{"id":23420,"date":"2016-08-11T09:07:14","date_gmt":"2016-08-11T07:07:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2016\/08\/gentiloni-presto-riapriremo-l-ambasciata\/"},"modified":"2016-08-11T09:07:14","modified_gmt":"2016-08-11T07:07:14","slug":"gentiloni-presto-riapriremo-l-ambasciata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2016\/08\/gentiloni-presto-riapriremo-l-ambasciata\/","title":{"rendered":"Gentiloni: \u00abPresto riapriremo l\u2019ambasciata a Tripoli. E aiuteremo Serraj\u00bb (Corriere della Sera)"},"content":{"rendered":"<p>\u00abPresto l\u2019Italia potrebbe riaprire la sua ambasciata a Tripoli, chiusa nel febbraio 2015. Il nostro governo ha nominato ambasciatore Giuseppe Perrone\u00bb, dice al <i>Corriere della Sera<\/i> il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Se a prima vista l\u2019intenzione di rimettere in funzione la nostra sede diplomatica dovesse apparire una modesta formalit\u00e0, \u00e8 il caso di ricordare che l\u2019anno scorso gli uffici vennero abbandonati perch\u00e9 la capitale della Libia era tutta in mano a milizie integraliste islamiche e non c\u2019erano pi\u00f9 sicurezza per il personale n\u00e9 autorit\u00e0 del posto ritenute interlocutrici affidabili.<\/p>\n<p>Per chi ha seguito le vicissitudini del Paese un tempo dominato da Muammar el Gheddafi, quell\u2019ambasciata \u00e8 stata un indicatore dei rapporti con l\u2019Italia: rispettata e talvolta tenuta sotto pressione dal regime del Colonnello, poi smobilitata il 18 marzo 2011 a causa dei bombardamenti aerei alleati contro di lui, assaltata e bruciata da gheddafiani il primo maggio successivo, riaperta nell\u2019estate di cinque anni fa mentre il Colonnello era in fuga. Quando torner\u00e0 a funzionare, questa volta, l\u2019ambasciata potrebbe essere in una sede provvisoria, ma il senso della scelta \u00e8 evidente: mentre nostri alleati come Gran Bretagna e Francia schierano in Libia unit\u00e0 speciali e Paesi mediorientali come l\u2019Egitto affaticano una riconciliazione tra le fazioni locali, l\u2019Italia tende a presentarsi come Stato utile a negoziati pi\u00f9 che a esibizioni di muscoli. Il che non esclude impieghi maggiori di nostri militari.<\/p>\n<p><strong>Da Tripoli il primo ministro del governo di unit\u00e0 nazionale Fayez Serraj, intervistato dal Corriere, ha chiesto all\u2019Italia pi\u00f9 rapidit\u00e0 nel concedere visti per i feriti libici da curare nel nostro Paese e alcuni ospedali da campo per soccorrere quanti combattono Daesh in prima linea. Secondo Serraj visori notturni e giubbotti antiproiettile gi\u00e0 forniti non bastano. Oltre a un ospedale da campo, che altro sta per dare l\u2019Italia a Serraj?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abMoltissimo, e su piani diversi. Spero che la riapertura dell\u2019ambasciata, appena verificate le condizioni di sicurezza, sia il sigillo a un grande sforzo di cooperazione. Il nostro impegno non deve stupire: contribuire a stabilizzare la Libia \u00e8 una priorit\u00e0 nazionale, dalla sicurezza all\u2019immigrazione\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Oggi con quali mezzi?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSul piano militare stiamo fornendo alle operazioni antiterrorismo un sostegno logistico. Se ci saranno richieste ulteriori attivit\u00e0 di addestramento della guardia presidenziale e di sostegno alla guardia costiera le valuteremo. Serraj ci ha fatto avere la lettera della quale avevamo parlato giorni fa, quando mi aveva chiesto una presenza della nostra Sanit\u00e0 militare\u00bb.<\/p>\n<p><strong>In sostanza il primo ministro vuole strutture italiane per curare sul posto i miliziani libici in armi contro Daesh a Sirte. Che ne \u00e8 stato della sua lettera?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abL\u2019ho trasmessa alla Difesa che si occuper\u00e0 degli sviluppi. Oltre ad avere risvolti militari e umanitari, la collaborazione ne ha di economici e anche culturali\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Sarraj vorrebbe dall\u2019Italia una protezione dei siti archeologici?<\/strong><strong> Come l\u2019attivit\u00e0 della sanit\u00e0 militare, comporterebbe invio di soldati. <\/strong><\/p>\n<p>\u00abQui non si sta parlando di invio di truppe, ma di operazioni umanitarie. Quanto all\u2019iniziale interesse manifestato dal governo libico per una protezione e valorizzazione dei beni culturali, vedremo di che cosa si tratta\u00bb.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Italia permette gi\u00e0 agli Stati Uniti di usare per i bombardamenti contro Daesh le basi che esistono sul nostro territorio? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abS\u00ec. Non nella primissima fase, ma da quando il ministro della Difesa ne ha informato il Parlamento. Sono azioni mirate a una zona circoscritta di Sirte\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il 9 marzo scorso al Senato lei, pur essendo contrario al \u00abrullare di tamburi\u00bb, ha detto che l\u2019Italia si sarebbe difesa in Libia dalla minaccia di Daesh con \u00aboperazioni di intelligence\u00bb e che queste avrebbero potuto comportare \u00abcondizioni di sicurezza assicurate dal supporto di unit\u00e0 militari italiane\u00bb. Adesso militari italiani in Libia ci sono?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNon abbiamo missioni militari in Libia . Se le avremo saranno autorizzate dal Parlamento\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Per operazioni a copertura dei servizi segreti non vi basterebbe informare il Comitato parlamentare di controllo?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNon commento per definizione operazioni di natura riservata\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ne deduco che in Libia possono esserci militari a protezione di nostri agenti, non contingenti militari. Ministro, quanto \u00e8 l\u2019Egitto a frenare una soluzione della crisi libica? La compagnia petrolifera nazionale Noc, per esempio, ha invitato a difendere il terminale di Zueitina che sarebbe stato attaccato da forze di Khalifa Haftar, generale legato al Cairo.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abL\u2019Egitto comprensibilmente considera quella libica una questione di sicurezza nazionale, avendo lunghi confini in comune. Mi auguro che queste preoccupazioni legittime non si tradurranno in una tentazione a dividere la Libia in due\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ossia con uno Stato-cuscinetto vicino all\u2019Egitto e brandelli di Libia per altri.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSarebbe una minaccia per l\u2019Italia, una tragedia per la Libia e un grosso errore per l\u2019Egitto. Per fortuna il governo egiziano conferma in tutte le sedi di lavorare per una Libia unita\u00bb.<\/p>\n<p><strong>A suo avviso come dovrebbe reagire l\u2019Unione Europea mentre il presidente Recep Tayyip Erdogan dopo il fallito golpe ha fatto arrestare in Turchia 18 mila persone, cacciare 1.700 militari, incarcerare decine di giornalisti e Ankara minaccia di non applicare gli accordi sul blocco dei flussi di profughi in base ai quali l\u2019Unione le ha di fatto affidato i propri confini esterni ? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abL\u2019Europa deve essere ferma sui principi di condanna delle violazioni di diritti. Allo stesso tempo cerchiamo di non perdere di vista i nostri interessi nazionali tra i quali c\u2019\u00e8, se possibile, mantenere il filo dei rapporti con la Turchia. Sono un po\u2019 preoccupato e scandalizzato&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Da che cosa?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abDalla sensazione che la questione emigrazione sparisca dall\u2019agenda di Bruxelles. Se qualche Paese pensa che il problema riguardi solo Grecia e Italia, sentendosi magari al sicuro all\u2019ombra di muretti di confine appena costruiti, si sbaglia. Noi alziamo la voce perch\u00e9 sono in gioco le fondamenta stesse dell\u2019Unione\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abPresto l\u2019Italia potrebbe riaprire la sua ambasciata a Tripoli, chiusa nel febbraio 2015. Il nostro governo ha nominato ambasciatore Giuseppe Perrone\u00bb, dice al Corriere della Sera il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. 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