{"id":23458,"date":"2016-04-07T09:50:38","date_gmt":"2016-04-07T07:50:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2016\/04\/amendola-erbil-con-i-peshmerga\/"},"modified":"2016-04-07T09:50:38","modified_gmt":"2016-04-07T07:50:38","slug":"amendola-erbil-con-i-peshmerga","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2016\/04\/amendola-erbil-con-i-peshmerga\/","title":{"rendered":"Amendola: \u201cErbil, il fronte del conflitto iracheno\u201d (l&#8217;Unit\u00e0)"},"content":{"rendered":"<p>Ashti \u00e8 un campo d&#8217;accoglienza che ospita oltre 5mila persone, quasi tutte cristiane. Provengono da Karakosh, centro occupato dai jihadisti durante l&#8217;avanzata del Califfato due anni fa. Profughi sistemati in uno dei 30 campi della regione curda in un territorio in prima linea nella lotta a Daesh, che ha vissuto da vicino la ferocia dei terroristi.<\/p>\n<p>Ad accoglierci troviamo le insegne delle Ong italiane &#8211; tra cui Focsiv e Un Ponte per..- che hanno realizzato, con il contributo della Cooperazione del Ministero degli Esteri, strutture ricreative e scuole per i tanti bambini del campo.<\/p>\n<p>&#8220;Nella nostra Regione ci sono pi\u00f9 di un milione e mezzo di profughi. Noi dobbiamo combattere e insieme offrire ospitalit\u00e0 con risorse risicate&#8221; mi racconta il Primo ministro del Governo Regionale Curdo, Nechirvan Barzani.<\/p>\n<p>Infatti i dati che pi\u00f9 impressionano riguardano gli sfollati, di chi ha cercato di mettersi in salvo abbandonando tutto: 4 milioni di iracheni hanno lasciato le loro case, di cui 3,3 dal 2014, ossia da quando Daesh ha dispiegato il suo terrore verso Baghdad lungo la linea del fiume Tigri.<\/p>\n<p><strong>Importanti vittorie <\/strong><\/p>\n<p>II nord del Paese \u00e8 una zona di guerra, combattuta quotidianamente dai 40mila volontari peshmerga e dalle forze locali con il supporto della Coalizione internazionale; al fronte &#8211; lungo mille chilometri &#8211; hanno ottenuto importanti vittorie contro le bande di al Baghdadi: dal blocco della via di collegamento usata per trasportare armi e petrolio, la famosa Highway 47, alla liberazione di intere aree, come quella del Monte Sinjar.<\/p>\n<p>Ma le vittorie su Daesh, nel contempo, hanno riaperto il delicato capitolo sul futuro dei territori liberati, sulle prospettive di convivenza pacifica tra i vari gruppi etnico-religiosi iracheni, e sulle crescenti difficolt\u00e0 nelle relazioni istituzionali con il Governo centrale di Baghdad. I rapporti tra la capitale ed Erbil sono tesi vista la crisi economica e una distribuzione delle risorse interne contestata dalla parte curda. Il basso prezzo del petrolio ha fatto saltare i bilanci, ed inoltre i costi della guerra (e dei profughi) rendono lo scenario ancora pi\u00f9 complicato. In questo quadro, qualcuno oggi non fa mistero di guardare ad una prossima indipendenza dall&#8217;Iraq.<\/p>\n<p>&#8220;Adesso il nemico \u00e8 Daesh&#8221; ripetono all&#8217;unisono i ministri del Governo Regionale, ma anche il coordinamento in battaglia \u00e8 complesso tra le forze dell&#8217;esercito iracheno da poco riorganizzato, peshmerga curdi e le numerose milizie paramilitari sciite Hashd Sha&#8217;bi.<\/p>\n<p><strong>A met\u00e0 strada <\/strong><\/p>\n<p>Tensioni che aumenteranno anche in vista della prossima campagna di liberazione di Mosul. Solo 85 km separano la citt\u00e0 da Erbil, e il fronte di combattimento \u00e8 a met\u00e0 strada. Per questo il contingente internazionale lavora notte e giorno per assistere le forze locali. La missione italiana &#8220;Prima Parthica&#8221; a Erbil \u00e8, assieme ad altri sei Paesi della Coalizione, posizionata da tempo con compiti specifici: l&#8217;addestramento dei peshmerga, un&#8217;operazione di salvataggio per i feriti al fronte, la gestione e la preparazione per l&#8217;emergenza alla diga di Mosul.<\/p>\n<p>La seconda citt\u00e0 dell&#8217;Iraq \u00e8 uno snodo fondamentale per i destini della guerra contro i terroristi, sia per la sua posizione geografica, sia perch\u00e9 Mosul \u00e8 la vera capitale dell&#8217;autoproclamato Califfato, e anche per la presenza nelle vicinanze della diga: la pi\u00f9 grande in Iraq e la quarta in tutto il Medio Oriente.<\/p>\n<p><strong>La diga <\/strong><\/p>\n<p>La diga non solo fornisce acqua per l&#8217;agricoltura e produce energia per quasi 2 milioni di abitanti, ma il rischio di un suo crollo metterebbe in pericolo intere comunit\u00e0 lungo la Valle del Tigri.<\/p>\n<p>Per evitare una catastrofe, il Governo iracheno ha deciso di avviare un&#8217;opera di ripristino e manutenzione, affidando lo scorso marzo ad una societ\u00e0 italiana i lavori di messa in sicurezza dello sbarramento lungo 3 km e alto 131 metri. Un&#8217;emergenza civile, che gli iracheni e la Coalizione chiedono di risolvere quanto prima.<\/p>\n<p>&#8220;Senza l&#8217;apporto dei peshmerga non si libera Mosul&#8221;, mi dice<br \/>senza esitazione il Presidente della Regione e leader storico Masoud Barzani. &#8220;Ricordatevi che il primo scontro tra noi e Daesh fu il 18 agosto 2014, poche settimane dopo la proclamazione del Califfato di al Baghdadi nella moschea di Mosul. E quella battaglia fu proprio alla diga, che liberammo&#8221; conclude con orgoglio Barzani.<\/p>\n<p>Mosul \u00e8 un puzzle etnico composto da curdi, arabi sunniti e sciiti, turcomanni e altre minoranze. \u00c8 un mondo rappresentativo di quello che \u00e8 storicamente la diversit\u00e0 e la ricchezza civile mediorientale. Tutto ci\u00f2 che l&#8217;idea totalitaria di Daesh vorrebbe ricondurre ad unit\u00e0 con la violenza, con l&#8217;eliminazione delle differenze utilizzando la frustrazione dei sunniti oramai minoranza in Iraq.<\/p>\n<p><strong>Passato, presente e futuro <\/strong><\/p>\n<p>Non a caso la presenza internazionale sotto egida Onu \u00e8 tanto decisiva quanto delicata a Baghdad come a Erbil, con uno sguardo vigile sulle mosse dei Paesi confinanti. Con una battuta descrivono ad Erbil un&#8217;amara verit\u00e0: &#8220;In Iraq, gli sciiti hanno paura del passato, i sunniti del futuro, e noi curdi del passato, del presente e del futuro&#8230;&#8221;<\/p>\n<p>In definitiva, la liberazione dal terrore di Daesh e dalla sua propaganda, richiede anche una riconciliazione necessaria in questa parte di mondo, per evitare che il settarismo etnico o religioso diventi la scusante per altre violenze e nuove sopraffazioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ashti \u00e8 un campo d&#8217;accoglienza che ospita oltre 5mila persone, quasi tutte cristiane. Provengono da Karakosh, centro occupato dai jihadisti durante l&#8217;avanzata del Califfato due anni fa. 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