continua ad operare, seppur in condizioni difficili, in Libia e che da questo lavoro deriva una parte molto consistente delle entrate che finanziano la compagnia petrolifera nazionale e di conseguenza il governo. Ci sono molti progetti nazionali e comunitari per far riprendere il Paese. Di recente c\u2019\u00e8 stata una delegazione dell\u2019Enav per far riprendere i collegamenti aerei\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Dopo la decisione americana di bombardare c\u2019\u00e8 maggiore sintonia con gli altri interlocutori europei. Mi riferisco in particolare alla Francia filo Haftar.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abDal punto di vista politico-diplomatico il sostegno al processo libico \u00e8 venuto da tutti i paesi europei in maniera unitaria. Sappiamo, e questo non vale solo per i paesi europei, che c\u2019\u00e8 una cornice diplomatica che unisce e poi ci sono interessi nazionali diversi. Un esempio: Egitto e Turchia non hanno interessi particolarmente coincidenti e tuttavia hanno sostenuto le decisioni delle Nazioni Unite e delle conferenze diplomatiche\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Lei in Parlamento ha sostenuto che ora non c\u2019\u00e8 un intervento militare italiano in Libia. Dopo pensa possa servire?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abValuteremo le eventuali richieste libiche e la loro coerenza con il quadro delle Nazioni Unite. Vedremo se ci sar\u00e0 richiesto ad esempio, di contribuire all\u2019addestramento delle forze regolari. Compito cruciale ma non semplice, trasformare nel tempo un arcipelago di milizie in una presenza graduale di forze regolari. Si comincia dalla guardia presidenziale e poi potranno esserci vere e proprie unit\u00e0 regolari sia militari che di polizia del governo libico. Se ci venisse chiesto di contribuire valuteremo e ne discuteremo in Parlamento. Tutt\u2019altra questione sono le operazioni di intelligence, per l\u2019Italia come per qualsiasi grande paese, operazioni riservate e regolate dalla legge\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Cambiamo argomento. Nei suoi incontri con esponenti della comunit\u00e0 internazionale il referendum di novembre come viene percepito?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abCome un appuntamento decisivo. La comunit\u00e0 internazionale apprezza la stabilit\u00e0 e ha valutato molto positivamente le riforme, i cambiamenti e anche la leadership del presidente del Consiglio. Nessuno si augura che questo percorso possa essere messo in discussione dal referendum\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abSiamo pronti a una fase 2 in Libia. Ma sui migranti la Ue ci ascolti\u00bb. Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, si dice favorevole, con il s\u00ec\u00a0 delle Camere, ad addestrare agenti e militari di Tripoli. E in Italia \u00abl\u2019attenzione delle forze dell\u2019ordine e dell\u2019intelligence \u00e8 massima, anche su chi arriva con i barconi\u00bb. 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