{"id":23551,"date":"2015-08-24T16:24:25","date_gmt":"2015-08-24T14:24:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2015\/08\/giro-noi-terroristi-storie-di-ragazzi\/"},"modified":"2015-08-24T16:24:25","modified_gmt":"2015-08-24T14:24:25","slug":"giro-noi-terroristi-storie-di-ragazzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2015\/08\/giro-noi-terroristi-storie-di-ragazzi\/","title":{"rendered":"Giro: &#8220;Noi terroristi&#8217; storie di ragazzi perduti\u201d (l&#8217;Unit\u00e0)"},"content":{"rendered":"<p>Parigi, 25 luglio 1995: esplode una bomba nella stazione RER di Saint Michel, causando 8 morti e 117 feriti. L&#8217;attentato e rivendicato dal GIA, il gruppo islamico armato algerino. Parigi 7 gennaio 2015: i fratelli Sa\u00efd e Ch\u00e9rif Kouachi assaltano la redazione di Charlie Hebdo, un giornale satirico, uccidendo 12 persone tra giornalisti, impiegati e un poliziotto. Vent&#8217;anni di differenza tra i due fatti di sangue. Stessa la matrice, quella del jihadismo, il terrorismo islamico. Simili le storie di terroristi: giovani perduti, finiti nel gorgo della delinquenza e alla fine corrotti dai &#8220;cattivi maestri&#8221; del terrore.<\/p>\n<p>E\u2019 questa l&#8217;analisi in Noi terroristi, un libro di storie di ragazzi perduti (Guerini e Associati Editore) che decidono di farsi terroristi. Per rabbia per noia per passione, per vuoto, in tanti partono o commettono atti atroci. Sono figli di due mondi che non si amano: dell&#8217;islam ma anche dell&#8217;Occidente. Maturano un&#8217;insana passione per l&#8217;assoluto: meglio uccidere e morire che vivere cosi. Fuggono dal loro (nostro) mondo privo d i entusiasmo e di sacrificio. Sono figli di un&#8217;integrazione fallita, giovani di origine musulmana, nati o cresciuti in Europa, transitati per le sue anonime periferie, un cattivo rapporto con la scuola e famiglie fragili, spesso senza il padre. Svuotati e alienati. pronti per l&#8217;incontro con i reclutatoci del jihadismo. La loro fragilit\u00e0 interiore li ha resi prede consenzienti di un mondo parallelo e oscuro. Hanno creduto nella &#8220;redenzione&#8221;, nella \u201cguerra santa&#8221; che tutto avrebbe cambiato, nel jihad contro &#8220;corrotti e oppressori&#8221;, in un miscuglio di mistificazioni, rivoluzione, collera e nichilismo.<\/p>\n<p>Le storie dei nuovi jihadisti, quelli recentemente partiti per la Siria, sono sempre pi\u00f9 legate a conversioni solitarie, via social network, facebook, twitter o altro. Chiusi nelle loro stanze ragazzi e ragazze -spesso adolescenti -consultano senza filtri migliaia di pagine nella rete, entrando in contatto con offerte di qualunque tipo.<\/p>\n<p>Il Califfato ha fatto un ulteriore pericoloso salto di qualit\u00e0 verso il totalitarismo ideologico: nella narrazione elaborata ed offerta in rete, utilizza il linguaggio del web e ritorce contro le nostre societ\u00e0 buona parte dell&#8217;armamentario post-ideologico e nichilista di origine occidentale. Secondo lo storytelling di al-Baghdadi, jihad fa rima con rivoluzione, perch\u00e9 \u00abl&#8217;occidente \u00e8 governato dalle banche, non dai parlamenti, questo lo sapete\u00bb. Nel &#8220;manuale dello stato islamico\u00bb una delle tante pubblicazioni web di Dae&#8217;sh, si legge: \u201clo stato islamico \u00e8 la vera rivoluzione\u201d.<\/p>\n<p>Davanti a queste storie sorge spontanea la domanda su chi ne sia responsabile. Si tratta di un problema anche \u201cinterno&#8221; alle nostre societ\u00e0, con ripercussioni globali. Il fenomeno della radicalizzazione violenta dei giovani non \u00e8 solo legato all&#8217;islam. Il danno si verifica ad ogni latitudine. In America Latina avviene come affiliazione ai narcotrafficanti e alle maras, le gang giovanili di strada. Allo stesso modo si possono analizzare i giovani arruolati dai &#8220;signori della guerra&#8221; in Africa. Gli esperti parlano addirittura di &#8220;youth bulge&#8221;, di bubbone giovanile: laddove ci sono troppi giovani, famiglie deboli e alcune condizioni sociali, ecco nascere il problema.<\/p>\n<p>La religione diviene riferimento totalizzante per identit\u00e0 deboli. In un video di propaganda dello &#8220;stato islamico&#8221; si dice che \u00abl&#8217;unico rimedio alla depressione \u00e8 il jihad\u00bb: parole che non si applicano all\u2019esperienza religiosa ma psichica. Ai giovani in cerca di identit\u00e0 i reclutatoci ne propongono una semplice: schierarsi aderendo alla comunit\u00e0 dei &#8220;puri&#8221;.<\/p>\n<p>Organizzazioni come lo Stato Islamico sono in realt\u00e0 nuovi prodotti religiosi creati di sana pianta nel grande supermercato delle identit\u00e0 che \u00e8 diventata la globalizzazione. L&#8217;appello ad aderirvi fa leva su un amalgama di spirito di avventura, pionierismo, romanticismo rivoluzionario e senso di giustizia che spesso anima i giovani. La manipolazione dei giovani e la loro radicalizzazione non sono una novit\u00e0 contemporanea. Il vuoto lasciato dalle ideologie, si riempie oggi di islam globalizzato. La notte della rivoluzione diviene l&#8217;alba del califfo.<\/p>\n<p>Come reagire? Davanti a tutto questo, la dottrina dello &#8220;scontro tra civilt\u00e0&#8221; \u00e8 un&#8217;arma spuntata. Non a caso \u00e8 condivisa dai jihadisti. Serve un disarmo culturale che crei uno spazio di dialogo. Non significa rinunciare alla nostra democrazia e ai nostri valori, ma renderli comprensibili e comunicabili ad altre culture. Bisogna moltiplicare gli interlocutori e non abbandonare mai lo sforzo di parlarsi. Dialogo, accoglienza agli immigrati e tentativi di integrazione hanno almeno il merito di non aumentare l&#8217;odio l&#8217;incomprensione e la distanza. Occorre essere forti, avere un&#8217;idea un&#8217;utopia da contrapporre a quella dello &#8220;stato islamico&#8221;. Per conquistare &#8220;cuori e menti&#8221; in Medio Oriente e nelle comunit\u00e0 immigrate non basteranno denaro e forza: occorrer\u00e0 trovare un linguaggio convincente. La scuola \u00e8 un obiettivo per i terroristi. Gli attacchi dei Boko Haram in Nigeria, i terribili massacri di Peshawar in Pakistan e di Garissa in Kenya, ci danno la dimensione di quanto l&#8217;umile ma nobile lavoro dell&#8217;insegnante sia pericoloso per il terrorista di qualunque tipo, in specie jihadista. Se c&#8217;\u00e8 un luogo sacro in democrazia, tale \u00e8 la scuola. Basta questa come narrazione alternativa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Parigi, 25 luglio 1995: esplode una bomba nella stazione RER di Saint Michel, causando 8 morti e 117 feriti. L&#8217;attentato e rivendicato dal GIA, il gruppo islamico armato algerino. 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