{"id":24310,"date":"2013-01-21T08:45:53","date_gmt":"2013-01-21T07:45:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2013\/01\/20130121_bamako_vicina\/"},"modified":"2013-01-21T08:45:53","modified_gmt":"2013-01-21T07:45:53","slug":"20130121_bamako_vicina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2013\/01\/20130121_bamako_vicina\/","title":{"rendered":"Dass\u00f9: \u00abBamako \u00e8 pi\u00f9 vicina di Kabul\u00bb (La Stampa)"},"content":{"rendered":"<p><P>Quella in gioco in un pezzo di Africa solo a prima vista remoto \u00e8 una questione di importanza vitale per il nostro Paese. \u00c8 necessario che i partiti politici rendano i cittadini consapevoli di quali siano e dove si trovino i nostri interessi nazionali. <\/P><br \/>\n<P>Al di l\u00e0 di considerazioni pre-elettorali dal respiro corto. Rispetto a una parte dei conflitti post-11 settembre, in Mali la posta in gioco non riguarda la difesa delle alleanze dell\u2019Italia; riguarda direttamente i suoi interessi strategici. Nessuno si sognerebbe di considerare ininfluenti, per l\u2019Italia, gli eventi che colpiscono la Libia o l\u2019Algeria, da cui dipende un terzo delle nostre forniture energetiche. Eppure il Sahel \u00e8 l\u00ec, appena dietro. La guerra interna al Mali \u00e8 in parte figlia della disgregazione della Libia; in parte si riflette nella nuova e drammatica prova di forza, fra governo e terrorismo islamico, in Algeria. <\/P><br \/>\n<P>Gli uomini blu del deserto non riconoscono padroni, neanche africani. Tutta la fascia di Paesi che sono emersi dagli imperi coloniali &#8211; una fascia che grosso modo taglia l\u2019Africa all\u2019altezza del Sahara meridionale, dalla Mauritania al Sudan &#8211; soffre dello stesso problema: la difficile convivenza tra un Nord desertico, di cultura araba e nomade, ed un Sud abitato da agricoltori stanziali di stirpe africana. Rivolte e guerre civili, dagli inizi degli Anni Sessanta del secolo scorso, hanno avuto questo denominatore comune: in Ciad, Niger, Sudan &#8211; oggi diviso in due dopo un conflitto sanguinoso &#8211; e in Mali. <\/P><br \/>\n<P>L\u2019incapacit\u00e0 internazionale di affrontare il \u00abproblema Tuareg\u00bb &#8211; come \u00e8 sempre stato grossolanamente definito &#8211; e le deficienze delle classi dirigenti locali, hanno prodotto Stati fragili o falliti; con grandi sofferenze per le popolazioni. Il Mali \u00e8 ancora pi\u00f9 povero oggi di quanto non fosse due decenni fa. <\/P><br \/>\n<P>Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur. <\/P><br \/>\n<P>La storia degli ultimi anni? Mentre a Bamako giunte golpiste guidate da giovani ufficiali deponevano primi ministri (colpo di Stato del 2012), nel Nord i tuareg storicamente laici e separatisti si alleavano con i fondamentalisti di Ansar Eddine e altri gruppi affiliati ad Al Qaeda nel Maghreb Islamico. Il Nord del Mali \u00e8 stato cos\u00ec trasformato in uno stato rifugio di ogni traffico illecito e patria potenziale dei nemici del mondo occidentale. Le conseguenze della guerra di Libia hanno pesato in modo negativo, dando luogo ad una \u00abdoppia polveriera\u00bb Maghreb-Sahel. <\/P><br \/>\n<P>Ecco: tutto questo dovrebbe essere tenuto in considerazione da chi &#8211; parecchi in Italia e ancora di pi\u00f9 in Europa &#8211; considera l\u2019intervento in Mali come l\u2019ennesimo sussulto antistorico e neocolonialista di una Francia sempre uguale a se stessa. In questi interventi nel vicinato d\u2019Europa, l\u2019America di Obama resta in secondo piano: appoggia ma non guida. Lo spazio lasciato da Washington non \u00e8 colmato tuttavia dall\u2019Europa o da attori regionali che ancora non sono tali; vede in prima fila Parigi. Si pu\u00f2 &#8211; lo abbiamo fatto &#8211; discutere sulle scelte compiute in Libia. Ci\u00f2 non toglie che l\u2019intervento in Mali non sia una scelta; \u00e8 una necessit\u00e0. Resa legittima, guardando al diritto internazionale, dalla Risoluzione 2085 dell\u2019Onu e dalla diretta richiesta di assistenza da parte del Presidente maliano Traor\u00e9. <\/P><br \/>\n<P>E\u2019 abbastanza paradossale che altri grandi Paesi europei pensino di potere lasciare sola la Francia, quando il futuro del Sahel riguarda, insieme alla Francia, l\u2019Europa nel suo insieme. <\/P><br \/>\n<P>E\u2019 in particolare la sponda Sud del continente a dovere riprendere i fili di una vera e propria strategia europea per l\u2019Africa, fatta di cooperazione economica e di soluzione politiche, non solo militari. Ma senza chiudere gli occhi di fronte a una crisi come questa: fra interventismo solitario di Parigi, e tentazioni attendiste di Berlino, l\u2019Italia ha un ruolo importante da svolgere. Appoggio logistico e negoziato politico ne sono la condizione. <\/P><br \/>\n<P>La sicurezza nazionale deve spingerci a superare sia i calcoli elettorali che le insicurezze europee. <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Quella in gioco in un pezzo di Africa solo a prima vista remoto \u00e8 una questione di importanza vitale per il nostro Paese. \u00c8 necessario che i partiti politici rendano i cittadini consapevoli di quali siano e dove si trovino i nostri interessi nazionali. Al di l\u00e0 di considerazioni pre-elettorali dal respiro corto. 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