{"id":23570,"date":"2015-06-30T09:21:33","date_gmt":"2015-06-30T07:21:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2015\/06\/la-grande-sfida-al-terrorismo-globale\/"},"modified":"2015-06-30T09:21:33","modified_gmt":"2015-06-30T07:21:33","slug":"la-grande-sfida-al-terrorismo-globale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2015\/06\/la-grande-sfida-al-terrorismo-globale\/","title":{"rendered":"Gentiloni: &#8220;La grande sfida al terrorismo globale&#8221; (l\u2019Unit\u00e0)"},"content":{"rendered":"<p>Il venerdi nero con gli attacchi terroristici in Tunisia, Francia e Kuwait non nasce dall&#8217;ordine di attacco di una supercentrale terroristica. Non un comando unico ma un&#8217;unica crisi lega i diversi episodi e impone di fronteggiarli con un&#8217;ottica globale. Il che vale in particolare per l&#8217;Italia, che la geografia e la storia collocano al centro del teatro della crisi, il Mediterraneo. Non si \u00e8 trattato di una fiammata improvvisa. Dal 7 gennaio al 26 giugno, le date scandiscono il ritmo degli attentati e del nostro sgomento. Un largo riconoscimento politico e culturale dell&#8217;ampiezza della sfida storica che affrontiamo \u00e8 dunque sempre pi\u00f9 necessario.<\/p>\n<p>Quest&#8217;anno emerge con forza inusitata, nel Mediterraneo, la sfida di Daesh (Isis). Daesh controlla una parte importante del territorio di Iraq e Siria, e questa \u00e8 una delle sue pericolose novit\u00e0. L&#8217;altra \u00e8 che si pensa anzitutto come attore mediatico ed in questo modo entra nelle nostre vite: \u00e8 forte quando riesce a catturare l&#8217;attenzione, oltre che il territorio; \u00e8 forte quando il suo &#8220;marchio&#8221; riesce a reclutare e a influenzare, quando i suoi &#8220;simboli&#8221; (tra cui il simbolo di Roma, che vuole toccarci direttamente) sanno impaurire e generare effetti politici e sociali. Anche per questo, la lotta contro Daesh richiede una strategia a pi\u00f9 livelli, dove l&#8217;azione militare \u00e8 certo decisiva, e ci vede impegnati su diversi fronti. Ma ad essa vanno affiancati strumenti di prevenzione e di contrasto in grado di incidere sulle nuove forme di reclutamento. Occorre un coinvolgimento sempre pi\u00f9 stretto delle comunit\u00e0 musulmane sui nostri valori condivisi, contro il messaggio di intolleranza e di odio che giunge dal terrorismo. Inoltre, dobbiamo essere in grado di drenare le fonti di finanziamento di Daesh, attraverso una collaborazione internazionale di cui l&#8217;Italia \u00e8 protagonista in quanto co-presidente del &#8220;Counter ISIL Finance Group&#8221;.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 in profondit\u00e0, abbiamo bisogno di una bussola concettuale, che richiede una consapevolezza storica dell&#8217;equilibrio del potere e dei conflitti del Medio Oriente, oltre a un approccio multilaterale. Il cuore di questa bussola concettuale \u00e8 il riconoscimento della sfida cruciale della questione mediterranea. Infatti, oggi il Mediterraneo rappresenta molto di pi\u00f9 del confine meridionale dell&#8217;Europa. Sempre di pi\u00f9, \u00e8 la frontiera di civilt\u00e0 in cui si incontrano tre continenti, con implicazioni culturali, politiche e di sicurezza di un rilievo senza precedenti.<\/p>\n<p>Il &#8220;primato&#8221; del Mediterraneo nella politica estera italiana \u00e8, anzitutto, un principio di realt\u00e0 per un paese con 8000 chilometri di coste ed esposto nel suo vicinato ai focolai di instabilit\u00e0, anche nelle loro implicazioni economiche ed energetiche. Consideriamo inoltre il Mediterraneo, in quanto crocevia delle crisi e delle opportunit\u00e0 del ventunesimo secolo, lo spazio in cui l&#8217;Europa pu\u00f2 e deve fare un salto oltre gli egoismi, per superare la crisi pi\u00f9 pericolosa degli ultimi anni, quella che ha minato la fiducia reciproca degli europei. Oggi la questione mediterranea si incarna in tre temi principali, che dimostrano questa centralit\u00e0.<\/p>\n<p>II primo riguarda il terrorismo e l&#8217;instabilit\u00e0. Affrontiamo un &#8220;arco di crisi&#8221; molto vasto, che nella sua estensione dal Golfo della Guinea al Pakistan vede nel Mediterraneo diversi epicentri di instabilit\u00e0, determinati in particolare dagli scontri interni alle comunit\u00e0 islamiche e dalla fragilit\u00e0 statuale, dopo il crollo di numerosi tra gli Stati-nazione emersi dalla disintegrazione degli imperi e dal processo di decolonizzazione, divenuti oggi Stati falliti o Stati fragili. Analizzando il Medio Oriente nel suo ultimo libro, Henry Kissinger sostiene che in nessun altro luogo la sfida dell&#8217;ordine internazionale sia pi\u00f9 complessa. La fragilit\u00e0 degli Stati, la caratteristica pi\u00f9 evidente dall&#8217;attuale mappa del Mediterraneo e dovuta anche alla scarsa lungimiranza dell&#8217;ultima fase interventista, \u00e8 il pi\u00f9 grande regalo per gli estremisti che vogliono sfruttare per il loro vantaggio i tribalismi e gli scontri interni. Per questo l&#8217;esigenza di stabilizzare le aree pi\u00f9 sensibili attraverso soluzioni non estemporanee, ma ampiamente condivise, merita tutta la nostra attenzione. Avere a che fare con controparti legittimate e in grado di esercitare un&#8217;effettiva &#8220;capacit\u00e0 statuale&#8221; \u00e8, infatti, l&#8217;unico modo per affrontare i problemi comuni in modo duraturo e realistico. Questo aspetto riguarda in primo luogo la Libia, la cui stabilizzazione \u00e8 determinante per la stabilit\u00e0 di tutta l&#8217;area mediterranea e per il nostro interesse nazionale. La nostra azione bilaterale e internazionale \u00e8 focalizzata sull&#8217;ampia condivisione necessaria alla distruzione dell&#8217;economia criminale del traffico di esseri umani, che minaccia la sicurezza di tutta l&#8217;Europa, e sul sull&#8217;accordo politico unitario e di compromesso sul governo libico, che l&#8217;Italia \u00e8 pronta a supportare con i suoi mezzi e con un ruolo da protagonista.<\/p>\n<p>Libia, Siria, Iraq: Stati la cui stessa sopravvivenza \u00e8 oggi messa in gioco. Affrontarne le crisi \u00e8 importante quanto battersi per impedire che altri Stati precipitino nella spirale dell&#8217;instabilit\u00e0. In primo luogo oggi la Tunisia, terra delle promesse mantenute della Primavera araba. E paesi come Libano e Giordania, soggetti a una pressione migratoria quasi insopportabile. Capacit\u00e0 statuale e ricostruzione istituzionale sono temi essenziali della politica estera del ventunesimo secolo: come ricordato recentemente da David Miliband, met\u00e0 della popolazione mondiale che si trova in povert\u00e0 estrema oggi (nel 2030 saranno i due terzi) vive in Stati privi della capacit\u00e0 e della legittimazione per proteggere i loro cittadini, che ricevono soltanto il 38% degli aiuti umanitari. Bisogna invertire questa tendenza, e aiutare per costruire capacit\u00e0 istituzionali. Un nuovo ordine mediterraneo, con un ampio coinvolgimento multilaterale, deve essere la prova di questo metodo.<\/p>\n<p>La seconda grande sfida del Mediterraneo riguarda l&#8217;Africa, continente il cui potenziale di crescita \u00e8 enorme e in cui l&#8217;Italia pu\u00f2 e deve essere protagonista. Proprio noi, che con i Paesi dell&#8217;area mediterranea abbiamo straordinarie relazioni economiche -50 miliardi di interscambio, siamo il quarto partner dell&#8217;area dopo Usa, Germania e Cina- possiamo cogliere le potenzialit\u00e0 del Mediterraneo come piattaforma verso l&#8217;Africa.<\/p>\n<p>Per troppo tempo, abbiamo considerato l&#8217;Africa una terra incognita. In questo secolo, abbiamo gi\u00e0 visto un&#8217;Africa diversa, non solo per una crescita sostenuta (stimata al 4,5% nel 2015 e al 5% nel 2016) ma anche per lo sviluppo umano, per il ruolo svolto nelle istituzioni multilaterali, per l&#8217;impatto capillare della rivoluzione digitale attraverso la tecnologia mobile. La sfida di Expo 2015, &#8220;Nutrire il pianeta. Energia per la vita&#8221;, sar\u00e0 vinta soprattutto in Africa, e la realizzazione delle infrastrutture di cui l&#8217;Africa ha bisogno \u00e8 un&#8217;opportunit\u00e0 per l&#8217;Europa e per l&#8217;Italia. Questo governo, fin dalle prime visite di Stato all&#8217;estero del presidente Renzi, ha considerato l&#8217;Africa una priorit\u00e0 economica e politica.<\/p>\n<p>L&#8217;Africa, e in particolare l&#8217;Africa Sub-Sahariana, \u00e8 al centro dell&#8217;azione italiana nella cooperazione internazionale per lo sviluppo, che sar\u00e0 rafforzata nell&#8217;implementazione della legge n. 125\/2014. E che rilanceremo con la partecipazione del Presidente del Consiglio al prossimo summit di Addis Abeba sul finanziamento dello sviluppo.<\/p>\n<p>La terza grande sfida che affrontiamo nello scacchiere mediterraneo, e forse quella pi\u00f9 delicata, riguarda l&#8217;immigrazione. I temi d&#8217;attualit\u00e0 sono le tragedie del mare, le liti europee sull&#8217;accoglienza e le crisi umanitarie che destabilizzano paesi chiave del bacino mediterraneo. Per affrontare la sfida, abbiamo bisogno di ragionare oltre la partigianeria politica e l&#8217;approssimazione: i flussi migratori continueranno a caratterizzare la politica mediterranea. Per le condizioni di miseria e di guerra in cui vivono vaste aree dell&#8217;Africa e del medioriente; e per via dello squilibrio tra le giovani popolazioni della sponda Sud e l&#8217;invecchiamento dell&#8217;Europa. Oggi, il 16% degli europei ha almeno 65 anni, nel 2050 sar\u00e0 il 27% (e addirittura un terzo degli italiani). Chi pensa di avere una bacchetta magica, davanti a questi cambiamenti epocali, mente sapendo di mentire. Gli avvenimenti dell&#8217;ultima generazione dei paesi della sponda Sud del Mediterraneo e dell&#8217;Africa, nonch\u00e9 le evoluzioni della prossima generazione, richiedono una mappa mentale radicalmente diversa. E proprio per questo richiedono un reale governo del fenomeno, attraverso una stretta cooperazione con i paesi di origine e di transito, e la massima consapevolezza politica dell&#8217;urgenza del problema. \u00c8 una questione di lungimiranza. Negli ultimi mesi l&#8217;Italia, oltre a siglare importanti intese bilaterali, si \u00e8 impegnata costantemente per rendere i partner europei sempre pi\u00f9 consapevoli del fatto che l&#8217;immigrazione deve essere una responsabilit\u00e0 europea condivisa attraverso decisioni concrete che tocchino anche il contributo finanziario (come ci si attende da una superpotenza economica), non l&#8217;occasione per divisioni e veti reciproci. Dobbiamo ancora dimostrare un concreto &#8220;risveglio&#8221; europeo sulla questione, perch\u00e9 \u00e8 proprio su questi temi che l&#8217;Europa esprime, o no, una natura di attore globale. E certo il balletto degli aggettivi sulla ricollocazione dei richiedenti asilo (Obbligatoria? Volontaria? Vincolante? Consensuale?) non \u00e8 all&#8217;altezza della situazione. Trasmette l&#8217;immagine di un&#8217;Europa dimessa, ormai alla periferia della storia, abile a presidiare il passato e rassegnata a subire il presente. L&#8217;Italia non si rassegna, e se continuiamo a batterci per una dignitosa politica migratoria comune lo facciamo anzitutto per il futuro dell&#8217;Unione.<\/p>\n<p>L&#8217;identit\u00e0 mediterranea dell&#8217;Europa, infatti, ci porta oltre i vecchi conflitti del continente e oltre le scorie della guerra fredda, costringendoci ad affrontare i rischi cruciali per le nostre societ\u00e0 in un mondo nuovo, dal terrorismo alla fragilit\u00e0 statuale alla sostenibilit\u00e0 ambientale. Allo stesso tempo, il Mediterraneo e l&#8217;apertura all&#8217;Africa incarnano le opportunit\u00e0 della crescita e della sostenibilit\u00e0 del ventunesimo secolo: nell&#8217;energia, nella ricerca, nel commer- Paolo cio, nel capitale umano. Solo un nuovo ordine mediterraneo sar\u00e0 in grado di portare la stabilit\u00e0 in tre continenti. Fernand Braudel scriveva nelle sue &#8220;Memorie del Mediterraneo&#8221;: &#8220;Il Mediterraneo non si \u00e8 mai rinchiuso nella propria storia, ma ne ha rapidamente superato i confini&#8221;. Oggi il nostro mare continua a disegnare i confini di una nuova politica. Sta a noi italiani ed europei saperla a esprimere fino in fondo, vincendo la paura<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il venerdi nero con gli attacchi terroristici in Tunisia, Francia e Kuwait non nasce dall&#8217;ordine di attacco di una supercentrale terroristica. Non un comando unico ma un&#8217;unica crisi lega i diversi episodi e impone di fronteggiarli con un&#8217;ottica globale. 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