{"id":23443,"date":"2016-05-19T09:30:01","date_gmt":"2016-05-19T07:30:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2016\/05\/gentiloni-abbiamo-lo-stesso-destino\/"},"modified":"2016-05-19T09:30:01","modified_gmt":"2016-05-19T07:30:01","slug":"gentiloni-abbiamo-lo-stesso-destino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2016\/05\/gentiloni-abbiamo-lo-stesso-destino\/","title":{"rendered":"Gentiloni: \u00abAbbiamo lo stesso destino\u00bb (l&#8217;Unit\u00e0)"},"content":{"rendered":"<p>La prima Conferenza ministeriale Italia-Africa in corso a Roma, che precede di pochi giorni il 53\u00b0 anniversario dell&#8217;Unione Africana, testimonia, nella maniera pi\u00f9 autorevole, l&#8217;attenzione che il nostro Paese riserva al Continente. Al centro abbiamo posto il tema dello \u00absviluppo sostenibile\u00bb dell&#8217;Africa: in termini di pace e sicurezza, crescita economica, ambiente e migrazioni. \u00c8 un&#8217;iniziativa che ripeteremo ogni due anni, per gettare le basi per una partnership paritaria, permanente e di lungo periodo tra l&#8217;Italia e l&#8217;intero Continente africano, i singoli Paesi e le organizzazioni regionali.<\/p>\n<p>Quando parlava dell&#8217;Africa, Nelson Mandela la presentava come \u00abuna regione dal potenziale vasto e ancora intatto\u00bb. E in effetti l&#8217;Italia vede nell&#8217;Africa una terra di opportunit\u00e0 che vivr\u00e0 da protagonista il XXI secolo, proprio in virt\u00f9 del suo potenziale ancora inespresso: sul piano umano, politico, economico e culturale. L&#8217;Italia sta operando in modo concreto per trasferire questa consapevolezza anche in Europa. L&#8217;Europa deve dare priorit\u00e0 all&#8217;Africa anche perch\u00e9 i prossimi anni saranno decisivi per capire che direzione prender\u00e0 il modello di sviluppo del Continente. Nel nuovo secolo, molti Paesi africani hanno fatto registrare progressi significativi per quanto concerne la stabilit\u00e0 politica, la crescita economica e gli standard sociali. La speranza, che sembrava averla abbandonata, \u00e8 di nuovo di casa in Africa. Ma le sfide da vincere per uno sviluppo davvero sostenibile restano molte, a cominciare dalla crescita demografica. Entro il 2050 la popolazione africana raddoppier\u00e0, raggiungendo i due miliardi e mezzo di persone. Sar\u00e0 dunque essenziale saper creare opportunit\u00e0 economiche per le nuove generazioni. Con il lavoro, la diffusione dell&#8217;istruzione e della cultura, e con la crescita del ruolo delle donne nella societ\u00e0, si combattono i rischi di instabilit\u00e0 sociale e di radicalizzazione.<\/p>\n<p>Oltre alla dimensione economica, \u00e8 tempo di riconoscere che l&#8217;Africa ha acquisito anche una nuova soggettivit\u00e0 politica internazionale: da destinatari di aiuti, i vari Paesi sono diventati partner a tutto tondo di Europa, Stati Uniti e Cina. Ecco perch\u00e9 oggi possiamo parlare di centralit\u00e0 dell&#8217;Africa nelle dinamiche globali. Senza l&#8217;Africa, la globalizzazione \u00e8 incompiuta. Senza uno stretto rapporto di cooperazione con l&#8217;Africa non \u00e8 pi\u00f9 possibile affrontare efficacemente questioni internazionali come il terrorismo, i flussi migratori, la sicurezza energetica, i traffici di esseri umani e di droga, i cambiamenti climatici.<\/p>\n<p>Nel perseguire questa rinnovata cooperazione, l&#8217;Italia continuer\u00e0 ad avvicinarsi all&#8217;Africa con grande rispetto. \u00c8 su queste basi, di parit\u00e0 di interlocuzione, che proponiamo ai vari Paesi di lavorare insieme per dare risposte comuni alle sfide globali che abbiamo di fronte. Ed \u00e8 con lo stesso spirito che l&#8217;Italia si \u00e8 candidata ad un seggio non permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per il biennio 2017-2018, e ci stiamo preparando per una significativa azione di outreach verso l&#8217;Africa in occasione della nostra Presidenza del G7, prevista per il 2017. Insomma, il messaggio \u00e8 chiaro: l&#8217;Italia ha scelto di scommettere in modo strategico sul futuro dell&#8217;Africa. Il nostro investimento di lungo periodo sulla sostenibilit\u00e0 dello sviluppo del Continente \u00e8 principalmente indirizzato a tre macro-aree. In primo luogo, alla sostenibilit\u00e0 della sicurezza e della pace. In Africa il numero dei conflitti negli ultimi anni \u00e8 diminuito. L&#8217;Unione Africana e le altre organizzazioni sub-regionali svolgono un ruolo importante a favore della stabilizzazione. Tuttavia, il terrorismo fondamentalista rappresenta una minaccia sempre pi\u00f9 insidiosa, con Boko Haram e gli Shabaab che mantengono una pericolosa capacit\u00e0 di infiltrazione. E l&#8217;Italia \u00e8 in prima fila nella lotta contro il terrorismo, per la stabilizzazione della Libia, della Somalia e del Corno d&#8217;Africa, oltre che nel rafforzamento delle capacit\u00e0 africane di risposta alle crisi che interessano il Continente. A questo riguardo, ricordo l&#8217;Italian Africa Peace Facility e l&#8217;impegno bilaterale che assicuriamo alle attivit\u00e0 di prevenzione e mediazione, grazie anche al nostro ruolo di Presidenti dell&#8217;IGAD Partner Forum. Ricordo inoltre, i programmi di formazione realizzati dal COESPU di Vicenza, dall&#8217;Arma dei Carabinieri e dalla Guardia di Finanza in stretta collaborazione con le Nazioni Unite, l&#8217;Unione Europea, l&#8217;Unione Africana e le altre Organizzazioni subregionali. Per garantire sicurezza in Africa, come nel \u00abMediterraneo allargato\u00bb, abbiamo bisogno di fermare il circolo vizioso tra fragilit\u00e0 economico-sociali, fallimento degli Stati e affermazione degli estremismi jihadisti. \u00c8 necessario cio\u00e8 rafforzare la \u00abresilienza\u00bb degli Stati. L&#8217;Italia sostiene pertanto l&#8217;interesse africano, autorevolmente espresso dalla Presidente Zuma, al rafforzamento delle attivit\u00e0 di peace-building, indispensabili per il consolidamento delle societ\u00e0 post-crisi e per la costruzione di istituzioni statali realmente inclusive e rappresentative.<\/p>\n<p>Il secondo filone dell&#8217;investimento strategico dell\u2019Italia riguarda la sostenibilit\u00e0 dello sviluppo economico: un impegno in linea con l&#8217;Agenda 2030 delle Nazioni Unite e l&#8217;Agenda 2063 dell&#8217;Unione Africana. Il PIL dell&#8217;Africa continuer\u00e0 a crescere nei prossimi anni. Ma, a fronte delle recenti difficolt\u00e0 dovute al ribasso dei prezzi delle materie prime, \u00e8 sempre pi\u00f9 urgente avviare riforme strutturali utili a modernizzare l&#8217;agricoltura, gestire i processi di urbanizzazione, diversificare il sistema produttivo, costruire nuove infrastrutture, acquisire tecnologie e incrementare il commercio intra-africano. L&#8217;Italia ha un ruolo rilevante da giocare. Con 38 miliardi di interscambio, siamo al 6\u00b0\/7\u00b0 posto tra i partner commerciali del Continente, nonostante il calo di importazioni energetiche dalla Libia. Nei prossimi anni il nostro interscambio crescer\u00e0 ad un tasso intorno al 5%. Le nostre imprese &#8211; portatrici di un modello di business fondato sulla collaborazione con i partner locali &#8211; partecipano a pieno titolo alla scommessa sull&#8217;Africa. E, sulla scia dell&#8217;esperienza di Expo Milano, contribuiranno alla sua sicurezza alimentare, all&#8217;integrazione dell&#8217;agricoltura africana nelle catene globali del valore, al miglioramento dei servizi sanitari, alla formazione e alla creazione di occupazione soprattutto per giovani e donne. Potranno altres\u00ec favorire una \u00abrivoluzione verde sostenibile\u00bb attraverso la diffusione delle energie rinnovabili e i progetti di distribuzione elettrica. Promuovere un percorso verso la cosiddetta \u00abcrescita verde\u00bb nel Continente africano \u00e8 una sfida cruciale anche per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. L&#8217;Italia \u00e8 parte attiva di importanti iniziative destinate all&#8217;Africa in questo settore, quali il &#8220;Sustainable Energy Fund for Africa&#8221; o l\u2019 &#8220;Africa Climate Change Fund&#8221;, gestiti dalla Banca Africana di Sviluppo. Manifestazioni climatiche sempre pi\u00f9 violente, con le conseguenti carestie, mantengono intere regioni africane in uno stato di emergenza cronica, causando sempre pi\u00f9 spesso movimenti forzati di persone, i cosiddetti &#8220;rifugiati climatici&#8221;. El Ni\u00f1o, che ha minacciato la sopravvivenza di 28 milioni di persone in Africa, \u00e8 solo l&#8217;ultima emergenza in ordine di tempo, alla quale l&#8217;Italia ha risposto con un piano di 10 milioni di euro per la sicurezza alimentare delle popolazioni vulnerabili dei Paesi colpiti.<\/p>\n<p>Dopo pace e sicurezza e sviluppo economico e ambientale, la terza macro-area di investimento strategico concerne la sostenibilit\u00e0 dei flussi migratori. Tra il 2010 e il 2015 quasi due milioni di migranti africani sono arrivati in Europa. Non si tratta tuttavia di un fenomeno solo africano: basti pensare al flusso ingente di siriani che nell\u2019ultimo anno ha raggiunto l&#8217;Europa attraverso la &#8220;rotta Balcanica&#8221; o al fatto che nel 2015, a livello mondiale, sono state 60 milioni le persone costrette a spostarsi. In Europa, l&#8217;Italia \u00e8 stato il Paese che per primo, e inizialmente da solo, ha posto la questione nei suoi termini reali: e cio\u00e8 non come un&#8217;emergenza passeggera, ma come una sfida globale e di lungo periodo, che pertanto necessitava una risposta comune, lungimirante e all&#8217;altezza dei nostri valori. Ecco perch\u00e9 abbiamo avvertito come nostro imperativo morale il salvataggio in mare di decine di migliaia di migranti che attraversavano il Mediterraneo, sforzo di cui siamo fieri e che intendiamo proseguire. Ecco perch\u00e9 abbiamo fortemente voluto la Conferenza de La Valletta e prima ancora &#8211; insieme ai Paesi del Como d&#8217;Africa &#8211; il Processo di Khartoum. Ed ecco perch\u00e9 abbiamo presentato il &#8220;Migration Compact&#8221; e messo la collaborazione tra UE e Africa in cima all&#8217;agenda europea. Naturalmente siamo gi\u00e0 impegnati affinch\u00e9 questa iniziativa si traduca presto in seguiti concreti. Il prossimo appuntamento sar\u00e0 il Consiglio Europeo di giugno dal quale chiediamo esca un Piano operativo e ad ampio raggio sull&#8217;Africa, con la possibilit\u00e0 di far partire in tempi brevi i primi progetti pilota. Attraverso il &#8220;Migration Compact&#8221; l&#8217;Italia si pone come \u00abavanguardia\u00bb e \u00abponte\u00bb nel rapporto tra il \u00abvecchio Continente\u00bb e il Continente dei giovani. Per affrontare le nuove sfide globali che abbiamo di fronte Italia, Europa e Africa, unite dal Mediterraneo, devono infatti lavorare insieme con coraggio e lungimiranza. Nella convinzione che, oltre allo storia e alla geografia, ci accomuna lo stesso destino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La prima Conferenza ministeriale Italia-Africa in corso a Roma, che precede di pochi giorni il 53\u00b0 anniversario dell&#8217;Unione Africana, testimonia, nella maniera pi\u00f9 autorevole, l&#8217;attenzione che il nostro Paese riserva al Continente. 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