{"id":24055,"date":"2013-11-11T09:36:07","date_gmt":"2013-11-11T08:36:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2013\/11\/20131111_dassu_dif_ue\/"},"modified":"2013-11-11T09:36:07","modified_gmt":"2013-11-11T08:36:07","slug":"20131111_dassu_dif_ue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2013\/11\/20131111_dassu_dif_ue\/","title":{"rendered":"Dass\u00f9: \u00abAttenti a non tagliare  la difesa europea\u00bb (La Stampa)"},"content":{"rendered":"<p><P>Caro direttore, <\/P><br \/>\n<P>adesso che abbiamo finito i soldi dobbiamo farci venire delle idee. Non ricordo se la frase &#8211; attribuita a Churchill &#8211; fosse esattamente cos\u00ec. Ma mi \u00e8 tornata in mente ieri, discutendo a Torino di difesa europea, idea sempre vagheggiata e mai realizzata. Oggi, l\u2019impulso alla Difesa europea deriva infatti dalla convinzione che ci permetter\u00e0 di risparmiare (\u00abadesso che abbiamo finito i soldi\u00bb). La logica \u00e8 quella dell\u2019economia di scala. Ci\u00f2 \u00e8 in parte vero: ragionando in un\u2019ottica europea, eviteremo duplicazioni inutili. Ma \u00e8 vero senza esagerare. Per riuscire, la difesa europea implica che gli Stati nazionali impegnino risorse sufficienti &#8211; economiche e politiche &#8211; in un progetto comune. <\/P><br \/>\n<P>Perch\u00e9, mi direte allora, dobbiamo proprio occuparci di difesa europea? In fondo, fra crescita che ristagna e disoccupazione, le priorit\u00e0 sono altre. Il problema non trascurabile \u00e8 che le minacce esterne continuano ad esistere, anche se stanno cambiando volto. E la sicurezza dei cittadini europei dovr\u00e0 essere tutelata. Da noi stessi: l\u2019epoca in cui sicurezza, interessi e valori europei venivano garantiti da altri, \u00e8 parte del passato non del futuro. <\/P><br \/>\n<P>Vediamo meglio, allora, il \u00abcase for\u00bb, gli argomenti a favore della difesa europea. Anzitutto, la Difesa europea va concepita, pi\u00f9 che come un risparmio istantaneo, come un investimento a lungo termine &#8211; ha costi immediati e ritorni dilazionati nel tempo. Nell\u2019insieme costituisce, per Stati nazionali in difficolt\u00e0, una razionalizzazione necessaria. E intelligente: la realt\u00e0 di oggi \u00e8 che 28 Difese europee lasciano \u00abbuchi\u00bb in capacit\u00e0 essenziali, come il rifornimento in volo. Il Consiglio Europeo di dicembre \u00e8 un appuntamento importante in tal senso perch\u00e9 permetter\u00e0 di invertire questa tendenza. <\/P><br \/>\n<P>Il problema pi\u00f9 evidente \u00e8 che i tagli ai bilanci, in ordine sparso, stanno riducendo le capacit\u00e0 di operare. Si aggiunge la frammentazione dell\u2019industria della Difesa, che impedisce di fare massa critica e sfruttare l\u2019ampiezza del mercato unico. Tra il 2001-e il 2010 le spese aggregate sono passate da circa 250 miliardi di euro a circa 195, mentre le maggiori economie emergenti hanno registrato forti aumenti. In particolare, i fondi per la ricerca e sviluppo sono diminuiti in Europa del 14% tra il 2005 e il 2010, a fronte di una spesa americana che \u00e8 oggi pari a sette volte il totale dei Paesi membri della Ue. <\/P><br \/>\n<P>In sostanza, noi europei stiamo perdendo peso in termini relativi in un settore molto dinamico e ovviamente decisivo per la nostra sicurezza, tanto collettiva quanto nazionale &#8211; si pensi soltanto alla crescente rilevanza della cybersecurity anche per i privati cittadini e le aziende. <\/P><br \/>\n<P>A questo fenomeno complessivo si affianca la riconfigurazione dell\u2019impegno americano in Europa: anche gli Stati Uniti sono sotto pressione dal punto di vista dei bilanci, e in ogni caso stanno spostando il baricentro della propria proiezione globale verso l\u2019Asia Pacifico e l\u2019Oceano Indiano. \u00c8 inevitabile dunque che la presenza in Europa, incluso l\u2019impegno nell\u2019ambito della Nato, venga ridimensionato: in altre parole, il tradizionale patto transatlantico semplicemente non regge pi\u00f9 nelle condizioni di oggi, e non per ragioni cicliche bens\u00ec per cause strutturali. Non possiamo pi\u00f9 dare per scontato che di fronte a ogni emergenza e crisi acuta Washington colmi le lacune delle capacit\u00e0 militari europee. Ci\u00f2 significa che gli europei dovranno aumentare le loro capacit\u00e0 di azione autonoma, quantomeno a ridosso dei confini dell\u2019Ue. <\/P><br \/>\n<P>Esiste una seconda componente essenziale del \u00abcase for\u00bb: i confini sudorientali dell\u2019Unione europea sono a diretto contatto con fonti di instabilit\u00e0 e rischio, che possono rapidamente trasformarsi in crisi acute. In un contesto geopoliticamente molto difficile come il Medio Oriente \u00aballargato\u00bb (che si estende ormai non solo verso Est fino all\u2019Asia centrale e al Golfo ma anche verso Sud fino a comprendere il Sahel), la politica di sicurezza europea si \u00e8 rivelata spesso inefficace. L\u2019azione esterna dell\u2019Ue \u00e8 concepita, sulla carta e nelle intenzioni, come un mix molto ampio di varie forme di influenza internazionale (che dovrebbe includere le politiche di Difesa); ma nei fatti si \u00e8 articolata soprattutto come soft power. Il problema \u00e8 che quando il soft power europeo non \u00e8 sostenuto dal possibile ricorso (o dal concorso, come accade ad esempio per quasi tutte le missioni di gestione delle crisi pi\u00f9 impegnative) dell\u2019hard power, la credibilit\u00e0 dell\u2019Ue come attore internazionale svanisce rapidamente. Mentre fioriscono iniziative solitarie, e spesso velleitarie, di singoli Stati membri. E conviene dirci la verit\u00e0: il potere di attrazione dell\u2019Ue (la forma pi\u00f9 rilevante del soft power europeo) \u00e8 in ogni caso diminuito rispetto agli anni eroici del grande allargamento. <\/P><br \/>\n<P>Un terzo elemento a favore dell\u2019investimento nella politica di Difesa europea &#8211; e si tratta di un elemento essenziale &#8211; sta nel potenziale di sviluppo tecnologico: come ha sottolineato la Comunicazione della Commissione del luglio scorso, esiste una questione di competitivit\u00e0 ed efficienza industriale collegata strettamente alle capacit\u00e0 militari. Quello della Difesa \u00e8 un settore con tecnologie di punta che sono spesso a doppio uso (militare e civile) e perci\u00f2 ha implicazioni potenzialmente molto pi\u00f9 ampie delle produzione di armamenti o infrastrutture militari. Non dimentichiamo che gran parte delle tecnologie che usiamo tutti i giorni &#8211; dal Gps a Internet sono nate originariamente come tecnologie militari. <\/P><br \/>\n<P>L\u2019Italia \u00e8 uno dei Paesi fortemente convinti del \u00abcase for\u00bb: tenteremo di contribuire a fare compiere un passo avanti alla Difesa europea non solo al Consiglio europeo di dicembre ma anche durante il nostro semestre di presidenza, nella seconda met\u00e0 del 2014. Il terreno pi\u00f9 promettente \u00e8 la creazione di sinergie tra l\u2019acquisizione di capacit\u00e0 tecnologicamente avanzate e il rafforzamento dell\u2019industria &#8211; attraverso programmi congiunti per lo sviluppo di alcuni sistemi e capacit\u00e0. I Paesi decisi a compiere progressi nella collaborazione in materia di sicurezza e difesa potranno sfruttare quanto previsto dall\u2019art. 44 del Trattato di Lisbona, secondo il quale alcuni compiti possono essere affidati ad un gruppo di Paesi membri che agiranno tuttavia a nome della Ue nel suo complesso (ossia con un mandato politicamente forte e impegnativo). Questa combinazione pu\u00f2 essere decisiva per il futuro della Difesa europea, che richieder\u00e0 anche maggiore trasparenza fra le scelte degli Stati membri, la progressiva definizione di una \u00abdottrina comune\u00bb, l\u2019armonizzazione degli standards, l\u2019integrazione almeno parziale delle capacit\u00e0 e il ricorso effettivo a quelle gi\u00e0 esistenti e non ancora utilizzate nelle crisi africane recenti, come i cosiddetti \u00abbattlegroups\u00bb &#8211; le unit\u00e0 europee di risposta rapida che sono gi\u00e0 state addestrate e predisposte. Pi\u00f9, e questo interessa in modo\u2019 specifico all\u2019Italia, una strategia di sicurezza marittima e il controllo congiunto delle frontiere esterne dell\u2019Ue. <\/P><br \/>\n<P>\u00c8 comprensibile che anche il settore della Difesa soffra le scelte difficili dovute alle condizioni economi- che e ai bilanci pubblici, ma non andrebbe dimenticato che perdere troppo terreno in un ambiente fortemente ,competitivo pu\u00f2 avere costi pi\u00f9 elevati nel lungo termine. La sicurezza \u00e8 come l\u2019aria: ci si accorge della sua importanza vitale solo quando viene a mancare. <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Caro direttore, adesso che abbiamo finito i soldi dobbiamo farci venire delle idee. Non ricordo se la frase &#8211; attribuita a Churchill &#8211; fosse esattamente cos\u00ec. Ma mi \u00e8 tornata in mente ieri, discutendo a Torino di difesa europea, idea sempre vagheggiata e mai realizzata. 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