{"id":23501,"date":"2016-01-16T11:56:24","date_gmt":"2016-01-16T10:56:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2016\/01\/dalla-ue-polemica-inutile-i-criteri\/"},"modified":"2016-01-16T11:56:24","modified_gmt":"2016-01-16T10:56:24","slug":"dalla-ue-polemica-inutile-i-criteri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2016\/01\/dalla-ue-polemica-inutile-i-criteri\/","title":{"rendered":"\u00abDalla Ue polemica inutile. I criteri pi\u00f9 elastici? Merito nostro\u00bb &#8211; Il Ministro Gentiloni intervistato dal Corriere della Sera"},"content":{"rendered":"<div>\n<p>\u00abL\u2019Europa attraversa una delle fasi pi\u00f9 difficili degli ultimi 60 anni. Non ha bisogno di polemiche inutili da Bruxelles. L\u2019Italia non ne fa, ma rispetta le regole dell\u2019Unione e vuole essere rispettata\u00bb. Risponde cos\u00ec Paolo Gentiloni, alle critiche senza precedenti lanciate da Jean Claude Juncker all\u2019indirizzo del governo italiano. Il ministro degli Esteri preferisce concentrarsi sulle sfide che sono davanti all\u2019Unione.\u00a0<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>Nell\u2019ultimo mese abbiamo fatto diverse cose, non tutte in sintonia fra di loro in Europa: iniziativa congiunta con Londra, critiche a Germania e a Commissione, iniziativa dei sei Paesi fondatori per il rilancio dell\u2019integrazione. C\u2019\u00e8 una strategia che sta dietro tutto questo attivismo?<\/p>\n<p>\u00abOltre a difendere, come fanno tutti, i propri interessi nazionali e i propri diritti, l\u2019Italia scommette sul rilancio dell\u2019Unione nella convinzione che da un lato esso debba essere legato a una politica economica pi\u00f9 espansiva, dall\u2019altro alla prospettiva di un gruppo di Paesi che possa avanzare nell\u2019integrazione, anche in presenza di altri partner che questo sviluppo non vogliono. Dal mio punto di vista non c\u2019\u00e8 contraddizione tra condividere con gli inglesi l\u2019idea di un\u2019Europa a due cerchi concentrici e contemporaneamente progredire nel livello di integrazione tra Paesi disponibili\u00bb.\u00a0<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>Juncker ci contesta la mancata apertura degli hot spot, i decimali di flessibilit\u00e0 sul bilancio che ci siamo presi senza concordarli con la Commissione, la riserva sui fondi alla Turchia per i rifugiati siriani.\u00a0<\/p>\n<p>\u00abSe il tema \u00e8 la flessibilit\u00e0, l\u2019Italia usa i margini previsti dalle regole in vigore. Mi sembra non rilevante la polemica su chi l\u2019abbia introdotta. E\u2019 ovvio che operativamente \u00e8 stata una direttiva della Commissione, ma politicamente fu un\u2019iniziativa della presidenza italiana\u00bb.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>Lei dice che l\u2019Italia rispetta le regole, ma Juncker definisce \u201cstupefacente\u201d la riserva a finanziare la sua quota dei 3 miliardi promessi ad Ankara per i rifugiati siriani. Perch\u00e9 freniamo?<\/p>\n<p>\u00abL\u2019Italia non pu\u00f2 certo essere accusata di frenare sull\u2019immigrazione o sul dialogo con Ankara. Si discute sulla possibilit\u00e0 che i 3 miliardi gravino sul bilancio comunitario pi\u00f9 che su quelli degli Stati membri. Tutto qui\u00bb.\u00a0<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>Dal punto di vista delle alleanze necessarie, \u00e8 saggio oggi avere un atteggiamento critico nei confronti della Germania?\u00a0<\/p>\n<p>\u00abNoi abbiamo con la Germania una consonanza totale su moltissime materie europee: politica estera, migrazione e altro. E\u2019 vero che abbiamo opinioni diverse sulla politica economica. Se qualcuno descrive questo come una guerra italo-tedesca, non posso farci nulla\u00bb.\u00a0<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>Per\u00f2 non avevamo mai rimproverato pubblicamente a Berlino un atteggiamento egemonico.<\/p>\n<p>\u00abCerto non \u00e8 di poco conto la distinzione sull\u2019economia, sul peso da dare alle regole di bilancio rispetto agli investimenti, all\u2019unione bancaria, eccetera, poich\u00e9 \u00e8 evidente che il passaggio \u00e8 molto delicato. Per l\u2019Europa, che finalmente \u00e8 uscita dalla fase pi\u00f9 acuta della crisi, \u00e8 cruciale decidere se incoraggiare i segnali di ripresa o continuare a tenere il freno tirato. Se la discussione di queste settimane fra noi e la Germania \u00e8 pi\u00f9 aperta, \u00e8 perch\u00e9 c\u2019\u00e8 in ballo qualcosa di molto importante\u00bb.\u00a0<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>Esiste a suo avviso una vocazione egemonica della Germania?<\/p>\n<p>\u00abE\u2019 negata da tutti gli esponenti politici tedeschi di qualche rilievo. Penso comunque che il vecchio assunto della Germania europea e non dell\u2019Europa tedesca come vero interesse della Germania sia sempre valido. Poi \u00e8 chiaro che esiste un vantaggio competitivo nel loro surplus, che i tedeschi intendono sfruttare chiedendo un po\u2019 di flessibilit\u00e0 al contrario sulle regole. Loro non si scandalizzano a farlo, non devono scandalizzarsi se lo facciamo noi\u00bb.\u00a0<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>I fatti di Colonia hanno cambiato alcuni dati fondamentali del dibattito sull\u2019immigrazione. Anche la cancelliera Merkel ha aggiustato in senso restrittivo la sua politica di apertura. Qual \u00e8 la nostra posizione alla luce di questi nuovi sviluppi?<\/p>\n<p>\u00abNon c\u2019\u00e8 dubbio che dobbiamo combinare accoglienza e identit\u00e0. E nella nostra continua sottolineatura della dimensione culturale del contrasto al terrorismo, c\u2019\u00e8 anche il discorso sulla difesa dei nostri valori e della nostra identit\u00e0, su cui dobbiamo investire. Non c\u2019\u00e8 un multiculturalismo facile nell\u2019Europa di oggi. L\u2019Italia rivendica continuit\u00e0 di atteggiamento, fa la sua parte, investe molte risorse nel soccorso e nell\u2019accoglienza, sollecita un\u2019iniziativa comune europea sull\u2019immigrazione, a partire dalla modifica delle regole di Dublino e dal diritto d\u2019asilo comune. Il rischio odierno \u00e8 che si sottovaluti l\u2019importanza e l\u2019investimento necessario per questa politica, tornando a scaricare gli oneri prima sui Paesi vicini e infine sui Paesi di primo arrivo, come la Grecia. Sappiamo bene che se Atene deve da sola accogliere o rimpatriare 800 mila profughi, questo non accadr\u00e0. Il pericolo \u00e8 che a primavera, con la ripresa dei flussi, risorgano le frontiere\u00bb.\u00a0<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>Ma \u00e8 d\u2019accordo, come avverte Juncker, che se salta Schengen salta l\u2019Europa?<\/p>\n<p>\u00abNon conosco un mercato unico che non comprenda anche la libert\u00e0 di circolazione delle persone\u00bb.\u00a0<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>Sul diritto d\u2019asilo a che punto siamo?<\/p>\n<p>\u00abPassi avanti ne sono stati fatti pochi. Una politica di rimpatri che, sulla base delle cifre dell\u2019anno scorso, dovrebbe riguardare grosso modo 300 o 400 mila persone richiede una dimensione europea, con una lista condivisa dei Paesi sicuri e degli impegni finanziari comuni. In questo momento non c\u2019\u00e8 la percezione della necessit\u00e0 di questa dimensione. Alcuni Paesi, come ad esempio Germania, Svezia, Italia, fanno uno sforzo straordinario. Ma il grosso dei 28 Paesi \u00e8 come se stesse a guardare pur sentendo l\u2019arrivo di una tempesta. Mi auguro che I Paesi pi\u00f9 impegnati non facciano marcia indietro e l\u2019Unione riesca a coinvolgere tutti. E\u2019 la materia politica pi\u00f9 incandescente del momento, la vera sfida della Ue\u00bb.\u00a0<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>A che punto \u00e8 il processo diplomatico in Libia?\u00a0<\/p>\n<p>\u00abNoi continuiamo a scommettere sul fatto che il percorso avviato a dicembre tra Roma, Skhirat e New York vada avanti, pur conoscendone fragilit\u00e0 e incognite. Il gruppo di Paesi che si \u00e8 riunito in Italia spinge in questa direzione. La decisione dipende dalla determinazione e dal consenso delle forze libiche. Mi auguro che il consiglio presidenziale arrivi a una proposta di governo di unit\u00e0 nazionale nei prossimi giorni e poi si assicuri i due terzi di voti del Parlamento. Dal punto di vista della coalizione, che si incontra a Roma marted\u00ec nel formato di dicembre, concordiamo che la nascita di questo governo sarebbe il gancio al quale ancorare la legittimit\u00e0 di tutte le missioni che ci interessano: ripresa del controllo del territorio, lotta al terrorismo, governo dei flussi migratori, ricostruzione economica\u00bb.\u00a0<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>Quanto \u00e8 forte il rischio che la grave situazione della sicurezza precipiti interventi militari prima della nascita del nuovo governo?<\/p>\n<p>\u00abNon si tratta di sottovalutare la minaccia terroristica, ma di avere la consapevolezza che la si pu\u00f2 fronteggiare o con un intervento del tutto esterno, mai da escludere se il processo politico fallisse ma oggi sbagliato. Ovvero seguendo la strada maestra di intervenire su un Paese che lentamente riprende a controllare il proprio territorio e torna a governarsi\u00bb.\u00a0<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>Non c\u2019\u00e8 il rischio di agire tardi contro Daesh?<\/p>\n<p>\u00abAl momento no. La minaccia \u00e8 evidente, alcuni attentati sono gravissimi. Ma non dev\u2019essere abbandonato il processo di intesa nazionale facendosi tentare dall\u2019intervento a prescindere dalla volont\u00e0 dei libici. Non \u00e8 lo scenario di oggi e spero non ci si arrivi\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>Ci sono progressi nel negoziato sulla Siria?<\/p>\n<p>\u00abL\u2019Italia sostiene l\u2019azione dell\u2019inviato dell\u2019Onu, De Mistura, il quale lavora per rendere possibile l\u2019avvio a Ginevra il prossimo 25 gennaio del primo dialogo formale tra il regime e i suoi oppositori., cui dovrebbe corrispondere l\u2019avvio del cessate il fuoco. Siamo consapevoli che arrivarci \u00e8 tutt\u2019altro che scontato. Ne parler\u00e0 luned\u00ec a New York il Consiglio di Sicurezza. C\u2019\u00e8 un contesto di tensione tra Iran e Arabia Saudita. Ci sono contrasti sulla formazione della delegazione degli oppositori, che De Mistura vorrebbe il pi\u00f9 rappresentativa possibile. L\u2019operazione si svolge in uno dei momenti pi\u00f9 terribile dell\u2019emergenza umanitaria. Nelle citt\u00e0 assediate la gente muore di fame: chi ostacola un possibile cessate il fuoco si assume una responsabilit\u00e0 tremenda\u00bb.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abL\u2019Europa attraversa una delle fasi pi\u00f9 difficili degli ultimi 60 anni. Non ha bisogno di polemiche inutili da Bruxelles. L\u2019Italia non ne fa, ma rispetta le regole dell\u2019Unione e vuole essere rispettata\u00bb. 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