{"id":23474,"date":"2016-03-06T12:20:12","date_gmt":"2016-03-06T11:20:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2016\/03\/per-stabilizzare-la-libia-non-servono\/"},"modified":"2016-03-06T12:20:12","modified_gmt":"2016-03-06T11:20:12","slug":"per-stabilizzare-la-libia-non-servono","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2016\/03\/per-stabilizzare-la-libia-non-servono\/","title":{"rendered":"Gentiloni: \u00abPer stabilizzare la Libia non servono guerre lampo\u00bb \u00abEvitiamo uno Stato fallito alle porte di casa\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>\u00a0<\/p>\n<p><em>E&#8217;\u00a0in contatto continuo con l&#8217;Unit\u00e0 di crisi sugli sviluppi della situazione a Sabrata e per il rientro dei due tecnici della Bonatti liberati venerd\u00ec. Sente su si s\u00e9 tutto il peso e la responsabilit\u00e0 di queste ore misurando bene le parole e, pi\u00f9 ancora, le decisioni che ci si attende da un Paese in prima fila come l&#8217;Italia nella lotta al terrorismo, nella crisi dei migranti e nella stabilizzazione della sponda Sud del Mediterraneo.Ma su un punto il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, non sembra disposto a fare marcia indietro: non si pu\u00f2 pensare di risolvere la crisi libica con una guerra lampo (una Blitzkrieg) e confondere le operazioni antiterrorismo con le missioni internazionali di stabilizzazione. \u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Occorre evitare, insiste il responsabile della Farnesina, che la Libia \u00absprofondi nel caos dove possono proliferare episodi tragici come quelli che hanno coinvolto i nostri ostaggi\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>Ministro, allora spieghiamo perch\u00e9 la scelta politico diplomatica resta oggi l&#8217;unica possibile.<\/strong><br \/>Deve essere chiaro che non ci sono scorciatoie illusorie, esibizioni muscolari. \u00c8 vero, il tempo stringe, ma non c&#8217;\u00e8 alle porte nessuna guerra lampo. Il governo \u00e8 consapevole degli errori del passato e sta lavorando per creare le condizioni di stabilizzazione in Libia. E un&#8217;operazione politica prima che militare ed \u00e8 questa la grande sfida della comunit\u00e0 internazionale che vede l&#8217;Italia in prima fila.<\/p>\n<p><strong>Ma perch\u00e9 sulla Libia la Ue appare cos\u00ec divisa e assente?<\/strong><br \/>Non \u00e8 una novit\u00e0 che la UE non disponga di un esercito comune ma sulla Libia si \u00e8 mossa sempre con una dinamica unitaria, a partire dalla missione navale anti trafficanti. Ogni Paese pu\u00f2 avere interessi specifici, ma non \u00e8 vero che i 28 stiano andando m ordine sparso.<\/p>\n<p><strong>Sono passati molti mesi e un Governo di unit\u00e0 nazionale in Libia non vede ancora la luce. Non ritiene che l&#8217;ex inviato Onu per la Libia Bernardino Leon abbia perso tempo prezioso?<br \/><\/strong>La diplomazia pu\u00f2 superare gli ostacoli ma il tempo \u00e8 necessario e l&#8217;impazienza pericolosa. La guerra in Siria dura da sei anni e per l&#8217;Iran deal ce ne sono voluti 13. Per la Libia a met\u00e0 dicembre su iniziativa italiana e degli Stati Uniti la comunit\u00e0 internazionale nella Conferenza di Roma ha adottato un percorso che ha rappresentato un salto di qualit\u00e0 rispetto all&#8217;anno e mezzo precedente. Subito dopo abbiamo avuto l&#8217;accordo di Skhirat e poi la risoluzione 2259 delle Nazioni Unite. Il percorso \u00e8 sempre stato definito da chi lo ha promosso assolutamente fragile ed \u00e8 incompiuto perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 una maggioranza nel Parlamento di Tobruk per varare il governo di accordo nazionale ma a questa maggioranza finora non \u00e8 stato consentito di esprimersi. Nelle prossime settimane Kobler, sostenuto anche dalla comunit\u00e0 internazionale, valuter\u00e0 in che modo questa maggioranza possa esprimersi.<\/p>\n<p><strong>Cosa serve ancora per insediare il Governo?<\/strong><br \/>Innanzi tutto che questa maggioranza possa esprimersi trovando il modo per sfuggire alle minacce degli estremisti. Ne ha parlato mercoled\u00ec scorso Martin Kobler al Consiglio di sicurezza della Nazioni Unite. Serve inoltre l&#8217;inclusione nel processo di forze locali, tribali e legati alle milizie che finora sono state ai margini o ostili perch\u00e9 la nascita del nuovo governo deve puntare alla pi\u00f9 vasta aggregazione possibile in un Paese che presenta un contesto molto frammentato. Il governo inoltre dovr\u00e0 insediarsi quanto prima a Tripoli. Tutto questo \u00e8 affidato a un intenso lavoro diplomatico a guida Onu ma non dimentichiamo che oltre a questo, tutto ci\u00f2 \u00e8 affidato soprattutto ai libici.<\/p>\n<p><strong>Quali sono i rischi di questo esercizio?<\/strong><br \/>Si tratta di evitare che la Libia sprofondi nel caos dove possono proliferare episodi tragici come quelli che hanno coinvolto i nostri ostaggi diventando uno &#8220;Stato fallito&#8221; come la Somalia a poche centinaia di chilometri dall&#8217;Italia. Il nostro compito \u00e8 aiutare la Libia a recuperare la sovranit\u00e0, quello che gradualmente, ma dopo molto tempo, si sta realizzando in Iraq. Solo un Governo sovrano pu\u00f2 prosciugare l&#8217;acqua in cui nuota Daesh, aiutarci a debellare il traffico di migranti, valorizzare le grandi risorse del Paese. Alle richieste di questo Governo l&#8217;Italia e la comunit\u00e0 internazionale sono pronte a rispondere anche sul piano della sicurezza. Ma su questa disponibilit\u00e0 non va alimentata troppa confusione.<\/p>\n<p><strong>Da dove viene questa confusione, forse dagli organi di informazione?<\/strong><br \/>No, parlo dell&#8217;idea stessa che si possano risolvere problemi cos\u00ec complessi con qualche rullare di tamburi. Mi preoccupa perch\u00e9 alimenta pericolose aspettative. Qualcuno forse pensa di stabilizzare la Libia con qualche decina di raid aerei? Ma, dov&#8217;era nel 2011? Non ha inteso quella lezione? E poi qualcuno davvero pensa che delle truppe speciali francesi o inglesi o italiane o marziane possano controllare un Paese di 1,6 milioni di chilometri quadrati che ha20omila uomini armati tra le varie milizie? So bene che la guardia contro la crescita di Daesh in Libia va tenuta alta ma se confondiamo il percorso necessario di stabilizzazione con operazioni mirate antiterrorismo prendiamo lucciole per lanterne. Sono cose diverse.<\/p>\n<p><strong>A Roma c&#8217;\u00e8 stata una piena sintonia della comunit\u00e0 internazionale. Ma allora perch\u00e9 gli americani ci stanno precisando perfino quanti uomini dobbiamo schierare?<\/strong><br \/>Non \u00e8 cos\u00ec. La sintonia con gli Stati Uniti \u00e8 totale: serve un Governo libico e l&#8217;Italia \u00e8 pronta a coordinare la risposta alle sue richieste sul piano della sicurezza.<\/p>\n<p><strong>Sulla Siria, invece, si sta aprendo qualche interessante prospettiva di speranza?<\/strong><br \/>Con tutta la sua fragilit\u00e0 ci troviamo di fronte a una finestra di speranza quasi miracolosa. Potrebbe chiudersi ma intanto da due settimane la cessazione delle ostilit\u00e0 che avevamo deciso a met\u00e0 febbraio a Monaco \u00e8 in atto. Se questa speranza non si spegne si potrebbe non solo alleviare la catastrofe umanitaria in atto ma, entro il 15 marzo, potrebbe ripartire il negoziato di prossimit\u00e0 tra le parti a Ginevra con l&#8217;inviato dell&#8217;Onu Staffan De Mistura. La telefonata di venerd\u00ec tra i leader europei Renzi, Merkel, Cameron e Hollande con il presidente russo Putin aveva proprio l&#8217;obiettivo di consolidare questa finestra di speranza coinvolgendo pienamente la Federazione russa nella cessazione delle ostilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Domani a Bruxelles sul tavolo dei capi di Stato e di Governo torner\u00e0 il dossier dei migranti. Cosa ci dobbiamo attendere?<\/strong><br \/>L&#8217;Europa sta vivendo uno dei momenti pi\u00f9 difficili degli ultimi 60 anni. La crisi migratoria, gli effetti della recessione economica che si fanno ancora sentire e che determinano una crisi di fiducia tra cittadini e politiche comunitarie e infine il referendum su Brexit che ci tiene con il fiato sospeso. Per questo il vertice europeo di domani prima con la Turchia e poi tra i 28 assume un&#8217;importanza particolare.<\/p>\n<p><strong>Il vertice riuscir\u00e0 ad evitare il precipitare della crisi migratoria?<\/strong><br \/>Come ho detto varie volte, per salvare Schengen dobbiamo gradualmente superare Dublino. L&#8217;idea si va facendo strada, c&#8217;\u00e8 una prima proposta della Commissione e un documento condiviso dai ministri degli Interni di Italia e Germania. La stessa decisione di destinare risorse di assistenza e di emergenza alla Grecia riflette la consapevolezza che i Paesi di primo approdo non possono gestire da soli la situazione. Domani i leader europei saranno impegnati a rendere pi\u00f9 gestibile la situazione delle rotte balcaniche riducendo i flussi con la collaborazione di Libano, Giordania e Turchia e scommettendo sul cessate il fuoco in Siria. La sfida \u00e8 evitare che questo tentativo venga vanificato da azioni unilaterali che trasformino gli attuali controlli intensificati in vera e propria chiusura delle frontiere che, se avvenisse, metterebbe a repentaglio gli sforzi d i gestione del fenomeno e farebbe saltare il meccanismo di libera circolazione delle persone. Nella seconda parte del 2015 la rotta balcanica ha fatto registrare un incremento eccezionale mentre \u00e8 rimasto stabile il numero migranti che hanno utilizzato la rotte tradizionale dalla Libia.<\/p>\n<p><strong>C&#8217;\u00e8 il rischio che rotta balcanica che ha registrato un forte incremento negli ultimi mesi possa coinvolgere l&#8217;Italia da Albania?<\/strong><br \/>Il rischio non va ignorato ma la cooperazione da tempo attivata con il Governo albanese pu\u00f2 impedire un&#8217;offerta di imbarcazione da parte dei trafficanti che \u00e8 la base per dirottare la rotta balcanica verso l&#8217;Adriatico.<\/p>\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00a0 E&#8217;\u00a0in contatto continuo con l&#8217;Unit\u00e0 di crisi sugli sviluppi della situazione a Sabrata e per il rientro dei due tecnici della Bonatti liberati venerd\u00ec. 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