{"id":24569,"date":"2012-04-23T08:04:22","date_gmt":"2012-04-23T06:04:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2012\/04\/20120423_dassusiria\/"},"modified":"2012-04-23T08:04:22","modified_gmt":"2012-04-23T06:04:22","slug":"20120423_dassusiria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2012\/04\/20120423_dassusiria\/","title":{"rendered":"Dass\u00f9: \u00abSiria, il piano Annan e l&#8217;ultima chance\u00bb (La Stampa)"},"content":{"rendered":"<p><P>Caro direttore, <\/P><br \/>\n<P>a pi\u00f9 di un anno dall&#8217;inizio della tragedia siriana &#8211; anche chi dubita sempre delle stime internazionali deve prendere atto che in questo caso i morti sono migliaia, non centinaia &#8211; la realt\u00e0 ha fatto il suo ingresso rumoroso nelle stanze del Consiglio di sicurezza. E la realt\u00e0, tradotta in formule diplomatiche con la Risoluzione presentata dalla Russia e poi approvata all&#8217;unanimit\u00e0, \u00e8 semplice e frustrante: la fine di Assad non \u00e8 ancora scritta. Il capo della minoranza alawita pu\u00f2 ancora contare sulla copertura di Mosca. Gli Stati Uniti, d&#8217;altra parte, non intendono ripetere uno scenario \u00aballa Libia\u00bb, che del resto non sarebbe credibile nelle condizioni assai diverse della Siria. Mentre la Francia \u00e8 in panne elettorale e gli altri grandi giocatori europei, Italia inclusa, oggi puntano soprattutto ad arrestare la crisi umanitaria. La missione di 300 osservatori deve servire a fermare le violenze e la repressione; non esistono compromessi possibili su questo punto. La pazienza, ha detto giustamente Susan Rice, l&#8217;ambasciatrice americana all&#8217;Onu, \u00e8 finita: per Damasco, \u00e8 l&#8217;ultima chance. Prendere o lasciare. Ma proprio per questo \u00e8 difficile immaginare che la missione internazionale prepari un cambio di regime. Al massimo &#8211; la speranza \u00e8 questa &#8211; potr\u00e0 preparare un cambio di governo. <\/P><br \/>\n<P>Se le cose stanno per ora cos\u00ec, la mediazione di Kofi Annan \u00e8 la \u00abmeno peggiore\u00bb fra le opzioni a disposizione. Il Piano in sei punti dell&#8217;ex Segretario generale delle Nazioni Unite garantisce in teoria la fine della repressione interna e l&#8217;avvio di un processo politico \u00abSyrian-led\u00bb, negoziato fra le parti siriane stesse ma \u00absorvegliato\u00bb dall&#8217;esterno. II fatto \u00e8 che esiste, in materia, una buona dose di ambiguit\u00e0. Per la Russia, la cui posizione politica sta evolvendo (il ministro Terzi ha potuto constatarlo nella sua recente visita a Mosca) il futuro a cui guardare deve basarsi su un compromesso fra il potere alawita e l&#8217;opposizione sunnita: se costretta dai fatti, Mosca potr\u00e0 anche sacrificare Assad ma non il regime siriano, che resta comunque un suo alleato strategico nel mondo medio-orientale. Per Mosca, che cerca di recuperare sulla Siria l&#8217;influenza diplomatica persa altrove, questa partita \u00e8 anche &#8211; forse soprattutto &#8211; una partita simbolica. Per i Paesi del Golfo &#8211; Arabia Saudita e Qatar &#8211; la soluzione deve essere pi\u00f9 radicale: la Siria dovr\u00e0 cambiare, decurtando cos\u00ec l&#8217;Iran di uno strumento importante per la propria influenza regionale (tagliamo via un braccio a Teheran, ha scritto senza tanti complimenti un giornale del Golfo). Per Israele, conviene indebolire il regime di Assad, e quindi l&#8217;Iran, ma non per consegnare la Siria all&#8217;influenza radicale sunnita. I precedenti delle \u00abPrimavere Arabe\u00bb dimostrano che, per Gerusalemme, la caduta dei dittatori non sempre \u00e8 uno sviluppo favorevole. Per la Turchia, che aveva inizialmente scommesso su una relazione privilegiata con Assad, cambiare cavallo \u00e8 poi diventato indispensabile. Soprattutto, sia la Turchia che la Giordania vogliono evitare che la crisi siriana diventi una crisi regionale: i segnali, pessimi per entrambe, sono le migliaia di rifugiati che gi\u00e0 premono ai confini, l&#8217;aumento ulteriore di instabilit\u00e0 in Iraq (per Ankara, il nodo curdo si complica) e la vulnerabilit\u00e0 del Libano. <\/P><br \/>\n<P>Per la Francia, reduce dal primo turno delle presidenziali, la Siria \u00e8 la battaglia del passato, non del presente. Per l&#8217;Italia \u00e8 una sfida umanitaria e un interesse diretto sostanziale: il nostro contingente in Libano \u00e8 comunque esposto di riflesso alle onde della crisi siriana. Per queste due ragioni, l&#8217;Italia ha prospettato, nel gruppo ristretto degli \u00abAmici della Siria\u00bb, un tavolo regionale sull&#8217;emergenza umanitaria. E ha insistito sulla necessit\u00e0 che l&#8217;opposizione siriana sia davvero inclusiva, verso le minoranze curde, cristiane e verso quella parte degli alawiti che sarebbe forse disposta a sacrificare il passato se si sentisse garantita in un futuro politico diverso. Nella concezione dell&#8217;Italia, questa \u00e8 una delle condizioni decisive, insieme al mantenimento di una forte pressione su Assad, per evitare una guerra civile a lungo termine. Uno scenario terribile ma probabile, se la via di una soluzione politica negoziata fallisse. <\/P><br \/>\n<P>La Risoluzione unitaria appena approvata all&#8217;Onu \u00e8 un passo avanti, vista la competizione strategica che si sta scaricando sulla Siria. Ma lo rester\u00e0 solo se il Piano Annan far\u00e0 &#8211; come l&#8217;Italia spera insieme al resto d&#8217;Europa &#8211; progressi rapidi. Solo se, in altri termini, servir\u00e0 a far cessare le violenze drammatiche di questi mesi, a permettere gli aiuti umanitari, a consentire l&#8217;avvio di una transizione politica, a garantire tutte le diverse componenti dell&#8217;opposizione. In assenza di queste condizioni, per cui l&#8217;Italia si \u00e8 battuta al tavolo dei \u00abFriends of Syria\u00bb, il tentativo dell&#8217;Onu potrebbe trasformarsi, dall&#8217;unico progresso possibile, in una futura sconfitta. Per il popolo siriano, anzitutto. E per una comunit\u00e0 internazionale che si \u00e8 unita attorno alla \u00abopzione meno peggiore\u00bb; ma che &#8211; se i risultati non saranno tangibili &#8211; torner\u00e0 a dividersi. <\/P><br \/>\n<P>Il Piano Annan \u00e8 non solo l&#8217;opzione meno peggiore. E\u2019 anche l&#8217;ultima chance per evitare una guerra civile a lungo termine. L&#8217;alternativa al processo politico previsto da Annan non potr\u00e0 che essere militare. L&#8217;opposizione dovr\u00e0 difendersi, con appoggi pi\u00f9 o meno espliciti di gran parte degli \u00abAmici della Siria\u00bb. Uno scenario comunque costoso sul piano umanitario e molto rischioso dal punto di vista degli effetti sui paesi confinanti. Le conseguenze di una guerra civile a lungo termine finirebbero per non risparmiare il Libano, dove l&#8217;Italia ha ancora schierati pi\u00f9 di mille soldati e guida Unifil. <\/P><br \/>\n<P>In effetti, e dopo un anno di repressione violenta, Assad non \u00e8 cos\u00ec indebolito da rinunciare. E l&#8217;opposizione non d\u00e0 garanzie sufficienti alle minoranze, non solo a quella curda. <\/P><br \/>\n<P>Insomma, la riuscita del Piano Annan \u00e8 problematica e richiede la collaborazione e buona fede di tutti i membri della comunit\u00e0 internazionale, del regime siriano ed anche dell&#8217;opposizione, sebbene le responsabilit\u00e0 delle violenze ricadano di gran lunga sul regime. <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Caro direttore, a pi\u00f9 di un anno dall&#8217;inizio della tragedia siriana &#8211; anche chi dubita sempre delle stime internazionali deve prendere atto che in questo caso i morti sono migliaia, non centinaia &#8211; la realt\u00e0 ha fatto il suo ingresso rumoroso nelle stanze del Consiglio di sicurezza. 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