{"id":23674,"date":"2014-12-02T08:26:48","date_gmt":"2014-12-02T07:26:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2014\/12\/20141202_gentiloni_messaggero\/"},"modified":"2014-12-02T08:26:48","modified_gmt":"2014-12-02T07:26:48","slug":"20141202_gentiloni_messaggero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2014\/12\/20141202_gentiloni_messaggero\/","title":{"rendered":"Gentiloni: \u00abDalla Russia alla Libia privilegiare l`interesse nazionale\u00bb (Il Messaggero)"},"content":{"rendered":"<p><P>Appena rientrato da Abu Dhabi, \u00e8 in partenza oggi per Bruxelles e domani per Basilea. Dagli Emirati Arabi Uniti ai vertici Nato e Osce. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni si destreggia fra crisi regionali e fusi orari seguendo una sola bussola che \u00e8, dice, \u00abl`interesse nazionale\u00bb. Ai tempi della guerra in Libia, nel 2011, \u00ablo abbiamo tenuto presente in modo insufficiente, anche per via delle circostanze interne l`Italia ha avuto un ruolo secondario\u00bb. Oggi implica una posizione di fermezza ma anche di dialogo con la Russia, consapevolezza della stabilit\u00e0 libica come priorit\u00e0 nazionale e tanti punti in comune con Berlino su Russia, Medio Oriente, Nord Africa. \u00abDemonizzare la Germania sarebbe folle, anche se restano alcune distanze sulle politiche economiche europee\u00bb. I cardini della nostra politica estera? \u00abAtlantismo, europeismo, apertura a scambi e commercio, disponibilit\u00e0 a missioni di pace e per i diritti umani. Ma oggi non c`\u00e8 pi\u00f9 il bipolarismo n\u00e9 l`illusione degli anni `90 di un mondo omologato. C`\u00e8 una grande instabilit\u00e0, noi ne siamo al centro perch\u00e9 ci troviamo in mezzo al Mediterraneo. In questo nuovo contesto dobbiamo recuperare senza vergognarcene un concetto semplicissimo: l`interesse nazionale. Siamo europei e alleati degli americani, ma abbiamo un nostro occhio sulla geopolitica\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Un esempio? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abVogliamo una grande coesione dello schieramento atlantico, e pi\u00f9 Europa, in un giusto equilibrio con l`interesse nazionale. La politica estera non \u00e8 un lusso per grandi potenze. Un Paese come l`Italia che ha 8mila chilometri di coste non pu\u00f2 chiudersi. Siamo anche una delle 6-7 maggiori economie d`esportazione. Ci troviamo nel mezzo di una turbolenza o tempesta grave: da una parte ci sono le relazioni col nostro pi\u00f9 grande vicino a Est, Mosca, dall`altra la fascia mediterranea nord-africana e mediorientale attraversata da uno sconvolgimento che mette in questione i confini fissati un secolo fa\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Sull`Ucraina quale posizione terr\u00e0 al vertice Nato<\/STRONG>? <\/P><br \/>\n<P>\u00abSiamo stati sempre coerenti coi nostri alleati in sede Nato e Ue, abbiamo giudicato inaccettabile la violazione della sovranit\u00e0 ucraina, applichiamo le sanzioni alla Russia con assoluta trasparenza, eppure siamo convinti che siano un male necessario e non c`illudiamo che bastino a risolvere i problemi. Mosca rispetti la sovranit\u00e0 dell`Ucraina e Kiev proceda nelle riforme. Tutti noi europei sforziamoci di trovare una soluzione politica. A Basilea incontrer\u00f2 il ministro degli Esteri russo, Lavrov, gli dir\u00f2 che il nostro atteggiamento \u00e8 determinante nel definire quello della Nato e della Ue, come lo \u00e8 stato assieme ad altri Paesi europei al Consiglio Ue di met\u00e0 novembre. L`approccio ideologico per cui siamo di fronte a una nuova guerra fredda non porta da nessuna parte. Paesi come Italia e Germania possono contribuire a tenere aperto il dialogo, se la Russia accetter\u00e0 di rispettare i protocolli di Minsk\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>L`Isis, detto anche Daesh, sta avanzando&#8230; <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abSosteniamo il contrasto a Daesh con armamenti e addestratori a Erbil in Iraq, con voli di ricognizione che cominceranno nei prossimi giorni dal Kuwait, e con aiuti umanitaria in Kurdistan e altre zone della Siria. Sul piano politico favoriamo una spinta pi\u00f9 inclusiva verso le comunit\u00e0 sunnite da parte del governo iracheno e gli sforzi dell`inviato dell`Onu, De Mistura, per un cessate il fuoco ad Aleppo\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>E in Libia? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>La Libia ci interessa pi\u00f9 da vicino e coinvolge i nostri interessi nazionali da tutti i punti di vista: economico, politico, della sicurezza, migratorio&#8230; La priorit\u00e0 dell`Italia \u00e8 impedirne la divisione permanente e ottenere il massimo coinvolgimento della comunit\u00e0 internazionale per la sua stabilit\u00e0. Sono appena tornato da Abu Dhabi, abbiamo avuto a Roma il presidente egiziano Al Sisi, il premier Matteo Renzi va in Algeria, la prossima settimana sar\u00f2 in Marocco. L`Italia \u00e8 pronta a fare la sua parte in Libia anche con interventi di peace-keeping per i quali occorre per\u00f2 un processo di pace guidato dall`Onu e in Libia non siamo ancora in quella fase. Serve un governo provvisorio, un percorso istituzionale verso un nuovo assetto che tenga assieme i moderati delle diverse parti in conflitto. Solo a quel punto sar\u00e0 ipotizzabile una presenza di monitoraggio o peacekeeping\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Il Califfato \u00e8 gi\u00e0 in Libia<\/STRONG>. <\/P><br \/>\n<P>\u00abLa divisione della Libia e la sua instabilit\u00e0 hanno creato le condizioni perch\u00e9 a nord sul Mediterraneo, a Derna, e a sud nell`area del Fezzan al confine col Mali, ci siano concentrazioni di milizie e forze estremiste anche terroristiche. L`unico antidoto a questa penetrazione e infiltrazione \u00e8 ricostruire una entit\u00e0 statuale che possa, magari con l`aiuto anche di forze dell`Onu, assicurare una graduale ripresa del controllo sul terreno\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>A proposito di antidoti, \u00e8 possibile che Daesh mandi kamikaze in Africa, li faccia infettare e li spedisca in Europa? L`Italia ha confini permeabili&#8230; <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abNon sono esperto di malattie infettive, ma quello che mi viene detto \u00e8 che i tempi di latenza e manifestazione di questo morbo sono poco compatibili con queste terribili vie delle migrazioni che durano a lungo e si sviluppano per settimane in condizioni tragiche. Comunque, per quanto si debba sempre tenere alta la guardia, va scoraggiata l`idea che qualcuno potrebbe alimentare, che dietro al migrante ci possa essere l`appestato. Un grande Paese come il nostro deve saper gestire l`immigrazione in base a principi di civilt\u00e0 e umanit\u00e0, e non seminare false paure\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Ma se tramite Ebola vi fosse un attacco terroristico organizzato che non segue le migrazioni clandestine? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abFrancamente collocherei il problema di Ebola piuttosto su un altro piano, tra i rischi a cui la comunit\u00e0 internazionale deve rispondere con determinazione e rapidit\u00e0 per limitare la diffusione dell`epidemia in quei 4 o 5 paesi, 3 in particolare, dove si possono avere conseguenze drammatiche\u00bb. <STRONG><\/STRONG><\/P><br \/>\n<P><STRONG>Il suo linguaggio sulla questione israelo-palestinese sembra un po` diverso da quello di Federica Mogherini, pi\u00f9 attento alla sicurezza di Israele.<\/STRONG> <\/P><br \/>\n<P>\u00abNo. Rivendico una totale continuit\u00e0 della nostra politica estera. Parlo di continuo con Federica nella collocazione di responsabile della politica estera e di sicurezza della Ue. E siamo perfettamente allineati. La tempesta in corso rischia di mettere a repentaglio anche il percorso individuato da due decenni per arrivare alla meta, ossia che Israele possa vivere in sicurezza e la Palestina possa avere un suo Stato. C`\u00e8 il rischio di un`escalation di tipo religioso del conflitto. Bisogna astenersi da atti gravissimi come quello della Sinagoga, ma anche da misure come le limitazioni all`accesso alla spianata delle moschee\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>L`Italia voter\u00e0 per il riconoscimento dello Stato palestinese all`Onu? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abPaesi come la Francia e la Giordania stanno lavorando per capire se siano possibili riconoscimenti senza scontrarsi con veti inevitabili nella dinamica delle Nazioni Unite. Per noi e per i Paesi europei il riconoscimento \u00e8 sul tavolo, ma non pu\u00f2 esaurirsi in una mera petizione di principio. Deve essere un mezzo da utilizzare al momento pi\u00f9 opportuno per riavviare il negoziato. Per arrivarci davvero, allo Stato palestinese\u00bb. <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Appena rientrato da Abu Dhabi, \u00e8 in partenza oggi per Bruxelles e domani per Basilea. Dagli Emirati Arabi Uniti ai vertici Nato e Osce. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni si destreggia fra crisi regionali e fusi orari seguendo una sola bussola che \u00e8, dice, \u00abl`interesse nazionale\u00bb. 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