{"id":23634,"date":"2015-03-23T10:45:39","date_gmt":"2015-03-23T09:45:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2015\/03\/pistelli-un-aiuto-europeo-alla\/"},"modified":"2015-03-23T10:45:39","modified_gmt":"2015-03-23T09:45:39","slug":"pistelli-un-aiuto-europeo-alla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2015\/03\/pistelli-un-aiuto-europeo-alla\/","title":{"rendered":"Pistelli:\u00abUn aiuto europeo alla Tunisia\u00bb (Il Piccolo)"},"content":{"rendered":"<p>Nel mosaico mediorientale le parole sono importanti Quando parla di quello che molti chiamano &#8220;Stato islamico&#8221;, il viceministro degli Esteri Lapo Pistelli dice \u00abDaesh\u00bb, ovvero il termine spregiativo usato dalla resistenza al sedicente califfato in Siria e Iraq. E la collaborazione col mondo islamico di Medioriente e Maghreb nella lotta alla nuova generazione jihadista sembra essere la linea guida del governo per uscire dalla logica dello scontro di civilt\u00e0. Nell&#8217;ambito degli incontri di ieri a Trieste Pistelli ha affrontato i diversi nodi della politica mediterranea.<\/p>\n<p><strong>Cosa pu\u00f2 fare l&#8217;Italia per aiutare la Tunisia? <\/strong><\/p>\n<p>La domanda \u00e8 cosa pu\u00f2 fare l&#8217;Europa. Non credo a politiche solo nazionali verso un fenomeno regionale come questo. La Tunisia \u00e8 l&#8217;unico motivo di speranza in un arco di instabilit\u00e0 dove \u00e8 in pieno vigore un ciclo controrivoluzionario, per cos\u00ec dire. E\u2019 una democrazia fragile ma ha sperimentato una riforma costituzionale, l&#8217;alternanza, due elezioni e ha un&#8217;infrastruttura sociale e civile molto ricca. Colpire un paese che vede nel turismo una fonte d&#8217;introito a doppia cifra nel proprio Pil significa attentare alla sua democrazia. Credo che la prima risposta debba essere una conferenza regionale e europea di paesi disponibili ad aiutare l&#8217;economia tunisina a resistere a questi attacchi.<\/p>\n<p><strong>Tunisi detiene anche il record di foreign fighters <\/strong><\/p>\n<p>Si, circa 3mila tunisini secondo le stime si sono uniti a Daesh in Siria e Iraq. Circa 500 sono tornati in patria, cifra considerevole. Da questo punto di vista \u00e8 preziosa non solo la buona qualit\u00e0 dei servizi tunisini, ma la crescente collaborazione d&#8217;intelligence che i paesi vicini, gli europei e gli americani forniscono per monitorare il ritorno di questi combattenti.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 la situazione in Libia? <\/strong><\/p>\n<p>Siamo a un completo collasso istituzionale e a una faticosissima ricostruzione. La nostra preoccupazione \u00e8 duplice. Da un lato far capire all&#8217;Ue &#8211; il presidente del Consiglio \u00e8 stato chiaro su questo &#8211; che la Libia non \u00e8 solo un fatto italiano n\u00e9 un mero problema d&#8217;immigrazione. La Libia \u00e8 la porta possibile dell&#8217;instabilit\u00e0 in Europa attraverso il crollo dell&#8217;intera regione. Deve salire nelle priorit\u00e0 delle agende europee.<\/p>\n<p><strong>La seconda? <\/strong><\/p>\n<p>Il dialogo tra le parti. Lo stiamo curando ma \u00e8 ancora troppo lento rispetto al crescere della violenza. Dobbiamo finalizzarlo perch\u00e9 solo a partire da un embrione di accordo politico su una Libia unitaria, non due Libie, si pu\u00f2 pensare a un dispositivo di protezione internazionale che metta al sicuro il paese da altri scenari di guerra. La Libia ha le risorse economiche e politiche per garantire da sola il proprio futuro. Qualcuno vuole cacciarla nella mappa di guerra del califfato, noi dobbiamo tenerla fuori da li.<\/p>\n<p><strong>Le elezioni in Israele<\/strong><\/p>\n<p>Nelle ultime 24 ore Netanyahu ha cercato di correggere l&#8217;affermazione che forse \u00e8 stata decisiva alle urne: &#8220;Con me mai nessuno stato palestinese&#8221;. Sono giorni intensi, credo che l&#8217;Europa debba prendere un ruolo diplomatico molto pi\u00f9 assertivo rispetto al passato, visto che il rapporto bilaterale israelo-americano non ha avuto gli esiti che ci si immaginava. Si \u00e8 letto che l&#8217;irritazione alla Casa bianca avrebbe potuto raggiungere il punto di consentire all&#8217;Onu di dare il via a uno stato palestinese in termini unilaterali.<\/p>\n<p><strong>E ora? <\/strong><\/p>\n<p>Gli ultimi mesi dicono che \u00e8 impossibile mantenere lo status quo. Serve uno scarto completo dell&#8217;azione diplomatica. Riteniamo che due popoli, due stati almeno per qualche tempo continui a rappresentare l&#8217;unica soluzione. Come governo siamo convinti che aggiungere un ulteriore, antico elemento d&#8217;innesco a una regione in fiamme ci farebbe vivere una stagione che nessuno di noi vuole vivere.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;Italia sostiene i curdi in Iraq. Ci sono rapporti con quelli siriani? <\/strong><\/p>\n<p>Al momento non c&#8217;\u00e8 alcun rapporto organizzato perch\u00e9 la Siria vive una storia diversa dall&#8217; Iraq. Baghdad ha, bene o male, un governo unitario che ha accettato che la regione curda ricevesse aiuti militari e logistici nell&#8217;ottica di un Iraq unitario. Purtroppo non si pu\u00f2 dire lo stesso della Siria, dove sono diversi gli accenti fra gli attori regionali: c&#8217;\u00e8 chi sostiene la priorit\u00e0 della caduta di Assad, chi della sconfitta di Daesh. Devo dire che i curdi siriani, il Pyd, sono riusciti non solo a difendersi ma a conquistare e tenere un pezzo di Siria. Lo scatto richiesto alla comunit\u00e0 internazionale \u00e8 di dotarsi di un quadro strategico e diplomatico condiviso da tutti gli attori dell&#8217;area.<\/p>\n<p><strong>Lo Yemen \u00e8 ormai una linea di faglia nella rivalit\u00e0 sunniti-sciiti. Oltre che nell&#8217;influenza regionale tra Iran e Arabia saudita<\/strong><\/p>\n<p>Penso che lo scontro settario l\u00ec sia stato cavalcato e irrobustito al di l\u00e0 del reale. E\u2019 una sorta di cartina tornasole del collasso della diplomazia regionale. La mia speranza? Se nelle prossime settimane si giungesse a un accordo sul nucleare iraniano, questo potrebbe essere prodromico a un diverso modo delle potenze regionali di affrontare i dossier dell&#8217;area come Bahrein e Siria. Lo Yemen potrebbe essere il primo laboratorio di questo dialogo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Nel mosaico mediorientale le parole sono importanti Quando parla di quello che molti chiamano &#8220;Stato islamico&#8221;, il viceministro degli Esteri Lapo Pistelli dice \u00abDaesh\u00bb, ovvero il termine spregiativo usato dalla resistenza al sedicente califfato in Siria e Iraq. 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