{"id":23587,"date":"2015-05-27T09:10:25","date_gmt":"2015-05-27T07:10:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2015\/05\/gentiloni-dalla-siria-all-iran\/"},"modified":"2015-05-27T09:10:25","modified_gmt":"2015-05-27T07:10:25","slug":"gentiloni-dalla-siria-all-iran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2015\/05\/gentiloni-dalla-siria-all-iran\/","title":{"rendered":"Gentiloni: \u201cDalla Siria all\u2019Iran passando per la Libia, la Russia \u00e8 cruciale\u201d (Il Foglio)"},"content":{"rendered":"<p>La Spagna si butta verso il populismo indignado di Podemos, la Polonia elegge presidente un ultranazionalista come Andrzej Duda, che odia Bruxelles forse pi\u00f9 di quanto gi\u00e0 non odia Mosca, la Grecia \u00e8 sull\u2019orlo dell\u2019uscita dalla moneta unica, la Gran Bretagna progetta l\u2019uscita dall\u2019Unione europea. Il populismo si sta mangiando il progetto europeo e andr\u00e0 avanti fino a causarne il disfacimento? E cosa sta succedendo al sistema del bipolarismo, il buon vecchio \u201cconservatori contro progressisti e vinca il migliore\u201d, non funziona pi\u00f9? Non riesce a rappresentare gli europei infuriati? Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, dice al Foglio che \u201cSpagna e Polonia sono storie tra loro molto diverse, anche se viene facile accomunarle contro un bersaglio comune che \u00e8 l\u2019Europa. In realt\u00e0, se entriamo nel dettaglio, il tema europeo non \u00e8 stato cos\u00ec cruciale nel corso della recente campagna elettorale inglese, e in Spagna Podemos non ha una posizione rigidamente anti Unione. Il risultato pi\u00f9 sorprendente \u00e8 stato quello polacco, nel senso che viene da un paese che ha alle spalle una straordinaria performance economica che in gran parte \u00e8 stata favorita dal pi\u00f9 alto livello di fondi europei nella storia dell\u2019Unione. Per\u00f2 non c\u2019\u00e8 dubbio che tutto messo assieme, il risultato spagnolo, il risultato polacco, i rischi cosiddetti di Brexit (l\u2019uscita del Regno unito dall\u2019Unione europea), e di Grexit (l\u2019uscita della Grecia dall\u2019euro), tutto concorre a creare una preoccupante emergenza europea\u201d.<\/p>\n<p>Stato di emergenza dunque, per reagire ai segnali di insofferenza (eufemismo) che arrivano da ogni parte, e per\u00f2 Gentiloni dice che c\u2019\u00e8 da stare attenti a non prendere i sintomi, Podemos, i polacchi e il resto, per la malattia. \u201cSe pensassimo che sono il problema, allora avremmo un\u2019analisi non adeguata e di conseguenza una politica non adeguata. Il guaio non \u00e8 la reazione populista di estrema destra oppure degli indignados. Il problema \u00e8 se l\u2019Europa \u00e8 in grado di aggiustare le cose che non vanno. I populismi sono una reazione a come l\u2019Ue si \u00e8 comportata di fronte alla crisi economica. Molto male. Di fronte a una crisi che non aveva precedenti nel Dopoguerra, ha risposto con la dittatura dei regolamenti invece che con la politica e le scelte\u201d. La crisi economica non \u00e8 ancora passata, se passer\u00e0: e in Europa siamo ancora bloccati in quello stato inerte di prima? \u201cDirei che ci siamo lasciati alle spalle un decennio in cui, che si trattasse del debito greco o dell\u2019accordo di associazione con l\u2019Ucraina, c\u2019era un manuale di regolamenti da applicare in automatico, senza troppo interrogarsi sulle conseguenze. Questa fase \u00e8 stata superata. Ora c\u2019\u00e8 un metodo nuovo. Si torna alla politica, e il merito \u00e8 anche dell\u2019Italia\u201d. E oltre al metodo, ci sono anche i risultati? \u201cSul piano dei risultati siamo ancora ai primissimi passi\u201d.<\/p>\n<p>In questi giorni il confronto pi\u00f9 duro dentro l\u2019Europa \u00e8 sul piano per l\u2019immigrazione. Ogni giorno il piano subisce un\u2019aggressione dai paesi che tentano di smontarne una parte.<\/p>\n<p>\u201cIl piano della Commissione \u00e8 buono \u2013 dice il ministro \u2013 Chi pensa per\u00f2 che, per il fatto di essere buono, il piano porter\u00e0 a un arresto dei flussi migratori, vive su un altro pianeta. Chi invece vive nei paesi del Mediterraneo sa che i flussi migratori ci accompagneranno nei prossimi anni e che si dovr\u00e0 gestirli, regolarli, condividerne il peso nell\u2019accoglienza, intervenire nei paesi d\u2019origine. Il piano della Commissione \u00e8 buono perch\u00e9 fa passare un principio di condivisione \u2013 mi riferisco all\u2019agenda presentata il 14 maggio \u2013 moltiplica le risorse sia pure in modo ancora insufficiente, traduce in proposte molte delle nostre richieste\u201d.<\/p>\n<p>Eppure ora si parla di regole pi\u00f9 restrittive, per questo piano europeo: la ripartizione degli immigrati secondo le quote sar\u00e0 applicata soltanto agli immigrati che arriveranno in futuro (quindi da fine giugno) e non a quelli che sono gi\u00e0 sbarcati (l\u2019Italia ne ha novantamila); inoltre, saranno presi in considerazione non tutti gli immigrati, ma soltanto i cosiddetti aventi diritto alla protezione internazionale, in pratica in questo momento soltanto eritrei e siriani. \u201cLa relocation dei prossimi arrivi non \u00e8 una novit\u00e0, era contenuta nel piano originale, e il fatto che la relocation riguardi i titolari di diritto alla protezione internazionale e non i migranti irregolari in genere anche questo era nella proposta della Commissione, che tutti abbiamo giudicato positiva. Il punto di scontro tuttavia c\u2019\u00e8 eccome: attorno a quella proposta s\u2019\u00e8 aperta una polemica da parte di alcuni stati membri e l\u2019esito \u00e8 tutt\u2019altro che scontato. Insomma, io mi aspetto che la Commissione che si riunisce oggi traduca la sua agenda in proposta legislativa, che stabilisca il numero di aventi diritto all\u2019asilo da ridistribuire \u2013 dovrebbe essere di quarantamila \u2013 e che non si facciano passi indietro. Sappiamo che ci sono paesi come Francia e Spagna che avanzano delle riserve\u201d.<\/p>\n<p>Deluso dalla Francia? Si pu\u00f2 parlare di un voltafaccia? \u201cNo, no, io non parlo n\u00e9 di delusioni, n\u00e9 di voltafaccia, n\u00e9 di illusioni. Come \u00e8 noto, il nodo verr\u00e0 sciolto dal Consiglio dei ministri dell\u2019Interno del 15 giugno. Abbiamo una ventina di giorni per lavorare, ricordando a tutti che l\u2019impegno per condividere l\u2019emergenza immigrazione \u00e8 stato un impegno preso solennemente dai capi di stato e di governo dopo un naufragio disastroso al largo delle coste libiche\u201d.<\/p>\n<p>Ieri il sito Wikileaks ha messo su internet due protocolli riservati dell\u2019Unione europea che \u201csvelano la strategia della missione in Libia\u201d. I due documenti sono stati presentati come la prova che l\u2019Italia sta per cominciare un intervento militare sull\u2019altra sponda. \u201cNo, non c\u2019\u00e8 alcun intervento militare \u2013 dice Gentiloni. Tutto abbiamo in mente tranne che interventi militari in Libia. Piuttosto, c\u2019\u00e8 una discussione per una risoluzione delle Nazioni Unite che autorizzi azioni mirate contro gli scafisti, ne parler\u00f2 al ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, che vedr\u00f2 a Mosca la prossima settimana\u201d. Con Lavrov si parler\u00e0 anche di un possibile ruolo della Russia nella Coalizione allargata dei paesi che stanno combattendo contro lo Stato islamico? \u201cCredo che sia senz\u2019altro nell\u2019interesse nostro, intendo occidentale, e nell\u2019interesse della Russia, avere un terreno di iniziativa comune contro il terrorismo. Ci sono diversi dossier su cui gi\u00e0 collaboriamo con Mosca \u2013 o possiamo collaborare \u2013 dal nucleare iraniano alla Siria, passando per la Libia. Tra l\u2019altro l\u2019incontro con il ministro Lavrov \u00e8 alla vigilia del vertice di Parigi del 2 giugno, in cui si far\u00e0 il punto sulla strategia comune contro Daesh\u201d, dice Gentiloni, che per parlare di Stato islamico usa l\u2019acronimo arabo (che quelli dello Stato islamico detestano, per l\u2019assonanza con il verbo arabo che significa \u201cschiacciare sotto i piedi\u201d). E i rumors di un piano d\u2019intervento militare dei paesi arabi in Libia, in cui \u00e8 previsto un ruolo anche per l\u2019Italia? \u201cFacendo il ministro degli Esteri tutto posso fare tranne che commentare dei rumors.\u201d<\/p>\n<p>Se il 2 giugno si far\u00e0 il punto della guerra contro lo Stato islamico, allora si faranno i conti con una verit\u00e0 evidente: le cose non vanno per nulla bene, \u00e8 caduta Ramadi, \u00e8 caduta Palmira. \u201cSiamo passati attraverso una fase di eccessivo ottimismo, per risultati molto importanti ottenuti sul terreno soprattutto in Iraq. Adesso eviterei un errore opposto, e cio\u00e8 passare a una valutazione eccessivamente pessimistica. La verit\u00e0 \u00e8 che Daesh non pu\u00f2 essere sottovalutato. Per l\u2019Iraq, non c\u2019\u00e8 alternativa al rilancio dell\u2019impostazione che la Coalizione ha avuto fin dall\u2019inizio, anche se capisco che si possa ritenerla incrinata. Tradotto in pratica, vuol dire che il governo di Baghdad non pu\u00f2 rifiutare il contributo delle milizie sciite, deve puntare a rafforzare il contributo delle comunit\u00e0 sunnite e avere buoni rapporti con il governo regionale curdo\u201d. Ma si pu\u00f2 andare avanti cos\u00ec, senza un intervento americano sul terreno? \u201cSinceramente non ho nessuna nostalgia dell\u2019interventismo americano. Oggi c\u2019\u00e8 chi butta la croce addosso alla riluttanza di Obama e chi demonizza l\u2019attivismo di Teheran. Ma all\u2019origine della situazione \u2013 oltre che processi storici di cui parleremo in un libro, non in un\u2019intervista \u2013 c\u2019\u00e8 l\u2019intervento deciso all\u2019epoca da George W. Bush, il modo in cui si \u00e8 sviluppato e il modo in cui si \u00e8 concluso nel 2003, con lo scioglimento dell\u2019esercito iracheno, la messa fuorilegge del partito Baath eccetera. Stiamo ancora facendo i conti con gli errori che sono stati compiuti\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La Spagna si butta verso il populismo indignado di Podemos, la Polonia elegge presidente un ultranazionalista come Andrzej Duda, che odia Bruxelles forse pi\u00f9 di quanto gi\u00e0 non odia Mosca, la Grecia \u00e8 sull\u2019orlo dell\u2019uscita dalla moneta unica, la Gran Bretagna progetta l\u2019uscita dall\u2019Unione europea. 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