{"id":23523,"date":"2015-11-24T10:56:51","date_gmt":"2015-11-24T09:56:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2015\/11\/gentiloni-combattiamo-il-terrorismo\/"},"modified":"2015-11-24T10:56:51","modified_gmt":"2015-11-24T09:56:51","slug":"gentiloni-combattiamo-il-terrorismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2015\/11\/gentiloni-combattiamo-il-terrorismo\/","title":{"rendered":"Gentiloni: \u00abCombattiamo il terrorismo ma non siamo un Paese in guerra\u00bb (l&#8217;Unit\u00e0)"},"content":{"rendered":"<p>Credo che siamo tutti consapevoli del fatto che a dieci giorni di distanza da quel 13 novembre si \u00e8 girata una pagina di storia. E questo comporta il fatto che si apre di fronte a noi una sfida decisiva sia per il governo che per il profilo politico-culturale del Pd. Che il presidente del Consiglio, il segretario del partito, il governo, il Pd siano stati uniti in questi dieci giorni nel modo in cui rispondere a questa sfida \u00e8 un fatto positivo sul quale dobbiamo investire, perch\u00e9 la situazione come \u00e8 ovvio \u00e8 davvero complicata. La scelta che abbiamo fatto \u00e8 quella di non nascondere i pericoli ma governarli, senza rinunciare ai nostri valori. Non ignorare la paura e la rabbia &#8211; perch\u00e9 sia la paura che la rabbia sono presenti tra i nostri concittadini &#8211; ma decidere che vanno anche queste governate, non alimentate. Questa \u00e8 la sfida che abbiamo davanti. E una sfida che non \u00a0pu\u00f2 non cominciare rivolgendo di nuovo un pensiero alla Francia. Abbiamo sempre detto i nostri cugini francesi. E dal 13 novembre dobbiamo dire che sono i nostri fratelli francesi. Rivolgiamo un pensiero alle vittime che hanno avuto, al clima che c&#8217;\u00e8 tuttora, drammatico, in quel paese, e facendo riferimento alle vittime dobbiamo anche ricordare l&#8217;esempio di dignit\u00e0 civile che Valeria Solesin e i suoi genitori, la sua famiglia hanno dato in questi dieci giorni. Veramente io credo che le parole che abbiamo sentito dire dalla famiglia di Valeria sono state parole che non dimenticheremo. Parole importanti, non solo per la loro figlia ma per il Paese.<\/p>\n<p>Partiamo dalla minaccia. Il terrorismo islamista non \u00e8 una novit\u00e0. C&#8217;\u00e8 pi\u00f9 o meno da un quarto di secolo. Ma oggi costituisce una minaccia senza precedenti. Molto particolare. E la minaccia \u00e8 soprattutto collegata a Daesh per il mix assolutamente particolare che c&#8217;\u00e8 tra l&#8217;elemento territoriale e l&#8217;appeal globale. Daesh \u00e8 forte per il suo insediamento territoriale. E questa forza ne determina in gran parte l&#8217;appeal globale. Anche nelle nostre citt\u00e0, nelle nostre societ\u00e0. \u00c8 forte sul territorio per il richiamo che esercita sulle comunit\u00e0 sunnite, specie dove sono minoranza come in Iraq. Ed \u00e8 forte anche per i nostri errori. Errori che l&#8217;occidente ha fatto negli ultimi 15, 20 anni da quelle parti.<\/p>\n<p>E questa \u00e8 l&#8217;unica spiegazione possibile al fatto che 1300 miliziani di Daesh conquistino una grande citt\u00e0 di due milioni di abitanti come Mosul di fatto sconfiggendo 60 mila militari iracheni. \u00c8 forte perch\u00e9 controlla, avendo acquisito il controllo di quel territorio, asset finanziari, banche, pozzi petroliferi. Ha un bilancio pi\u00f9 o meno di un miliardo di dollari nel 2015, fatto in buona parte di riserve aurifere e finanziarie e petrolifere. Ha un appeal globale, esercita un richiamo. I cosiddetti foreign fighters sappiamo che sono tra 12.5 e i 30 mila, quindi sono numeri consistenti. E combattono nelle fila di Daesh giovani che vengono dal Cile, dall&#8217;America latina, dalla Cina, dall&#8217;Indonesia. Non \u00e8 solo un fenomeno che riguarda le comunit\u00e0 di insediamento e di migrazione araba, islamica, europea. E un fenomeno globale. E questo esercita un&#8217;attrazione nelle nostre societ\u00e0, nelle nostre citt\u00e0.<\/p>\n<p>Francois Hollande nel suo intervento a Camera e Senato francesi riuniti ha detto: per quanto sia crudele riconoscerlo sono stati dei francesi ad ammazzare altri francesi. Dei francesi che erano diventati criminali da loro, in Francia. Quindi le sigle sono diverse ma la minaccia \u00e8 globale. E l&#8217;arco della crisi, se si fa caso alla cartina geografica, \u00e8 un arco che parte dal Golfo di Guinea, attraversa l&#8217;Africa, il Medio Oriente, una parte dell&#8217;Asia e arriva in Afghanistan e in Pakistan. Cio\u00e8 un&#8217;intera fascia del pianeta, in cui si possono chiamare Boko Haram, Al Shabaab, e in tanti altri modi. Certamente sono filoni diversi, ma poi c&#8217;\u00e8 questa realt\u00e0 incistata nel territorio che \u00e8 Daesh.<\/p>\n<p>Sono riusciti a mettere in crisi gli stati nazionali, in Mali come in Siria, in Libia come in Yemen, in un mondo che in un certo senso \u00e8 post sovrano, perch\u00e9 ci sono soggetti non statali che esercitano nello scenario globale un ruolo molto importante, e in un certo senso ipersovrano, perch\u00e9 si sono stati di dimensioni medie &#8211; penso alla Turchia, all&#8217;Egitto &#8211; che svolgono un ruolo assolutamente fondamentale. Stati forti che si giocano la loro partita in quella regione.<\/p>\n<p><strong>Il ruolo dell&#8217;Italia <\/strong><\/p>\n<p>Il contesto \u00e8 di uno scontro interno alla comunit\u00e0 sunnita e di uno scontro tra sciiti e sunniti. Entrambe queste dinamiche fanno da cassa di risonanza alla crisi, nel contesto in cui noi italiani siamo coinvolti perch\u00e9 se guardiamo di nuovo alla carta geografica e a quell&#8217;arco della crisi c&#8217;\u00e8 un paese che \u00e8 proiettato in quell&#8217;arco della crisi, in mezzo al Mediterraneo, e siamo noi. Quindi l&#8217;Italia ha un ruolo fondamentale da questo punto di vista. Vuol dire questo che siamo in guerra? Forse questa discussione l&#8217;abbiamo fatta abbastanza, non dobbiamo accartocciarci troppo in discussioni astratte.<\/p>\n<p>Capisco perfettamente perch\u00e9 Hollande abbia usato, iniziando proprio il suo intervento, l&#8217;espressione la Francia \u00e8 in guerra. E capisco altrettanto bene perch\u00e9 i leader di tutti gli altri grandi paesi occidentali, dagli Stati Uniti al Regno Unito, dall&#8217;Italia alla Germania, non abbiano usato questo tipo di espressione. Un paio di giorni fa su Le Monde c&#8217;erano un articolo di Michael Walzer e un&#8217;intervista di Jurgen Habermas, due pareri definitivi su questa discussione guerra non guerra.<\/p>\n<p>Semplicemente io credo che dobbiamo dire che siamo sotto attacco da parte del terrorismo e che dobbiamo reagire combattendo. Io ricordo di averlo detto una decina di mesi fa questo concetto &#8211; combattiamo il terrorismo &#8211; con qualche conseguenza. Sono passato per guerrafondaio. Ma la verit\u00e0 \u00e8 questa. Noi siamo impegnati a combattere il terrorismo. Facciamo molto, ripeto quello che ho detto alle Camere, possiamo fare di pi\u00f9. E quindi anche alle domande che ci vengono rivolte dalla Francia possiamo dare delle risposte positive. Ma siccome le parole hanno una storia e hanno un peso, questo non vuol dire che l&#8217;Italia deve sentirsi in guerra. E la distinzione \u00e8 importante perch\u00e9 non avere la capacit\u00e0 di fare queste distinzioni significa che non aumenta ma diminuisce la nostra credibilit\u00e0 e anche la nostra sicurezza.<\/p>\n<p><strong>Non siamo un Paese in guerra <\/strong><\/p>\n<p>Quindi l&#8217;Italia non si sente un paese in guerra ma \u00e8 impegnata in prima linea contro il terrorismo. Voglio anche aggiungere che non avalliamo in nessun modo una sorta di benaltrismo alterno di Daesh. che ogni tanto sento circolare nella nostra discussione. Perch\u00e9 tutte le cose che si dicono hanno una parte di verit\u00e0. Non c&#8217;\u00e8 dubbio per esempio che il degrado delle periferie pu\u00f2 essere un elemento che amplifica la capacit\u00e0 di appeal del terrorismo islamico. Ma questo non deve in nessun modo autorizzare una natura sociologica del fenomeno terrorista. Che non \u00e8 mai stata vera. Lo dico a quelli tra noi un pochino pi\u00f9 grandi di et\u00e0, come il sottoscritto. E non \u00e8 vera oggi. Basta vedere le biografie, il reddito di alcuni dei principali protagonisti delle stragi e del terrore di queste settimane. Cos\u00ec come so benissimo che ci sono stati Stati che hanno promosso la diffusione del\u2019 estremismo sunnita, islamista e che il mercato delle armi \u00e8 una delle cause di quello che \u00e8 successo. Tutto vero, ma niente che possa cancellare, tantomeno assolvere la realt\u00e0 soggettiva dell&#8217;entit\u00e0 terroristica. Perch\u00e9 la realt\u00e0 \u00e8 molto semplice: esiste un terrorismo fondamentalista islamico. \u00c8 un soggetto autonomo, non deriva da un complotto esterno, di qualcuno che se l&#8217;\u00e8 inventato, ma \u00e8 dentro quel mondo. Certamente fa bene il re di Giordania a definire gli estremisti terroristi del fondamentalismo islamico rinnegati. E facciamo bene tutti noi a dire che l&#8217;Islam non \u00e8 il nemico. E anzi noi dobbiamo favorire il fatto che le comunit\u00e0 islamiche si mobilitino contro i loro rinnegati e contro l&#8217;estremismo fondamentalista. Ci sono state delle prime iniziative a cui hanno collaborato anche nostri colleghi. Non sono state grandissime iniziative ma li dobbiamo ringraziare e incoraggiare.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 questa \u00e8 una battaglia che vinciamo se il mondo islamico, anche nelle nostre societ\u00e0 ne diventa davvero protagonista. In molti modi stiamo contrastando questa minaccia, con politica di sicurezza, di intelligence. Per la politica estera io vorrei concentrarmi su una parola chiave: stabilizzazione. Noi, la nostra politica estera, nel Medio Oriente, nel Mediterraneo, dovrebbe avere questo obiettivo della stabilizzazione come faro, come bussola per orientarsi, come presupposto della ricerca faticosissima della costruzione di un nuovo ordine. Non so se sar\u00e0 una nuova Westfalia, come dice il giovane Kissinger nel suo libro spiegando che le guerre di oggi ricordano un po&#8217; le guerre dei 30 anni e bisogner\u00e0 prima o poi arrivare a una pace di Westfalia. Non so se questa sar\u00e0 la dinamica, ma non c&#8217;\u00e8 dubbio che noi dobbiamo lavorare a questo nuovo ordine avendo come faro la stabilizzazione e ponendoci come obiettivo quello di esercitare la leadership possibile. Leadership, senza montarci la testa, che l&#8217;Italia pu\u00f2 esercitare nel Mediterraneo. Senza rassegnarsi mai al fatto che il Mediterraneo diventi il centro della riluttanza dell&#8217;occidente. Mare nostrum lo chiamavano i romani, io dico spesso non pu\u00f2 diventare Mare nullius, cio\u00e8 un mare di nessuno. In cui nessuno cerca di costruire un ordine, di esercitare un ruolo, di assumersi delle responsabilit\u00e0. Ne parleremo in una conferenza tra il 10 e il 12 dicembre qui a Roma con molti dei leader della regione che credo sar\u00e0 uno degli obiettivi per noi fondamentali.<\/p>\n<p>Noi siamo impegnati nella coalizione antiterrorismo, anti-Daesh, sin dall&#8217;inizio. Siamo uno dei 20 paesi che coordinano questa coalizione, e dobbiamo rivendicare un paio di cose. Primo: in Siria, se si pu\u00f2 dire, avevamo ragione noi sostenendo da molto tempo la necessit\u00e0 di una soluzione politica che accompagnasse il dittatore Bashar Assad all&#8217;uscita attraverso un processo di transizione. E che l&#8217;intervento russo, oltre a costituire un problema, era un&#8217;opportunit\u00e0 da questo punto di vista. Questo abbiamo detto fin dall&#8217;inizio e credo che avevamo ragione. E quindi dobbiamo rivendicare il fatto che se la dinamica di questi incontri di Vienna \u00e8 partita &#8211; e ci sono stati due incontri di un certo interesse a cui l&#8217;Italia ha partecipato che hanno aperto uno spiraglio &#8211; dobbiamo anche rivendicare che questo spiraglio si \u00e8 aperto esattamente nella direzione per la quale l&#8217;Italia ha lavorato. E poi per quel che riguarda l&#8217;Iraq: dobbiamo rivendicare il fatto che siamo uno dei paesi pi\u00f9 impegnati sul piano militare. Non c&#8217;\u00e8 nessuna riluttanza all&#8217;impegno del nostro paese contro il terrorismo. In Iraq, dopo gli Stati Uniti, l&#8217;Italia \u00e8 forse uno dei paesi europei pi\u00f9 impegnati in termini di assetti, di capacit\u00e0 di formazione, di rifornitura di armi, eccetera. E quindi quando succedono delle cose simboliche come la riconquista del Sinjar se i superstiti di religione yazida possono di nuovo vivere in un territorio liberamente, se i peshmerga possono fare questa operazione, se la minoranza religiosa zoroastriana trova la tranquillit\u00e0 di esprimersi, questo \u00e8 anche merito dell&#8217;Italia E non c&#8217;\u00e8 nessun motivo al mondo per cui noi non lo dobbiamo rivendicare a testa alta come uno dei risultati della nostra iniziativa.<\/p>\n<p>Questo obiettivo di stabilizzazione ha bisogno di un approccio multilaterale da un lato, e di una collaborazione con la Russia dall&#8217;altro lato. Discuteremo nelle prossime settimane del ruolo e delle potenzialit\u00e0 di questa collaborazione ma non c&#8217;\u00e8 dubbio che oggi la collaborazione con la Russia \u00e8 una delle chiavi per stabilizzare questo arco della crisi.<\/p>\n<p><strong>Quattro parole chiave <\/strong><\/p>\n<p>Concludo con quattro parole chiave che credo servano e possano essere utili a definire il nostro profilo in questa fase. La prima parola chiave \u00e8 occidente. Non c&#8217;\u00e8 dubbio che anche nostri errori, errori degli americani, errori anche dei governi italiani &#8211; anche se noi la pensavamo diversamente in alcuni dei casi in questione &#8211; non c&#8217;\u00e8 dubbio che errori dell&#8217;occidente ci siano stati e che errori dell&#8217;occidente abbiano contribuito allo sviluppo di uno spazio per Daesh. Ma credo che dobbiamo dire no a qualsiasi senso di colpa dell&#8217;occidente se questo senso di colpa diventa la base che alimenta un inaccettabile relativismo culturale.<\/p>\n<p>Cio\u00e8 l&#8217;idea che noi abbiamo fatto degli errori non \u00e8 in nessun modo giustificativa della soggettivit\u00e0 della nascita di Daesh e della minaccia che rappresenta. \u00c8 riluttante l&#8217;occidente? Io non ho nessuna nostalgia, sinceramente, dell&#8217;interventismo di 15 anni fa. E se qualcuno la ha credo che non abbia calcolato bene le con sequenze che quell&#8217;interventismo ha provocato. Quindi non parlerei di riluttanza, parlerei di multilateralismo, di soft-power, di capacit\u00e0 di fare coalizione, oltre che di combattere sul terreno, come caratteristiche dell&#8217;occidente. Sempre rivendicando il fatto che l&#8217;occidente siamo noi, non solo gli Stati Uniti, e siamo fieri dei nostri valori, della libert\u00e0 religiosa, della libert\u00e0 delle donne, della libert\u00e0 economica.<\/p>\n<p>Sapete che la sigla Boko Haram vuol dire &#8220;l&#8217;educazione occidentale \u00e8 peccato&#8221;? \u00c8 invece una meraviglia, non un peccato, per la quale vale la pena di combattere. E di battersi politicamente e culturalmente. La seconda parola chiave \u00e8 Europa. Europa che attraversa forse la sua fase pi\u00f9 difficile. Sappiamo bene che \u00e8 un\u2019icona fondativa della nostra Costituzione. Ma oggi tra minaccia terroristica, crisi dei rifugiati. Brexit, dittatura dei regolamenti, l&#8217;Europa rischia una miscela di vera esplosione. Dobbiamo farvi fronte con risposte semplici.<\/p>\n<p>Primo: non arretrare di un millimetro nella battaglia contro la sovrapposizione del fenomeno terrorista e del fenomeno dei rifugiati. Su questa sovrapposizione il governo italiano, il Pd, non arretrano di un millimetro. Perch\u00e9 se molliamo su questa cosa abbiamo uno sfondamento culturale che non riusciremo pi\u00f9 a sostenere. E in secondo luogo dobbiamo iniziare a discutere pi\u00f9 seriamente di un&#8217;Europa, come qualcuno dice, a centri concentrici. Io non direi a due velocit\u00e0, perch\u00e9 significa che il lento deve raggiungere quello che va pi\u00f9 veloce. Dobbiamo per\u00f2 parlare di un&#8217;Europa che si adatti a quel che \u00e8 avvenuto in questo periodo. A inizio gennaio avremo qui a Roma un incontro dei ministri degli esteri dei paesi fondatori dell&#8217;Unione europea. Credo che potr\u00e0 essere un&#8217;occasione per lanciare questo ragionamento.<\/p>\n<p>La terza parola chiave \u00e8 ordine mondiale. Contribuire a ricrearlo \u00e8 la sfida. Dipende anche da noi riuscire. Perch\u00e9 sappiamo benissimo che abbiamo alle spalle non solo il periodo delle due superpotenze che regolavano tutto ma anche il periodo dell&#8217; illusione di una singola iperpotenza americana. Non avremo soggetti esterni a cui affidare l&#8217;ordine mondiale. Avremo il dovere di contribuire a crearlo anche noi italiani. Questo ha delle conseguenze molto semplici. A partire dagli investimenti qualitativi &#8211; non sto parlando di budget &#8211; per la cooperazione, per l&#8217;intelligence, per la difesa, per la politica estera, che sono fondamentali per l&#8217;azione del governo e del Pd. Non c&#8217;\u00e8 un modo per contribuire alla ricostruzione di un ordine mondiale saltando e facendo finta che non esista la necessit\u00e0 di un impegno in questo terreno. E sapendo anche che la dialettica tra isolazionismo e apertura tipica del dibattito americano del secolo scorso sar\u00e0 sempre pi\u00f9 nei prossimi mesi e anni la dialettica tra democratici e conservatori. Noi siamo per l&#8217;apertura in tutti i sensi, non soltanto quando parliamo di rifugiati, ma anche quando parliamo di cooperazione, di diplomazia, di commercio. La sinistra oggi \u00e8 contro l&#8217;isolazionismo. L&#8217;isolazionismo \u00e8 di destra. E questo \u00e8 uno dei principi del nostro ordine mondiale.<\/p>\n<p>L&#8217;ultima parola \u00e8 effettivamente sinistra. Nel senso che tutte le cose di cui parliamo definiscono quello che significa oggi sinistra. \u00c8 chiaro che non esauriscono la carta d&#8217;identit\u00e0 della sinistra nel nuovo secolo, ci mancherebbe. Mancano tanti pezzi a questa carta d&#8217;identit\u00e0. Ma senza questo pezzo che la definisce ne abbiamo parlato in un interessante incontro organizzato da Gianni Cuperlo venerd\u00ec l&#8217;identit\u00e0 della sinistra oggi nel nuovo secolo \u00e8 veramente impossibile. Cio\u00e8 senza tenere la barra dritta su queste linee di faglia, non \u00e8 definibile oggi davvero una sinistra. Anzi direi che queste linee la definiscono pi\u00f9 di tante nostre magari lacerantissime discussioni. E quindi la nostra capacit\u00e0 di tenere su questa impostazione, sulla quale una parte purtroppo consistente della sinistra europea non tiene, tenere su queste posizioni \u00e8 assolutamente fondamentale per tenere aperta la possibilit\u00e0 di una sinistra di governo e di maggioranza nel futuro dell&#8217;Europa. Che poi \u00e8 quello che il Pd \u00e8 chiamato a cercare di fare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Credo che siamo tutti consapevoli del fatto che a dieci giorni di distanza da quel 13 novembre si \u00e8 girata una pagina di storia. E questo comporta il fatto che si apre di fronte a noi una sfida decisiva sia per il governo che per il profilo politico-culturale del Pd. 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