{"id":24418,"date":"2012-10-15T07:37:07","date_gmt":"2012-10-15T05:37:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2012\/10\/20121015_miglioreeredita\/"},"modified":"2012-10-15T07:37:07","modified_gmt":"2012-10-15T05:37:07","slug":"20121015_miglioreeredita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2012\/10\/20121015_miglioreeredita\/","title":{"rendered":"Dettaglio articolo"},"content":{"rendered":"<p><P>Caro Direttore, il Nobel all&#8217;Unione europea \u00e8 un premio alla carriera. Nel senso che riconosce giustamente il principale risultato storico dell&#8217;integrazione fra ex nazioni nemiche: rendere impensabile la guerra nel Vecchio Continente. Questo punto \u00e8 spiegato con chiarezza nell&#8217;annuncio fatto a Oslo dal Presidente del Comitato, il segretario Generale del Consiglio d&#8217;Europa, Jagland. Il quale ha aggiunto, alla riconciliazione post-bellica, due altre motivazioni determinanti:<\/P><br \/>\n<UL><br \/>\n<LI>II consolidamento della democrazia e il rispetto dei diritti umani &#8211; richiamati in relazione sia all&#8217;adesione di Grecia, Spagna e Portogallo negli Anni 80, sia all&#8217;apertura ai Paesi dell&#8217;Europa centrorientale dopo la caduta del Muro di Berlino; <\/LI><br \/>\n<LI>La pacificazione della ex Jugoslavia, con il riferimento all&#8217;adesione della Croazia, ai negoziati col Montenegro e al riconoscimento dello status di candidato alla Serbia. La pacificazione del Vecchio Continente dopo le guerre calde e fredde del secolo scorso; l&#8217;espansione dello spazio democratico europeo. Queste le motivazioni del Nobel per la pace all&#8217;Ue. Da parte della giuria di un Paese europeo, la Norvegia, che ha sempre preferito non entrare nell&#8217;Unione. Ma i paradossi, come sappiamo, non hanno mai spaventato i giudici di Oslo.<\/LI><\/UL><br \/>\n<P>Il Comitato del Premio Nobel non ha d&#8217;altra parte ignorato la crisi economica e sociale dell&#8217;Europa. Ha tuttavia ribaltato il prisma attraverso cui si tendono ormai ad inquadrare le problematiche comunitarie, ricordando che le difficolt\u00e0 attuali \u00abnon impediscono di mettere a fuoco quello che \u00e8 stato il risultato pi\u00f9 importante dell&#8217;Ue: il successo nella lotta per la pace, la riconciliazione, la democrazia e i diritti umani\u00bb. Sembra proprio un omaggio alla carriera, quindi. Ma la realt\u00e0 \u00e8 che attraverso l&#8217;omaggio passa anche un forte messaggio politico, rivolto sia contro i sentimenti anti europei sia contro le rigidit\u00e0 economicistiche. In linea con le posizioni pi\u00f9 lungimiranti di una parte dei leader europei -e con quanto il presidente Napolitano ha sempre detto, anche ultimamente Madrid -\u00abI&#8217;Europa \u00e8 molto di pi\u00f9 dell&#8217;euro\u00bb. Il Nobel per la Pace lo ricorda. Proprio per questo invita implicitamente a trarne le conseguenze. Per non disperdere la sua migliore eredit\u00e0, l&#8217;Europa deve diventare pi\u00f9 solidale nella gestione dell&#8217;economia dell&#8217;euro. E deve riuscire a passare, dalla pace \u00abinterna\u00bb, a una capacit\u00e0 di proiezione pacifica \u00abesterna\u00bb. Sono le due condizioni per salvare il futuro. Il monito che viene da Oslo \u00e8 di non mettere a rischio, con le battaglie sull&#8217;euro, la pace europea. <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Caro Direttore, il Nobel all&#8217;Unione europea \u00e8 un premio alla carriera. 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