{"id":24094,"date":"2013-10-11T07:55:13","date_gmt":"2013-10-11T05:55:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2013\/10\/20131011_pistellicoopinternaz\/"},"modified":"2013-10-11T07:55:13","modified_gmt":"2013-10-11T05:55:13","slug":"20131011_pistellicoopinternaz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2013\/10\/20131011_pistellicoopinternaz\/","title":{"rendered":"Pistelli: \u00abL\u2019Italia prenda il timone della cooperazione internazionale\u00bb (La Stampa.it)"},"content":{"rendered":"<p><P>Italia penultimo paese in uropa per gli aiuti internazionali. Il ministro Bonino ha affermato che dobbiamo tornare a giocare un ruolo di peso nella geopolitica internazionale. Qual \u00e8 la direzione che gli affari esteri si sono prefissati sulla cooperazione? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>A livello internazionale questo governo ha il compito di guidare la barca in un momento assolutamente straordinario: noi siamo alla vigilia di un nuovo percorso della cooperazione. Siamo partiti anni fa con gli Obiettivi del Millennio, traguardo che \u00e8 stato utile per mobilitare risorse e attenzione, sebbene un traguardo non terminato. Ora si deve riavviare un altro binario parallelo partito a Rio nel 1992 [e reiterato con Rio+20], che invece si era incaricato di riflettere sul cambiamento climatico e, a partire da questo, su un modello di sviluppo sostenibile. Rio+20 con i Sustainable Development Goal ha ridato la rotta. <\/P><br \/>\n<P>Oggi c\u2019\u00e8 la consapevolezza per tracciare tutte le nazioni assieme un modello in cui tutti questi percorsi si tengono assieme. Abbiamo un documento per il futuro dello sviluppo (The Future We Want, firmato a Rio nel 2012, nda) che mette insieme economia, sociale, ambiente, stato di diritto, equilibrio di genere, eccetera, con un obiettivo temporale al 2030.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Dove va l\u2019Europa?<\/STRONG> <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>L\u2019Europa \u00e8 il primo donatore aggregato a livello globale, 50,6 miliardi (0,39% del reddito lordo EU. Dati 2012). L\u2019Ue ha sempre un doppio cappello quando parliamo di cooperazione, bilaterale e congiunto, la tendenza \u00e8 sempre pi\u00f9 quella di avere obiettivi e fondi europei ma anche una forte coordinazione tra le iniziative che i diversi Stati portano avanti negli stessi Paesi (L\u2019EU ha un doppio cappello quando facciamo un\u2019operazione, bilaterale e congiunto, fissando insieme degli obiettivi europei. Abbiamo iniziato a fare programmazione congiunta: non c\u2019\u00e8 solo l\u2019Europa che gestisce i propri fondi con i propri obiettivi e poi trova chi li implementa, ma sono diversi paesi dell\u2019Europa che congiuntamente intervengono sullo stesso paese avendo concordato cosa fare.)<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Sulla cooperazione quindi l\u2019Europa si muove in maniera sinergica.<\/STRONG> <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Si, esattamente. Si \u00e8 passati dal vecchio modello in cui una ONG, fatta di giovani straordinari idealisti, con soldi a dono, andava e realizzava un pozzo per un villaggio ad una situazione molto sofisticata in cui pi\u00f9 paesi con pi\u00f9 ONG e progetti, in accordo con il governo del posto, realizzano un progetto che non \u00e8 pi\u00f9 solo un dono, ma diventa magari un progetto di agricoltura sostenibile che \u00e8 in grado di stare sulle proprie gambe. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Cosa fa l\u2019Italia invece? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P><\/STRONG>L\u2019anno scorso per la prima volta negli ultimi sei o sette anni il budget della cooperazione \u00e8 cresciuto di 400 milioni: 100 sulla parte che gestisce il MAE e 300 sulla parte del bilaterale. Per la sola parte che era di competenza del Ministero degli Esteri si \u00e8 passati in 7 anni da 1 miliardo e 300 a 150 milioni. Noi abbiamo pagato anche in questo settore un prezzo altissimo per la crisi dell\u2019eurozona ora per\u00f2 contiamo di raggiungere 0,15% del PIL per il 2013 come obbiettivo.<\/P><br \/>\n<P>l\u2019Italia nella classifica europea \u00e8 penultima, davanti solo alla Grecia (0,13 %). Un fatto grave, se si pensa che la cooperazione \u00e8 parte integrante della politica estera. Se L\u2019Europa ha mancato il proprio obiettivo di destinare lo 0,56 % del PIL alla cooperazione entro il 2010 e lo 0,7 entro il 2015, il 40% del mancato raggiungimento di questo obiettivo dipende da noi. Siamo un grande paese ma diventiamo una zavorra per tutti. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Il primo segnale \u00e8 stato quello di dire: \u201c invertiamo la tendenza\u201d, il secondo dovrebbe essere: \u201cdove possiamo realisticamente arrivare\u201d<\/STRONG> <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Con l\u2019ultimo DEF (documento di Economia e Finanza) si fissa un \u201cpercorso di riallineamento\u201d graduale, con un incremento del 10% l\u2019anno del budget per raggiungere al 2017 il 0,29% del PIL. Siamo ancora lontani da dove eravamo, ma avviare il percorso vuol dire rientrare in carreggiata.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Con quali regole? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P><\/STRONG>Con regole nuove. Da qui la riforma della cooperazione che in 10 anni \u00e8 stata tentata 3 volte e non \u00e8 mai riuscita. Quando l\u2019intervista uscir\u00e0 sar\u00e0 a buon punto l\u2019iter che porta all\u2019approvazione in Consiglio dei Ministri di un testo di riforma governativa che riprende una buona parte d del lavoro fatto in Parlamento durante la passata legislatura e che aggiunge qualche innovazione.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Quali sono i capisaldi?<\/STRONG> <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Una cabina di regia unica, che parte dagli Esteri ma che riunisce tutti i soggetti che oggi fanno cooperazione a livello pubblico, il Mef insieme all\u2019Ambiente e agli altri. Non pi\u00f9 ciascuno con il proprio budget e per conto suo ma un portafoglio gestito con visione unitaria e con una regia politica. Serve dunque un\u2019Agenzia per la cooperazione, non certo un carrozzone ma una macchina da corsa, sulla stregua di quella che hanno i nostri partner europei: snella per dimensioni, fondata sulle competenze e in grado di gestire i fondi tradizionali e soprattutto i nuovi strumenti finanziari della cooperazione come il blanding, il matching, la partnership pubblico-privato, la partnership con le fondazioni, eccetera.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Cosa sono il blending e il matching?<\/STRONG> <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Per Blanding intendiamo la possibilit\u00e0 di combinare fondi a dono e fondi a credito mentre il matching consiste nella sinergia tra pubblico, soggetti profit e no profit attraverso cui dare un incentivo a andare in mercati in cui altrimenti non si andrebbe. \u00c8 un modo di orientare il mercato verso paesi in via di sviluppo che non sarebbero altrimenti naturali ricettori di investimenti.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Esistono poi i canali multilaterali: nel bilancio della cooperazione italiana, noi diamo grosso modo 2 miliardi attraverso questi canali , e 250 milioni attraverso il portafoglio della Farnesina<\/STRONG>. <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Gran parte dei nostri contributi vanno all\u2019UE (a seconda degli strumenti che finanziamo siamo il secondo o terzo o quarto contributore per peso), mentre ci sono poi la Banca Mondiale e gli altri fondi e banche per lo sviluppo (BEI, ADB, nda). Un sistema su cui attualmente abbiamo poco controllo. Serve tuttavia una regia congiunta, pi\u00f9 controllo e pi\u00f9 informazione.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Una conseguenza dello sviluppo \u00e8 anche creare crescita economica nel nostro paese.<\/STRONG> <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Certo e gli altri Paesi lo hanno capito da tempo. Nei modelli che noi prendiamo a riferimento per un ogni euro investito in cooperazione allo sviluppo ne tornano 2,7 euro nel giro di 5 anni. Si tratta di un volano che promuove alla fine il Sistema Italia. Questo deve fare la riforma.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Dal punto di vista delle ONG la nuova legge cosa propone?<\/STRONG> <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>si passa dalle regole di contabilit\u00e0 pubblica di un Ministero a un alleggerimento procedurale, all\u2019utilizzo di strumenti innovativi, alla vera promozione di partnership con soggetti terzi. Pu\u00f2 agevolare l\u2019ottenimento di fondi europei in cooperazione delegata da spendere per le ong italiane. Avremo un soggetto che fa quello di mestiere, l\u2019Agenzia, e i pezzi della cooperazione italiana rimessi a sistema<\/P><br \/>\n<P>Gli APS sono la chiave per la cooperazione?<\/STRONG> C\u2019\u00e8 una riflessione che \u00e8 iniziata il mese scorso nell\u2019UE per cui nella nuova definizione aiuto pubblico allo sviluppo, non soltanto l\u2019Italia ma anche paesi ben pi\u00f9 ricchi di noi stanno scoprendo che la componente di aiuto pubblico allo sviluppo ormai \u00e8 minoritaria, cio\u00e8 che i sistemi sono capaci di generare una nuova capacit\u00e0 di investimento in questi nuovi modelli che prescinde largamente dal soggetto pubblico. Noi siamo una leva. 25 anni fa una ONG che veniva a bussare da noi portava a casa l\u201980% del suo budget, oggi \u00e8 il 5% perch\u00e9 si autofinanzia. Il pubblico rimane per\u00f2 uno strumento importante per la strategia generale dello sviluppo, il controllo e la tutela delle situazione ancora non in grado di mettere in moto altri meccanismi di sviluppo autonomi.<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Italia penultimo paese in uropa per gli aiuti internazionali. Il ministro Bonino ha affermato che dobbiamo tornare a giocare un ruolo di peso nella geopolitica internazionale. Qual \u00e8 la direzione che gli affari esteri si sono prefissati sulla cooperazione? 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