{"id":24497,"date":"2012-08-10T08:12:54","date_gmt":"2012-08-10T06:12:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2012\/08\/20120810_intervista_terzi\/"},"modified":"2012-08-10T08:12:54","modified_gmt":"2012-08-10T06:12:54","slug":"20120810_intervista_terzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2012\/08\/20120810_intervista_terzi\/","title":{"rendered":"Dettaglio intervista"},"content":{"rendered":"<p><P>Imprenditori italiani, andate in Serbia. L\u2019appello, accorato, \u00e8 del ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant&#8217;Agata, 66 anni, e arriva dopo il suo viaggio a Belgrado dove ha incontrato i nuovi leader del Paese. Quelli il cui curriculum ha suscitato allarme nelle cancellerie. Tomislav Nikolic, il presidente, 60 anni, ex guardiano di cimiteri (da qui il nomignolo di &#8220;Becchino&#8221;), fu uno dei fondatori del partito radicale ultranazionalista, accusato, ma mai condannato, anche di pulizia etnica in Croazia, oggi guida il partito Progressista da lui creato e che raccoglie molti nostalgici del passato. Il primo ministro Ivica Dacic, 46 anni, \u00e8 stato il capo dei giovani socialisti e portavoce di Slobodan Milosevic durante i bombardamenti della Nato nel 1999: non ha mai rinnegato il vecchio mentore morto in carcere mentre era sotto processo all&#8217;Aja. <\/P><br \/>\n<P>Nonostante l&#8217;ingombrante passato, Terzi ne ha ricavato l&#8217;impressione di \u00abgrande affidabilit\u00e0\u00bb. E non nutre nessun timore che la Serbia possa intraprendere una strada a ritroso e riemergano i fantasmi di una chiusura etnica che tanti lutti ha provocato, nell&#8217;ultimo ventennio. Anzi, la Serbia pu\u00f2 essere, per noi, quello che \u00e8 stata la Romania: un luogo dove investire e fare ottimi affari. Alcuni dati sono incoraggianti. Ci sono gi\u00e0, nel Paese, 500 aziende a partecipazione italiana che danno lavoro a 20 mila dipendenti (il 2 per cento della forza lavoro totale). Il pi\u00f9 grande investimento estero \u00e8 quello della Fiat che nel polo di Kragujevac ha impegnato un miliardo di euro, incluso l&#8217;indotto, per produrre la 500L che sar\u00e0 in commercio a partire da settembre. A regime ne saranno fabbricati 200 mila esemplari l&#8217;anno con 2.500 dipendenti. Intesa Sanpaolo e Unicredit detengono il 25 per cento del mercato bancario, Generali e Sai-Fondiaria (storicamente orientate ai Balcani) il 45 per cento di quello assicurativo. Il gruppo Benetton sforna a Nis 6 milioni di capi. Pompea, Golden Lady, Calzedonia sono altri marchi presenti. L&#8217;Italia \u00e8 il terzo partner commerciale, dopo Russia e Germania. L&#8217;interscambio bilaterale \u00e8 cresciuto nel 2011 del 15 per cento per un totale di circa 2 miliardi di euro (esportiamo per 1,159 miliardi e importiamo per 855 milioni). <\/P><br \/>\n<P>Se molti capitani d&#8217;industria si sono mossi verso Belgrado \u00e8 per via di un costo del lavoro basso, con uno stipendio medio di 352 euro, e un regime fiscale favorevole. L\u2019imposta sulle societ\u00e0 \u00e8 del 10 per cento, con esenzione totale per le newco che impiegano pi\u00f9 di 7,2 milioni di euro e assumono almeno cento dipendenti. Sono esenti da Iva molti servizi (bancari, assicurativi, finanziari). Ci sono sette zone franche e servono in media 13 giorni per aprire un&#8217;attivit\u00e0. \u00c8 molto faticoso, invece, ottenere un permesso di costruzione e oppressiva la burocrazia legata al pagamento delle tasse. <\/P><br \/>\n<P>Giulio Terzi ha dato alla Farnesina un forte orientamento economico, a sostegno del sistema Paese all&#8217;estero. Per questo la Serbia, cos\u00ec vicina e con opportunit\u00e0 non ancora esplorate, \u00e8 un terreno fertile, da coltivare, in virt\u00f9 di relazioni diplomatiche antiche e di una simpatia che non \u00e8 venuta meno nemmeno quando Roma ha appoggiato l&#8217;intervento militare Nato. In questa intervista con &#8220;l&#8217;Espresso&#8221;, il ministro parla soprattutto di economia. Ma anche in generale della nostra politica nei Balcani. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Ministro Terzi perch\u00e9 bisogna fidarsi del presidente<\/STRONG> <STRONG>Nikolic nonostante il curriculum? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abHo avuto l&#8217;impressione di grande affidabilit\u00e0. Il suo \u00e8 un governo di coalizione e su un tema fondamentale come quello del cammino verso l&#8217;adesione all&#8217;Unione europea ho ricevuto tutte le rassicurazioni, perch\u00e9 questo \u00e8 l&#8217;obiettivo del mandato, in continuit\u00e0 col predecessore Boris Tadic\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Per\u00f2 la vittoria del nazionalisti ha creato forti preoccupazioni nelle cancellerie. E alcuni imprenditori si chiedono se i loro investimenti non siano a rischio. <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abNon ne vedo il motivo. Il governo appena nato rappresenta un punto di equilibrio. Il primo ministro Ivica Dacic \u00e8 stato si portavoce di Milosevic ma ha fatto parte per quattro anni del governo con Tadic. Mi sembra un pragmatico orientato al business, consapevole che bisogna garantire gli imprenditori. Lo stesso ministro degli Esteri Ivan Mrkic era un ambasciatore, dunque un tecnico, anche se fa parte di un governo politico\u00bb.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Perdoni la digressione personale. Un percorso che potrebbe compiere anche lei dopo questa esperienza con Monti? Esplicitamente, pensa a una carriere da politico, dopo?<\/STRONG> <\/P><br \/>\n<P>\u00abDopo voglio solo ritirarmi nella mia Bergamo (ride, ndr.)\u00bb.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Tornando alla Serbia. Lei consiglierebbe oggi di investire in quel Paese? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abAssolutamente s\u00ec. Sul piano della legislazione non ci sono stati contenziosi particolarmente importanti, episodi clamorosi come \u00e8 avvenuto altrove\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>E il famoso caso Telekom Serbia con tanto di giro di tangenti per gli \u201cItaliani\u201d non ha lasciato strascichi? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abSi \u00e8 trattato di una questione difficile ma non ha condizionato negativamente la nostra presenza. Che \u00e8 sempre pi\u00f9 gradita. Per il futuro potremmo sfruttare le occasioni enormi che si aprono a Belgrado\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>In quali settori? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abL&#8217;accordo energetico bilaterale firmato a Roma il 25 ottobre 2011 apre interessanti prospettive per la realizzazione di impianti idroelettrici sui fiumi Ibar e sulla Drina media, affidati all&#8217;italiana Seci-Maccaferri in partnership con l&#8217;operatore serbo Eps. A giugno abbiamo anche firmato un memorandum d&#8217;intesa per la collaborazione in campo energetico e per le rinnovabili. Manca la ratifica del governo serbo, ma ho ricevuto rassicurazione che avverr\u00e0 in breve. Ci saranno poi le gare aperte per grandi opere strutturali come la metropolitana di Belgrado e l&#8217;ammodernamento della tratta ferroviaria Belgrado-Bar e importanti gruppi italiani si stanno adoperando per aggiudicarsi la realizzazione\u00bb.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Quali? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abImpregilo, Astaldi, tutti i pi\u00f9 grossi\u00bb.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Lei dice: andate in Serbia. In un momento di crisi economica profonda, la parola delocalizzazione suona sgradevole alle orecchie di chi non ha lavoro da noi. <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abLa creazione di attivit\u00e0 produttive in paesi vicini, come la Serbia, o lontane, come l&#8217;India o il Vietnam, \u00e8 mirata spesso a cogliere opportunit\u00e0 di sviluppo in mercati dove certamente si impiega manodopera locale, ma poi generano un considerevole rafforzamento della solidit\u00e0 delle nostre industrie in patria. \u00c8 quello che io chiamo l&#8217;aspetto positivo della delocalizzazione. Non voglio essere tacciato di eccessivo ottimismo ma mi sembra questa la miglior lettura di un fenomeno che si sta sviluppando rapidamente e che merita di essere cavalcato. Anche perch\u00e9 non va mai dimenticato che il nostro export ha una dinamica completamente diversa dall&#8217;andamento dell&#8217;economia interna. Nell&#8217;ultimo decennio l&#8217;export \u00e8 cresciuto di quasi il 45 per cento (86,8 nell&#8217;agroalimentare) raggiungendo nel 2011 i 376 miliardi di euro a fronte di una crescita del Pil nello stesso periodo pressoch\u00e9 vicina allo zero. Per fare un parallelismo, e sempre per vedere il bicchiere mezzo pieno, la stessa cosa riguarda quella che viene definita &#8220;fuga di cervelli&#8221;, frase che viene vissuta in modo offensivo dagli stessi interessati. Il rovescio della medaglia \u00e8 il fatto che molto spesso i ricercatori all&#8217;estero mantengono rapporti con l&#8217;Italia e allora quella &#8220;fuga di cervelli&#8221; diventa la moltiplicazione delle capacit\u00e0 di crescere a livello scientifico per l&#8217;intero nostro Paese\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Nella sua piattaforma per i Balcani \u00e8 scritto che bisogna ridurre la presenza del nostri soldati. Le missioni in Bosnia e Kosovo durano rispettivamente dal 1996 e dal 1999. Riduciamo i soldati perch\u00e9 non ce n\u2019\u00e8 pi\u00f9 bisogno o perch\u00e9<\/STRONG> <STRONG>non ce lo possiamo pi\u00f9 permettere in tempo di spending review? <\/STRONG><\/P>\u00abLi ridurremo quando non ce ne sar\u00e0 pi\u00f9 bisogno. Certo l&#8217;impegno finanziario \u00e8 gravoso. Ma la presenza del contingente \u00e8 decisiva per impedire che le posizioni tra gli ex belligeranti si polarizzi e possa precipitare in un nuovo conflitto. Tra l&#8217;altro, come \u00e8 noto, la presenza degli italiani \u00e8 apprezzata da tutte le parti in causa\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Imprenditori italiani, andate in Serbia. L\u2019appello, accorato, \u00e8 del ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant&#8217;Agata, 66 anni, e arriva dopo il suo viaggio a Belgrado dove ha incontrato i nuovi leader del Paese. Quelli il cui curriculum ha suscitato allarme nelle cancellerie. 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