{"id":23528,"date":"2015-11-09T10:45:01","date_gmt":"2015-11-09T09:45:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2015\/11\/paolo-gentiloni-tagli-vincolanti\/"},"modified":"2015-11-09T10:45:01","modified_gmt":"2015-11-09T09:45:01","slug":"paolo-gentiloni-tagli-vincolanti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2015\/11\/paolo-gentiloni-tagli-vincolanti\/","title":{"rendered":"Gentiloni: \u00abTagli vincolanti sui gas serra\u00bb (Il Sole 24 Ore Focus)"},"content":{"rendered":"<p>Le sfide del futuro si vincono con innovazione e sostenibilit\u00e0. Nell&#8217;energia, uno dei settori pi\u00f9 importanti della green economy nonch\u00e9 uno dei settori chiamati principalmente in causa per contrastare i mutamenti climatici, questo significa fonti rinnovabili, risparmio energetico, innovazione, ricerca. L&#8217;Italia sapr\u00e0 cavalcare l&#8217;economia verde pi\u00f9 e meglio di ogni altro Paese europeo. E alzer\u00e0 perfino il tiro sugli obiettivi e sui vincoli internazionali per la lotta ai cambiamenti climatici, guadagnandosi \u2013 il nostro ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ne \u00e8 sicuro \u2013 una posizione da leader nella imminente Cop 21 di Parigi.<\/p>\n<p><strong>Andremo a Parigi con proposte nostre? Oppure con proposte coordinate con la comunit\u00e0 internazionale? E, nel caso, quali? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abIntendiamo da un lato ribadire l&#8217;obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 40% entro il 2030 rispetto ai valori del 1990, e dall&#8217;altro fare tutto il possibile affinch\u00e9 il pi\u00f9 alto numero di Paesi adotti obiettivi in grado di evitare conseguenze drammatiche. Non parlo solo di economia, parlo del rischio di guerre e di migrazioni davvero bibliche. Per noi \u00e8 anche necessario che a Parigi si stabilisca un meccanismo vincolante di revisione periodica degli impegni\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La corsa alle energie rinnovabili \u00e8 veloce, evidente, ancora costosa. Vale la pena di sostenerla ancora con forti sussidi pubblici? E con quali modalit\u00e0? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abLe rinnovabili hanno conosciuto negli ultimi decenni un significativo sviluppo e quelle tecnologicamente mature sono oggi in grado di competere sul mercato. La creazione di un mercato interno dell&#8217;energia in Europa e l&#8217;applicazione di meccanismi competitivi sono le soluzioni migliori per modificare gradualmente l&#8217;approccio basato su schemi di incentivazione delle rinnovabili . Inoltre, le rinnovabili dovranno essere promosse sempre pi\u00f9 attraverso ulteriori meccanismi di mercato quale la definizione di un prezzo della CO2 nel quadro dell&#8217;Emission Trading\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Nelle tecnologie per la green economy l&#8217;Italia \u00e8 ben messa. Potrebbe, secondo molti quotati analisti, farne un&#8217;importante occasione di business anche a livello internazionale. Come favorire e liberare queste potenzialit\u00e0? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl nostro Paese \u00e8 effettivamente all&#8217;avanguardia e questo rende pi\u00f9 competitivo il made in Italy. In base ai dati del sesto Rapporto Greenitaly di Fondazione Symbola e Unioncamere, dall&#8217;inizio della crisi pi\u00f9 di un&#8217;impresa su quattro ha scommesso sul green. Queste realt\u00e0 sono attive in tutti i settori della nostra economia, con punte del 32% nella manifattura, e sono le imprese che innovano e d esportano di pi\u00f9. Nell&#8217;anno in corso il 59% della domanda di lavoro \u00e8 legata, direttamente o indirettamente, a competenze ambientali, con picchi del 67% nell&#8217;area aziendale della progettazione e della ricerca e sviluppo. L&#8217;Italia, come ricorda il rapporto, pu\u00f2 inoltre vantare in diversi settori un positivo spread green, sia in termini di consumo di energia e materie prime utilizzate che in termini di emissioni e rifiuti generati per unit\u00e0 di prodotto. E siamo i primi in Europa nell&#8217;industri a del riciclo: a fronte di un recupero industriale di oltre 163 milioni di tonnellate di rifiuti riciclabili su scala europea, nel nostro Paese abbiamo recuperato 25 milioni di tonnellate, il valore assoluto pi\u00f9 elevato. Crescono quindi le potenzialit\u00e0 per le imprese green italiane di esportare all&#8217;estero. Le elevate competenze e il know how tecnologico che possiedono, creano occasioni di business che la nostra diplomazia sostiene a tutti i livelli\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Nella strategia per la decarbonizzazione il nucleare civile avr\u00e0 secondo lei un futuro? <\/strong><\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 un dibattito aperto in alcuni paesi. Anche se il nucleare ha perso di competitivit\u00e0 sul terreno economico. L&#8217;Italia ha intrapreso un&#8217;altra strada, e punta a combattere il cambiamento climatico attraverso le fonti rinnovabili, grazie al solido know-how acquisito nella produzione di energia eolica, solare, geotermica ed allo sviluppo di tecnologie innovative, con uno sforzo straordinario di efficienza energetica per il quale gli incentivi continuano ad essere cruciali. Non a caso nelle scorse settimane il Guardian ha parlato dell&#8217;Enel come \u201cil primo gigante energetico verde\u201d del pianeta. Intanto i Paesi in via di sviluppo chiedono intanto forti impegni finanziari \u2013 o, pi\u00f9 prosaicamente, sussidi a loro favore &#8211; a quei Paesi che hanno finora sostenuto la loro crescita con le massicce emissioni che stanno sconvolgendo gli equilibri climatici\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ipotesi praticabile? Insomma, i Paesi pi\u00f9 ricchi possono o devono finanziare la \u201cpulizia\u201d di chi chiede di poter crescere come noi? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abNell&#8217;ambito della Convenzione ONU sui Cambiamenti Climatici si \u00e8 affermato che, sebbene tutti i Paesi siano responsabili delle proprie emissioni di gas serra, alcuni Paesi sono \u201cstoricamente responsabili\u201d avendo iniziato il processo di industrializzazione ben prima di altri. Tale concetto si sta trasformando, con qualche resistenza , in \u201cevolving responsibilities\u201d, per tenere conto del nuovo assetto socioeconomico mondiale, ben diverso da quello del 1992. Il Protocollo di Kyoto, prevedeva impegni di riduzione delle emissioni da parte dei soli Paesi industrializzati. Oggi tutti sono chiamati a prendere impegni per attenuare il cambiamento climatico. Questi impegni saranno in parte finanziati dai Paesi industrializzati, che infatti si sono impegnati, durante la Cop di Cancun nel 2010, a mobilitare congiuntamente 100 miliardi di dollari entro il 2020. La questione della strutturazione della finanza del clima \u00e8 uno dei nodi fondamentali e pi\u00f9 delicati del futuro accordo. Non si discute soltanto il quanto ed il chi, ma anche come ripartire le risorse finanziarie tra progetti di mitigazione e progetti di adattamento, come ulteriormente coinvolgere il settore privato, attraverso quali canali gestire tali fondi, come renderne trasparenti le modalit\u00e0\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Le sfide del futuro si vincono con innovazione e sostenibilit\u00e0. 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