{"id":23652,"date":"2015-02-05T08:29:25","date_gmt":"2015-02-05T07:29:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2015\/02\/gentiloni-noi-e-lo-stato-islamico\/"},"modified":"2015-02-05T08:29:25","modified_gmt":"2015-02-05T07:29:25","slug":"gentiloni-noi-e-lo-stato-islamico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2015\/02\/gentiloni-noi-e-lo-stato-islamico\/","title":{"rendered":"Gentiloni: &#8220;Noi e lo Stato islamico sul nostro bagnasciuga&#8221; (Il Foglio)"},"content":{"rendered":"<p>Libia, che fare? No a soluzioni militari n\u00e9 divisione del paese. Gentiloni ci spiega dove arriver\u00e0 il negoziato italiano<\/p>\n<p>di Paola Peduzzi<\/p>\n<p>Milano.\u00a0Il negoziato in Libia si sta muovendo, si stanno ottenendo &#8220;per la prima volta&#8221; alcuni risultati, e &#8220;il riaprirsi di uno spiraglio nelle trattative gestite dalle Nazioni Unite moltiplica gli attentati di quelli che vogliono interrompere o eliminare qualsiasi azione politica e diplomatica&#8221; nel paese. Paolo Gentiloni, ministro degli Esteri, spiega al Foglio la strategia onusiana &#8211; con un ruolo cruciale dell&#8217;Italia, &#8220;possiamo considerare la Libia come uno stato confinante&#8221; &#8211; per portare il paese su un &#8220;percorso costituente&#8221;: prima di tutto &#8220;un governo di tecnici o di saggi&#8221;, dice Gentiloni, &#8220;questa \u00e8 la priorit\u00e0 di Bernardino Le\u00f3n&#8221;, inviato speciale dell&#8217;Onu in Libia (che il ministro chiama sempre per nome, e sente costantemente, &#8220;gli ho parlato un&#8217;ora fa&#8221;, dice), e poi &#8220;in due o tre mesi&#8221; la ricostruzione istituzionale del paese.<\/p>\n<p>Parlare di Costituente dopo l&#8217;attacco della settimana scorsa all&#8217;Hotel Corinthia, simbolo della Tripoli che vuole sentirsi normale, e quello nella notte tra marted\u00ec e mercoled\u00ec al sito petrolifero di al Mobrook gestito dalla compagnia di stato libica Noc con la francese Total, assieme agli attacchi quotidiani che non raggiungono i media internazionali, pare quasi azzardato, e il ministro non nasconde la preoccupazione, ma &#8220;\u00e8 necessario evitare che gli attentati siano da ostacolo al processo negoziale&#8221;. Non bisogna fermarsi, perch\u00e9 i terroristi certo non lo fanno (e nella nostra testa risuonano le parole del generale Petraeus in Iraq: &#8220;Staremo peggio prima di stare meglio&#8221;: era vero). Secondo l&#8217;intelligence americana &#8211; ne ha parlato luned\u00ec alla commissione Forze armate del Congresso il capo della Defense Intelligence Agency, Vincent Stewart &#8211; lo Stato islamico \u00e8 sempre pi\u00f9 presente in Libia, sotto il suo controllo non ci sarebbe pi\u00f9 soltanto Derna, che gi\u00e0 da tempo fa da hub dell&#8217;organizzazione, ma anche Sirte e molti territori vicino a Tripoli. Eppure la minaccia sembra, ancora una volta, sottostimata. Molti a Washington, cos\u00ec come alcuni diplomatici libici, si lamentano dell&#8217;assenza americana: dicono che dopo la strage di Bengasi la Libia \u00e8 diventata un argomento tab\u00f9. E&#8217; vero che Obama si \u00e8 defilato? &#8220;Parliamo con gli americani con costanza, sono molto coinvolti &#8211; dice Gentiloni &#8211; Certamente \u00e8 vero che tendono a responsabilizzare i paesi del Mediterraneo, e in particolare l&#8217;Italia, per evidenti ragioni geografiche e di interessi strategici&#8221;. L&#8217;Europa deve fare di pi\u00f9 insomma, l&#8217;Italia con la Francia e la Spagna sono in charge, &#8220;i francesi si preoccupano anche della minaccia terroristica nel sud, verso il Mali, dove si concentrano gli interessi di Parigi&#8221;. Ma alternative alla road map decisa a Ginevra &#8211; cui l&#8217;Italia ha dato un sostegno decisivo, &#8220;non soltanto politico, ma anche logistico, facendo muovere le delegazioni con i nostri aerei&#8221; &#8211; non ce ne sono: &#8220;Anche gli stati della regione nordafricana hanno preso atto del fatto che soluzioni militari o l&#8217;ipotesi di una divisione territoriale della Libia non sono vie praticabili&#8221;.<\/p>\n<p>Il negoziato dell&#8217;Onu, quindi: &#8220;A Ginevra gli interlocutori erano il governo di Tobruk, scaturito dalle elezioni, i gruppi islamici di Misurata e alcune comunit\u00e0 tribali: mancava l&#8217;adesione di Tripoli. E&#8217; di queste ore invece la notizia che il Congresso nazionale di Tripoli potrebbe partecipare, gi\u00e0 dalla settimana prossima, luned\u00ec o marted\u00ec, a una nuova fase di trattative per costruire un governo tecnico rappresentativo&#8221;. Una volta che il processo fosse avviato, continua Gentiloni &#8211; &#8220;ma dire questo \u00e8 buttare il cuore oltre l&#8217;ostacolo&#8221;, aggiunge mettendo un pizzico di ironia in una conversazione telefonica dai toni preoccupati &#8211; &#8220;il governo italiano sarebbe pronto a proporre al Parlamento di partecipare a una missione dell&#8217;Onu che sostenga la stabilizzazione&#8221;.<\/p>\n<p>Se arrivano i peacekeeper, l&#8217;Italia sar\u00e0 in prima linea, ma prima ci vuole la &#8220;peace&#8221;, che pure con le migliori intenzioni oggi non si vede. Anche perch\u00e9 persiste una contraddizione strategica rilevante: lo Stato islamico si fa forte del suo potere conquistando terre, ma noi che vogliamo fermare questa avanzata la terra non la tocchiamo mai. &#8220;L&#8217;espansione del Daesh si \u00e8 fermata e ha forse subito un arretramento &#8211; dice invece Gentiloni &#8211; e anzi l&#8217;oscena propaganda di questi giorni, il pilota giordano arso vivo ma anche gli orrori visti finora, non coincide affatto con una fase di espansione del Daesh&#8221;. Ci vogliono terrorizzati e inorriditi perch\u00e9 stanno perdendo, allora? No, non stanno perdendo, ma &#8220;non stanno avanzando, grazie ai curdi, agli iracheni, agli strike della coalizione e all&#8217;impegno di paesi come il nostro&#8221;. E&#8217; presto per dirlo, e comunque di &#8220;mission accomplished&#8221; nessuno parler\u00e0 mai pi\u00f9 per i secoli a venire, e &#8220;il Daesh potrebbe arretrare sul terreno, ma farsi pi\u00f9 pericoloso sulla sua proiezione internazionale&#8221;, ma quando si registrer\u00e0 una svolta nella guerra, &#8220;si comincer\u00e0 con la fase degli aiuti umanitari e degli uomini dell&#8217;Onu&#8221;. E l&#8217;Italia continuer\u00e0 a esserci.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Libia, che fare? No a soluzioni militari n\u00e9 divisione del paese. 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