{"id":24570,"date":"2012-04-18T08:23:16","date_gmt":"2012-04-18T06:23:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2012\/04\/20120418_come_aiutare_afghani\/"},"modified":"2012-04-18T08:23:16","modified_gmt":"2012-04-18T06:23:16","slug":"20120418_come_aiutare_afghani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2012\/04\/20120418_come_aiutare_afghani\/","title":{"rendered":"de Mistura: come aiutare gli afghani"},"content":{"rendered":"<p><P>In Afghanistan non esistono solo i talebani e le forze che si riconoscono nel governo di Hamid Karzai. In Afghanistan esiste una &#8220;terza forza&#8221; che va sostenuta con atti concreti: mi riferisco alle associazioni, alle ong della societ\u00e0 civile afghana. Per questo il nostro convinto sostegno al governo Karzai va sempre pi\u00f9 vincolato a due caveat fondamentali: la lotta alla corruzione e il rispetto dei diritti umani, in particolare quelli delle donne\u00bb. A parlare \u00e8 il numero due della Farnesina, Staffan de Mistura, gi\u00e0 Rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite in Afghanistan. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>I talebani hanno avviato In grande stile la \u00abcampagna di primavera\u00bb. Come leggere gli attacchi del giorni scorsi a Kabul e In altre localit\u00e0 dei Paese, e soprattutto, come deve attrezzarsi la comunit\u00e0 Internazionale? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abPunto primo: \u00e8 irrinunciabile, e sar\u00e0 sempre pi\u00f9 chiara, la decisione sia del governo afghano che della comunit\u00e0 internazionale impegnata in Afghanistan, di trasferire le responsabilit\u00e0 della sicurezza da quest&#8217;ultima alle autorit\u00e0 afghane. Punto due: in questo frangente, la comunit\u00e0 internazionale \u00e8 chiamata a dimostrare che gli afghani non saranno abbandonati per la terza volta, ma al contrario, saranno sostenuti sia in termini finanziari che di sostegno civile. Ma a due condizioni, sulla base di due caveat irrinunciabili\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Quali? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abIl primo \u00e8 quello che gli afghani, a cominciare dal governo e dalle istituzioni rappresentative, dimostrino con i fatti, con misure concrete, di voler combattere la corruzione, ad ogni livello essa si annidi. Il secondo caveat non \u00e8 meno importante e impegnativo del primo: dimostrino, anche qui con i fatti, con misure concrete, di voler difendere i diritti umani e, soprattutto, quelli delle donne\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Vorrei tornate sul \u00abprimo giorno\u00bb dell\u2019offensiva di primavera, in particolare alla serie di attacchi sferrati dal talebani nel cuore di Kabul, la capitale. <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abGli attacchi di Kabul si prestano a molteplici letture e acquistano significati diversi a seconda del punto di osservazione dei vari soggetti coinvolti. Andiamo con ordine: quegli attacchi esemplificano il tentativo, che vedremo ricorrente sia da parte dei talebani che delle forze Nato, di marcare la loro posizione proprio nel momento in cui si inizia a negoziare. Si chiama hot negotiation (negoziato caldo), ed \u00e8 una costante, non solo sullo scenario afghano, nella fase cruciale in cui si inizia a negoziare seriamente. C&#8217;\u00e8 poi da aggiungere che quegli attacchi si prestano a una doppia lettura ognuna delle quali contiene in s\u00e9 un elemento di verit\u00e0\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Qual \u00e8 questa doppia lettura? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abVisti dai talebani, questi attacchi servono a indicare alla popolazione afghana come alla comunit\u00e0 internazionale, che loro possono arrivare a colpire dove vogliono, che hanno il controllo del territorio. Da parte della comunit\u00e0 internazionale impegnata sul campo e delle autorit\u00e0 afghane c&#8217;\u00e8 la dimostrazione che nonostante il tentativo dei talebani, quegli attacchi possono essere faticosamente ma efficacemente gestiti, controllati, contenuti dalle forze di sicurezza afghane. Questa duplice lettura verr\u00e0 riproposta in altre situazioni che si determineranno in futuro\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Di fronte alla recrudescenza delle operazioni militari, agli attacchi dei talebani, e al triste aggiornamento del contributo di sangue pagato in Afghanistan, in Italia, ma non solo, si ripropone il dibattito tra \u00abrestare, nonostante tutto\u00bb e \u00abuscire dal pantano afghano\u00bb. Sono queste le due opzioni su cui ragionare?<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abDirei proprio di no. Una terza via esiste e si chiama Accordo di Lisbona. Quell&#8217;accordo &#8211; e ci\u00f2 verr\u00e0 ulteriormente chiarito nel prossimo vertice di Chicago della Nato &#8211; delinea date precise e uno scadenzario chiaro. L&#8217;unica variazione determinabile, senza cambiare il calendario del ritiro militare, \u00e8 quella di ridurre gradualmente la presenza militare e rafforzare la partecipazione all&#8217;aiuto allo sviluppo dell&#8217;Afghanistan, ma ricordando i due caveat vincolanti: lotta alla corruzione e rispetto dei diritti umani, soprattutto i diritti delle donne\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>In questi anni, soprattutto in frangenti particolarmente drammatici, si racconta di Afghanistan come se nel Paese esistessero solo due campi: quello dei talebani, gli \u00abinsorgenti\u00bb, e quello di quanti si riconoscono nel governo Kart. Ma \u00e0 proprio cosi o nella realt\u00e0 esiste una terza forza? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abQuesta terza forza esiste, \u00e8 viva, e, per molti versi, rappresenta il vero investimento per il futuro dell&#8217;Afghanistan: \u00e8 la societ\u00e0 civile, con le sue associazioni, le sue ong. Esiste, questa terza forza, ed \u00e8 proprio per questo occorre insistere sul rispetto dei due caveat a cui ho fatto riferimento in precedenza. Proprio perch\u00e9 questa societ\u00e0 civile organizzata esiste, chiede sostegno e riconoscimento, che dobbiamo sempre pi\u00f9 collegare gli sforzi della comunit\u00e0 internazionale, e dell&#8217;Italia in essa, alle condizioni che qualificano un Afghanistan democratico, plurale, che rispetta i diritti umani e s&#8217;impegna nel combattere la corruzione. Dobbiamo agire in questa direzione anche per dare una risposta alla domanda fondamentale che tutti dobbiamo porci, una domanda e una risposta che racchiudono il senso di dodici anni d&#8217;impegno in Afghanistan\u00bb. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Quale domanda e quale risposta? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00abEravamo entrati in Afghanistan tutti assieme, dopo 1&#8217;11 settembre perch\u00e9, come si ripet\u00e8 pi\u00f9 volte in quei tragici giorni, &#8220;siamo tutti newyorkesi&#8221;. Ora Osama bin Laden non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, Al Qaeda \u00e8 quasi pi\u00f9 presente altrove (Yemen, Somalia) che in Afghanistan. Quindi il vero punto di riferimento sar\u00e0 se &#8211; quando e come lo scadenzario prevede che ce ne andremo &#8211; le donne afghane e i diritti umani saranno pi\u00f9 tutelati di quando eravamo entrati. Questa \u00e8 davvero la prova del nove, il salto di qualit\u00e0 a cui vincolare i nostri contributi futuri\u00bb. <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"In Afghanistan non esistono solo i talebani e le forze che si riconoscono nel governo di Hamid Karzai. In Afghanistan esiste una &#8220;terza forza&#8221; che va sostenuta con atti concreti: mi riferisco alle associazioni, alle ong della societ\u00e0 civile afghana. 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