{"id":24539,"date":"2012-06-18T08:51:54","date_gmt":"2012-06-18T06:51:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2012\/06\/20120618_letteradassu\/"},"modified":"2024-10-30T18:11:34","modified_gmt":"2024-10-30T17:11:34","slug":"20120618_letteradassu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2012\/06\/20120618_letteradassu\/","title":{"rendered":"Dettaglio intervista"},"content":{"rendered":"<p><P>Caro Direttore, sappiamo ormai con certezza due cose, che incidono sull\u2019agenda del G20 di Los Cabos. La prima \u00e8 che i Brics stanno incontrando \u2013 in misura maggiore India e Brasile, in misura minore la Cina \u2013 i loro problemi: l\u2019idea di una espansione economica praticamente ininterrotta di queste economie era poco fondata dall\u2019inizio ma oggi \u00e8 provata. E quindi torniamo alla realt\u00e0: nessuna economia pu\u00f2 crescere a tassi cos\u00ec rapidi troppo a lungo. Siamo alla fine di un ciclo. Cina, India e Brasile sono e saranno comunque grandi economie globali, ma \u00e8 bene mettere da parte aspettative irrazionali. La questione non \u00e8 solo economica: dal punto di vista dei Brics, gran parte delle difficolt\u00e0 sono il riflesso della crisi europea. Cosa vera soltanto in parte, naturalmente. Ma resta che l\u2019Europa, al tavolo G20, \u00e8 messa sotto accusa sia da Obama che dagli ex \u00abemergenti\u00bb.<\/P><br \/>\n<P>Seconda cosa che sappiamo: esistono, accanto ai Brics, economie di taglia minore ma in fase di crescita rapida. Sono i \u00abpre-Brics\u00bb (definizione forse pi\u00f9 comoda di altre sigle generate a cadenza biennale dalle Agenzie internazionali): paesi come la Colombia e il Messico, il Vietnam o l\u2019Indonesia. Per le capacit\u00e0 di esportazione e per l\u2019internazionalizzazione delle imprese italiane, i pre-Brics stanno diventando, da mercati secondari, interlocutori primari.<\/P><br \/>\n<P>Prendiamo il caso dell\u2019America Latina. Nei giorni scorsi ho guidato quasi 60 imprenditori in una missione in Colombia, organizzata dal Ministero degli Esteri insieme a Unioncamere e all\u2019Associazione Nazionale Costruttori. Con un prodotto interno lordo che cresce ad un ritmo di oltre il 5% annuo, con un\u2019economia ricca di materie prime e aperta all\u2019esterno, con un\u2019inflazione sotto controllo e con un quadro politico finalmente stabile, la Colombia \u2013 anch\u2019essa invitata al G20 &#8211; rientra sicuramente in questa definizione: \u00e8 un \u00abpre-Bric\u00bb. Il Presidente Santos, esponente di una elite formata in America e coltivata in Europa, \u00e8 stato molto convincente nell\u2019illustrare la forza del modello economico colombiano, \u00abbusiness friendly\u00bb e tra i pi\u00f9 aperti del Sud America agli investimenti diretti esteri. I problemi storici del paese \u2013 dal narcotraffico alle Farc \u2013 non sono scomparsi, naturalmente. Ma appaiono sotto controllo. Ed \u00e8 il caso di liberarsi degli stereotipi: la Colombia, in realt\u00e0, combina \u00abfortuna\u00bb geopolitica (all\u2019incrocio fra Costa Pacifica e Caraibi) e \u00absaggezza\u00bb delle classi dirigenti.<\/P><br \/>\n<P>Il caso della Colombia \u00e8 interessante anche perch\u00e9 Bogot\u00e0 \u00e8 uno dei Paesi latinoamericani che hanno scelto l\u2019apertura commerciale quale leva del proprio sviluppo economico. In maggio, ha firmato un trattato di libero scambio con gli Stati Uniti, cui si aggiunge un accordo analogo con l\u2019Unione Europea. Non solo, il 6 giugno scorso, nel deserto cileno di Atacama, la Colombia insieme al Per\u00f9, al Messico e al Cile, ha costituito la \u00abAlianza del Pacifico\u00bb, un\u2019area di libero scambio aperta verso gli Stati Uniti e l\u2019Asia.<\/P><br \/>\n<P>L\u2019Alianza del Pacifico \u00e8 un grande mercato potenziale, che equivale a un terzo circa del Pil totale dell\u2019America Latina e al 50% del suo commercio globale. Per non cadere ancora una volta nella sindrome delle aspettative irrazionali, \u00e8 bene averne chiari i margini: le opportunit\u00e0 non saranno illimitate, visto che i paesi membri dell\u2019area andina si basano soprattutto sull\u2019export di materie prime e dato che solo il Messico, per ora, pu\u00f2 fare leva su una base industriale realmente sviluppata.<\/P><br \/>\n<P>Si tratta, tuttavia, di un\u2019alleanza significativa anche perch\u00e9 altri gruppi regionali stanno incontrando non pochi problemi. Il Mercosur \u00e8 diviso al suo interno, con tendenze neo-protezionistiche che non aiutano certo. L\u2019asse \u00abbolivariano\u00bb, capeggiato dal Venezuela di Chavez, preoccupa gli investitori esterni anzich\u00e9 attirarli. In sostanza &#8211; e questo \u00e8 un aspetto su cui l\u2019osservatorio di Los Cabos aiuta a riflettere &#8211; la \u00abAlianza del Pacifico\u00bb \u00e8 in questo momento l\u2019alternativa economicamente \u00abliberale\u00bb forse pi\u00f9 incoraggiante delle Americhe.<\/P><br \/>\n<P>Nel momento in cui la sponda atlantica dell\u2019America Latina si espande verso l\u2019Africa e quella pacifica punta a proiettarsi verso l\u2019Asia, l\u2019Italia ha tutto l\u2019interesse a consolidare la sua presenza politica e a potenziare quella economica su entrambe le coste del continente americano. Per l\u2019Italia (e per un\u2019Europa che riesca a superare la propria crisi), si tratta di adottare una visione \u00abPan-atlantica\u00bb aggiornata: che da una parte consentir\u00e0 di sviluppare anche sull\u2019asse verticale (dall\u2019Atlantico del Nord verso Sud) le relazioni con le Americhe; dall\u2019altra, permetter\u00e0 di costruire, attraverso le Americhe, nuovi accessi anche ai mercati del Pacifico. Sono le geometrie del nuovo secolo. L\u2019impresa italiana, pi\u00f9 rapidamente della politica europea, sembra avere capito che derivano da qui le proprie possibilit\u00e0 di restare competitiva.<\/P><br \/>\n<P>\u00a0<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Caro Direttore, sappiamo ormai con certezza due cose, che incidono sull\u2019agenda del G20 di Los Cabos. 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