{"id":23506,"date":"2016-01-08T17:31:45","date_gmt":"2016-01-08T16:31:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2016\/01\/giro-democrazia-vs-paura-l-huffington\/"},"modified":"2016-01-08T17:31:45","modified_gmt":"2016-01-08T16:31:45","slug":"giro-democrazia-vs-paura-l-huffington","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2016\/01\/giro-democrazia-vs-paura-l-huffington\/","title":{"rendered":"Giro: Democrazia vs paura (L&#8217;Huffington Post)"},"content":{"rendered":"<p>La democrazia \u00e8 malata? Attraversa una crisi irreversibile? Ce lo chiediamo in questo inizio 2016, presi tra tante incertezze e preoccupazioni. Il mondo sembra di difficile comprensione e preso da molti demoni. La cosa pi\u00f9 grave \u00e8 che non siamo pi\u00f9 sicuri del nostro modo di vivere con gli altri, tutto ci sembra minaccioso. Siamo quasi tutti insoddisfatti della qualit\u00e0 delle nostre democrazie: europei, nord-americani, latino-americani ma anche altri.<\/p>\n<p>Per noi occidentali bruciano la lunga crisi economica e l&#8217;incapacit\u00e0 (reale o percepita) di molti governi nel farvi fronte; il dibattito senza sbocchi tra rigoristi del bilancio e sostenitori della crescita; le amarezze del processo di integrazione europea; il neo-populismo che avanza con il suo corredo di partiti xenofobi; le passioni separatiste; la pulsione demagogica delle primarie americane e la crisi della maggioranza repubblicana al Congresso che ha bloccato un corretto rapporto istituzionale con la Casa Bianca; l&#8217;incertezza davanti ai flussi di rifugiati; le lentezze nel reagire ai conflitti e, infine, la terribile prova del terrorismo. Ma ancora peggiori paiono le disillusioni di altri universi: il fallimento delle speranze suscitate dalle primavere arabe e la grande guerra mediorientale in corso; la fine di un ciclo politico in America Latina accompagnata da varie crisi tra cui la quella istituzionale della democrazia brasiliana; l&#8217;irrigidimento di molti Stati in Asia e il ritorno della guerra fredda con il nucleare nord coreano; i continui stop-and-go delle esperienze democratiche in Africa sottoposta &#8211; oltre all&#8217;endemica povert\u00e0 &#8211; a persistenti regimi a doppia faccia, a situazioni immobili, colpi di stato e cleptocrazie che poco hanno a cuore il destino della propria gente.<\/p>\n<p>Sono ormai poche le voci che ancora ripetono il mantra degli anni Novanta: democrazia e liberalismo potranno risolvere ogni cosa&#8230; Si diceva addirittura che una nuova era di sviluppo richiedesse regimi democratici per funzionare. Il diritto internazionale avrebbe &#8211; si sperava &#8211; risolto ogni crisi. Si era addirittura pensato a una organizzazione delle democrazie, pi\u00f9 efficace dell&#8217;ONU.<\/p>\n<p>Ma ora? Gi\u00e0 nel 1997 Fareed Zakaria aveva lanciato un grido d&#8217;allarme, intravvedendo l&#8217;avvento di &#8220;democrazie illiberali&#8221;, regimi camaleontici, fondati su un sostanziale autoritarismo dalle varie forme: economico, etnico, culturale o altro. L&#8217;unica vera differenza con il passato erano le elezioni: quasi pi\u00f9 nessuno ne fa ormai a meno. Ma cosa dire su indipendenza del potere giudiziario, clientelismo, libert\u00e0 di stampa e associazione, diritti, corruzione, libert\u00e0 d&#8217;impresa? Con la svolta del Millennio molte autocrazie si sono pi\u00f9 o meno rapidamente adattate alle urne, senza rinunciare alla sostanza del potere. Progressivamente tutti (o quasi) sono stati chiamati al voto &#8211; anche le donne in alcuni paesi islamici che non lo permettevano- ma ci\u00f2 non significa entrare in una vera democrazia.<\/p>\n<p>Tuttavia a tali giustificate voci critiche, oggi si aggiunge un pi\u00f9 generale sentimento di sfiducia proprio sulla &#8220;democrazia in quanto tale&#8221;, al punto che molti cittadini dei paesi compiutamente democratici come i nostri, dubitano dell&#8217;effettiva efficacia del sistema. Crisi della democrazia non solo attribuita alla sua incompiutezza ma alla sua stessa essenza. Ci si chiede se il sistema sia adattato alla globalizzazione che necessita di decisioni rapide e non pu\u00f2 permettersi il lusso di lungaggini parlamentari. Ci sono minoranze (di ogni tipo) frustrate e impazienti perch\u00e9 non vedono sbocchi o &#8211; reciprocamente &#8211; che sono percepite come ostacolo. C&#8217;\u00e8 chi invoca &#8220;limiti&#8221; da porre, sempre pi\u00f9 insidiosi, in reazione alle emergenze del terrore (dal Patriot Act all&#8217;idea di ritirare la cittadinanza ora dibattuta in Francia) o dei rifugiati. C&#8217;\u00e8 invece chi rimpiange il sistema parlamentare e disapprova l&#8217;attuale &#8220;democrazia a bassa intensit\u00e0&#8221;, per citare Revelli. Si torna a discutere di &#8220;democrazia organica&#8221; legata a una radice, magari una &#8220;stirpe&#8221;&#8230;Di tali questioni si dibatte (confusamente) non solo in Europa o negli Usa ma ovunque. La democrazia in se stessa \u00e8 oggi sottoposta a valutazione e vaglio critico ad ogni latitudine. Pensare alla democrazia in quanto sistema significa partire proprio da qui, in particolare dalla grande prova che la minaccia in ogni paese (sia esso o no compiutamente democratico): la paura. Si tratta di un fenomeno globale, che non riguarda solo l&#8217;Occidente o i paesi avanzati.<\/p>\n<p>La paura \u00e8 la cifra del nostro tempo. Tutto fa paura e in particolare il futuro. Dobbiamo renderci conto che non siamo solo noi in Europa ad avere paura del terrorismo o delle migrazioni: tale sentimento pervade ogni popolo ed \u00e8 condivisa in ogni civilt\u00e0. La dottrina del &#8220;nemico&#8221; si \u00e8 riattivata dappertutto. Violenza diffusa, guerra e terrorismo colpiscono in ogni dove, sono in generale aumento, allo stesso tempo causa e conseguenza della difficolt\u00e0 del vivere insieme, che emerge in ogni continente. Non si tratta qui di fare una macabra contabilit\u00e0 -magari competitiva- delle vittime per stabilire chi ne soffre di pi\u00f9. Basta sapere che uno dei settori economici di pi\u00f9 ampia espansione nel mondo \u00e8 proprio quello della sicurezza: dalla diffusione delle armi alle porte blindate e panic rooms, dagli allarmi alle agenzie di sicurezza -pubbliche e private-, ai contractors, ai sistemi tecnologici, video-camere nelle citt\u00e0, controlli ecc. fino alla trasformazione degli stessi assetti urbani con la nascita delle gated communities. Il paradosso \u00e8 che in un&#8217;epoca in cui la sicurezza della vita personale e collettiva \u00e8 certamente la pi\u00f9 alta mai goduta nella storia dagli esseri umani, tutti cercano di proteggersi sempre pi\u00f9, i presunti nemici proliferano e la paura si diffonde.<\/p>\n<p>Tale paura crea sempre una zona oscura, quella che Igino Domanin chiama &#8220;l&#8217;indifferenziato, l&#8217;indistinzione &#8230;al di l\u00e0 del muro ci aspetta la barbarie&#8230;&#8221;. Questa paura si diffonde in maniera pervasiva e senza frontiere, crea un&#8217;emozione incontrollata e contagiosa. Si tratta di un nemico molto insidioso della democrazia perch\u00e9 attacca una delle sue basi etico-culturali: la fiducia. Come un virus, la paura non ha chiare origini, funziona con il metodo dello spillover (passa da un corpo all&#8217;altro senza che sia facile risalire all&#8217;origine) e soprattutto non ha bisogno di giustificazioni n\u00e9 spiegazioni. Colpisce ogni corpo sociale, ogni status, ogni cultura, ogni nazione, ogni civilt\u00e0.<\/p>\n<p>Nella nostra Europa la paura si concentra su pochi obiettivi, tra cui il primo sono gli &#8220;stranieri&#8221;. Straniero \u00e8 tutto ci\u00f2 che pare aggredire il nostro stile di vita, ma la paura \u00e8 ingegnosa: opera confondendo i piani tra immigrati, rifugiati, nomadi, musulmani, terroristi ma anche &#8220;greci&#8221; (che mettono a rischio la stabilit\u00e0 economica), &#8220;tedeschi&#8221; che vogliono comandare in Europa, cinesi che comprano di tutto ecc. <br \/>La paura va a ondate: l&#8217;altro ieri gli sbarchi, ieri il terrorismo, oggi le banche e i nostri risparmi, domani chiss\u00e0, per poi ricominciare, come in un loop. La paura schiaccia tutto sull&#8217;attimo presente e non crea memoria cosciente: fa dimenticare che di banche in crisi ce ne sono sempre state, che non siamo alla nostra prima crisi economica, che le migrazioni durano da tempo, che la crisi dell&#8217;islam ha almeno 30 anni, che il terrorismo l&#8217;abbiamo prodotto anche noi&#8230;<\/p>\n<p>La paura \u00e8 isterica, non ama il ricordo n\u00e9 il ragionamento, pretende immaginarie soluzioni immediate, come se non ci fosse bisogno di capire ci\u00f2 che realmente accade. La paura non propone alternative: vuole solo la fine di qualcosa, un repentino cambio. La paura pu\u00f2 fare ammalare un&#8217;intera societ\u00e0 senza che ci si ricordi quand&#8217;\u00e8 cominciata; si trasmette con la cultura del sospetto, l&#8217;ignoranza, il disprezzo, la dimenticanza, l&#8217;esclusione.<\/p>\n<p>Per questo si tratta di un acerrimo nemico della democrazia: quest&#8217;ultima \u00e8 nata proprio per liberare l&#8217;uomo dalla paura attraverso un patto di regole certe, condiviso da tutti e in cui tutti abbiano un loro spazio e siano messi davanti alle medesime condizioni di partenza, solo per il fatto di essere cittadini. All&#8217;interno di tale patto, la democrazia ha allargato la parte dei diritti di ciascuno, allo scopo di rendere pi\u00f9 facile il vivere insieme senza che si debba temere il vicino. La democrazia non \u00e8 perfetta, anzi ha sempre molti difetti. Per questo \u00e8 evolutiva e non \u00e8 mai definitiva (come lo sono invece altri sistemi): il patto \u00e8 continuamente sottoposto a incessanti miglioramenti, approfondimenti, trasformazioni. Tale dinamica di aggiustamento permanente \u00e9 la sua forza ma oggi sembra essere la sua debolezza. La paura non sa che farsene di un sistema progressivo: distrugge la fiducia nel patto senza affrontarlo mai. Pochi osano dire &#8220;basta con la democrazia, torniamo indietro!&#8221;. Ma molti, troppi ripetono: non \u00e8 sufficiente, \u00e8 troppo debole oppure \u00e8 troppo forte (accentratrice), non mi rappresenta abbastanza oppure mi schiaccia troppo in un ruolo; \u00e8 troppo complessa; non mi fido degli altri&#8230;, va bene per pochi ma non per tutti, deve essere limitata (da cosa e da chi?) ecc.<\/p>\n<p>Tuttavia a rimettere in discussione la forma liberaldemocratica di governo sono anche modelli che paiono funzionare. Alcuni sistemi, che potremmo chiamare a &#8220;democrazia limitata&#8221;, vengono portati ad esempio per una nuova fase di riforma, in competizione con la democrazia di marca occidentale. Molti apprezzano il caso della &#8220;verticale del potere&#8221; nella Russia di Putin -probabilmente tra tali modelli il pi\u00f9 riuscito fino ad ora-, una sorta di democrazia controllata o &#8220;democrazia sovrana&#8221;, certo adatta a governare un paese-continente come la Federazione Russa. Il successo pi\u00f9 grande del presidente russo \u00e8 l&#8217;aver ricostruito la fiducia dei russi nelle proprie istituzioni: precisamente la sostanza di cui \u00e8 fatta ogni democrazia. <br \/>Alain Rouqui\u00e9, ex diplomatico francese e grande conoscitore di America Latina, parla di &#8220;democrazie egemoniche&#8221;, una sorta di modello latino-americano che prende piede sempre di pi\u00f9, nel quale chi vince non solo si appropria dell&#8217;amministrazione ma esercita anche un certo controllo (temporaneo) su societ\u00e0, giustizia e media. In entrambi i casi vi sono pur sempre le elezioni che possono rovesciare l&#8217;equilibrio delle forze. Si tratta di una specie di autoritarismo blando o a tempo limitato: infatti in America Latina la regola dei due mandati \u00e8 ferrea (talvolta anche uno solo) e nessuno si sogna di metterla in discussione (a parte, forse, Morales in Bolivia). Similmente nemmeno Putin l&#8217;ha revocata, malgrado il suo alto consenso. Sulla falsariga &#8220;democratico illiberale&#8221; si muovono altri paesi in ogni continente, spesso con il consenso di larga parte della popolazione, invocando particolari radici culturali e storiche davanti alle quali l&#8217;impianto occidentale appare asettico, sradicato e inefficace. Tale &#8220;democrazia agnostica&#8221; si baserebbe su regole universali che non sono riconosciute da tutti, soprattutto in questa fase culturalista e identitaria della nostra storia.<\/p>\n<p>In appoggio alle tesi di una &#8220;democrazia controllata&#8221; vi \u00e8 la sfida di un altro sistema: quello cinese. Pechino \u00e8 governata con un abile mix di liberalismo economico e autoritarismo politico. Non c&#8217;\u00e8 altra soluzione -si dice- per un paese cos\u00ec complesso, ma l&#8217;influenza del modello interessa ben oltre l&#8217;estremo oriente. Molte elites africane o asiatiche tendono verso tale opzione. Quindi -si conclude- meglio una democrazia sotto controllo che una scelta ancor peggiore.<\/p>\n<p>Ma l&#8217;Europa e l&#8217;Occidente hanno la possibilit\u00e0 di rammentare che la democrazia liberale \u00e8 frutto di una storia tormentata, di un dibattito infinito legato alla costruzione della stessa idea di Stato. Sinteticamente si pu\u00f2 dire che anche in Europa, per rispondere alla sfida della paura, si \u00e8 progressivamente costruito un sistema di pesi e contrappesi (check-and-balances) e di stato di diritto (rule of law) dopo aver testato molti regimi e dopo essere caduti in molti errori. Non si tratta dunque di un sistema asettico ma costruito nel carne e nel sangue dei nostri popoli, passando attraverso vari conflitti. Non \u00e8 asettica la democrazia liberale: forse si tratta di un distillato ma una radice la possiede. E poi non tutte le democrazie euro-occidentali sono identiche. Ma prima di tutto dobbiamo esserne convinti noi stessi. Come ogni vicenda umana, anche quella della lotta tra democrazia e paura ha una storia. Talvolta in Europa ne perdiamo la memoria, perch\u00e9 troppo ci siamo abituati ad concedere alla paura di essere la nostra triste compagna quotidiana. Basta per\u00f2 ricordare almeno di averla vista all&#8217;opera negli anni Trenta, quando l&#8217;Europa scivol\u00f2 nel baratro e quasi si suicid\u00f2. Non \u00e8 stato poi cos\u00ec tanto tempo fa da renderci tale consapevolezza impossibile. \u00c8 utile un po&#8217; di profondit\u00e0 storica per accorgersi che certi discorsi allarmisti e molte grida attuali, le avevano gi\u00e0 sentite i nostri padri e i nostri nonni. Possiamo dunque prevederne gli effetti. Cornelius Castoriadis diceva che &#8220;la democrazia \u00e8 chiamata a morire e rinascere costantemente&#8221;. Dipende da noi non abbandonarla e farla rinascere sempre migliore, sempre pi\u00f9 giusta. Anche in tempi difficili non bisogna aver paura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La democrazia \u00e8 malata? Attraversa una crisi irreversibile? Ce lo chiediamo in questo inizio 2016, presi tra tante incertezze e preoccupazioni. Il mondo sembra di difficile comprensione e preso da molti demoni. La cosa pi\u00f9 grave \u00e8 che non siamo pi\u00f9 sicuri del nostro modo di vivere con gli altri, tutto ci sembra minaccioso. 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