{"id":24442,"date":"2012-09-29T10:37:25","date_gmt":"2012-09-29T08:37:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2012\/09\/20120929_scalmontor\/"},"modified":"2012-09-29T10:37:25","modified_gmt":"2012-09-29T08:37:25","slug":"20120929_scalmontor","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2012\/09\/20120929_scalmontor\/","title":{"rendered":"Scala la montagna e scoprirai che era bassa"},"content":{"rendered":"<p><P>Anche se non direttamente centrale alla &#8220;politica africana&#8221; dell&#8217;Italia, pi\u00f9 orientata verso il Corno d&#8217;Africa (Somalia ed Etiopia in particolare) e ai Paesi della fascia mediterranea, il Congo ha da sempre costituito un elemento di notevolissima rilevanza: sia nei rapporti bilaterali tra Roma e Kinshasa, sia nelle iniziative di stabilizzazione democratica, di sviluppo e pacificazione che l&#8217;Italia ha incoraggiato attraverso l&#8217;Unione Europea e il sistema delle Nazioni Unite. L&#8217;institution building cos\u00ec faticosamente lanciato da Hammarskj\u00f3ld ha contribuito a un percorso \u2014 sia pur non lineare e costellato di confronti sanguinosi, in un&#8217;alternanza di successi e arretramenti \u2014 positivo per la stabilizzazione territoriale e istituzionale del gigante africano. Se si osserva la sua storia nel mezzo secolo trascorso dalla scomparsa di Hammarskj\u00f3ld, il Congo ha continuato a essere un Paese a elevatissima criticit\u00e0, per se stesso e per i suoi vicini. Dag aveva compreso perfettamente che le Nazioni Unite potevano fare un&#8217;enorme differenza. E non \u00e8 certamente casuale il fatto che il Paese per il quale Hammarskj\u00f3ld ha &#8220;inventato&#8221; il Peacekeeping sia ora destinatario della pi\u00f9 grande operazione di pace mai autorizzata dal Consiglio di sicurezza, la Monusco, che opera nella Repubblica Democratica del Congo dal 2010 con un contingente di diciannovemila uomini.<\/P><br \/>\n<P>L&#8217;azione svolta da Hammarskj\u00f3ld fu, sotto questo profilo, non solo premonitrice, ma fortemente consapevole che la \u00abQuestione Congo\u00bb costituiva un test ineludibile per quell&#8217;ordine internazionale che le Nazioni Unite si proponevano di assicurare.<\/P><br \/>\n<P>In un periodo \u2014 inizio anni Sessanta \u2014 in cui la \u00abguerra fredda\u00bb era all&#8217;apice della tensione, con altre gravi crisi politiche in corso (Berlino, Cuba, Vietnam e Laos), il fronte Occidentale non poteva permettersi arretramenti. Nella difficile fase che segu\u00ec la morte del primo ministro Lumumba, Dag Hammarskj\u00f3ld si adoper\u00f2 affinch\u00e9 il Consiglio di sicurezza autorizzasse l&#8217;uso della forza, investendo cos\u00ec tutto il proprio prestigio con l&#8217;obiettivo di preservare l&#8217;integrit\u00e0 territoriale del Congo: operazione estremamente complessa, che gli cost\u00f2 la vita e per certi versi rimasta ancora incompiuta.<\/P><br \/>\n<P>L&#8217;opera di Hammarskj\u00f3ld riguarda anche la democratizzazione dell&#8217;Onu. Molti anni dopo l&#8217;era Hammarskj\u00f3ld, alla vigilia della prima elezione di Ban kiMoon, l&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite si cimentava ancora una volta nella razionalizzazione dei criteri che avrebbero dovuto guidare la scelta del nuovo segretario generale. Si trattava di uno sforzo ulteriore da parte dell&#8217;Assemblea generale di ritagliarsi uno spazio meno formale e pi\u00f9 politico, per una decisione cruciale per la vita dell&#8217;organizzazione in un clima non particolarmente disteso per i segni lasciati dall&#8217;operazione in Iraq, i crescenti rischi della proliferazione nucleare, le irrisolte questioni dello sviluppo, nella difficolt\u00e0 di conseguire gli obiettivi del millennio e la molteplicit\u00e0 di \u00abnuove sfide\u00bb (terrorismo, clima, povert\u00e0) che avevano fatto maturare nella membership onusiana la convinzione che il nuovo segretario generale dovesse essere selezionato attraverso una procedura aperta, trasparente e democratica. Sempre pi\u00f9 diffuso era il convincimento che si dovesse cio\u00e8 trovare il modo di rompere il monopolio, durato mezzo secolo, dei cinque membri Permanenti (i cosiddetti P5: Usa, Urss, Cina, Gran Bretagna, Francia) nell&#8217;orientare tale nomina sulla base di contrappesi e interessi politicamente bilanciati esclusivamente tra loro. In effetti, sotto questo profilo, non molto era mutato nel 2006 rispetto al io aprile 1953, giorno dell&#8217;elezione di Dag. I cinque Paesi usciti vincitori dalla seconda guerra mondiale si erano infatti assicurati, con l&#8217;articolo 27 dello statuto, che ogni decisione del Consiglio di sicurezza fosse validamente adottata con il voto affermativo di nove membri, inclusi i voti &#8220;non contrari&#8221; (concurring) dei P5.<\/P><br \/>\n<P>Se l&#8217;esperienza di Hammarskj\u00f3ld mostra quanto avesse visto giusto, nella sua ricerca di un diverso equilibrio tra il segretario generale e quello del Consiglio di sicurezza, e soprattutto i P5, la storia successiva delle Nazioni Unite conferma come tale ricerca continui a essere prioritaria per dare efficacia all&#8217;insostituibile funzione dell&#8217;Onu nell&#8217;attuale realt\u00e0 internazionale. Dal punto di vista della mission, il campo di responsabilit\u00e0 dell&#8217;Organizzazione si \u00e8 esteso esponenzialmente in un mondo pi\u00f9 che raddoppiato per popolazione, quasi quadruplicato per numero di Stati sovrani, globalizzato nella sua economia, frammentato per la sicurezza, messo a rischio delle sfide del clima, dell&#8217;ambiente, del terrorismo e della radicalizzazione estremista; un mondo nel quale da almeno vent&#8217;anni sono maturati protagonisti nuovi.<\/P><br \/>\n<P>Sul palcoscenico del mondo le nuove tecnologie hanno sovvertito ogni modulo acquisito nel diffondere l&#8217;informazione mentre attori non governativi entrano a pieno titolo nei processi formativi delle politiche estere. Sotto diversi profili la politica estera italiana porta in s\u00e9 oggettivi riconoscimenti all&#8217;eredit\u00e0 personale e politica del secondo segretario generale delle Nazioni Unite. Con grande continuit\u00e0 il nostro Paese ha affermato e sostenuto nell&#8217;intero dopoguerra i valori dell&#8217;uomo, della pace, del multilateralismo; lo stato di diritto quale patrimonio genetico della cultura giuridica italiana \u00e8 stato sempre posto a fondamento di tutti i processi di consolidamento istituzionale sostenuti dalle Nazioni Unite ai quali l&#8217;Italia ha in molte forme contribuito nell&#8217;ultimo mezzo secolo. L&#8217;azione instancabile della diplomazia italiana nel proporre una riforma del Consiglio di sicurezza e delle Nazioni Unite che attenui i privilegi di status derivanti da situazioni storiche obsolete e incardini in tutti gli organi societari i principi della democrazia e dell&#8217;equit\u00e0 pu\u00f2 essere vista come un&#8217;ulteriore riconoscimento alla memoria di Hammarskj\u00f3ld, cinquant&#8217;anni dopo la sua scomparsa.<\/P><br \/>\n<P>\u00abMai misurare l&#8217;altezza di una montagna fino a che non ne hai raggiunto la cima. Allora capirai quanto fosse bassa\u00bb; \u00e8 forse in queste parole di Dag Hammarskj\u00f3ld l&#8217;eredit\u00e0 pi\u00f9 importante che di lui ancora sopravvive nelle Nazioni Unite del xxi secolo. Un invito a superare i limiti intrinsechi di un&#8217;organizzazione di 192 stati cui, ancora oggi, a 66 anni dalla sua creazione, continuano a guardare i pi\u00f9 deboli della terra come l&#8217;unica possibilit\u00e0 di vedersi riconosciuto il diritto stesso a esistere. Una speranza che si \u00e8 rinnovata il 14 luglio di quest&#8217;anno quando il Sud Sudan \u00e8 divenuto il 193 membro dell&#8217;Onu.<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Anche se non direttamente centrale alla &#8220;politica africana&#8221; dell&#8217;Italia, pi\u00f9 orientata verso il Corno d&#8217;Africa (Somalia ed Etiopia in particolare) e ai Paesi della fascia mediterranea, il Congo ha da sempre costituito un elemento di notevolissima rilevanza: sia nei rapporti bilaterali tra Roma e Kinshasa, sia nelle iniziative di stabilizzazione democratica, di sviluppo e pacificazione [&hellip;]","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[23],"tags":[31,76],"class_list":["post-24442","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interviste","tag-africa","tag-ministri-precedenti"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24442","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=24442"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24442\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=24442"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=24442"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=24442"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}