{"id":23627,"date":"2015-04-12T09:44:59","date_gmt":"2015-04-12T07:44:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2015\/04\/gentiloni-cristiani-perseguitati\/"},"modified":"2015-04-12T09:44:59","modified_gmt":"2015-04-12T07:44:59","slug":"gentiloni-cristiani-perseguitati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2015\/04\/gentiloni-cristiani-perseguitati\/","title":{"rendered":"Gentiloni: \u00abCristiani perseguitati, basta silenzi. L\u2019Ue non si rinchiuda nell\u2019egoismo\u00bb (Avvenire)"},"content":{"rendered":"<p>Gentiloni: \u00abCristiani perseguitati, basta silenzi L\u2019Ue non si rinchiuda nell\u2019egoismo\u00bb<\/p>\n<p>di Angelo Picariello<\/p>\n<p>Sulla persecuzione dei cristiani l\u2019Italia \u00e8 impegnata in Europa a tenere alta l\u2019attenzione e a offrire solidariet\u00e0 con specifici progetti. Sarebbe da ignavi essere complici di quel silenzio denunciato da papa Francesco\u00bb.<\/p>\n<p>Cos\u00ec il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, reduce da una visita in Kenya, dopo i tragici fatti dell\u2019universit\u00e0 di Garissa. \u00abContro il Daesh (l\u2019acronimo arabo dello Stato islamico, ndr) serve una strategia a pi\u00f9 livelli. L\u2019opzione militare \u00e8 in campo, ovviamente limitata e proporzionata e senza immaginare di esportare modelli politici con le armi. Del resto sul piano militare siamo gi\u00e0 in prima fila, dal Libano alla Somalia, dall\u2019Iraq alla Siria. Sul piano politico, la vera sfida investe il mondo islamico perch\u00e9 le forze che si contrappongono al fondamentalismo abbiano la meglio. Come mi ha detto il re di Giordania Abdullah II \u00abquesti rinnegati li dobbiamo vincere soprattutto noi\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ma nell\u2019Ue sembra non esserci sufficiente consapevolezza&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>Dobbiamo farla crescere. Non possiamo rinchiuderci nel nostro egoismo, illuderci di poter alzare muri o peggio alimentare campagne di odio come fa certa destra in Europa. \u00c8 un errore, fa prendere qualche titolo sui giornali, e non mette minimamente al riparo dai rischi. Il tema dell\u2019immigrazione dall\u2019Africa caratterizzer\u00e0 i prossimi 20 anni, forse 40, visti i diversi livelli demografici e di benessere. Va quindi regolato, non combattuto. Un flusso migratorio regolato non sarebbe una minaccia, ma un\u2019opportunit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Abbiamo avuto un gran numero di sbarchi e purtroppo non poche tragedie. Con la bella stagione la situazione pu\u00f2 ulteriormente peggiorare?<\/strong><\/p>\n<p>Non possiamo escluderlo, ma neanche avallare cifre avventate che si sono sentite. Noi stiamo intervenendo sia nei Paesi di transito per combattere questi trafficanti, sia nei territori di provenienza, con interventi di cooperazione nel Corno d\u2019Africa, nell&#8217;Africa centrale e nel dramma creato dalla guerra in Siria. Ma scontiamo il problema, in Libia, della mancanza di un governo.<\/p>\n<p><strong>In Kenya che situazione ha trovato?<\/strong><\/p>\n<p>Un paese sotto choc anche se il Kenya purtroppo non \u00e8 nuovo a episodi di terrorismo. Della strage di Garissa, a parte le dimensioni, colpisce la selezione fatta dai killer che si sono accaniti sugli studenti di religione cristiana. Il luogo scelto \u00e8 la conferma che il terrorismo islamico prende spesso a bersaglio gli studenti. Cultura e istruzione sono un nemico, dai taleban a Boko Haram, la cui sigla in italiano significa \u00abl\u2019educazione occidentale \u00e8 un peccato\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Nel suo incontro con il Governo e con il cardinale Njue a Nairobi, che preoccupazioni ha trovato e che aiuti abbiamo potuto offrire?<\/strong><\/p>\n<p>Con il governo ci siamo impegnati a collaborare contro il terrorismo. E in modo speciale in campo universitario, offrendo per gli studenti sopravvissuti del campus di Garissa, borse di studio e corsie preferenziali per visti in Italia. C\u2019\u00e8 gi\u00e0 un gruppo di 9 universit\u00e0 italiane che si sono messe a disposizione: il governo ha molto apprezzato e chieder\u00e0 anche ad altri paesi europei misure analoghe. Il cardinale Njue mi ha descritto la situazione della comunit\u00e0 cristiana. L\u2019impatto \u00e8 stato particolarmente drammatico nelle regioni del Nord, verso il confine con la Somalia, meno, per fortuna nella capitale, dove la partecipazione alle funzioni della settimana santa non \u00e8 stata limitata dalla paura. Abbiamo anche discusso di possibili progetti comuni tra la Cooperazione italiana e la Caritas.<\/p>\n<p><strong>Il Papa ha denunciato un silenzio complice.<\/strong><\/p>\n<p>Purtroppo \u00e8 una malattia dell\u2019Europa di oggi quella di voltarsi talvolta dall\u2019altra parte. Penso a quanto accadde venti anni fa a Srebrenica. Per questo il richiamo del Santo Padre interpella tutti. Denunciare la persecuzione dei cristiani \u00e8 un dovere di ogni cittadino al di l\u00e0 delle convinzioni religiose di ciascuno. Questa persecuzione minaccia la sopravvivenza stessa dei cristiani nei luoghi che furono la culla della fede come ha ricordato Francesco nella sua lettera di dicembre ai cristiani d\u2019Oriente. Ero a Erbil e ricordo l\u2019enorme impressione fatta da quella lettera nel campo profughi gestito dalla Chiesa Caldea che stavo visitando.<\/p>\n<p><strong>Tornando alla minaccia terroristica lei vede un&#8217;unica saldatura tra Al Shabaab in Kenya e Is.<\/strong><\/p>\n<p>In Yemen e in Somalia ci sono le radici pi\u00f9 antiche di Al Quaeda, i primi attentati alle ambasciate americane avvenuti anche prima delle Torri gemelle. Da questa storia viene Al Shabaab, un fenomeno autonomo dal Daesh. Ma in Kenya mi hanno confermato che anche l\u00ec crescono , almeno sul piano della propaganda, i richiami al sedicente califfato nero.<\/p>\n<p><strong>In Libia Is \u00e8 solo una bandiera, o una minaccia concreta?<\/strong><\/p>\n<p>Ci sono stati anche l\u00ec episodi gravissimi come i 21 copti egiziani sterminati e ci sono gruppi locali che pur essendo autonomi come Ansar al-Sharia, tendono ad usare le insegne del Daesh. Sono concentrati in alcune zone di Bengasi, Derna e Sirte. Sono combattuti sia del governo di Tobruk che dalle milizie di Misurata. Ma se non si riuscir\u00e0 nel tentativo di conciliazione portato avanti dall\u2019inviato dell\u2019Onu Bernardino Leon il rischio che queste gruppi isolati si espandano \u00e8 notevole. Come in Somalia, gruppi terroristici isolati possono crescere in un contesto di fallimento dello Stato. Con la differenza che questo fallimento, nel caso della Libia, rischia di consumarsi a poche centinaia di chilometri dalle nostre coste.<\/p>\n<p><strong>Il Mediterraneo \u00e8 dunque una minaccia?<\/strong><\/p>\n<p>Siamo al centro del Mediterraneo crocevia di crisi, ma anche di grandi opportunit\u00e0. Fino a 20 anni fa consideravamo l\u2019Africa un Continente perduto, oggi \u00e8 certo minacciata dal terrorismo \u00e8 da diverse crisi locali, ma sta tornando a sperare nella riduzione della povert\u00e0 e delle malattie, nella crescita e nello sviluppo dell\u2019istruzione. Su questa speranza dobbiamo investire il patrimonio di relazioni che abbiamo con i Paesi dell\u2019Africa del Mediterraneo e del Medioriente. Anche per regolare i problemi dell\u2019immigrazione, come avvenuto negli ultimi 10 anni con il Marocco \u00e8 la Tunisia.<\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 un concreto rischio terrorismo in Italia?<\/strong><\/p>\n<p>Dai nostri Servizi non ci sono segnalazioni particolari di minacce di attentati. Ma l\u2019allerta delle nostre forze di sicurezza deve rimanere alta.<\/p>\n<p><strong>La guerra \u00e8 l\u2019avanzata del terrorismo stanno provocando una vera e propria crisi umanitaria. Oggi in Siria c\u2019\u00e8 una grande emergenza bambini?<\/strong><\/p>\n<p>La situazione a Yarmouk \u00e8 allarmante. L\u2019Italia \u00e8 in prima fila con uno stanziamento di emergenza , un milione e mezzo di euro, indirizzato a Unicef e Unrwa, l\u2019organizzazione dell\u2019Onu per i rifugiati palestinesi. Occorre fare presto per aprire corridoi umanitari che consentano di far fronte all\u2019emergenza. Ma l\u2019emergenza rifugiati siriani non si vive solo alle porte di Damasco, alcuni Paesi ne sono investiti drammaticamente. Due settimane fa la Cooperazione italiana ha stanziato altri venti milioni di dollari. Lavoriamo soprattutto in Libano e in Giordania dove 10 giorni fa ho visto all\u2019opera un ospedale costruito dall\u2019Italia in un campo che ospita 20 Mila rifugiati siriani.<\/p>\n<p><strong>La Tunisia \u00e8 stata un simbolo di speranza. non lo \u00e8 pi\u00f9 dopo l\u2019attentato al museo del Bardo?<\/strong><\/p>\n<p>Quella strage per quanto drammatica , anche perch\u00e9 ha provocato la morte di quattro nostri connazionali, non pu\u00f2 cambiare il giudizio su quel paese. La reazione all\u2019attentato \u00e8 stata forte e positiva, ha visto mobilitarsi insieme partiti laici e Islamici. La Primavera tunisina ha retto alla sua prova pi\u00f9 difficile. Ora, oltre alle testimonianze di solidariet\u00e0 servono aiuti concreti. L\u2019Italia si \u00e8 impegnata nella cancellazione di una parte del debito e in diversi progetti di cooperazione. Con il mio collega francese Fabius stiamo proponendo all\u2019Unione Europea di intervenire per promuovere investimenti e gemellaggi tra regioni del nostro continente e le regioni pi\u00f9 disagiate dell\u2019interno della Tunisia. \u00c8 una terra di speranza che non dimenticheremo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Gentiloni: \u00abCristiani perseguitati, basta silenzi L\u2019Ue non si rinchiuda nell\u2019egoismo\u00bb di Angelo Picariello Sulla persecuzione dei cristiani l\u2019Italia \u00e8 impegnata in Europa a tenere alta l\u2019attenzione e a offrire solidariet\u00e0 con specifici progetti. Sarebbe da ignavi essere complici di quel silenzio denunciato da papa Francesco\u00bb. 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