{"id":24525,"date":"2012-07-05T07:38:59","date_gmt":"2012-07-05T05:38:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2012\/07\/20120705_intervistapanorama\/"},"modified":"2012-07-05T07:38:59","modified_gmt":"2012-07-05T05:38:59","slug":"20120705_intervistapanorama","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2012\/07\/20120705_intervistapanorama\/","title":{"rendered":"Dettaglio intervista"},"content":{"rendered":"<p><P>\u00abCerto che siamo in ritardo sulle violenze in Siria. A quest&#8217;ora potremmo avere 10 mila persone vive anzich\u00e9 10 mila vittime\u00bb dice il ministro degli Esteri, Giulio Terzi di Sant&#8217;Agata, sull&#8217;aereo che lo sta riportando a Roma dal Libano. \u00c8 stato in visita ai militari italiani, schierati nel sud del paese, e alle principali autorit\u00e0 libanesi, a Beirut. La sensazione, nella piccola repubblica stretta fra Siria e Israele, \u00e8 che una svolta sia vicina: \u00abIl conto alla rovescia per il regime di Bashar el-Assad \u00e8 iniziato\u00bb valuta il ministro Terzi. \u00abAnche in un ambiente come quello libanese, molto prudente per via degli intrecci che lo legano alla Siria, mi \u00e8 stato detto pi\u00f9 volte: &#8220;Assad ha varcato il punto di non ritorno&#8221;. Altri, contestati dalle rivolte della Primavera araba, si sono fermati sull&#8217;orlo del precipizio. Assad ci sta scendendo\u00bb.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Non si rischia ancora una volta di darlo per morto troppo presto?<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Ormai no, il presidente Assad sta perdendo terreno anche fra i suoi sostenitori siriani, che ora capiscono quanto lui li stia danneggiando.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Il regime, per\u00f2, pu\u00f2 contare sull&#8217;appoggio della Russia. Sembra che persino l&#8217;arma con cui \u00e8 stato abbattuto un caccia F-4 turco, la settimana scorsa, fosse russa, appena consegnata.<\/STRONG> <\/P><br \/>\n<P>Non \u00e8 chiaro quale arma abbia abbattuto il caccia turco, ma il gesto \u00e8 deprecabile: l&#8217;aereo era ben riconoscibile, perch\u00e9 tutti i sistemi di riconoscimento elettronico erano attivati. Non sembra proprio che sia stato un incidente.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Allora perch\u00e9 decidere un&#8217;azione cos\u00ec aggressiva? Il fatto che la notizia sia stata data da emittenti vicine al regime (Al-Manar, voce del partito armato libanese Hezbollah, e Al-Mayadeen, tv pro Assad spuntata da poco in Libano) non le fa sospettare che sia il presidente siriano a cercare lo scontro? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Assad ha alzato senza sosta il livello di violenza e ora cerca di portare la destabilizzazione fuori dai suoi confini: pu\u00f2 farlo favorendo flussi di migranti o con attacchi come questo. Penso tuttavia che la condanna internazionale all&#8217;abbattimento del caccia turco abbia dato un segnale importante. Ormai anche i russi hanno cambiato idea e stanno lavorando per frenare il regime. Credo che anche l&#8217;opposizione da parte della Cina cadr\u00e0, quando Mosca si schierer\u00e0 ufficialmente contro Assad.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Non rischiamo di lasciare il tempo per altri massacri?<\/STRONG> <\/P><br \/>\n<P>\u00c8 la domanda che ci si fa ogni volta che entra in campo l&#8217;Onu: vista la sua lentezza, a che cosa serve? L&#8217;Onu \u00e8 stata una grande rivoluzione, \u00e8 un sistema che funziona, ma purtroppo servono sempre degli shock per smuovere la comunit\u00e0 internazionale e trovare un accordo.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Nel frattempo, secondo il \u00abNew York Times\u00bb, gli americani si danno da fare, usando la Cia per armare i ribelli (vedere anche l&#8217;articolo a pagina 40).<\/STRONG> <\/P><br \/>\n<P>Ho letto queste notizie, ma non ne ho ricevuto conferme dirette. Personalmente non sono d&#8217;accordo: non si devono armare i ribelli. L&#8217;Italia non ha mai pensato di incoraggiare gruppi islamici presenti in Siria n\u00e9 di armare l&#8217;opposizione. Per noi bisogna seguire l&#8217;esempio del Dialogo nazionale libanese: riunirsi tutti attorno a un tavolo (al quale Assad, ormai, non si potr\u00e0 sedere). In Libano sta funzionando, in Siria toglierebbe elementi alla retorica del regime.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Ci si pu\u00f2 fidare dell&#8217;opposizione siriana?<\/STRONG> <\/P><br \/>\n<P>\u00c8 gi\u00e0 difficile fidarsi degli amici nei momenti di pace, figurarsi di questi interlocutori in situazioni di conflitto.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Non rischiamo di consegnare il paese alle bande armate, come \u00e8 successo in Libia?<\/STRONG> L&#8217;operazione libica si doveva fare, per evitare un genocidio. Ora ci sono ancora problemi, certo, ma io vedo una societ\u00e0 che sta per maturare sul piano democratico. Attenzione, per\u00f2: l&#8217;intervento libico non \u00e8 assolutamente un modello replicabile. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>La preoccupa il fatto che negli altri paesi della Primavera araba, invece, vincano i partiti islamisti?<\/STRONG> <\/P><br \/>\n<P>In realt\u00e0 mi ha impressionato molto positivamente il modo in cui, in Egitto, \u00e8 stato riconosciuto vincitore il candidato presidente dei Fratelli musulmani. La commissione elettorale, volendo, aveva a disposizione centinaia di rilievi per tirare a campare. I commentatori sono liberi di dire che gli islamisti egiziani hanno vinto solo una scatola vuota, io invece devo valorizzare i segni positivi e fare in modo che la nuova costituzione sancisca principi come, per esempio, il pluralismo. \u00c8 lo stesso che stiamo facendo con la Tunisia.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Il nostro sforzo per \u00abesportare la democrazia\u00bb \u00e8 finito?<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>L\u2019idea che si potesse esportare la democrazia non ha mai convinto gli europei, nemmeno quelli che, alla fine, avevano seguito la linea di George W. Bush. Al tempo della guerra in Iraq ero perfettamente convinto che dovessimo intervenire. Ma in Iraq poi sono stati commessi errori colossali: parlo dello smantellamento immotivato del partito che sosteneva Saddam Hussein, della sottovalutazione dell&#8217;influenza dell&#8217;Iran, dell&#8217;idea che la popolazione irachena aspettasse solo la liberazione e tutto il resto passasse in secondo piano. Si sono segati pilastri che invece erano fondamentali per dare stabilit\u00e0.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Ci siamo ritirati dall&#8217;Iraq ma non dall&#8217;Afghanistan. Visti gli esiti, ha senso restare?<\/STRONG> Non ce ne andremo prima del 2014, \u00e8 escluso: qualsiasi accelerazione del ritiro crea anche problemi di sicurezza per i nostri soldati.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Quando torneranno, invece, i nostri mar\u00f2 arrestati in India?<\/STRONG><\/P>\u00c8 difficile dirlo, di sicuro noi spingiamo perch\u00e9 tornino il prima possibile. Questo \u00e8 un incidente che ha creato un&#8217;esigenza di nuove regole in tutto il mondo: lei si immagina un soldato di un contingente ugandese o indonesiano che, mentre opera in un paese straniero, viene improvvisamente accusato di un crimine e viene messo in carcere? \u00c8 inimmaginabile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abCerto che siamo in ritardo sulle violenze in Siria. 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