{"id":24455,"date":"2012-09-19T07:49:38","date_gmt":"2012-09-19T05:49:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2012\/09\/20120919_terzilastampa\/"},"modified":"2012-09-19T07:49:38","modified_gmt":"2012-09-19T05:49:38","slug":"20120919_terzilastampa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2012\/09\/20120919_terzilastampa\/","title":{"rendered":"Dettaglio intervista"},"content":{"rendered":"<p><P>Per otto mesi i ministri degli Esteri dei paesi fondatori dell&#8217;Europa, assieme a Spagna, Portogallo, Austria, Polonia e Danimarca, si sono incontrati in riunioni informali e, sinora, coperte da silenzio, per discutere liberamente e senza vincoli negoziali dell&#8217;Europa del futuro. Poi, l&#8217;altroieri notte a Varsavia, hanno approvato un documento comune. Che contiene anzitutto un elemento politico macroscopico: per la prima volta la Germania ha accettato un documento che contiene un&#8217;espressione che sin qui provocava il tedesco raccapriccio, la \u00abmutualizzazione dei rischi sovrani\u00bb, sia pur \u00abproposta da alcuni membri del Gruppo\u00bb. L&#8217;importanza del documento, di cui La Stampa \u00e8 in possesso, \u00e8 tuttavia molto pi\u00f9 ampia. Il disegno di quelle otto cartelle, limate sino all&#8217;ultimo nella notte polacca, muove dalla necessit\u00e0 di una maggior consapevolezza europeista dei cittadini e va verso una maggior responsabilit\u00e0 delle istituzioni. Per la prima volta, oltre a una effettiva europeizzazione dei partiti, integrazione e rapporto di check-and-balance tra Commissione e Parlamento, si parla di responsabilit\u00e0 delle istituzioni sino all&#8217;accountability, al \u00abrender conto\u00bb che vige nelle societ\u00e0 anglosassoni. \u00abMore Europe\u00bb era lo slogan con il quale era del resto partita, il 20 marzo scorso a Berlino, la serie di riunioni, declinata poi in \u00abMore democracy\u00bb, \u00abMore capacity for action\u00bb, e \u00abEurope as global player\u00bb tra Bruxelles, Vienna, Palma di Maiorca. Nel documento, colpisce che mantenendo come \u00abpriorit\u00e0 assoluta\u00bb il rafforzamento dell&#8217;Unione Economica e Monetaria, si parli esplicitamente di \u00absolidariet\u00e0 europea\u00bb e, in sostanza, del welfare come un valore identitario del Continente. Giulio Terzi di Sant&#8217;Agata ha accettato di commentare il documento. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Ministro, cosa succede adesso di questa proposta di nuova Europa? Fino a che punto impegna i governi?<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abIn questi giorni qualcuno ha usato l&#8217;espressione: &#8220;C&#8217;\u00e8 un cielo azzurro sopra l&#8217;Europa&#8221;. Siamo partiti di certo con un cielo pi\u00f9 buio, poi le decisioni della Bce, la sentenza sull&#8217;Esm della Corte Suprema tedesca e le elezioni in Olanda hanno aperto l&#8217;orizzonte. Il nostro scopo principale \u00e8 portare le pubbliche opinioni, i cittadini, verso l&#8217;Europa. E contribuire ad accelerare il percorso di emendamento del Trattato di Lisbona. In queste ore, il documento sta circolando nel Parlamento europeo. Si parte da a per costruire il consenso\u00bb.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>La Germania<\/STRONG><STRONG> per la prima volta sigla un documento che parla di mutualizzazione del debito. A parte questo punto, qual \u00e8 stato il contributo italiano al documento? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abQuel punto \u00e8 essenziale, ed \u00e8 parte della strategia dell&#8217;Italia per l&#8217;Europa. Tutti i ministri degli Esteri hanno accettato di discuterne in modo approfondito, e il principio \u00e8 stato inserito nel documento finale. \u00c8 un principio di solidariet\u00e0, perch\u00e9 occorre che il rilancio dell&#8217;Europa avvenga avendo al centri i valori identitari, non solo gli interessi algebrici e rispettivi&#8230;\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Non solo il Pil o le politiche di bilancio e la loro sostenibilit\u00e0, insomma. Ma questo, in che modo coinvolge la politica estera? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abE&#8217; semplice, si tratta della proiezione esterna dell&#8217;Europa. Dobbiamo rispondere a grandi sfide. Quelle che ci ha posto la crisi economica, che supereremo accelerando verso l&#8217;Unione fiscale e monetaria. Ma occorre anche, e c&#8217;\u00e8 forte convergenza su questo punto, pi\u00f9 incisivit\u00e0 nella politica estera e di sicurezza: devono rientrarvi anche la politica migratoria, le questioni legate allo sviluppo&#8230; Al di l\u00e0 dei consolidati rapporti transatlantici, occorre lavorare per una vera politica di difesa europea, che guardi alla capacit\u00e0 militare integrata\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Nel documento non si fa mistero del fatto che occorra, certo a lungo termine, addirittura un esercito della Ue, e un visto europeo per l&#8217;accesso all&#8217;area-Schenghen&#8230; <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abAnche quest&#8217;ultimo \u00e8 un contributo italiano, vogliamo mantenere l&#8217;area di libero scambio e insieme rafforzare gli strumenti per delimitare le frontiere dell&#8217;Unione. Il cuore del documento per\u00f2 resta la direzione generale, che riflette l&#8217;idea che Giorgio Napolitano ha offerto dell&#8217;Europa: una nuova forma di federalismo, una &#8220;poliarchia funzionale&#8221;. E la necessit\u00e0 che le forze politiche, a cominciare da quelle italiane, si europeizzino portando l&#8217;Europa al centro del loro dibattito politico. Dobbiamo affrontare alle radici le tematiche, e far crescere la consapevolezza del valore e della necessit\u00e0 dell&#8217;Unione. Non avere solo &#8220;un&#8217;Europa pi\u00f9 organizzata&#8221;, come dicono a Londra\u00bb.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Ministro quanto tempo abbiamo perla nuova Europa? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abAbbiamo varato Six pack e Fiscal compact in poche settimane. Per la politica estera e di difesa ci vorranno pi\u00f9 di 2 o 3 mesi, e sono comunque tempi troppo lunghi. Alle porte abbiamo le primavere arabe, il consolidamento della Libia. La realt\u00e0 non aspetta\u00bb. <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Per otto mesi i ministri degli Esteri dei paesi fondatori dell&#8217;Europa, assieme a Spagna, Portogallo, Austria, Polonia e Danimarca, si sono incontrati in riunioni informali e, sinora, coperte da silenzio, per discutere liberamente e senza vincoli negoziali dell&#8217;Europa del futuro. Poi, l&#8217;altroieri notte a Varsavia, hanno approvato un documento comune. 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