{"id":23671,"date":"2014-12-07T14:08:06","date_gmt":"2014-12-07T13:08:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2014\/12\/20141207_gentlibprimlin\/"},"modified":"2014-12-07T14:08:06","modified_gmt":"2014-12-07T13:08:06","slug":"20141207_gentlibprimlin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2014\/12\/20141207_gentlibprimlin\/","title":{"rendered":"Gentiloni: &#8220;Un Paese da riunificare. L\u2019Italia rester\u00e0 sempre in prima linea&#8221; (La Stampa)"},"content":{"rendered":"<p><P>Alla speranza delle Primavere \u00e8 subentrata nel mondo arabo un&#8217;atmosfera in cui si mescolano paura e disillusione. Certo, l&#8217;esperienza tunisina \u00e8 ancora l\u00ec a dimostrare che non tutte le promesse sono andate perdute. E l&#8217;attuale stabilit\u00e0 di un grande paese come l&#8217;Egitto mette l&#8217;intera regione al sicuro da rischi maggiori. <\/P><br \/>\n<P>Ma \u00e8 difficile chiudere gli occhi di fronte alla realt\u00e0. Le primavere arabe avevano seminato in Occidente una grande speranza di libert\u00e0 anticipata dal discorso del presidente Obama al Cairo. Il raccolto \u00e8 stato magro. Non solo: al progressivo ripiegamento delle speranze \u00abrivoluzionarie\u00bb \u00e8 presto subentrata una spinta di tutt&#8217;altro genere. Dalla democratizzazione dei regimi si \u00e8 passati nel giro di quattro cinque anni alla messa in discussione dei confini. L&#8217;eredit\u00e0 del 1916 \u00e8 minacciata da una sfida senza precedenti. Daesh, il terrorismo che si fa Stato. Che taglia gole e rende schiave ragazze innocenti, ma al tempo stesso occupa territori ed eroga stipendi. \u00c8 in questa brusca giravolta della storia che si colloca la crisi libica, oggi la principale minaccia alla nostra sicurezza nazionale. La Libia \u00e8 stata investita dalle primavere arabe in modo del tutto anomalo. La particolare ferocia del suo dittatore e l&#8217;accentuata debolezza delle sue strutture civili hanno portato a una rimozione forzata di Gheddafi, abbattuto con il contributo determinante di un intervento militare esterno. Un intervento forse inevitabile, probabilmente sub\u00ecto da un&#8217;Italia che attraversava uno dei momenti di sua maggiore debolezza, certamente privo di qualsiasi progetto di ricostruzione di una capacit\u00e0 statale. Oggi ne paghiamo le conseguenze con il vuoto istituzionale nel quale affiorano anche vere e proprie enclaves di terroristi islamici. Errori e delusioni non possono tuttavia giustificare alcun disimpegno da parte nostra. La Libia \u00e8 troppo importante. Per la nostra sicurezza, per gli approvvigionamenti energetici, per l&#8217;impatto dei flussi migratori (dei 165 mila migranti che nel 2014 hanno raggiunto le nostre coste, oltre i1 90% lo ha fatto transitando per la Libia). Abbiamo un ruolo da giocare, e questo ruolo ci viene riconosciuto anche dai nostri Alleati e da tutti i paesi della Regione. L&#8217;obiettivo da raggiungere \u00e8 ristabilire l&#8217;unit\u00e0 della Libia e avviare un percorso di ricostruzione di istituzioni unitarie e di un governo di riconciliazione tra le forze moderate presenti nei diversi campi che oggi si confrontano. <\/P><br \/>\n<P>So bene che si tratta di una strada stretta e in salita. Ma chi considera inevitabile, o incoraggia addirittura la divisione della Libia sta scherzando con il fuoco. Se pensare a una Cirenaica \u00abbuona\u00bb \u00e8 un azzardo, rassegnarsi all&#8217;idea di una Tripolitania trasformata in una sorta di \u00abbad company\u00bb ostello di gruppi estremisti e terroristi sarebbe un incubo. Anche perch\u00e9 la Tripolitania \u00e8 la regione pi\u00f9 vicina alle nostre coste e dove maggiore \u00e8 la presenza di interessi economici nazionali. <\/P><br \/>\n<P>Dunque, una sola Libia. Secondo gli obiettivi individuati dall&#8217;inviato dell&#8217;Onu Bernardino Leon, che sta cercando di avviare il percorso di una riconciliazione nazionale. E che l&#8217;Italia appoggia anche grazie alla presenza della nostra Ambasciata, unica ancora aperta a Tripoli tra i paesi occidentali. <\/P><br \/>\n<P>Il messaggio dell&#8217;Italia \u00e8 chiaro, l&#8217;abbiamo condiviso la scorsa settimana con i nostri principali alleati a Bruxelles, lo confermeremo marted\u00ec negli incontri previsti a Washington, lo stiamo confrontando coni principali paesi della regione. Tutti devono sostenere la mediazione Onu, sospendendo violenze e bombardamenti ed evitando la spartizione delle poche istituzioni unitarie superstiti, in primis la Banca centrale. Se la mediazione non ottenesse i risultati sperati, la rilanceremo a un livello ancora pi\u00f9 forte. E appena si cominceranno a intravvedere i primi passi sulla via di una ricostruzione istituzionale siamo pronti a collaborare ad attivit\u00e0 di monitoraggio o di peacekeeping sotto le bandiere delle Nazioni Unite. Il tempo corre, ma possiamo ancora impedire conseguenze peggiori per la Libia e per il nostro Paese.<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Alla speranza delle Primavere \u00e8 subentrata nel mondo arabo un&#8217;atmosfera in cui si mescolano paura e disillusione. Certo, l&#8217;esperienza tunisina \u00e8 ancora l\u00ec a dimostrare che non tutte le promesse sono andate perdute. 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