{"id":23456,"date":"2016-04-18T10:12:28","date_gmt":"2016-04-18T08:12:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2016\/04\/giro-il-muro-dell-austria-non-fermera\/"},"modified":"2016-04-18T10:12:28","modified_gmt":"2016-04-18T08:12:28","slug":"giro-il-muro-dell-austria-non-fermera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2016\/04\/giro-il-muro-dell-austria-non-fermera\/","title":{"rendered":"Giro: \u00abIl muro dell\u2019Austria non fermer\u00e0 i migranti\u00bb (Giornale di Sicilia)"},"content":{"rendered":"<p>\u00abUn milione di migranti pronti a partire dalla Libia? Non giochiamo con le cifre\u00bb. Per Mario Giro, il viceministro agli Affari Esteri che venerd\u00ec a Catania ha incontrato i rappresentanti della Comunit\u00e0 di sant&#8217;Egidio e presentato il suo libro \u00abNoi terroristi. Storie vere dal NordAfrica a Charlie Hebdo\u00bb (edito da Guerini e associati), le parole sono pietre specie quando si discute di emergenza sbarchi: \u00abCerte affermazioni creano allarmismo sociale\u00bb, avverte il rappresentante del Governo. Eppure, era stato il generale Paolo Serra &#8211; consigliere militare dell&#8217;inviato Onu in Libia &#8211; a pronunciare quel numero nel corso della sua audizione in commissione Schengen alla Camera.<\/p>\n<p><strong>Previsioni a parte, le \u00abzattere dei disperati\u00bb sono tornate a fare rotta verso le nostre coste. In aumento gli approdi in questi primi mesi dell&#8217;anno, se confrontati con lo stesso periodo del 2015. L&#8217;Italia si ritrover\u00e0 da sola a gestire questo esodo? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abNoi sappiamo che il problema \u00e8 epocale, che andr\u00e0 avanti. Necessario imparare a gestirlo in termini europei. \u00c8 uno scandalo che 500 milioni di abitanti, in uno dei luoghi pi\u00f9 ricchi del Pianeta, non sappiano gestire un paio di milioni di rifugiati. L&#8217;Italia, come ha detto il premier Renzi, far\u00e0 da sola finch\u00e9 l&#8217;Europa non si convince. In Libia, intanto, un lento e progressivo accordo si sta stringendo fra le parti. Dobbiamo avere pazienza, attendere la ricostruzione di quello Stato che render\u00e0 pi\u00f9 facile controllare i flussi\u00bb.<\/p>\n<p><strong>In territorio libico, stando a recenti stime statunitensi, sono raddoppiati negli ultimi diciotto mesi i miliziani del Califfato: da 4 a 6 mila. Come si fa a disinnescare questa minaccia? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abLo devono fare i libici, non c&#8217;\u00e8 altra soluzione. Abbiamo visto cosa succede quando bombardiamo in ordine sparso: non si fa che aumentare il tasso di violenza e questo \u00e8 ci\u00f2 che vuole l&#8217;Isis. Ci sfida su questo terreno. Noi dobbiamo contenere i rischi e avere pazienza, come stiamo facendo. In Libia \u00e8 ancora possibile vivere. Se i cittadini di Derna sono riusciti a cacciare i miliziani del Califfato, questo sar\u00e0 possibile anche per gli altri. Ribadisco, pero, che bisogna avere pazienza\u00bb.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;Europa, intanto, \u00e8 tornata a costruire muri e alzare barriere. Una soluzione? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abNoi ci auguriamo che l&#8217;Austria si renda conto di cosa sta facendo. Fare un muro non serve a niente, questi flussi sono come l&#8217;acqua e continueranno. Vanno gestiti, non si deve perdere la testa. In ogni caso, l&#8217;Unione Europea \u00e8 l&#8217;unica risposta mentre l&#8217;Europa delle piccole patrie asserragliata dietro gli steccati non ha mai funzionato. Ha provocato solo guerre. Se dobbiamo commettere errori, almeno facciamone di nuovi\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Sono passati pochi mesi dall&#8217;uscita del suo libro, altri massacri sono stati commessi dopo quello del 7 gennaio 2015 allo &#8220;Charlie Hebdo&#8221; di Parigi. Dobbiamo rassegnarci a convivere con la paura, diffidando persino dei nostri vicini di casa? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abRassegnarci, mai. Purtroppo, per\u00f2, dobbiamo essere consapevoli che il fenomeno del terrorismo in Europa \u00e8 preesistente rispetto alla nascita di al-Qaeda, dell&#8217;Isis, e ce lo porteremo dietro anche dopo. Esiste, innanzitutto, un problema di integrazione in quelle comunit\u00e0 che si sono autoghettizzate. Le seconde, terze, generazioni di immigrati sono quelle psicologicamente pi\u00f9 fragili e si lasciano convincere dai reclutatori di morte con discorsi ideologici che non hanno niente da spartire con la teologia islamica. Ad esempio, quando l&#8217;Isis dice che il jihad \u00e8 la risposta alla depressione, fa un discorso di psicologia occidentale\u00bb.<\/p>\n<p><strong>A proposito degli jihadisti europei, lei li definisce &#8220;figli di un&#8217;integrazione fallita e del disagio divenuto violenza&#8221;. Dove hanno sbagliato Francia e Belgio?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIo non credo che si possa parlare di veri e propri errori. Nei grandi processi di integrazione, qualcuno sempre sfugge. Ad ogni modo, un luogo in cui non possiamo permetterci di sbagliare \u00e8 la scuola. Le seconde generazioni hanno problemi in famiglia perch\u00e9 i genitori, ancora legati al vecchio mondo, hanno limiti di autorit\u00e0. La scuola, cos\u00ec , diventa uno snodo fondamentale\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Carceri affollate nel nostro Paese da extracomunitari di fede musulmana. Per il procuratore nazionale antiterrorismo Franco Roberti, cresce specialmente negli istituti minorili il rischio-reclutamento di potenziali &#8220;bombe umane&#8221;. Siamo impreparati a gestire il problema? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl carcere \u00e8 un grande luogo di reclutamento, dobbiamo saperlo controllare. Si finisce in cella a causa di piccoli reati per uscire, poi, trasformati in grandi criminali oppure in jihadisti. Sono la causa di fenomeni di solidariet\u00e0 negativa e di omert\u00e0 che noi italiani conosciamo perfettamente\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Cio\u00e8?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSono meccanismi usati anche dalle mafie e dal terrorismo nostrano. Magari, belgi e francesi possono restare sorpresi. Noi, no. Perch\u00e9 abbiamo negli occhi le immagini della Polizia che va a prendere un latitante e le donne del quartiere si oppongono. Ripeto: noi sappiamo molto bene cosa sono le solidariet\u00e0 negative, abbiamo quindi cultura e mezzi per contrastarle\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Meglio, dunque, depenalizzare e svuotare le celle? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abDobbiamo fare in modo che il carcere, se ancora non \u00e8 il luogo della redenzione, almeno non sia terreno di peggioramento\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Le armi non bastano contro i miliziani. Possibile moltiplicare i casi di estremisti pentiti come H. M., l&#8217;algerino di cui lei nel suo libro racconta la &#8220;fuga dalla guerra santa&#8221;? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abNon solo \u00e8 possibile, ma \u00e8 anche auspicabile. Dobbiamo attrezzarci per il fenomeno del pentitismo e noi italiani sappiamo come si fa. Quello jihadista \u00e8 un mondo molto pi\u00f9 debole di quanto non appaia, anche se riesce a creare una narrazione forte. Non dobbiamo avere paura. Speriamo che la nostra esperienza possa essere utile ai nostri partner europei in una sempre pi\u00f9 stretta collaborazione tra polizie, magistrature, servizi di intelligence. Difficile, ma necessaria\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abUn milione di migranti pronti a partire dalla Libia? Non giochiamo con le cifre\u00bb. Per Mario Giro, il viceministro agli Affari Esteri che venerd\u00ec a Catania ha incontrato i rappresentanti della Comunit\u00e0 di sant&#8217;Egidio e presentato il suo libro \u00abNoi terroristi. 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