{"id":24596,"date":"2012-03-14T07:59:42","date_gmt":"2012-03-14T06:59:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2012\/03\/20120314_bulagaria_bussa_porte_schengen\/"},"modified":"2012-03-14T07:59:42","modified_gmt":"2012-03-14T06:59:42","slug":"20120314_bulagaria_bussa_porte_schengen","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2012\/03\/20120314_bulagaria_bussa_porte_schengen\/","title":{"rendered":"la Bulgaria bussa alle porte di Schengen"},"content":{"rendered":"<p><P>I dubbi sulle capacit\u00e0 di controllare il traffico sui propri confini sono alla base del veto posto da alcuni paesi europei all&#8217;ingresso negli spazi di Schengen per Bulgaria e Romania. Dinanzi all&#8217;irrompere dei fenomeni legati all&#8217;immigrazione clandestina e all&#8217;incertezza sulle possibilit\u00e0 di effettuare un serio controllo alle frontiere orientali dell&#8217;Europa, si \u00e8 al momento preferito escludere Bucarest e Sofia dal trattato che regolamenta la libera circolazione per i cittadini dei paesi che ne fanno parte. <\/P><br \/>\n<P>La situazione nordafricana e quella medio-rientale, per di pi\u00f9, con tutti gli sconvolgimenti che stanno portando in quelle aree ed i fenomeni migratori che ne derivano, forniscono ulteriore forza a quanti si oppongono ad un allargamento dell&#8217;area sottoposta al trattato che lo stesso Presidente francese, Nicolas Sarlcozy, in piena campagna elettorale, ha annunciato di voler &#8220;rinegoziare&#8221;. <\/P><br \/>\n<P>Su tutto questo abbiamo sentito l&#8217;autorevole voce di quella che \u00e8 senz&#8217;altro definibile come un&#8217;esperta del settore&#8217;, Margherita Boniver, deputata Pdl e Presidente del Comitato Schengen. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>On. Boniver quali sono le finalit\u00e0 della visita del comitato Schengen in Bulgaria e che situazione si aspetta di trovare?<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>La vista in Bulgaria, programmata gi\u00e0 da tempo assieme ad una futura visita in Romania, sar\u00e0 concentrata soprattutto sui temi riguardarti la richiesta del Paese di adesione al trattato di Schengen che come noto \u00e8 il trattato che determina la libera circolazione all&#8217;interno dello spazio territoriale dei paesi che vi hanno aderito. <\/P><br \/>\n<P>Ovviamente, prima di accettare una nuova adesione vengono poste delle condizioni come la possibilit\u00e0 per i paesi richiedenti di esercitare un controllo alle frontiere esterne dello spazio Schengen e quindi a oriente, nel caso specifico della Bulgaria e anche una capacit\u00e0 di trattamento dati indispensabile per evitare l\u2019ovvio, cio\u00e8 che assieme alla libera circolazione degli uomini e dei mezzi ci sia anche il passaggio di criminali. Sono in generale queste, tra le tante, le due condizioni pi\u00f9 importanti per la partecipazione di un nuovo membro al trattato. In base anche al meccanismo decisionale ci sono dei Paesi all&#8217;interno dell&#8217;unione europea ed aderenti a Schengen i quali hanno detto di no alla partecipazione bulgara e romena di entrare nello spazio Schengen e quindi \u00e8, al momento, tutto rinviato. Ecco quindi il motivo della nostra visita, nel corso della quale incontreremo ministri, sottosegretari, funzionari, personalit\u00e0 varie, con cui affronteremo come argomento principe la richiesta bulgara di adesione a Schengen.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Quali sono le perplessit\u00e0 di quei paesi europei che si oppongono all&#8217;ingresso di questi due stati nello spazio Schengen? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Soprattutto le perplessit\u00e0 nascono intorno alle considerazioni circa le capacit\u00e0 di questi paesi di controllare le proprie frontiere esterne non siano sufficienti per contenere il grande numero di nomadi senza reddito che poi si spostano in Francia, Italia, Spagna, Germania, ecc., con tutti i problemi connessi a queste migrazioni illegali o comunque sregolate. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Il progetto di Schengen nasce anche con l&#8217;intento di contribuire a stabilire quel senso di unione, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire, tra i cittadini dei singoli Stati europei. Pi\u00f9 di una volta per\u00f2 si \u00e8 avuta l&#8217;impressione che il rischio sia quello che un simile meccanismo possa creare delle frizioni o quantomeno delle perplessit\u00e0 che nel corso degli ultimi anni sono emerse a pi\u00f9 riprese sul trattato, specialmente da certa parte politica. Lei pensa che si tratti solamente di propaganda o che in effetti ci siano dei meccanismi che in effetti andrebbero aggiustati? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Il dibattito su Schengen fondamentalmente \u00e8 un&#8217;analisi sulla capacit\u00e0 o meno di tenere al di fuori delle frontiere Schengen, per l&#8217;appunto, questa pressione notevolissima di migranti che per i pi\u00f9 diversi motivi, soprattutto economici, ma anche di altro tipo, cercano di entrare nel territorio europeo. Ne abbiamo avuto una plateale dimostrazione quando nell\u2019aprile dell&#8217;anno scorso sono sbarcati in poche settimane circa trentamila giovani tunisini a Lampedusa. I susseguenti movimenti di questi migranti che per la stragrande maggioranza volevano a tutti i costi andare in Francia dove c&#8217;\u00e8 un forte filone di loro compatrioti, hanno comportato addirittura la chiusura delle frontiere a Ventimiglia e la minaccia appunto di sospendere Schengen. A tal proposito vale la pena ricordare che il trattato pu\u00f2 essere sospeso in base a dei protocolli in casi eccezionali, come nel caso di motivi di ordine pubblico. Ad esempio alla riunione del G8 di L&#8217;Aquila del 2009 per ovvi motivi di sicurezza, il trattato di Schengen \u00e8 stato sospeso per circa una decina di giorni. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Intenzioni preoccupanti appaiono invece quelle del Presidente francese, Nicolas Sarkozy, che ha parlato di una rinegoziazione del trattato. Come si inseriscono le affermazioni dell&#8217;inquilino dell&#8217;Eliseo nell&#8217;attuale contesto europeo gi\u00e0 molto delicato per i flussi migratori provenienti dai paesi interessati dalla Primavera araba, alla luce della considerazione per la quale, come dimostrano le richieste di Bulgaria e Romania, lo spazio Schengen ha invece il potenziale per estendersi ulteriormente? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>La questione di primaria importanza che riguarda la capacit\u00e0 di un qualsiasi Stato di poter controllare le proprie frontiere, evitando flussi abnormi di immigrazioni che determinano poi tutta una serie di problematiche, soprattutto in un momento di grande crisi economica e finanziaria che colpisce molti paesi anche europei, \u00e8 un tema certamente di bruciante attualit\u00e0. Credo che le parole di Sarkozy vadano interpretate in questo senso, ovvero che vadano intese tenendo presente l\u2019esigenza di far tornare la capacit\u00e0 di ogni singolo stato di determinare i flussi migratori nel modo che meglio ritiene. In secondo luogo, senza intaccare il trattato di Schengen che pure rappresenta una straordinaria conquista di libert\u00e0 per tutte le popolazioni dei paesi europei che possono viaggiare tranquillamente nei territori sottoposti al trattato senza dover pi\u00f9 essere necessariamente in possesso di passaporto, credo che Sarkozy volesse dire pi\u00f9 flessibilit\u00e0 e maggiore duttilit\u00e0 nell&#8217;interpretare quella parte di Schengen che riguarda il controllo delle frontiere esterno verso i possibili filoni migratori. Quindi meno burocrazia e meno potere ai burocrati di Bruxelles.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Proprio da Bruxelles \u00e8 arrivata una prima risposta a Sarkozy, precisamente dal commissario europeo per gli Affari interni, Cecilia Malstroem che, cito testualmente, ha seccamente detto: &#8220;Noi non interveniamo mai nella campagne elettorale degli stati membri&#8221;. Qual \u00e8 la sua idea in proposito? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Volendo interpretare il riferimento di Sarkozy, probabilmente aveva a che fare anche con le straordinarie proiezioni di Marine Le Pen che fa una campagna elettorale molto giocata sulla paura della &#8220;invasione&#8221; degli immigrati irregolari. Quindi, magari, le parole del Presidente francese possono essere interpretate come una sorta di rincorsa su parole che hanno presa sui cittadini, alla luce dei problemi quotidiani che questi si trovano ad affrontare. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Passando ad un fronte completamente diverso, quello inerente la questione siriana, \u00e8 possibile che nonostante la situazione sia precipitata ormai da tempo si continui a starsene con le mani in mano senza intervenire in alcun modo per tentare di porre fine ad uno stato di cose pericolosamente degenerato? <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Siamo dinanzi ad un&#8217;assoluta vergogna. E&#8217; inaccettabile il balletto a cui assistiamo, di rimpallo di responsabilit\u00e0 e di sostanziale paralisi da parte dell&#8217;Onu nei confronti di questa mattanza che continua imperterrita e che anzi aumenta, come dimostrano le ultime atrocit\u00e0 avvenute ad Homs. Si era in un primo momento parlato di un piano della Lega Araba, poi della Lega Araba e della Russia, poi \u00e8 nata un&#8217;ipotesi, sostenuta soprattutto dalla Turchia, inerente l&#8217;apertura di un corridoio umanitario che evidentemente avrebbe dovuto essere anche un corridoio di lascia passare per evacuare i feriti dai territori assediati da Hassad, poi abbiamo avuto la nomina di Kofi Annan, una personalit\u00e0 di altissimo livello, i paesi europei vanno avanti con le sanzioni, ma fino ad adesso tutto ci\u00f2 ha prodotto zero e questo urla vendetta. L&#8217;errore di fondo \u00e8 stato quello di escludere immediatamente, proclamandolo ai quattro venti, ogni pi\u00f9 pallida ipotesi di un&#8217;eventuale intervento armato per la protezione umanitaria, esattamente come invece venne deciso trenta giorni dopo la prima manifestazione di protesta a Bengasi l&#8217;anno scorso per la Libia. Il timing per affrontare la questione libica \u00e8 stato stupefacente perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 stata una prima manifestazione di protesta a Bengasi a febbraio e gi\u00e0 il 17 marzo l&#8217;Onu passava alla risoluzione 1973 con la quale si dava via libera agli interventi militari. Dopo un mese quindi, mentre per il caso siriano \u00e8 passato un anno e con la diplomazia non si \u00e8 ottenuto nulla, ma in compenso ci si \u00e8 legati le mani perch\u00e9 aver totalmente escluso qualsiasi ipotesi di bombardamento nella sostanza ha rappresentato questo. L&#8217;unico leader politico ad aver ventilato, nel corso di un discorso di qualche settima fa, sebbene come una lontanissima ipotesi, la possibilit\u00e0 di un intervento armato \u00e8 stato David Cameroon. <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"I dubbi sulle capacit\u00e0 di controllare il traffico sui propri confini sono alla base del veto posto da alcuni paesi europei all&#8217;ingresso negli spazi di Schengen per Bulgaria e Romania. 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