{"id":24472,"date":"2012-09-10T07:36:36","date_gmt":"2012-09-10T05:36:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2012\/09\/20120910_intervista_bergamoeconomia\/"},"modified":"2012-09-10T07:36:36","modified_gmt":"2012-09-10T05:36:36","slug":"20120910_intervista_bergamoeconomia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2012\/09\/20120910_intervista_bergamoeconomia\/","title":{"rendered":"Dettaglio intervista"},"content":{"rendered":"<p><P><STRONG>Il 16 novembre 2011 il saluto ai collaboratori all&#8217;Ambasciata a Washington dopo la nomina a capo della Farnesina e il giorno dopo il giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica come nuovo Ministro degli Affari Esteri. Qual \u00e8 stato il suo ultimo impegno da ambasciatore e qual \u00e8 stato il suo primo appuntamento da Ministro? Emozioni, sensazioni e stato d&#8217;animo: come \u00e8 stato il suo primo giorno da titolare della Farnesina?<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abIl 16 novembre dell&#8217;anno scorso \u00e8 stato un giorno speciale per me e per la mia famiglia. Alla grande soddisfazione per la fiducia accordata mi si \u00e8 unita una forte emozione nel salutare la mia squadra in Ambasciata, un gruppo di collaboratori straordinari con cui<\/P><br \/>\n<P>fino a poche ore prima avevo lavorato sui tanti dossier nei quali si articola il rapporto fra Italia e Stati Uniti. Sono arrivato a Washington nell&#8217;ottobre 2009 guidato dalla profonda convinzione che mi ha accompagnato nel corso della carriera: ricordarsi sempre di essere un servitore dello Stato.<\/P><br \/>\n<P>La stessa convinzione mi guida oggi nelle funzioni di Ministro degli Esteri\u00bb.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Nel suo primo giorno da ministro, uno dei primi attestati di stima \u00e8 arrivato dal capo della diplomazia tedesca Guido Westerwelle, ribadendo che il governo tedesco ha fiducia nel ruolo che potr\u00e0 essere svolto dall&#8217;Italia per gestire la crisi finanziaria dell&#8217;Eurozona. Poche settimane fa Westerwelle, ha espresso critiche a Monti e sulla possibile concessione di una licenza bancaria al fondo salva-stati Esm, (sulla cui costituzionalit\u00e0 decider\u00e0 il 12 settembre l&#8217;Alta Corte di Karlsruhe). Quanto pesa il futuro dell&#8217;Eurozona sulla decisione della Corte Costituzionale tedesca sulla legittimit\u00e0 dell&#8217;Esm (Meccanismo europeo di stabilit\u00e0)?<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P><STRONG>Per salvare l&#8217;Euro sar\u00e0 sufficiente dotare di una licenza bancaria il fondo salva-stati Esm?<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P><STRONG>Anche secondo Lei (come per Westerwelle) &#8220;L&#8217;Europa pu\u00f2 anche fallire sull&#8217;altare di un&#8217;eccessiva solidariet\u00e0&#8221;?<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abL&#8217;acuirsi della crisi e le sue ripercussioni sull&#8217;Euro avrebbero per Berlino costi economici e politici maggiori di quelli che discenderebbero dalle garanzie concesse al MES gravando sul bilancio federale. \u00c8 un dato, questo, di cui non si pu\u00f2 non tenere conto. Lei parla di &#8220;salvare l&#8217;Euro&#8221;. Sono convinto che l&#8217;Europa vincer\u00e0 questa sfida. A Bruxelles, il 28-29 giugno, sono state adottate misure idonee ad affrontare la crisi, riaffermando la volont\u00e0 comune di proseguire il percorso di integrazione. Grazie anche all&#8217;impegno italiano, l&#8217;agenda europea si sta ora concentrando sul duplice obiettivo di riequilibrare i mercati nell&#8217;immediato e sostenere la crescita. La soluzione della crisi passa dalla capacit\u00e0 dell&#8217;Europa di darsi un approccio complessivo,articolato e bilanciato basato sulla combinazione efficace di disciplina fiscale, riforme strutturali, stimolo alla crescita\u00bb.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Dal 29 gennaio 2012, il generale Paolo Serra ha assunto il comando della missione delle Nazioni Unite nel Libano del Sud (Unifil). All&#8217;Italia il migliaio di caschi blu italiani impegnati nel Sud del Libano costa circa 158 milioni l&#8217;anno. Cosa costerebbe al Paese se, vista la crisi, per risparmiare ci ritirassimo dal Libano?<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abPagheremmo un prezzo politico altissimo. E&#8217; impensabile, sarebbe un danno gravissimo alla nostra statura internazionale, a maggior ragione in questa fase cruciale della crisi siriana.<\/P><br \/>\n<P>Il Libano \u00e8 fondamentale per la stabilit\u00e0 dell&#8217;area mediterranea e mediorientale, che a sua volta esercita un&#8217;incidenza decisiva sulla nostra sicurezza. L&#8217;Italia assicura un contributo essenziale all&#8217;attuazione della Risoluzione 1701, che definisce mandato e compiti della missione UNIFIL. Il compito della missione \u00e8 quello di mantenere il &#8220;cessate-ilfuoco&#8221; nel Sud del Libano dopo la guerra del 2006, con l&#8217;obiettivo &#8211; finora assolto efficacemente anche grazie alla riconosciuta qualit\u00e0 della nostra leadership \u2013 di stabilizzare l&#8217;area e prevenire ulteriori recrudescenze e tensioni. La missione svolge inoltre un ruolo fondamentale per assicurare il dialogo tra le Parti nel formato a tre ONU-Forze armate libanesi- Forze armate israeliane.<\/P><br \/>\n<P>La nomina del Generale Serra \u00e8 avvenuta a soli due anni dal termine del mandato del Generale Graziano. Il conferimento ad un altro ufficiale italiano del comando di una delle pi\u00f9 delicate missioni ONU \u00e8 stato un grande riconoscimento per l&#8217;Italia e per le nostre Forze Armate da parte dei nostri partners. Esiste ormai un vero e proprio &#8220;stile italiano&#8221; nella condotta delle operazioni, che \u00e8 divenuto un modello nella gestione delle missioni internazionali. Sarebbe assurdo andarsene\u00bb.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Lo scorso 15 febbraio, due mar\u00f2 in servizio sulla petroliera Enrica Lexie sono stati arrestati dalle autorit\u00e0 indiane e sono detenuti con l&#8217;accusa di aver ucciso due pescatori erroneamente scambiati per pirati. Prendendo come punto di riferimento il diritto internazionale perch\u00e9 l&#8217;India contesta la giurisdizione italiana sull&#8217;accaduto e per quale motivo Nuova Delhi non riconosce l&#8217;immunit\u00e0 di Latorre e Girone? In che modo si potrebbe risolvere la vicenda e in quanto tempo?<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abNon esiste uno scenario in cui i nostri due ragazzi non ritornino a casa dai loro cari. Il Governo, i Ministri pi\u00f9 direttamente coinvolti ed io personalmente siamo impegnati quotidianamente e non risparmiamo nessuno sforzo e iniziativa, a tutti i livelli e in tutti i fora internazionali, per far si che ci\u00f2 accada il pi\u00f9 presto possibile. Il diritto internazionale \u00e8 dalla nostra parte. Sono certo che riusciremo a riportare a casa i nostri ragazzi, che facevano il loro dovere e sono stati tratti in fermo con l&#8217;inganno. Ci siamo adoperati per garantire la loro sicurezza personale e la loro dignit\u00e0 di organi dello Stato, avvalendoci a tal fine di tutte le procedure previste dal sistema giudiziario indiano. Continueremo a svolgere un&#8217;intensa attivit\u00e0 diplomatica nelle principali sedi &#8211; ONU, G8, Unione Europea &#8211; e con i nostri partner, per riaffermare l&#8217;esclusiva giurisdizione italiana, cominciando dagli appuntamenti internazionali delle prossime settimane, fra cui l&#8217;Assemblea Generale ONU a New York. Il Governo nella sua collegialit\u00e0 proseguir\u00e0 il suo impegno con la necessaria costanza e determinazione\u00bb.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Il 25 giugno un altro italiano ucciso in Afghanistan. Il 51\u00b0 dall&#8217;inizio della missione nel 2004. La vittima \u00e8 stato il trentenne carabiniere scelto Manuele Braj, colpito da un razzo sparato contro la base di Adraskan e Lei ha parlato di &#8220;vile attentato&#8221;. Per quando \u00e8 previsto il ritiro delle truppe italiane dall&#8217;Afghanistan? Si legge di una uscita progressiva, qual \u00e8 la tabella di marcia?<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abNel 2010 al Vertice NATO di Lisbona e nel 2012 a quello di Chicago, abbiamo stabilito di rafforzare le capacit\u00e0 dell&#8217;Afghanistan di assicurare autonomamente la propria sicurezza di qui al 2014, quando il ritiro delle truppe alleate sar\u00e0 completato. Il processo sta avanzando, ma l&#8217;Afghanistan deve rimanere al centro dell&#8217;agenda internazionale, come dimostrano anche i drammatici eventi di questi giorni, i ripetuti attacchi al nostro contingente e gli orrori riconducibili agli integralisti islamici nel sud del Paese. E rimane valido il principio che ha guidato l&#8217;azione della NATO in Afghanistan: together in, together out. Il ritiro non significa che non sosterremo pi\u00f9 Kabul. I risultati del nostro impegno militare e diplomatico, anche in termini di progresso civile, sono un patrimonio degli afghani che deve essere duraturo ed ulteriormente messo a frutto. Pensiamo ad esempio che la percentuale delle studentesse \u00e8 cresciuto del 38% e il Parlamento afghano \u00e8 composto per il 28% da donne. Ma molto ancora deve essere fatto. Da qui al 2014 dovremo misurarci con tre sfide: procedere con gradualit\u00e0 al ritiro; rafforzare le capacit\u00e0 afghane di autodifesa; contribuire allo sviluppo economico e sociale del Paese promuovendo nuovi investimenti e maggiore cooperazione. E&#8217; lungo queste direttrici che stiamo lavorando\u00bb.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>L&#8217;11 luglio \u00e8 nato a Roma l&#8217;Osservatorio della Libert\u00e0 Religiosa, un organismo promosso dal ministero degli Esteri italiano e dal sindaco di Roma capitale, Gianni Alemanno, in difesa della libert\u00e0 religiosa e nella denuncia delle persecuzioni subite dai cristiani nel mondo. Dal punto di vista religioso si registrano stragi in Nigeria, attacchi ripetuti in Kenia, violenze nell&#8217;Orissa indiana, chiusure di chiese in Indonesia e minacce continue in Siria. L&#8217;Italia cosa sta facendo e cosa pu\u00f2 fare per fermare l&#8217;ondata di violenza nei confronti dei cristiani?<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P><STRONG><\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abLa tutela della libert\u00e0 di religione \u00e8 una priorit\u00e0 assoluta della nostra politica estera. Ho sostenuto l&#8217;istituzione a Roma dell&#8217;Osservatorio per lo studio, l&#8217;analisi e il monitoraggio dello stato della libert\u00e0 di culto nel mondo. L&#8217;Italia \u00e8 fortemente impegnata in ogni sede per riaffermare i valori universali del dialogo e della tolleranza, e la tutela del diritto di ogni individuo di professare liberamente il proprio culto \u00e8 un indicatore fondamentale del livello di civilt\u00e0 di un Paese. La Farnesina, attraverso la propria rete diplomatica, svolge anche il ruolo di vigilare ed esercitare pressioni su quei Paesi dove permangono violenze, discriminazioni e persecuzioni ai danni di confessioni religiose. Mi sono molto adoperato affinch\u00e9 la libert\u00e0 religiosa si affermi come questione prioritaria per l&#8217;Europa. A luglio la Task Force dell&#8217;UE sulla libert\u00e0 religiosa, istituita su impulso italiano, si \u00e8 riunita a Bruxelles per mettere a punto le linee guida sulla libert\u00e0 di religione, concepite come istruzioni operative per le Missioni dell&#8217;Europa e degli Stati membri nelle aree in cui quella libert\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 a rischio. Naturalmente continua il nostro impegno anche in sede ONU. Nel dicembre dello scorso anno l&#8217;Assemblea Generale ha adottato la risoluzione UE sulla libert\u00e0 di religione che, anche sulla base delle proposte dell&#8217;Italia, ribadisce il dovere degli Stati di prevenire le violenze contro le minoranze religiose e perseguire i responsabili. La Farnesina sta organizzando il Seminario &#8220;La societ\u00e0 civile e l&#8217;educazione ai diritti umani come strumenti di promozione e diffusione della tolleranza religiosa&#8221;, al Palazzo di Vetro il 27 settembre, in occasione della prossima Assemblea Generale, con l&#8217;obiettivo di definire una linea d&#8217;azione comune e promuovere la libert\u00e0 di religione anche sulla base di un&#8217;accresciuta, comune consapevolezza\u00bb.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Nei Paesi a maggioranza musulmana sono maggiori gli attentati anticristiani. Quali sono le ragioni di questa violenza? Non crede che la mancanza di reciprocit\u00e0 nel trattamento delle minoranze tra l&#8217;Occidente cristiano e i Paesi islamici costituisca un problema a livello di integrazione? Un sistema di incentivi-disincentivi diplomatici (come, ad esempio, sostegno finanziario a chi garantisce i diritti delle minoranze) non potrebbe spegnere questa ondata di violenze?<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abIl terrorismo anticristiano mira anche a destabilizzare i Paesi teatro degli attentati, che mietono vittime anche fra i musulmani moderati. Gli Stati devono dunque essere consapevoli che tutelare le minoranze religiose, oltre che un dovere, \u00e8 anche un loro interesse: il terrorismo mina la convivenza pacifica interna e, di conseguenza, la stabilit\u00e0 degli Stati, spesso con gravi ripercussioni regionali. Ma la libert\u00e0 di religione \u00e8 un imperativo etico e politico assoluto, che non pu\u00f2 essere subordinato a logiche di reciprocit\u00e0, fermo restando che lo sviluppo economico e sociale e la formazione sono potenti antidoti all&#8217;intolleranza religiosa, che a sua volta alimenta la violenza e il terrorismo. Per questo l&#8217;Italia realizza progetti per favorire la convivenza tra gruppi religiosi, sia con interventi di emergenza, sia sul terreno dell&#8217;educazione e della formazione delle classi dirigenti. Ricordo, come esempi significativi, che l&#8217;Italia si \u00e8 fatta carico della cura dell&#8217;attentato contro la cattedrale cristiana di Baghdad, e che stiamo costruendo una clinica nel quartiere cristiano di Erbil e un centro talassemico in un villaggio nella provincia di Ninive dove si trova la pi\u00f9 grande comunit\u00e0 cristiana in Iraq. Stiamo anche contribuendo alla costruzione di case per giovani famiglie cristiane per contrastare l&#8217;emigrazione dei cristiani di Terra Santa, che ormai rappresentano solo poco pi\u00f9 del 2% della popolazione totale\u00bb.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>In questi mesi l&#8217; azione del Governo ha condotto alla liberazione di 27 cittadini italiani rapiti all&#8217;estero. Il 19 luglio, dopo 268 giorni di sequestro, l&#8217;Italia ha riabbracciato Rossella Urru, la cooperante sarda rapita lo scorso 23 ottobre a Tinduf, al confine tra Algeria e Mali. Come \u00e8 stata possibile la liberazione di Rossella Urru e Lei come ha vissuto i trepidanti istanti della liberazione?<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abHo seguito personalmente ogni fase di questa vicenda. La liberazione di Rossella ha richiesto un costante impegno del Ministero degli Esteri e di tutti gli attori istituzionali coinvolti. Vorrei anche ricordare l&#8217;ammirevole senso di responsabilit\u00e0 della famiglia Urru, con la quale abbiamo seguito, alla Farnesina, le fasi che hanno immediatamente preceduto la liberazione. Non appena ho avuto la conferma che Rossella era stata liberata e aveva raggiunto un luogo sicuro, ho avvisato di persona i suoi cari, e l&#8217;indomani con viva emozione sono andato ad accoglierla personalmente all&#8217;aeroporto con il Presidente Monti. Credo che Rossella sia esempio di quanto di meglio l&#8217;Italia ha da offrire al mondo. Assistere alla felicit\u00e0 della famiglia Urru, finalmente riunita, ci ha ripagati ampiamente dei nostri sforzi\u00bb<\/P><br \/>\n<P>.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Il Sahel \u00e8 una vasta area controllata da signori della guerra, gruppi armati, trib\u00f9 nomadi e non pi\u00f9 dai governi centrali di Algeri e Bamako. Quali difficolt\u00e0 incontra la diplomazia quando non trova davanti a se uno Stato alla pari con cui negoziare, ma piccoli gruppi armati, collegati a grandi reti criminali?<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P><STRONG><\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abLa diplomazia italiana serve proprio per affrontare situazioni complesse come quella del Sahel. Abbiamo un fruttuoso dialogo politico con l&#8217;Algeria, dove sono stato in visita a marzo e con cui abbiamo in programma un Vertice Intergovernativo, centrato anche sul tema della sicurezza regionale. Esattamente un anno fa Algeri ha promosso una Conferenza regionale sul Sahel per rafforzare la cooperazione fra i Paesi dell&#8217;area e i principali partner, fra cui l&#8217;Italia, allo scopo di favorire la sicurezza e lo sviluppo economico e sociale nella regione. Di Sahel abbiamo parlato anche a febbraio, allorch\u00e9 la Riunione Ministeriale 5+5 ha riunito, per la prima volta dopo le primavere arabe, a Roma i dieci Paesi del Mediterraneo occidentale, ed \u00e8 stata allargata anche a Egitto, Turchia e Grecia. Aggiungo che il dialogo fra l&#8217;Europa e i Paesi del Mediterraneo consente di affrontare la questione del Sahel, anche grazie alla nostra costante azione di sensibilizzazione svolta a Bruxelles\u00bb.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Nonostante le richieste dei manifestanti siriani siano analoghe a quelle dei loro omologhi libici e la repressione di Assad non sia inferiore a quella di Gheddafi, l&#8217;Occidente sta affrontando la crisi in Siria in modo molto diverso rispetto a quella in Libia. Perch\u00e9 la comunit\u00e0 internazionale non interviene in Siria? Per quali motivi la posizione di fronte al dramma della Siria non \u00e8 univoca?<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P><STRONG><\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abL&#8217;intervento militare non \u00e8 un&#8217;opzione praticabile, ma la comunit\u00e0 internazionale, ed in particolare il Gruppo dei Paesi Amici del popolo siriano, di cui l&#8217;Italia \u00e8 parte, \u00e8 pienamente consapevole della necessit\u00e0 di porre fine con urgenza al conflitto e consentire al popolo siriano di decidere liberamente del suo futuro. La strategia comune \u00e8 quella di assistere in tutte le maniere possibili il popolo e l&#8217;opposizione per resistere a un regime, in crisi irreversibile, ma ancora capace di violenze ed efferatezze. Allo stesso tempo si sta anche operando per poter aiutare la Siria nel dopo- Assad. Il sostegno ad una transizione politica a guida siriana, ormai inevitabile, \u00e8 nostro dovere ed \u00e8 anche nostro interesse. L&#8217;Italia \u00e8 molto attiva: nel dialogo con tutte le componenti dell&#8217;opposizione siriana, nel raccordo con i principali partner e con la Lega Araba, negli interventi umanitari, e anche nella riflessione concreta sul ruolo della comunit\u00e0 internazionale in quella che vogliamo sia presto la &#8220;nuova Siria&#8221;\u00bb.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Prima ha aperto un profilo ufficiale su Twitter e ora una pagina su facebook. Twitter e i new media come influenzano l&#8217;azione diplomatica? Possono costituire una fonte credibile per la formazione dell&#8217;opinione pubblica sui temi della politica internazionale?<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P><STRONG><\/STRONG><\/P>\u00abI social network sono un&#8217;opportunit\u00e0 unica per le diplomazie per cogliere, creare e veicolare informazioni. Milioni di persone possono essere raggiunte dove si trovano e condividere con noi le nostre idee e il nostro lavoro. La &#8220;Twiplomacy&#8221; avvicina la politica estera ai cittadini, e i nostri messaggi devono essere forti e chiari per essere compresi anche da chi non ha familiarit\u00e0 con la politica internazionale. Con il web le distanze si riducono e i confini tra gli Stati sono pi\u00f9 facilmente attraversabili. Oggi chi vuole informare e fare opinione deve confrontarsi con uno spazio accessibile a chiunque, in cui ciascuno pu\u00f2 creare informazioni e condividere opinioni. La diplomazia \u00e8 al servizio dei cittadini e delle imprese e fornisce loro servizi concreti. Ho voluto che la Farnesina si modernizzasse radicalmente nei contenuti e negli strumenti della sua comunicazione, e io stesso ho aperto un mio canale twitter, perch\u00e9 dobbiamo interessare al nostro lavoro il pubblico pi\u00f9 ampio possibile, dialogando con trasparenza, e facendo conoscere i servizi che offriamo\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il 16 novembre 2011 il saluto ai collaboratori all&#8217;Ambasciata a Washington dopo la nomina a capo della Farnesina e il giorno dopo il giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica come nuovo Ministro degli Affari Esteri. Qual \u00e8 stato il suo ultimo impegno da ambasciatore e qual \u00e8 stato il suo primo appuntamento da Ministro? [&hellip;]","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[23],"tags":[76],"class_list":["post-24472","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interviste","tag-ministri-precedenti"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24472","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=24472"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24472\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=24472"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=24472"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=24472"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}