{"id":24043,"date":"2013-11-21T07:57:48","date_gmt":"2013-11-21T06:57:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2013\/11\/20131121_cortepenale\/"},"modified":"2013-11-21T07:57:48","modified_gmt":"2013-11-21T06:57:48","slug":"20131121_cortepenale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2013\/11\/20131121_cortepenale\/","title":{"rendered":"Bonino: \u00abParte dall\u2019Africa la sfida alla Corte penale internazionale\u00bb (l\u2019Unit\u00e0)"},"content":{"rendered":"<p><P>In questi giorni si \u00e8 rischiato un pericoloso indebolimento dell\u2019attivit\u00e0 della Corte penale internazionale a causa dei processi aperti contro i massimi vertici politici del Kenya. I procedimenti avviati dall\u2019Aja a carico del presidente del Kenya, Kenyatta, e del suo vice, Ruto, continuano a costituire un elemento di tensione tra la Corte e numerosi Stati africani. I quali hanno chiesto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite di sospenderli per 12 mesi, in applicazione dell\u2019art.16 dello Statuto di Roma. <\/P><br \/>\n<P>Ieri, all\u2019Aja, si \u00e8 aperta l\u2019Assemblea degli Stati parte della Corte. A catalizzare gli sforzi delle diplomazie presenti \u00e8 &#8211; appunto &#8211; la delicata questione dei rapporti tra la Corte e gli Stati africani. <\/P><br \/>\n<P>Dobbiamo confrontarci con grande onest\u00e0 e apertura con queste critiche: quella di parzialit\u00e0 e pregiudizio, frutto della constatazione che il maggior numero di procedimenti della Corte tocchi situazioni avvenute sul continente africano; quella di rappresentare un potenziale fattore di destabilizzazione, quando ad essere perseguiti sono i capi di Stato e di governo &#8211; magari anche democraticamente eletti &#8211; di Paesi dall\u2019equilibrio istituzionalmente fragile. <\/P><br \/>\n<P>Dopo il mancato accoglimento venerd\u00ec scorso dell\u2019istanza africana alle Nazioni unite, l\u2019Assemblea degli Stati parte, alla quale interverr\u00f2 stamattina in qualit\u00e0 di ministro degli Esteri italiano, \u00e8 un\u2019importante occasione di confronto, nella consapevolezza che i momenti difficili presentano anche grandi opportunit\u00e0 di ulteriore crescita e riaffermazione del valore di questa istituzione. E, in questo senso, l\u2019Italia sosterr\u00e0 ed incoragger\u00e0 con convinzione ogni tentativo di trovare soluzioni che, nel pieno rispetto dei principi dello Statuto di Roma, vengano incontro alle esigenze dei paesi africani. <\/P><br \/>\n<P>Oggi, quindici anni dopo l\u2019adozione dello Statuto di Roma, continuo a ritenere che la Corte rappresenti un baluardo fondamentale nella lotta all\u2019indifferenza verso atrocit\u00e0 come il genocidio, i crimini di guerra e i crimini contro l\u2019umanit\u00e0. <\/P><br \/>\n<P>Non solo. Si tratta di uno strumento di pace, di giustizia per le vittime, di diplomazia preventiva e di promozione di una cultura della legalit\u00e0 e della responsabilit\u00e0 individuale. La sua istituzione e i suoi principi in quanto espressione di una determinazione comune a mettere fine all\u2019impunit\u00e0 dei responsabili di crimini disumani, sono oggi pi\u00f9 che mai per la comunit\u00e0 internazionale una storica conquista che non pu\u00f2 essere messa in discussione. <\/P><br \/>\n<P>Al di l\u00e0 delle tensioni, al centro delle discussioni dei prossimi giorni saranno le tematiche della cooperazione tra Corte penale internazionale e gli Stati parte e, in particolare, il principio di complementariet\u00e0 tra giurisdizione penale internazionale e giurisdizioni nazionali, e l\u2019impatto dell\u2019attivit\u00e0 della Corte sulle vittime e sulle comunit\u00e0 colpite dai pi\u00f9 gravi crimini internazionali. <\/P><br \/>\n<P>L\u2019attenzione dell\u2019Italia \u00e8 e rimane focalizzata sulle vittime. Senza giustizia non avranno pace e senza pace non potranno contribuire al processo di riconciliazione nazionale da cui parte la rinascita delle societ\u00e0 che hanno subito le pi\u00f9 gravi atrocit\u00e0. Da qui, l\u2019importanza che l\u2019Italia attribuisce alla partecipazione delle vittime nei processi e alla diffusione della conoscenza della Corte presso le comunit\u00e0 colpite. <\/P><br \/>\n<P>Il messaggio che intendo dare ai miei colleghi \u00e8 che senza la collaborazione ed il sostegno politico della comunit\u00e0 internazionale la Corte non pu\u00f2 perseguire i propri obiettivi. Ma per far questo, \u00e8 necessario che tutti gli Stati aderiscano e ratifichino lo Statuto di Roma. Se la soglia di 122 Stati parte &#8211; ultimo il Costa d\u2019Avorio che ha ratificato lo scorso febbraio &#8211; rappresenta un traguardo di rilievo, non pu\u00f2 tuttavia dirsi sufficiente ad assicurare la lotta senza confini all\u2019impunit\u00e0. Allo stesso tempo, gli Stati parte devono assicurare la propria attiva collaborazione con la Corte, in primo luogo nell\u2019esecuzione dei mandati d\u2019arresto emessi a L\u2019Aja, fatto, questo, che non sempre avviene con tempismo. Non dimentichiamo che anche l\u2019Italia, pur avendo promosso l\u2019istituzione della Corte e ratificandone immediatamente lo Statuto, ha poi impiegato un decennio prima di adeguare il proprio ordinamento interno, mettendola cos\u00ec in condizione di cooperare pienamente. Sta a noi tutti gli Stati parte continuare con convinzione e perseveranza ad assicurare il necessario sostegno politico e finanziario alla Corte. <\/P><br \/>\n<P>Senza collaborazione \u00abattiva\u00bb, senza un impegno comune e la determinazione nel voler far funzionare le Corte, la conquista del primo segmento di giurisdizione penale internazionale, cos\u00ec faticosamente ottenuta, si troverebbe insieme indebolita e svilita. <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"In questi giorni si \u00e8 rischiato un pericoloso indebolimento dell\u2019attivit\u00e0 della Corte penale internazionale a causa dei processi aperti contro i massimi vertici politici del Kenya. 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