{"id":24252,"date":"2013-06-06T07:30:26","date_gmt":"2013-06-06T05:30:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2013\/06\/20130606_bonino_europa_confusa\/"},"modified":"2013-06-06T07:30:26","modified_gmt":"2013-06-06T05:30:26","slug":"20130606_bonino_europa_confusa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2013\/06\/20130606_bonino_europa_confusa\/","title":{"rendered":"Bonino: \u00abL\u2019Europa \u00e8 confusa. Io no\u00bb (Tempi)"},"content":{"rendered":"<p><P>\u00abQuando mi hanno cercata ero in Egitto, e credevo di essere anche in pensione\u00bb. A sentir lei, Emma Bonino non ci pensava proprio di essere chiamata a fare il ministro degli Esteri all\u2019indomani del compimento del 65\u00b0 anno di et\u00e0. Il curriculum per\u00f2 non le mancava. Mentre l\u2019azione politica e la militanza per i &#8220;diritti civili&#8221; in Italia sono giustamente controverse, il suo impegno nelle tematiche internazionali \u00e8 sempre stato guardato con rispetto da tutti. Nelle vesti di esponente del Partito Radicale transnazionale, di eurodeputato e di Commissario dell\u2019Unione Europea per gli aiuti umanitari, la Bonino sin dal 1979 ha battuto le strade del mondo in lungo e in largo con campagne di mobilitazione e missioni non prive di pericoli. Balcani, Grandi Laghi africani, Corno d\u2019Africa e Medio Oriente sono stati negli anni i teatri delle sue rischiose iniziative, mentre le campagne per il Tribunale per i crimini nell\u2019ex Jugoslavia, la Corte penale internazionale e lo Stop alle mutilazioni genitali femminili hanno visto il suo decisivo contributo. Anche per ragioni personali \u00e8 diventata esperta sul campo delle realt\u00e0 del mondo arabo e soprattutto dell\u2019Egitto. Da qui uno spiccato buon senso che si \u00e8 visto anche nell\u2019ultima riunione del Consiglio europeo dedicata alla crisi siriana. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Ministro, le posizioni che lei ha sostenuto al Consiglio europeo quando si \u00e8 discusso della levata dell\u2019embargo sulle armi alla Siria sono apparse pi\u00f9 prudenti e pragmatiche di quelle che l\u2019Italia aveva sostenuto in precedenza. <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Ciascuno di noi auspica per la Siria un futuro di libert\u00e0, democrazia, rispetto delle donne e dei diritti delle minoranze, ma al di sopra di tutte queste aspirazioni, che condivido, il mio primo obiettivo \u00e8 che cessino i massacri, che tacciano le armi. Ad oggi siamo tra gli ottanta e i centomila morti. Per questo dobbiamo cogliere l\u2019opportunit\u00e0 rappresentata dall\u2019iniziativa russo-americana per una seconda conferenza di Ginevra sulla Siria. Senza lasciarci andare a facili ottimismi: la conferenza non \u00e8 stata ancora convocata, per riuscire a convocarla bisogner\u00e0 lavorare duramente. Siamo molto lontani da una fissazione della data, della lista dei partecipanti e dell\u2019ordine del giorno. Due punti per\u00f2 mi sembrano ineludibili. Il primo \u00e8 che fra gli obiettivi di Ginevra II dovr\u00e0 esserci l\u2019applicazione di quanto stabilito da Ginevra I, dove si indicavano le tappe del processo di transizione che doveva avvenire in Siria, passando attraverso un governo di coalizione con esponenti delle due parti. Il secondo \u00e8 che non si pu\u00f2 pretendere, come fa una parte dell\u2019opposizione, di condizionare la tenuta della conferenza alle dimissioni del presidente Bashar el Assad: la sua uscita di scena \u00e8 l\u2019oggetto del negoziato, non la precondizione.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Lei ha espresso delusione per l\u2019esito del Consiglio europeo. <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Quel che pi\u00f9 mi dispiace \u00e8 che dopo dodici ore di discussione la conclusione \u00e8 stata una rinazionalizzazione di una decisione europea di politica estera. Il dibattito sulla Siria ha fatto una vittima istituzionale eccellente: la politica estera comune europea. Perch\u00e9 elementi dell\u2019embargo deciso insieme l\u2019anno scorso restano in vigore, ma la decisione sulle armi dal 1\u00b0 agosto \u00e8 demandata agli stati. Io sono certa che Francia e Regno Unito, i paesi che hanno voluto questo cambiamento, non cominceranno immediatamente a riversare grandi quantit\u00e0 di armi in Siria, e capisco che la loro minaccia di armare l\u2019opposizione \u00e8 un modo per farsi prendere sul serio da Damasco. Ma vorrei chiarire che chi non aderisce a questa linea non \u00e8 un sostenitore di Assad, massacratore del suo stesso popolo, ma uno preoccupato di non far andare al potere una dittatura speculare a quella che si vuole abbattere. Se guardiamo a certe componenti dell\u2019opposizione che si riunisce a Istanbul e quali paesi li sostengono, se guardiamo a Jasbat al Nusra, ad Ansar al Sham, non possiamo non essere preoccupati. Per me \u00e8 chiaro che una soluzione militare alla crisi non c\u2019\u00e8. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Lei s\u2019\u00e8 detta favorevole alla partecipazione dell\u2019Iran a Ginevra II, e questo a molti non piace. <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Lo so che questa cosa mi attira strali, ma la pace si fa con gli avversari. Non solo gli iraniani sono parte in causa in Siria, ma anche i russi: che facciamo, escludiamo pure loro? Capisco l\u2019importanza del dossier del nucleare iraniano, ma il pragmatismo vuole che sia tenuto distinto dal dossier siriano, se come priorit\u00e0 abbiamo quella di mettere fine ai massacri, soprattutto quelli compiuti da Assad che sta riconquistando terreno. Per la pace nei Balcani abbiamo trattato con Milosevic e con Karadzic, poi la storia dei loro popoli si \u00e8 incaricata di eliminarli. Il senso di responsabilit\u00e0 vuole che gli iraniani siano associati ai negoziati. Anche perch\u00e9 \u00e8 sempre pi\u00f9 evidente che \u00e8 in corso uno scontro all\u2019ultimo sangue nell\u2019area fra sunniti e sciiti, non per ragioni religiose ma politiche, di egemonia regionale e di posizionamento strategico.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Sono passati due anni e mezzo dall\u2019inizio delle Primavere arabe. Che valutazione d\u00e0 della fase attuale?<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Credo di essere pi\u00f9 ottimista della maggioranza degli osservatori. Ci potranno ancora essere passi indietro in tema di libert\u00e0 in quei paesi, ma su un punto non si torner\u00e0 indietro; la gente non ha pi\u00f9 paura di parlare di politica ad alta voce, \u00e8 caduto il muro del silenzio eretto dal terrore della repressione. Ora al posto di silenzio c\u2019\u00e8 molta confusione, ma i democratici cominciano a capire che la piazza \u00e8 necessaria ma non sufficiente per cambiare la realt\u00e0 politica. Sono un po\u2019 preoccupata dell\u2019atteggiamento della Ue, che continua a utilizzare un solo strumento d\u2019intervento per tutti i paesi del Mediterraneo, mentre ci sarebbe bisogno di politiche differenziate per i vari paesi: Egitto, Tunisia, Libia, Marocco, ecc. sono diversi fra loro e in essi gli esiti della Primavera araba sono differenti. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Un paese importante che comincia a dare preoccupazioni \u00e8 la Turchia. <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Sono amica della Turchia e considero un errore aver bloccato la loro procedura di adesione all\u2019Unione Europea: poi non possiamo lamentarci che cerchino un altro posizionamento strategico. Ma questo non mi impedisce di affermare che ci sono elementi preoccupanti nell\u2019azione del governo turco, e non smetter\u00f2 mai di ricordare che Italia e Turchia condividono il record di condanne da parte della Corte europea dei diritti umani: noi per le condizioni delle nostre carceri e la durata dei processi, loro per l\u2019abuso della carcerazione preventiva. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Qual \u00e8 la posizione italiana sul tentativo americano di riavviare il dialogo fra israeliani e palestinesi?<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Dobbiamo mettere tutto l\u2019impegno possibile per convincere gli uni e gli altri che si tratta dell\u2019ultima chance. E che la soluzione due stati, due popoli e possibilmente due democrazie, \u00e8 per ora o mai pi\u00f9. \u00c8 chiaro che sia dentro la compagine governativa israeliana che all\u2019interno dell\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese c\u2019\u00e8 gente che non \u00e8 contenta di tornare al negoziato. La Ue voleva uscire con una sua dichiarazione, ma noi italiani ci siamo attivati perch\u00e9 non ci fosse un intervento del Consiglio europeo. Se volevamo mediare, dovevamo farlo prima; ora che siamo di fronte a un nuovo tentativo americano, dobbiamo fare il favore di non interferire. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>A proposito della protesta a seno nudo di Amina in Tunisia, una scrittrice libanese ha detto: \u00abNon voglio essere costretta a scegliere fra il burqa e il topless\u00bb. Che ne pensa? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Condivido. Non discuto la libert\u00e0 individuale di manifestare, la metto in discussione politicamente. Fermo restando il diritto individuale ad agire come si vuole, credo che il vero obiettivo di chi si impegna debba essere la libert\u00e0, e non il sostituire un modello all\u2019altro, il topless al burqa. Il nostro terreno comune \u00e8 di trovare gradualmente uno spazio di libert\u00e0 e di rispetto reciproco. Perch\u00e9 senza rispetto non c\u2019\u00e8 libert\u00e0, e non conosco libert\u00e0 senza responsabilit\u00e0. La licenza non \u00e8 libert\u00e0, e i diritti vanno insieme coi doveri. E se io ho il diritto di esprimermi ho anche il dovere di rispettare gli altri. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Lei \u00e8 per un\u2019Europa federale, ma ci\u00f2 vorrebbe dire federalizzazione, mutualizzazione dei debiti sovrani nazionali. Questo Germania e paesi nordici non lo accetteranno mai. <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Aspetterei a dire &#8220;mai&#8221;. La Francia si trova in recessione, e se la Cina continua a rallentare, nonostante gli sforzi della signora Merkel il mercato interno tedesco non tira. Senza una mutualizzazione del debito, senza un ministro del Tesoro europeo, che abbia la possibilit\u00e0 di tassare e spendere, gli shock asimmetrici non li risolveremo mai. La storia americana, da Hamilton in poi, ci dice che gli Usa nascono sulla mutualizzazione del debito delle guerre per l\u2019indipendenza. Oggi gli unici stati pesanti sono gli stati nazionali, che gestiscono fra il 40 e il 50 per cento del Pil. Negli Stati Uniti il governo federale gestisce solo il 20 per cento. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Anche i popoli europei non sembrano pi\u00f9 entusiasti dell\u2019integrazione europea. <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Io penso che bisogna andare verso un\u2019unione politica. Siamo tutti d\u2019accordo che la Ue cos\u00ec com\u2019\u00e8 non funziona, ma questo dovrebbe portare a un dibattito serio sull\u2019alternativa Europa delle patrie o patria europea. Io sono federalista perch\u00e9 il federalismo \u00e8 la sola istituzione europea che tiene insieme diversit\u00e0, democrazia e accountability. Non voglio un superstato europeo. Solo alcune competenze devono essere comuni: la politica economica e monetaria, la difesa, gli esteri, la ricerca e i diritti di cittadinanza. Per tutto il resto, sussidiariet\u00e0. Sulla legislazione sul mercato interno farei anche dei passi indietro: \u00e8 diventata troppo dettagliata, troppo intrusiva. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Lei \u00e8 favorevole a politiche di maggiore apertura agli immigrati e di pi\u00f9 semplice riconoscimento della cittadinanza. Ma fatti come la rivolta dei giovani di origine straniera delle periferie di Stoccolma e gli attacchi contro i militari a Londra dimostrano che anche politiche di integrazione avanzate come quelle svedesi e molto aperte come quelle britanniche non garantiscono i migliori risultati. <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Non conosco paese al mondo che abbia avuto politiche dell\u2019immigrazione senza problemi: si tratta, molto spesso, di contenere i danni. Uno straniero non \u00e8 un santo per il fatto che \u00e8 immigrato, cos\u00ec come nascere italiani non \u00e8 garanzia di santit\u00e0. Detto ci\u00f2, io penso che una politica di legalizzazione, con diritti e doveri riconosciuti, \u00e8 una politica lungimirante. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Propone l\u2019introduzione dello &#8220;ius soli&#8221;? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>No, io sono per una progressivit\u00e0. Non \u00e8 che se sei nato in un posto di per s\u00e9 ne sei cittadino: penso che la cittadinanza sia pi\u00f9 di questo. Dovrebbe essere graduale, ci devono essere dei criteri, come per esempio la scolarizzazione in Italia. I paesi che hanno introdotto lo ius soli automatico ci stanno ripensando. Ma \u00e8 un tema che dobbiamo avere il coraggio di affrontare: chi paga le tasse ha il diritto a partecipare almeno al voto amministrativo. Cos\u00ec li si responsabilizza.<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abQuando mi hanno cercata ero in Egitto, e credevo di essere anche in pensione\u00bb. A sentir lei, Emma Bonino non ci pensava proprio di essere chiamata a fare il ministro degli Esteri all\u2019indomani del compimento del 65\u00b0 anno di et\u00e0. Il curriculum per\u00f2 non le mancava. 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