{"id":24636,"date":"2012-02-07T08:41:13","date_gmt":"2012-02-07T07:41:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2012\/02\/20120207_occidente\/"},"modified":"2012-02-07T08:41:13","modified_gmt":"2012-02-07T07:41:13","slug":"20120207_occidente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2012\/02\/20120207_occidente\/","title":{"rendered":"Dass\u00f9:&#8221;Indispensabile allargare l&#8217;Occidente&#8221; (La Stampa)"},"content":{"rendered":"<p><P>Caro direttore,<\/P><br \/>\n<P>l&#8217;Occidente \u00e8 inevitabilmente in declino? A questo ormai annoso dibattito, acutizzato dalla crisi finanziaria, Zbigniew Brzezinski ha risposto di no, ieri sulla \u00abStampa\u00bb. Ma l&#8217;anti-declino ha bisogno di due condizioni, per riuscire: la prima \u00e8 domestica, l&#8217;America deve riscoprire le ragioni della propria \u00abprimazia\u00bb (l&#8217;innovazione, l&#8217;educazione, il dinamismo sociale); la seconda appartiene alla categoria delle \u00abvisioni strategiche\u00bb. E la visione proposta dall&#8217;ex consigliere alla Sicurezza nazionale \u00e8 semplice e lineare: l&#8217;Occidente deve allargarsi, per non perdere rilevanza e influenza nel secolo asiatico. Allargarsi in che direzione? In un libro appena uscito a Washington, Brzezinski sostiene che l&#8217;Occidente \u00abplus\u00bb potrebbe essere immaginato cos\u00ec, fra un paio di decenni: una testa ancora americana (se anche l&#8217;America, appunto, far\u00e0 i suoi compiti a casa), un cuore europeo (se l&#8217;Ue diventer\u00e0 un&#8217;Unione politica vera), braccia e gambe allargate verso una Russia che scelga la democrazia compiuta, verso una Turchia pi\u00f9 europea che neo-ottomana e verso vecchi e nuovi alleati asiatici intenzionati a bilanciare la Cina. Visione strategica o schema destinato a restare sulla carta? In realt\u00e0, proprio mentre la crisi finanziaria sta mettendo a dura prova le democrazie liberali e proprio quando la combinazione fra capitalismo e autoritarismo comincia a proporsi come modello alternativo, un ripensamento dei contorni dell&#8217;Occidente \u00e8 indispensabile. Per Brzezinski, \u00e8 chiaro che la forza comparata degli Stati Uniti va ricostruita anzitutto dall&#8217;interno, cos\u00ec come quella degli europei richiede un&#8217;Unione pi\u00f9 solida. Ma \u00e8 chiaro anche che il vecchio rapporto transatlantico non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente, di fronte allo spostamento del potere economico, demografico, finanziario, verso nuove potenze. La proiezione occidentale verso il continente euro-asiatico \u00e8, dal suo punto di vista, la priorit\u00e0 strategica di questo secolo. La mappa mentale di Brzezinski \u00e8 ancora \u00aborizzontale\u00bb, da Ovest verso Est. E continua a riflettere, assieme all&#8217;impatto dell&#8217;ascesa della Cina, i nodi rimasti irrisolti dal secolo scorso: integrare la Russia nella comunit\u00e0 occidentale \u00e8 una delle speranze almeno in parte mancate del post 1991. II veto russo all&#8217;Onu sulla Risoluzione di condanna della Siria conferma tutta la distanza che resta. Con conseguenze nefaste: in questo caso per la popolazione siriana, esposta da mesi a una repressione brutale. Esiste anche, tuttavia, una mappa \u00abverticale\u00bb da esplorare: la possibilit\u00e0, cio\u00e8, di associare le sponde meridionali dell&#8217;Atlantico, dove grandi potenze economiche in pectore come il Brasile possiedono in teoria un \u00absoftware\u00bb democratico occidentale, quelle radici storiche e culturali che ne costituiscono la base identitaria. In altri termini: l&#8217;Occidente pi\u00f9 largo potrebbe avere una gamba importante non solo pi\u00f9 a Est ma pi\u00f9 a Sud. E la visione strategica potrebbe essere questa: una comunit\u00e0 \u00abpanatlantica\u00bb del XXI secolo, in grado di beneficiare di risorse tangibili (la spinta aggiuntiva di un&#8217;area emergente) e di fare leva su radici culturali comuni. Per gli europei, prima che per gli Stati Uniti, tenere in vita l&#8217;Atlantico \u00e8 una condizione per continuare a contare, nel secolo del Pacifico. Anche per questa ragione, proposte come la creazione di qualcosa di simile a una free trade area transatlantica andrebbero valutate non solo in chiave economica (con i loro costi e benefici settoriali) ma anche per la loro importanza strategica. La visione prescritta agli Stati Uniti da Brzezinski guarda peraltro correttamente all&#8217;Asia orientale come a una regione dove, economia globale o no, la geopolitica classica continua a contare. L&#8217;interdipendenza economica fra Washington e Pechino o l&#8217;importanza dei rapporti commerciali fra Cina e Germania non eliminano linee di faglia da ventesimo secolo, con dinamiche fatte di deterrenza e di equilibri militari. Alla luce di questo dato, il ruolo di \u00abbalancing\u00bb che Brzezinski raccomanda agli Stati Uniti in Asia resta necessario; la revisione della strategia di sicurezza americana va del resto in questo senso. Ragione di pi\u00f9 perch\u00e9 gli europei assumano una quota crescente di responsabilit\u00e0 ai loro confini, nel Nord Africa e nei Balcani. L&#8217;Occidente, per restare influente sul piano globale, non deve solo allargarsi, quindi; deve anche specializzarsi. Nulla di tutto questo funzioner\u00e0, evidentemente, se la prima prescrizione di Brzezinski agli Stati Uniti, che vale in genere per le democrazie occidentali &#8211; quella di rivitalizzare se stesse e la propria economia &#8211; non regger\u00e0 alla prova dei fatti. Come ha sostenuto Niall Ferguson su Aspenia, una delle cause del relativo declino dell&#8217;Occidente \u00e8 la tendenza a rinunciare alle proprie armi vincenti: la concorrenza, la ricerca scientifica, l&#8217;etica del lavoro, fino a dubbi nei propri sistemi politici. Negli ultimi due decenni, la rivoluzione delle aspettative \u00abcrescenti\u00bb, che aveva garantito il successo del modello occidentale, si \u00e8 trasformata nel suo opposto. Le conseguenze economiche politiche e sociali sono ancora tutte da misurare. E questa la ragione essenziale per cui ripensare, allargare, ma anche ritrovare l&#8217;Occidente, appare indispensabile. <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Caro direttore, l&#8217;Occidente \u00e8 inevitabilmente in declino? A questo ormai annoso dibattito, acutizzato dalla crisi finanziaria, Zbigniew Brzezinski ha risposto di no, ieri sulla \u00abStampa\u00bb. 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