{"id":23498,"date":"2016-01-24T12:51:02","date_gmt":"2016-01-24T11:51:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2016\/01\/la-sfida-di-gentiloni-siria-pace\/"},"modified":"2016-01-24T12:51:02","modified_gmt":"2016-01-24T11:51:02","slug":"la-sfida-di-gentiloni-siria-pace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2016\/01\/la-sfida-di-gentiloni-siria-pace\/","title":{"rendered":"La sfida di Gentiloni: Siria, pace possibile. \u00abOltre l&#8217;embargo con corridoi umanitari e aiuti\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>\u00abLa pressione va concentrata su due fronti: coinvolgere il regime nell&#8217;apertura di corridoi umanitari e, con l&#8217;avvio del negoziato, ottenere cessate il fuoco che possano attenuare la tragedia in corso\u00bb. \u00c8 chiaro il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni sul fatto che la guerra in Siria, l\u2019assedio delle citt\u00e0, il dramma dell&#8217;embargo e della popolazione che non riceve aiuti e muore di fame, siano problemi davanti ai quali la comunit\u00e0 internazionale non pu\u00f2 ruggire.<\/p>\n<p>Ma l&#8217;Italia, che pu\u00f2 fare?<\/p>\n<p>In queste settimane abbiamo partecipato alle operazioni quando si sono create le condizioni per aprire corridoi umanitari. Praticamente, dall&#8217;inizio dell&#8217;anno \u00e8 successo in un paio di occasioni e noi siamo stati tra i Paesi pi\u00f9 presenti. Anche se purtroppo, va detto, negli ultimi mesi la disponibilit\u00e0 del regime siriano ad aprire vie d&#8217;entrata si \u00e8 rivelata piuttosto limitata. A Madaya, per\u00f2, si \u00e8 riusciti ad arrivare anche grazie alla mediazione della Russia. Il dramma umanitario \u00e8 per\u00f2 l\u00ec, davanti agli occhi di tutti: non solo le vittime e il dramma degli sfollati. Sei anni fa quasi 3 milioni di ragazzi andavano a scuola, oggi c&#8217;\u00e8 una generazione perduta. Quindi il primo imperativo \u00e8 far crescere l&#8217;aiuto umanitario. Anche quello italiano che quest&#8217;anno sar\u00e0 pi\u00f9 che raddoppiato rispetto ai 20 milioni del 2015: il governo lo annuncer\u00e0 il 4 febbraio alla Conferenza di Londra sulla Siria. L&#8217;impegno intemazionale negli ultimi anni \u00e8 cresciuto, ma le crisi umanitarie sono cresciute pi\u00f9 velocemente. Il divario va colmato se vogliamo evitare conseguenze destabilizzanti per la Giordania, il Libano e la stessa Unione Europea. \u00a0<\/p>\n<p>Le Ong denunciano in continuazione l&#8217;impossibilit\u00e0 di far giungere i beni priman, aiuti alla popolazione che soffre&#8230;<\/p>\n<p>Certo, la guerra continua, i bombardamenti si moltiplicano e non c&#8217;\u00e8 un unico fronte ma un esplodere di conflitti a macchia di leopardo. L&#8217;inviato dell&#8217;Onu (Staffan de Mistura, ndr) ha lavorato un anno, senza riuscirci, per ottenere una tregua ad Aleppo. L&#8217;assedio \u00e8 continuato e non c&#8217;\u00e8 stata disponibilit\u00e0 dalle parti in conflitto a venire incontro alle richieste di fermare le armi. \u00a0<\/p>\n<p>Ma le sanzioni internazionali, gli embarghi della UE e dell&#8217; Onu rimangono&#8230;<\/p>\n<p>In Siria si muore per la guerra. Le sanzioni possono essere discutibili e noi italiani siamo sempre stati prudenti nel considerarle risolutive. Ma qui stiamo parlando, purtroppo, di una delle guerre pi\u00f9 feroci e che infuria da cinque anni, che ha prodotto oltre 100 mila morti e milioni di rifugiati. Attenzione quindi a non spostare il bersaglio da chi ha la responsabilit\u00e0 di questa situazione: il regime di Bashar al-Assad, Daesh, al-Nusra, i terroristi. \u00a0<\/p>\n<p>\u00c8 anche per questo che il terzo negoziato, rinviato ancora a Ginevra, non pu\u00f2 fallire?<\/p>\n<p>Non deve fallire perch\u00e9 finalmente si \u00e8 riconosciuto un principio che l&#8217;Italia, il governo, la societ\u00e0 civile, la Chiesa, sostengono da sempre: cio\u00e8 che l&#8217;idea di una soluzione solo militare del conflitto sia un&#8217;illusione. Le due pregiudiziali che per oltre quattro anni hanno alimentato questa tragedia &#8211; da una parte l&#8217;impossibilit\u00e0 di un negoziato prima della cacciata diAssad e dall&#8217;altra nessun negoziato perch\u00e9 Assad andrebbe sostenuto manu militari &#8211; finalmente sono venute meno: si \u00e8 accettata l&#8217;idea che il regime e chi lo avversa possano sedersi a trattare. E superare, con un governo pi\u00f9 inclusivo, l&#8217;attuale dittatura.<\/p>\n<p>Il nemico comune costituito dai jihadisti, pu\u00f2 avere, paradossalmente, una funzione aggregante?<\/p>\n<p>L&#8217;accettazione del negoziato, e non di una soluzione affidata ai bombardamenti, si deve a due fattori: il primo \u00e8 il nemico comune, con il rischio di rafforzamento di Daesh, e l&#8217;altro (per alcuni controverso) il contributo che la Russia potrebbe dare. Accompagnando un negoziato che porti alla fuoriuscita di Assad, ma non alla distruzione del regime ripetendo errori fatti in Iraq. Con la transizione che prevede la fuoriuscita di Assad senza la creazione di un vuoto. \u00c8 una strada difficile, ma \u00e8 l&#8217;unica attraverso la quale si pu\u00f2 arrivare al cessate il fuoco previsto dalla road map.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 il rischio che in Siria si crei per\u00f2 unairrimediabile frammentazione del territorio? \u00a0<\/p>\n<p>Che ci siano rischi di spinte centrifughe \u00e8 indubbio. Uno degli ostacoli in questi giorni al lavoro di Staffan de Mistura \u00e8 stato l&#8217;inserimento o meno di elementi delle forze curde siriane nelle delegazioni che negozieranno con Damasco. Ma noi non dobbiamo rassegnarci, tantomeno incoraggiare, questo genere di spinte. Tra un mese saranno cento anni dai cosiddetti accordi di Sykes-Picot (la spartizione del Medio Oriente tra Londra e Parigi, ndr). Che si sia trattato di un assetto post-coloniale con errori e limiti enormi \u00e8 indubbio, ma metterci oggi a ridisegnare le carte su linee di demarcazione religiosa ed emica andrebbe nella direzione opposta a quello che \u00e8 necessario. Non abbiamo bisogno di mini-Stati sciiti o sunniti, curdi. Di espulsione di minoranze di cristiani o yazidi perch\u00e9 non hanno la forza di fare i loro miniStati. Abbiamo bisogno &#8211; come in Libano e mi auguro presto in Iraq &#8211; di autonomia delle diverse comunit\u00e0 salvaguardando gli Stati nazionali. \u00a0<\/p>\n<p>Lei crede, nonostante tutto, che quest&#8217;anno possa arrivare la pace per la Siria?<\/p>\n<p>Non possiamo accettare l&#8217;idea che il contrasto tra alcuni Paesi &#8211; e mi riferisco in particolare all&#8217;aumento di tensioni tra Iran e Arabia Saudita &#8211; blocchi una strada che \u00e8 stata imboccata da tutte le maggiori potenze mondiali. Perch\u00e9 riconoscerebbe una sorta di &#8220;diritto di veto&#8221;, ma significherebbe anche chiudere gli occhi davanti al disastro che \u00e8 in corso. Non sar\u00e0 domani, perch\u00e9 si prospetta un rinvio di qualche giorno. Ma se parte il tavolo del negoziato a Ginevra l&#8217;obiettivo di porre fine alla guerra entro quest&#8217;anno diventa realistico.<\/p>\n<p>In Libia stanno affluendo centinaia di jihadisti da Siria e Iraq. Se il governo Sarraj verr\u00e0 legittimato dal voto del Parlamento, entrer\u00e0 in carica. Ma come primo atto, chiedendo un intervento internazionale di supporto, non rischia di scatenare una guerra che potrebbe diventare incontrollabile?<\/p>\n<p>Noi abbiamo interessi chiari e credo coincidenti con quelli del popolo libico: evitare uno Stato fallito, mantenere la sua unit\u00e0 e consolidare le sue istituzioni. Con il sostegno della comunit\u00e0 intemazionale. E con il presupposto che il governo vedala luce con il sostegno parlamentare. Questa \u00e8 la scommessa dei prossimi giorni. Qualcuno dice \u00abstiamo perdendo tempo, meglio far partire i cacciabombardieri contro Daesh, prima che dalla sua roccaforte di Sirte si estenda pericolosamente\u00bb. Non \u00e8 la linea dell&#8217;Italia, oggi sarebbe un errore perch\u00e9 puntiamo a qualcosa di pi\u00f9 ambizioso del contenimento del terrorismo: alla costruzione di un&#8217;entit\u00e0 statuale per avere un interlocutore valido, al di l\u00e0 del Canale di Sicilia, sul tema delle migrazioni, dello sviluppo economico- commerciale, ma anche del contrasto al terrorismo. I bombardamenti possono ridurre la capacit\u00e0 espansiva di Daesh, ma l&#8217;entit\u00e0 statuale che si rafforza e che controlla il territorio \u00e8 l&#8217;unica risposta strategica.<\/p>\n<p>Senza alcun intervento esterno?<\/p>\n<p>Se e quando il governo libico riuscir\u00e0 ad avere la base minima di cui parlavo, la risoluzione 2259 dell&#8217;Onu non solo autorizza ma fa appello alla comunit\u00e0 internazionale per sostenere il governo anche sul terreno della sicurezza. Sar\u00e0 la Libia a chiedere all&#8217;Italia e agli altri Paesi Ue il contributo di cui ha bisogno. Deve essere chiaro per\u00f2 che l&#8217;impegno italiano, anche sul terreno militare, non sar\u00e0 per fare delle guerre lampo ma per stabilizzare il Paese. Per esempio con il contributo alla sicurezza di alcune zone di Tripoli dove potrebbe insediarsi il nuovo governo, Stiamo parlando certamente di missioni che hanno dei rischi. L&#8217;importante \u00e8 capire l&#8217;orizzonte nel quale ci si muove. Non ci rassegniamo per\u00f2 a una cosa.<\/p>\n<p>Quale?<\/p>\n<p>Non ci rassegniamo all&#8217;idea che, non essendoci invece alcun governo libico, ci sia una sorta di grande Somalia al di l\u00e0 del Canale di Sicilia. Terreno di scorribande di gruppi criminali e terroristi contro i quali le potenze europee intervengono solo con i raid aerei da l0mila metri di altezza.<\/p>\n<p>Non ci si rassegner\u00e0 o non si tollerer\u00e0?<\/p>\n<p>Non si tollerer\u00e0, poi naturalmente se dalle parti libiche non ci sar\u00e0 alcuna possibilit\u00e0 di pervenire ad un accordo e se la situazione sar\u00e0 appunto quella di una Somalia a due-trecento chilometri da casa allora l&#8217;Italia ha il diritto e il dovere di difendersi e valutare come farlo. Ma non \u00e8 oggi nella nostra agenda: la comunit\u00e0 internazionale \u00e8 impegnata per la stabilizzazione del Paese. \u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abLa pressione va concentrata su due fronti: coinvolgere il regime nell&#8217;apertura di corridoi umanitari e, con l&#8217;avvio del negoziato, ottenere cessate il fuoco che possano attenuare la tragedia in corso\u00bb. \u00c8 chiaro il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni sul fatto che la guerra in Siria, l\u2019assedio delle citt\u00e0, il dramma dell&#8217;embargo e della popolazione che [&hellip;]","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[23],"tags":[29,43,6,76],"class_list":["post-23498","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interviste","tag-cooperazione-sviluppo","tag-diritti-umani","tag-mediterraneo-e-medio-oriente","tag-ministri-precedenti"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23498","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=23498"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23498\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=23498"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=23498"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=23498"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}