{"id":23524,"date":"2015-11-18T17:27:14","date_gmt":"2015-11-18T16:27:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2015\/11\/parigi-il-branco-di-lupi-lo-stato\/"},"modified":"2015-11-18T17:27:14","modified_gmt":"2015-11-18T16:27:14","slug":"parigi-il-branco-di-lupi-lo-stato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2015\/11\/parigi-il-branco-di-lupi-lo-stato\/","title":{"rendered":"Giro &#8211; Parigi: il branco di lupi, lo Stato Islamico e quello che possiamo fare (Limes)"},"content":{"rendered":"<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Dopo il lutto e la condanna della barbarie per gli attentati del 13 novembre, ricordiamoci che il vero protagonista del\u00a0conflitto\u00a0che stiamo vivendo non \u00e8 l\u2019Occidente\u00a0ma il mondo islamico.\u00a0Le nostre priorit\u00e0: rimanere in Medio Oriente e spegnere la guerra di Siria.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Di fronte alla strage di Parigi, il primo atteggiamento giusto \u00e8 dolore e lutto<\/strong> per le vittime assieme a tutta la nostra solidariet\u00e0 e commozione per un paese fratello e una citt\u00e0 simbolo della convivenza e dei valori europei.<\/p>\n<p><strong>Subito dopo, \u00e8 opportuna la pi\u00f9 totale e ferma condanna<\/strong> per tali barbari attentati che nulla pu\u00f2 \u2013 nemmeno indirettamente \u2013 giustificare.<\/p>\n<p><strong>\u00c8\u00a0indispensabile essere uniti nel ripudio assoluto del jihadismo<\/strong> e del terrorismo islamico contemporanei, chiedendo a tutti, musulmani inclusi, di far propria una incondizionata e radicale riprovazione.<\/p>\n<p><strong>Infine occorre mettere in campo tutta l\u2019intelligenza,<\/strong> la lucidit\u00e0 e la calma possibili, al fine di capire ci\u00f2 che sta accedendo per trovare le misure adeguate. \u00c8 da irresponsabili mettersi a gridare o agitarsi senza criterio: occorre prima pensare e comprendere bene. Se i barbari sono tra noi, c\u2019\u00e8 un\u2019origine di tale vicenda, una sua evoluzione e \u2013\u00a0speriamo presto \u2013 un rimedio.<\/p>\n<p><strong>Siamo in guerra? La guerra certo esiste,<\/strong> ma principalmente non \u00e8 la nostra. \u00c8 quella che i musulmani stanno facendosi tra loro, da molto tempo. Siamo davanti a una sfida sanguinosa che risale agli anni Ottanta tra concezioni radicalmente diverse dell\u2019islam.\u00a0Una sfida intrecciata agli interessi egemonici incarnati da varie potenze musulmane (Arabia Saudita, Turchia, Egitto, Iran, paesi del Golfo ecc.), nel quadro geopolitico della globalizzazione che ha rimesso la storia in movimento.<\/p>\n<p><strong>Si tratta di una guerra intra-islamica senza quartiere,<\/strong> che si svolge su terreni diversi e in cui sorgono ogni giorno nuovi e sempre pi\u00f9 terribili mostri:\u00a0dal Gia algerino degli anni Novanta alla Jihad islamica egiziana, fino ad al-Qaida e Daesh (Stato Islamico, Is). Igor Man li chiamava \u201cla peste del nostro secolo\u201d.<\/p>\n<p><strong>In questa guerra, noi europei e occidentali non siamo i protagonisti primari; <\/strong>\u00e8 il nostro narcisismo che ci porta a pensarci sempre al centro di tutto. Sono altri i veri protagonisti.<\/p>\n<p><strong>L\u2019obiettivo degli attentati di Parigi \u00e8 quello di terrorizzarci<\/strong> per spingerci fuori dal Medio Oriente, che rappresenta la vera posta in gioco. Si tratta di una sorta di \u201cguerra dei Trent\u2019anni islamica\u201d, in cui siamo coinvolti a causa della nostra (antica) presenza in quelle aree e dei nostri stessi interessi. L\u2019ideologia di Daesh \u00e8 sempre stata chiara su questo punto: creare uno Stato laddove gli Stati precedenti sono stati creati dagli stranieri quindi sono \u201cimpuri\u201d.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Is sta combattendo un conflitto per il potere legittimandosi con l\u2019arma della \u201cvera religione\u201d.<\/strong>\u00a0Concorre ad affermarsi presso la Umma musulmana (la \u201ccasa dell\u2019islam\u201d, che include le comunit\u00e0 musulmane all\u2019estero) quale unico vero e legittimo rappresentante dell\u2019Islam contemporaneo. Questo\u00a0nel linguaggio islamico si chiama <i>fitna<\/i>: una scissione, uno scisma nel mondo islamico. Per capirci: una guerra politica <i>nella<\/i> religione, che manipola i segni della religione, cos\u00ec come i nazisti usavano segni pagani mescolati a finzioni cristiane. Infatti l\u2019Is,\u00a0come al-Qaida, uccide soprattutto musulmani e attacca chiunque si intromette in tale conflitto.<\/p>\n<p><strong>Per chi ha la memoria corta: al-Qaida chiedeva la cacciata delle basi Usa<\/strong>\u00a0dall\u2019Arabia Saudita e puntava a prendersi quello Stato (o alternativamente il Sudan e poi l\u2019Afghanistan in combutta coi talebani). Daesh pretende di pi\u00f9: conquistare \u201ccuori e menti\u201d della Umma; esigere la fine di ogni coinvolgimento occidentale e russo in Siria e Iraq; creare un nuovo Stato laddove esisteva l\u2019antico califfato: la Mesopotamia.<\/p>\n<p><strong>Geopoliticamente c\u2019\u00e8 una novit\u00e0: al-Qaida si muoveva<\/strong> in una situazione in cui gli Stati erano ancora relativamente forti; l\u2019Is\u00a0approfitta della loro fragilit\u00e0 nel mondo liquido, in cui saltano le frontiere. In sintesi: non esiste lo scontro\u00a0tra civilt\u00e0 ma c\u2019\u00e8 uno scontro\u00a0dentro una civilt\u00e0, in corso da molto tempo. Per utilizzare un linguaggio da web: oggi nella Umma il potere \u00e8 contendibile.<\/p>\n<p><strong>A partire da tale fatto incontestabile, due questioni si impongono all\u2019Occidente e alla Russia.<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>La prima \u00e8 esterna e riguarda la presenza<\/strong> (politica, economica e militare) in Medio Oriente: se e come starci. La seconda \u00e8 interna: come difendere le nostre democrazie, basate sulla convivenza tra diversi, allorquando i musulmani qui residenti sono coinvolti in tale brutale contesa? Come preservare la nostra civilt\u00e0 dai turbamenti violenti della civilt\u00e0 vicina? Se ci limitiamo a perdere la testa, invocando vendetta senza capire il contesto, infilandoci senza riflessione sempre di pi\u00f9 nel pantano mediorientale e utilizzando lo stesso linguaggio bellicoso dei terroristi, non facciamo niente di buono. Potremmo anzi concedere allo Stato Islamico\u00a0la resa del \u201cnostro\u201d modello di convivenza, per entrare nel \u201cloro\u201d clima di guerra.<\/p>\n<p><strong>Occorre innanzitutto proteggere la nostra convivenza interna<\/strong> e la qualit\u00e0 della nostra democrazia. Serve pi\u00f9 intelligence e una maggiore opera di contrasto coordinata tra polizie, soprattutto nell\u2019ambito delle collettivit\u00e0 immigrate di origine arabo-islamiche, che rappresentano un\u2019importante posta in gioco del terrorismo islamico. Da notare anche che tali attentati si moltiplicano proprio mentre lo Stato Islamico\u00a0perde terreno in Siria. Contemporaneamente occorre conservare il nostro clima sociale il pi\u00f9 sereno possibile. Mantenere la calma significa non cedere ai richiami dell\u2019odio che bramerebbero vendetta, che per rancore trasformerebbero le nostre citt\u00e0 in ghetti contrapposti, seminando cultura del disprezzo e inimicizia. Le immagini del\u00a0britannico che spinge la ragazza velata sotto la metro di Londra fanno il gioco di Daesh.<\/p>\n<p><strong>Sarebbe da apprendisti stregoni incoscienti<\/strong> rendere incandescente il nostro clima sociale, provocare risentimenti eccetera. Cos\u00ec regaliamo il controllo delle comunit\u00e0 islamiche occidentali ai terroristi, cedendo alla loro logica dell\u2019odio proprio in casa nostra. Per dirla col linguaggio politico italiano: mostrarci pi\u00f9 forti del loro odio non \u00e8 buonismo complice, \u00e8 parte della sfida. Il \u201ccattivismo\u201d diventa invece oggettivamente complice perch\u00e9 appunto fa il gioco dello Stato Islamico.<\/p>\n<p><strong>In secondo luogo, dobbiamo darci una politica comune sulla guerra di Siria,<\/strong> vero crogiuolo dove si formano i terroristi. Imporre la tregua e il negoziato \u00e8 una priorit\u00e0 strategica. Solo la fine di quel conflitto\u00a0potr\u00e0 aiutarci. Aggiungere guerra a guerra produce solo effetti devastanti, come pensa papa Francesco sulla Siria. Finora abbiamo commesso molti errori: l\u2019Occidente si \u00e8 diviso, alcuni governi si sono schierati, altri hanno silenziosamente fornito armi, altri ancora hanno avuto atteggiamenti ondivaghi, non si \u00e8 parlato con una sola voce agli Stati vicini a Siria e Iraq eccetera.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Italia ha dichiarato da oltre due anni che Iran<\/strong> (ricordate ci\u00f2 che disse Emma Bonino prima di Ginevra II?) e Russia (ricordate le accuse a Federica Mogherini di essere filorussa?) andavano coinvolti nella soluzione. Matteo Renzi l\u2019ha pi\u00f9 volte ripetuto, facendone una politica. In parlamento se n\u2019\u00e8 dibattuto. Non siamo stati ascoltati, almeno finora. Tuttavia (finalmente!) le riunioni di Vienna con Russia e Iran possono far ben sperare: oggi tutti ci danno ragione. Meglio tardi che mai: il governo italiano \u00e8 totalmente impegnato nella riuscita di un reale accordo.<\/p>\n<p><strong>Nel nostro paese ci sono stati anche paralleli sforzi di pace e dialogo:<\/strong> dalle riunioni di Sant\u2019Egidio con l\u2019opposizione siriana non violenta, all\u2019appello per Aleppo di Andrea Riccardi, all\u2019ascolto dei leader cristiani di quell\u2019area. La fine della guerra in Siria (e nell\u2019immediato\u00a0il suo contenimento) \u00e8 il vero modo per togliere acqua al pesce terrorista. Senza zone fuori controllo ove prosperare, il jihadismo perderebbe la maschera.<\/p>\n<p><strong>In terzo luogo, dobbiamo occuparci con urgenza del resto del quadro geopolitico mediterraneo:<\/strong> la Libia, che \u00e8 per noi prioritaria (e in cui almeno si \u00e8 frenato il conflitto armato mediante l\u2019embargo delle armi); lo Yemen; la stabilizzazione dell\u2019Iraq;\u00a0le fragilit\u00e0 di Libano, Egitto e Tunisia\u2026<\/p>\n<p><strong>Anche se tali crisi sono in parte legate, vanno assolutamente tenute distinte.<\/strong> L\u2019Is\u00a0vorrebbe invece saldarle in un unico enorme conflitto (la sua propaganda \u00e8 chiara), allo scopo di mostrarsi pi\u00f9 potente di quello che \u00e8. In tale impegno occorrono alleanze forti con gli Stati islamici cosiddetti moderati: un modo per trattenere anche loro dal cadere (o essere trascinati) nella trappola del jihadismo che li vuole portare sul proprio terreno. Ogni conflitto mediorientale e mediterraneo ha una propria via di composizione e occorre fare lo sforzo di compiere tale lavoro simultaneamente. In altre parole: restare in Medio Oriente comporta un impegno politico a vasto raggio e continuo.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 prioritario entrare dentro la spirale dei foreign fighters <\/strong>per prosciugarne le fonti. Ho recentemente scritto un libro su tale fenomeno. Qui aggiungo solo che non sarei sorpreso che tra gli attentatori di Parigi ci fossero vecchie conoscenze della polizia francese. Esistono antiche filiere degli anni Novanta,\u00a0mai del tutto distrutte, che si riattivano in appoggio a chi pare egemone sul campo. Qualcuno pu\u00f2 essere un combattente straniero\u00a0di ritorno: il problema \u00e8 capire la genesi del fenomeno. Ma non ce ne sarebbe nemmeno tanto bisogno: attentati di questo tipo possono essere compiuti da chiunque.<\/p>\n<p><strong>Si \u00e8 parlato di lupi solitari; qui siamo in presenza di un branco.<\/strong> Un ristorante, una trattoria, uno stadio, una sala di concerti non rappresentano reali obiettivi sensibili, segno che non occorre particolare addestramento. Sorprende piuttosto che dispongano di armi da guerra, non cos\u00ec facili da reperire in Francia. In Italia sappiamo che le mafie ne sono provviste ma anche molto gelose. Combattere il fenomeno <i>foreign fighters<\/i> corrisponde a coinvolgere le comunit\u00e0 islamiche e non spingerle verso l\u2019uscita.<\/p>\n<p><strong>Tutto ci\u00f2 va fatto contemporaneamente.<\/strong> Gridare \u201csiamo in guerra!\u201d senza capire quale sia questa guerra, invocando irresponsabili atti di vendetta\u00a0e\u00a0reazioni armate, ci fa cadere nell\u2019imboscata jihadista. Proprio l\u00ec lo Stato Islamico\u00a0vuole portarci, per mettere le mani sull\u2019islam europeo ma soprattutto su quello mediorientale. Vuole dividere il terreno in due schieramenti contrapposti, giocando sul fatto che per riflesso i musulmani saranno fatalmente attirati dalla sua parte.<\/p>\n<p><strong>Per tale motivo la propaganda dell\u2019Is<\/strong> (come quella di al-Qaeda prima) tira continuamente in ballo l\u2019Occidente: in realt\u00e0 sta parlando alla Umma islamica per farla reagire. Intraprendere tutto ci\u00f2 non \u00e8 facile ma necessario.<\/p>\n<p><strong>Contenere e spegnere la guerra di Siria \u00e8 il solo modo per prosciugare il lago terrorista.<\/strong> Sar\u00e0 operazione lunga e complessa, ci saranno altri attentati, ma \u00e8 una strada vincente alla lunga. Certo si tratta di far dialogare nemici acerrimi, di dare un posto a tavola a gente che non ci piace (Assad e i suoi) o a formazioni ribelli ambigue, ma \u00e8 l\u2019unico modo.<\/p>\n<p><strong>Andare in Siria in ordine sparso \u00e8 al contrario la via per compiacere Daesh e i suoi strateghi:<\/strong> un Occidente e una Russia divisi su tutto favoriscono chi sta creando uno \u201cStato\u201d alternativo. Si tratta di una vecchia lezione della storia.<\/p>\n<p><strong>L\u2019operazione militare europea diretta, <\/strong>boots on the ground, \u00e8 dunque necessaria? Non sembra, e comunque non ora: sarebbe andare allo sbaraglio. Ci\u00f2 di cui abbiamo urgente bisogno \u00e8 che ribelli siriani e milizie di Assad \u2013\u00a0assieme ai rispettivi alleati \u2013 capiscano che il nemico comune esiste, si siedano e parlino. Lo Stato Islamico\u00a0furbescamente si presenta alla Umma come \u201cdiverso\u201d: non alleato con nessuno, patriottico, anti-neocolonialista, no-global, non inquinato da interessi stranieri e puramente islamico, duro ma nazionale (nel senso che patria e nazione hanno per l\u2019islam politico). In questo modo mette a repentaglio la sopravvivenza e gli interessi di tutti: dell\u2019Occidente,\u00a0della Russia, di Assad, dei ribelli, dei curdi e delle altre minoranze. Gli unici ad averlo apparentemente capito sono i curdi: c\u2019\u00e8 un solo nemico comune, sorto nel vuoto di potere. Il negoziato parte da questa consapevolezza e per questo deve coinvolgere anche russi e iraniani.<\/p>\n<p><strong>L\u2019obiettivo minimo \u00e8 una tregua immediata;<\/strong> quello massimo un patto per il futuro della Siria. Solo a queste condizioni si potr\u00e0 mettere in piedi un\u2019operazione internazionale di terra, che miri a stabilizzare il paese e a mettere l\u2019Is\u00a0spalle al muro. Solo cos\u00ec si potr\u00e0 svelare cos\u2019\u00e8 veramente l\u2019Is: una cricca di ex militari iracheni e fanatici jihadisti che vengono dal passato e che hanno approfittato delle nostre divisioni.<\/p>\n<p><strong>Il vuoto della politica, si sa, genera mostri.<\/strong> A meno \u2013\u00a0sarebbe l\u2019altra soluzione \u2013 di non lasciare tutto e ritirarsi. Andarcene totalmente dal Medio Oriente, rinunciare tutti a ogni interesse e presenza, abbandonare i mediorientali al loro dramma. Qualcuno lo pensa, qualcuno lo dice.<\/p>\n<p><strong>Se ce ne andassimo dal Medio Oriente, gli attentati in Europa smetterebbero subito<\/strong>, probabilmente. D\u2019altro canto le vittime in quella regione\u00a0sarebbero ancora maggiori.<\/p>\n<p><strong>Lasceremmo il lago jihadista diventare un mare. E questa non \u00e8 un\u2019opzione.<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00a0 Dopo il lutto e la condanna della barbarie per gli attentati del 13 novembre, ricordiamoci che il vero protagonista del\u00a0conflitto\u00a0che stiamo vivendo non \u00e8 l\u2019Occidente\u00a0ma il mondo islamico.\u00a0Le nostre priorit\u00e0: rimanere in Medio Oriente e spegnere la guerra di Siria. \u00a0 Di fronte alla strage di Parigi, il primo atteggiamento giusto \u00e8 dolore e [&hellip;]","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[23],"tags":[399],"class_list":["post-23524","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interviste","tag-vice-ministri-e-sottosegretari-precedenti"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23524","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=23524"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23524\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=23524"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=23524"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=23524"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}