{"id":23425,"date":"2016-07-19T09:19:13","date_gmt":"2016-07-19T07:19:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2016\/07\/gentiloni-le-porte-dell-ue-sono\/"},"modified":"2016-07-19T09:19:13","modified_gmt":"2016-07-19T07:19:13","slug":"gentiloni-le-porte-dell-ue-sono","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2016\/07\/gentiloni-le-porte-dell-ue-sono\/","title":{"rendered":"Gentiloni &#8211; \u00abLe porte dell&#8217;Ue sono aperte ma solo per uno Stato democratico. Inaccettabili epurazioni e vendette\u00bb (Corriere della Sera)"},"content":{"rendered":"<p>E\u2019 una tempesta perfetta &#8211; dice il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni &#8211; al cui centro sono l&#8217;Europa e il Mediterraneo. Il voto per il Brexit, il golpe fallito in Turchia, gli attentati jihadisti sono minacce intrecciate. Da un lato il Mediterraneo \u00e8 crocevia di tensioni globali, sicurezza, terrorismo, crisi regionali. Dall&#8217;altro la miccia Brexit rischia di indebolire la risposta europea. Per chi ha la responsabilit\u00e0 della politica estera, il primo imperativo \u00e8 quello di non cedere al partito della paura: paura dei migranti, del terrorismo, del commercio internazionale. Dobbiamo impedire che esso prevalga, cavalcato da politici irresponsabili. Oggi chi prova a raccogliere voti seminando paure pu\u00f2 produrre conseguenze devastanti. Se rinunciamo al libero commercio, se rimaniamo inermi di fronte a un lento disfacimento dell&#8217;Unione Europea, se seminiamo odio verso i migranti, ci troveremo presto in un mondo peggiore\u00bb.<\/p>\n<p><strong>E in che modo dobbiamo reagire? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abNervi saldi e una bussola chiara: primo non rinunciare all&#8217;Europa, secondo lavorare con gli Stati Uniti per coinvolgere la Russia, terzo sconfiggere il terrorismo senza crociate e illusioni militari. Questa \u00e8 la sfida. Chi cavalca la paura vorrebbe farci dimenticare la tragedia del Novecento europeo o farci credere che si possa fermare la globalizzazione o illudere i cittadini che si possano bloccare in mare i migranti. So bene che la sicurezza \u00e8 minacciata e che la mondializzazione ha penalizzato le classi medie. Per questo il terreno sul quale lavorano i mestatori della paura purtroppo \u00e8 fertile. Ma guai a rinunciare alla societ\u00e0 aperta, guai a rinchiudersi nella rabbia di un piccolo mondo antico\u00bb.<\/p>\n<p><strong>In Turchia Erdogan, sostenuto anche dalle opposizioni, ha sconfitto il golpe militare. Ma la sua reazione sembra puntare a una definitiva resa dei conti che travolge un po&#8217; tutti, un nuovo giro di vite in senso autoritario. Cosa pu\u00f2 e deve fare l&#8217;Unione? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abSiamo stati chiari nel condannare l&#8217;avventura militare, ma oggi lo siamo altrettanto nel dire che vendette, epurazioni, violazioni dello Stato di diritto sono inaccettabili. La porta dell&#8217;Europa rimane aperta per una Turchia democratica, ma le scelte delle autorit\u00e0 turche saranno decisive perch\u00e9 non si chiuda\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ma \u00e8 ancora realistico aspettarsi che sia lo stesso processo negoziale con l&#8217;Unione Europea, ripreso nel quadro dell&#8217;accordo sui rifugiati, ad aiutare la Turchia a diventare pi\u00f9 democratica? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abAbbiamo commesso errori, dieci anni fa non ieri. Chiudere allora la porta ad Ankara non ha aiutato l&#8217;evoluzione in senso positivo del Paese e non fu certo l&#8217;Italia a farlo. Oggi il messaggio deve essere molto netto: con la stessa chiarezza con cui abbiamo respinto l&#8217;intervento militare, dobbiamo respingere ogni involuzione autoritaria\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Non c&#8217;\u00e8 il rischio che per salvare l&#8217;intesa sui profughi saremo costretti a fare sconti sul piano dei diritti umani e della democrazia? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abIo penso il contrario e cio\u00e8 che ogni slittamento in senso anti-democratico avr\u00e0 conseguenze negative per l&#8217;intesa sui rifugiati. Su questo dossier l&#8217;Italia ha sempre denunciato una certa miopia europea: ci fu un tempo in cui l&#8217;esperimento turco parve a tutti come un modello possibile di islam moderato e democratico, che avrebbe meritato pi\u00f9 apertura e incoraggiamento. Mi auguro che la stessa miopia non si applichi ai Balcani: ricordo che oggi si avvia formalmente un negoziato su alcuni capitoli per l&#8217;adesione della Serbia\u00bb.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;attentato di Nizza, dopo quello di Dacca, giunge in una fase nella quale la coalizione anti-Daesh registra importanti progressi contro lo Stato islamico in Siria e Iraq. Siamo di fronte a una svolta strategica del terrore jihadista? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abSaremmo vittime di una gigantesca illusione se pensassimo che gli attacchi terroristici dipendano dalle sconf\u00ectte di Daesh e che lasciarlo un po&#8217; pi\u00f9 tranquillo ci terrebbe al riparo dai rischi. A muovere i lupi solitari o gruppi pi\u00f9 o meno spontanei, da Dacca a Nizza, da Parigi a Bruxelles, \u00e8 il richiamo di Daesh e la sua presunta forza vincente. Dobbiamo sconfiggerli. Possiamo ottenere altri risultati importanti nel 2016, a Mosul, Raqqa e a Sirte. Ma non sar\u00e0 breve. \u00c8 giusta l&#8217;impostazione italiana: questa partita non si vince solo con l&#8217;impegno militare, che ci vede molto presenti, ma richiede un coinvolgimento delle comunit\u00e0 islamiche e dei Paesi islamici e un impegno sul piano sociale e culturale\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Significa sollecitare le comunit\u00e0 islamiche dei nostri Paesi a essere pi\u00f9 nette nelle loro scelte e prese di posizione? <\/strong><\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 quello che ho fatto dopo Dacca. Abbiamo avuto qualche risposta positiva. Ne aspetto di ulteriori e di assai pi\u00f9 forti\u00bb.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>Lei fra pochi giorni \u00e8 a Washington per la riunione della coalizione anti-Daesh. Quali sono i prossimi passi? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abFar s\u00ec che prosegua l&#8217;avanzata su Raqqa, Mosul e in Libia verso Sirte. E contemporaneamente che questa sia tale da non alimentare contrapposizioni settarie, che renderebbero precaria ogni conquista. E\u2019 quindi fondamentale che a Mosul sia coinvolta la comunit\u00e0 sunnita, che Sirte sia un&#8217;operazione condotta dai libici, che a liberare Raqqa sia uno schieramento vasto, non solo un&#8217;operazione curda o russo-siriana\u00bb.<\/p>\n<p><strong>I colloqui di Kerry a Mosca con Putin e Lavrov sono stati molto positivi. <\/strong><\/p>\n<p>\u00abPutin ha accettato l&#8217;idea di intensificare la collaborazione militare con gli Stati Uniti contro al-Nusra. In parallelo \u00e8 importante che si avvii il negoziato sulla transizione politica, sulla base delle proposte di de Mistura\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Cosa direte oggi al nuovo ministro degli Esteri britannico Boris Johnson? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abSui temi di politica estera ci aspettiamo di continuare la partnership con Londra. Sugli sviluppi del referendum, ho chiesto a Johnson chiarezza. Il punto \u00e8 evitare che l&#8217;uscita del Regno Unito funga da acceleratore di processi di disgregazione. Nessuno pu\u00f2 dare per scontata una risposta compatta dei 27 a Brexit. Londra deve decidere se sia nel suo interesse una Ue unita e coesa e quindi offrire chiarezza di tempi e processi, ovvero giocare una carta di divisione. Sarebbe una grave miopia&#8230; Ma confido che non sar\u00e0 questa la loro scelta: scommettere sulle divisioni dell&#8217;Europa renderebbe difficile e forse interminabile il negoziato. Ieri ho sentito da Johnson parole rassicuranti\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"E\u2019 una tempesta perfetta &#8211; dice il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni &#8211; al cui centro sono l&#8217;Europa e il Mediterraneo. Il voto per il Brexit, il golpe fallito in Turchia, gli attentati jihadisti sono minacce intrecciate. Da un lato il Mediterraneo \u00e8 crocevia di tensioni globali, sicurezza, terrorismo, crisi regionali. 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