{"id":23646,"date":"2015-02-19T10:40:01","date_gmt":"2015-02-19T09:40:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2015\/02\/giro-il-califfo-conquistatore-piu\/"},"modified":"2015-02-19T10:40:01","modified_gmt":"2015-02-19T09:40:01","slug":"giro-il-califfo-conquistatore-piu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2015\/02\/giro-il-califfo-conquistatore-piu\/","title":{"rendered":"Giro: \u00abIl Califfo conquistatore pi\u00f9 letale di Bin Laden\u00bb (L\u2019Unione sarda)"},"content":{"rendered":"<p>Da tempo i jihadisti cercavano di ottenere un proprio paese, uno &#8220;Stato&#8221;&#8221; islamista. Possedere gli strumenti e i privilegi di uno Stato \u00e8 un atout formidabile. Nel corso dei decenni ci hanno provato in Sudan, Afghanistan, Yemen, nel Sahel, per impossessarsi di uno Stato gi\u00e0 esistente e farlo proprio. In gergo jihadista si chiama la lotta contro il &#8220;nemico vicino&#8221;, cio\u00e8 i regimi corrotti e filo-occidentali, considerati eretici. Sullo sfondo una polemica che divide il mondo dell&#8217;estremismo islamista.<\/p>\n<p>LE STRATEGIE. Mentre al Qaeda proseguiva la sua guerra al &#8220;nemico lontano&#8221; &#8211; Usa, Occidente ma anche Russia &#8211; altri ritenevano (e ritengono) che sia meglio concentrarsi nel &#8220;dar el islam&#8221;, la terra dell&#8217;Islam. I tentativi di impadronirsi di uno Stato erano per\u00f2 andati a vuoto. Al Qaeda sembrava aver ragione: spargere terrore restando nell&#8217;ombra, come con l&#8217;11 settembre. Tuttavia l&#8217;attentato alle Torri gemelle, pur con il suo enorme impatto mediatico, non ha mutato gli equilibri geopolitici: \u00abLa nostra strategia \u00e8 quella giusta &#8211; ragionavano i fautori dell&#8217;attacco al nemico vicino &#8211; solo la tattica \u00e8 sbagliata\u00bb.<\/p>\n<p>IL CALIFFO. Non conviene prendersela con uno Stato pre-esistente, difeso dalla comunit\u00e0 internazionale, ma concentrarsi su territori dalla scarsa coesione, con forti scontenti sociali e deboli relazioni col governo centrale.<\/p>\n<p>Nel mondo globalizzato tali zone sono numerose, anche nell&#8217;universo musulmano. Ora, con l&#8217;Is (Stato Islamico), tale Stato \u00e8 stato creato: un pezzo di Siria e di Iraq, facendo saltare le frontiere tracciate dagli europei dopo la Prima guerra mondiale. Cos\u00ec, mentre Bin Laden \u00e8 morto e i suoi successori braccati si nascondono, lo Stato islamico rinasce dalle ceneri dell&#8217;antico impero Ottomano, in Mesopotamia.<\/p>\n<p>Infatti al Baghdadi, leader dell&#8217;Is, si \u00e8 autoproclamato califfo, uno dei titoli che aveva anche il Sultano di Istanbul.<\/p>\n<p>SUNNITI. \u00c9 una mossa importante perch\u00e9 nell&#8217;immaginario musulmano rimanda ai primi secoli dell&#8217;Islam. Il &#8220;nuovo&#8221; Stato non \u00e8 riconosciuto da nessuno ma i suoi sostenitori puntano alla legittimazione delle masse arabo-musulmane (sunniti stanchi dell&#8217;oppressione sciita) cui un&#8217;assidua propaganda fa luccicare il mito dell&#8217;epoca d&#8217;oro. Anche dopo la Grande guerra, con la fine degli ottomani, gli arabi avevano chiesto (senza ottenerlo) un regno. Si prefer\u00ec il divide et impera creando Stati nazionali nuovi di zecca, come l&#8217;Iraq e la Siria.<\/p>\n<p>EPOCA D&#8217;ORO. Il mito dell&#8217;epoca d&#8217;oro \u00e8 duro a morire nell&#8217;Islam. Da quando ha perso il potere temporale &#8211; in favore di turchi prima ed europei poi &#8211; il mondo arabo-musulmano non ha cessato di vagheggiare una forma di nostalgia per un passato remoto, quando il &#8220;vero&#8221; islam, egualitario e incorrotto, regnava senza dissensi da Baghdad o Damasco. Si tratta di un mito senza basi reali: anche nei primi secoli ci furono lotte intestine, divisioni, corruzioni. Anzi fu in quell&#8217;epoca che si comp\u00ec l&#8217;evento pi\u00f9 grave per l&#8217;islam, la Fitna, il grande scisma tra sunniti e sciiti. Qui gioca anche una certa gelosia sunnita nei confronti degli sciiti che uno Stato ce l&#8217;hanno da sempre: l&#8217;Iran. Gli Stati arabo-sunniti invece sono deboli, disegnati da estranei, divisi fra loro, in mano ad elite corrotte e prone allo straniero, incapaci di difendersi (vedi le sconfitte con Israele) e soprattutto insensibili ai bisogni della popolazione. Il nazionalismo arabo filo-occidentale non ha funzionato; meno ancora il socialismo panarabo proposto dal Cremlino ai tempi dell&#8217;Urss.<\/p>\n<p>SOLUZIONI. Cosa resta, allora, se non un califfato? L&#8217;Is scommette sul sentimento di umiliazione dei sunniti arabi e prospetta loro una soluzione etnico-religiosa. Cos\u00ec pu\u00f2 giocare su due registri: usare un doppio discorso arabista e islamista assieme, all&#8217;occorrenza. Ci aveva provato anche Saddam verso la fine del suo dominio, quando da iperlaico aveva azzardato una rocambolesca conversione all&#8217;islam. Era troppo tardi, ma i successivi errori compiuti in Iraq e Siria hanno lasciato all&#8217;Is tutto lo spazio necessario. Certo un punto debole di al Baghdadi \u00e8 proprio l&#8217;organizzazione dello Stato stesso: i suoi non paiono in grado di assicurare giustizia, lavoro e sicurezza ai &#8220;cittadini&#8221;.<\/p>\n<p>ORGANIZZAZIONE. L&#8217;amministrazione di uno Stato non si improvvisa e non basta stabilire tribunali religiosi sul territorio per soddisfare i bisogni di una popolazione che era tra le pi\u00f9 laiche ed istruite del Medio Oriente, prima del decennio di embarghi e guerre. Ma il vero problema \u00e8 il messaggio che l&#8217;idea stessa di &#8220;Stato islamico&#8221; veicola.<\/p>\n<p>\u00c9 la rappresentazione che l&#8217;Is lancia a popolazioni stremate da guerre ripetute, umiliazioni, sconfitte e repressioni. A noi ci\u00f2 sembra assurdo.<\/p>\n<p>LA REAZIONE. A giusto titolo proviamo raccapriccio e orrore davanti alle immagini delle decapitazioni e delle altre assurde violenze. Ricordiamoci per\u00f2 che abbiamo avuto la stessa reazione davanti agli orrori delle guerre in ex Jugoslavia. Teniamo inoltre a mente che purtroppo tali pratiche oscene funzionano anche come appello e reclutamento di giovani, prima di tutto arabi e poi venuti da Occidente.<\/p>\n<p>MESSAGGI. Quelli dello Stato Islamico sono di due tipi: terrificanti verso di noi (Occidente e resto del mondo) per incutere paura e tenere a distanza; seducenti verso gli arabo-sunniti: \u00abvenite tutti qui, costruiamo il nostro Stato e saremo finalmente liberi!\u00bb, proclama il califfo. E a questo messaggio che dobbiamo rivolgere tutta la nostra attenzione; ad esso vanno trovate risposte convincenti. La storia \u00e8 punteggiata da miti che rivivono artificialmente: si pensi alle nostalgie nazionaliste in Europa, ai secessionismi o alle guerre balcaniche combattute in nome di un passato remoto.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un tempo che non passa, una memoria malata davanti ad un presente troppo incerto, frustrante e insoddisfacente. Guardare indietro sembra un rifugio sicuro. D&#8217;altronde in questo nostro tempo fiorisce il vintage e il futuro appare come una minaccia. Spesso le dittature iniziano cos\u00ec, ne sappiamo qualcosa in Europa. E cominciano cos\u00ec anche le guerre: quelle contro un nemico &#8220;immaginario&#8221; e immaginato, costruito a tavolino.<\/p>\n<p>LA STORIA. Il nodo da affrontare dunque \u00e8 la &#8220;narrazione&#8221; che l&#8217;Is ha elaborato negli anni e realizzato in questi mesi. La ritroviamo nei post di tanti giovani jihadisti che hanno scelto di andare a combattere partendo da moltissimi paesi: un misto di recriminazioni storico-immaginarie, vere frustrazioni, false identificazioni, distorsione di miti occidentali (come le grand soir della rivoluzione, che risolver\u00e0 ogni cosa). Nel discorso che l&#8217;Is invia per internet viene ad esempio ritorto contro di noi tutto l&#8217;armamentario post-ideologico no-global e nichilista della &#8220;falsa democrazia delle banche\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0DEMOCRAZIA. \u00abSe la democrazia \u00e8 questa, perch\u00e9 difenderla?\u00bb, chiede al Baghdadi agli arabi che pure si erano infervorati per le Primavere e agli emigrati musulmani in Europa che si sentono cittadini di seconda classe? L&#8217;Is ci conosce bene e sa fare marketing. Ecco perch\u00e9 si tratta di un avversario temibile, molto pi\u00f9 pericoloso dei talebani (antidiluviani che non amano la tecnologia) o di altre forme di estremismo passatista.<\/p>\n<p>Un gesto come quello degli australiani che si sono offerti di scortare gli immigrati musulmani nei giorni successivi all&#8217;attacco alla cioccolateria \u00e8 molto pi\u00f9 pericoloso per l&#8217;Is di qualsiasi discorso incendiario dei fomentatori della destra europea o americana. Assomiglia alla reazione dei norvegesi dopo Utova: difendere la nostra qualit\u00e0 democratica senza cadere nella caccia alle streghe, che \u00e8 proprio l&#8217;errore che vorrebbe farci commettere al Baghdadi.<\/p>\n<p>IDEOLOGIA. Nel mondo del revivalismo estremista islamico vengono utilizzati tutti i registri ideologici, un mix di antico e postmoderno (con largo uso della tecnologia e dei social media), un nuovo prodotto etnico-religioso creato ad arte, simile alla raccolta degli scritti irrazionali dell&#8217;assassino di Utoya, Breivik o di altri. Davanti a tutto questo, la dottrina dello &#8220;scontro tra civilt\u00e0&#8221; \u00e8 un&#8217;arma non solo spuntata ma goffamente preistorica.<\/p>\n<p>Come scrive Loretta Napoleoni nel suo recente saggio sull&#8217;Is, abbiamo a che fare con \u00abl&#8217;utopia politica sunnita del XXI secolo, un potente edificio filosofico che per secoli gli studiosi hanno cercato invano di far nascere\u00bb. Il cinismo inetto e isterico che prevale oggi in certe elite occidentali servir\u00e0 solo ad aumentare la patologia.<\/p>\n<p>IDEALE. Per essere forti ci vuole un&#8217;idea, un&#8217;ideale, un&#8217;utopia da contrapporre all&#8217;Is, con forza e fiducia nei propri mezzi. Ma le &#8220;passioni tristi&#8221; di un mondo egocentrico e psicologicamente infragilito come il nostro, non promettono bene. Dovremmo saper comunicare il valore universale della democrazia, accettando anche l&#8217;autocritica sul nostro egoismo che tutto vuole per s\u00e9 e nulla concede. Sciaguratamente, sembriamo noi stessi stufi del metodo democratico.<\/p>\n<p>Dobbiamo poter trasmettere un&#8217;idea positiva di globalizzazione come incontro tra diversit\u00e0 non irriducibili e reciproco arricchimento. Ma ci\u00f2 \u00e8 possibile solo con una politica economica che non allarghi le diseguaglianze: sarebbe ora di smetterla con l&#8217;ipocrisia di imporre ad altri regole che noi stessi non seguiamo e non vogliamo: il peso del mondo multipolare si porta tutti insieme. Dovremmo poter comunicare il bello e il buono di un convivere basato sulla pace e sui diritti umani, se non fosse che spesso utilizziamo questi ultimi come arma contro altri, con un&#8217;arroganza che respinge.<\/p>\n<p>ACCOGLIENZA. Di fronte alla sfida capiamo meglio cosa vuol dire &#8220;accoglienza&#8221; degli immigrati e integrazione, che hanno il merito almeno di non aumentare l&#8217;odio, l&#8217;incomprensione, la distanza. Chi vi si dedica lavora per il futuro e protegge la nostra civilt\u00e0 molto meglio di chi grida, condanna e aumenta pregiudizi. Mense, scuole e luoghi di rifugio strappano tanti giovani musulmani alla disperazione dell&#8217;avventura jihadista, in modo non diverso da come scuole, servizi sociali e presenza delle associazioni strappano i giovani italiani alle mafie.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 una lezione tutta italiana da comunicare al mondo. Soprattutto la scuola: non \u00e8 forse questa una battaglia ideale da fare totalmente nostra e da annunciare al mondo come narrazione alternativa?<\/p>\n<p>SOLUZIONI. Per convincere &#8220;cuori e menti&#8221; in Medio Oriente non basteranno denaro e forza: occorrer\u00e0 trovare un linguaggio convincente rivolto agli arabo-sunniti, oggi oggetto di una serissima contesa. Chi vincer\u00e0 tale duello ne trarr\u00e0 un vantaggio geopolitico di primo piano. Dovr\u00e0 essere una politica risolutiva e unitaria, perch\u00e9 occorre far presto: il sangue versato diviene muro di odio e rancore. La decisiva reazione all&#8217;Is, come ad altri terrorismi, potr\u00e0 alla fine venire solo in seno all&#8217;islam, svelando l&#8217;inganno e la trappola dello Stato islamico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Da tempo i jihadisti cercavano di ottenere un proprio paese, uno &#8220;Stato&#8221;&#8221; islamista. 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