{"id":24298,"date":"2013-02-04T08:51:35","date_gmt":"2013-02-04T07:51:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2013\/02\/20130204_intervista_consiglio_di_sicuirezza\/"},"modified":"2013-02-04T08:51:35","modified_gmt":"2013-02-04T07:51:35","slug":"20130204_intervista_consiglio_di_sicuirezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2013\/02\/20130204_intervista_consiglio_di_sicuirezza\/","title":{"rendered":"Terzi: non pi\u00f9 rinviabile la riforma del Consiglio di sicurezza"},"content":{"rendered":"<p><P>L\u2019 opinione pubblica segue con apprensione gli sviluppi della crisi in Mali, dove terrorismo e crimine organizzato mettono in pericolo la pace e la stabilit\u00e0 del Sahel e del Sahara, minacciando di espandersi in tutto il Nord Africa. La comunit\u00e0 internazionale si \u00e8 dimostrata consapevole di questi rischi e si sta organizzando per sostenere la forza africana dispiegata in Mali sulla base della risoluzione 2085 adottata a dicembre dal Consiglio di Sicurezza dell\u2019 Onu. Non \u00e8 la prima volta che l\u2019 Onu dimostra di saper agire con efficacia e tempestivit\u00e0 per la stabilit\u00e0 di un paese o di una regione, a tutela della pace e della sicurezza internazionale. Il successo della missione a Timor Est, la missione nel sud del Libano, che l`Italia ha voluto e che oggi guida; il sostegno al completamento della transizione in Somalia: sono esempi vicini che confermano come, a quasi settant`anni di distanza, conservi intatta la sua validit\u00e0 l`intuizione di San Francisco di dotare l`Onu di un organo responsabile di mantenere la pace e la sicurezza internazionale. Vi sono tuttavia altri casi in cui, chiamato a dare risposte concrete a crisi altrettanto gravi, il Consiglio di Sicurezza ha mostrato i suoi limiti, o perch\u00e9 paralizzato dal veto di un suo membro permanente o perch\u00e9 condizionato dal prevalere di logiche di alleanza sugli interessi generali della comunit\u00e0 internazionale. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>IL COSTO UMANO<BR><\/STRONG>In passato vi sono stati Ruanda, Bosnia-Erzegovina, Kosovo; oggi la crisi siriana con i suoi numeri spaventosi: 60.000 morti, 2 milioni di sfollati, 650.000 rifugiati nei paesi vicini. All\u2019altissimo costo umano descritto da questi numeri si aggiunge quello politico: l\u2019 immobilismo mina la credibilit\u00e0 stessa dell\u2019 Onu. In un momento in cui, proprio alle Nazioni Unite, si registra, anche per impulso dell`Italia, un avanzamento della coscienza collettiva su temi quali la pena di morte, la libert\u00e0 religiosa e la responsabilit\u00e0 internazionale degli Stati di proteggere i propri cittadini, il mondo ha bisogno di un Consiglio di Sicurezza adeguato alle nuove sfide alla pace e alla sicurezza. \u00c8 difficilmente sostenibile una situazione in cui oltre 70 Stati non abbiano mai fatto parte, in questi 68 anni, del massimo organo di tutela della pace e della sicurezza internazionale, nel quale quasi 200 Paesi sono rappresentati solo da 15 Stati, dei quali 5 su base permanente e con potere di veto. Serve un Consiglio nel quale si riconoscano tutti gli Stati dell\u2019 Onu. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>L`INTERESSE ITALIANO<BR><\/STRONG>Che i Paesi africani continuino, ad esempio, a essere sottorappresentati non \u00e8 solo contro la storia, \u00e8 contro l`interesse dell\u2019 Italia a favorire la crescente assunzione di responsabilit\u00e0, il rafforzamento della cooperazione regionale e lo sviluppo socio-economico di un`area del mondo a noi vicina e che nei prossimi decenni far\u00e0 registrare i pi\u00f9 alti tassi di crescita demografica al mondo. Cos\u00ec come \u00e8 nostro forte interesse continuare a perseguire l`obiettivo di un seggio che consenta all`Unione Europea di parlare, anche all\u2019 Onu, con una voce sola. La riforma del Consiglio di Sicurezza non \u00e8 pi\u00f9 rinviabile se vogliamo per i nostri figli un futuro pi\u00f9 sicuro. Ed \u00e8 con questo senso di urgenza che, insieme alla Spagna, ho voluto riunire alla Farnesina i rappresentanti di oltre 60 Paesi, per riportare ai primi posti dell`agenda politica internazionale il tema della riforma del Consiglio di Sicurezza. Il consenso \u00e8 il principio al quale si ispira da sempre la linea dell\u2019 Italia. Solo una soluzione largamente condivisa potr\u00e0 rafforzare la credibilit\u00e0 dell`Onu come garante della pace e della sicurezza internazionale e porre fondamenta solide di una nuova architettura di sicurezza collettiva.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>LA PROPOSTA<BR><\/STRONG>Quanto alle formule, la proposta \u00e8 semplice: ampliare il numero dei membri del Consiglio per renderlo pi\u00f9 rappresentativo anche attraverso il riconosci mento dei processi di integrazione regionale, di cui l`Ue \u00e8 l\u2019 esempio pi\u00f9 alto, e tenendo conto del contributo degli Stati al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale e agli altri scopi dell`Organizzazione. Aumentare il numero di Paesi che, a rotazione, siedono in Consiglio in quanto eletti da tutti membri dell`Onu vuol dire rafforzarne la legittimazione, la credibilit\u00e0 e quindi l`efficacia. Mentre un ampliamento a nuovi membri permanenti rischierebbe di cristallizzare situazioni che potrebbero non riflettere nel tempo l`equilibrio delle relazioni internazionali e creerebbe nuove categorie di Stati privilegiati. Roma come New York, Ginevra e Vienna si conferma &#8220;polo&#8221; e centro di riflessione e di negoziato sul futuro dell`Organizzazione. I Paesi che si riuniscono oggi in quello che \u00e8 diventato un appuntamento fisso della diplomazia internazionale si confrontano su una sfida non pi\u00f9 rinviabile: le Nazioni Unite, straordinario sviluppo del Novecento nel percorso di formazione di uno \u00abstato di diritto\u00bb internazionale, vanno adeguate a un mondo che col secolo scorso ha ormai poco a che fare, rimanendo esposto al rischio di replicarne gli orrori. E ancora una volta, come spesso \u00e8 accaduto in questi mesi, l`Italia \u00e8 protagonista sul piano internazionale, non solo nella risposta alle crisi attuali, ma anche nella definizione degli strumenti che serviranno a prevenire e a gestire quelle future. <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L\u2019 opinione pubblica segue con apprensione gli sviluppi della crisi in Mali, dove terrorismo e crimine organizzato mettono in pericolo la pace e la stabilit\u00e0 del Sahel e del Sahara, minacciando di espandersi in tutto il Nord Africa. 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