{"id":48307,"date":"2021-10-09T12:05:31","date_gmt":"2021-10-09T10:05:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2021\/10\/di-maio-un-ponte-privilegiato-per-unire-l-italia-all-africa\/"},"modified":"2021-11-03T14:34:01","modified_gmt":"2021-11-03T13:34:01","slug":"di-maio-un-ponte-privilegiato-per-unire-l-italia-all-africa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2021\/10\/di-maio-un-ponte-privilegiato-per-unire-l-italia-all-africa\/","title":{"rendered":"Di Maio: &#8220;Un ponte privilegiato per unire l&#8217;Italia all&#8217;Africa&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Italia, ospita le autorit\u00e0 dei Paesi africani a Roma a poche settimane dalla Cop26 di Glasgow. Quale lavoro, quale partnership \u00e8 possibile immaginare insieme per un futuro comune davvero sostenibile?<\/p>\n<p>Abbiamo fortemente voluto ascoltare la voce dell\u2019Africa alla vigilia della Conferenza di Glasgow sulla COP26 e del Summit di Roma del G20 del 31ottobre a cui su iniziativa italiana, \u00e8 invitato il Presidente della Commissione dell\u2019Unione Africana.\u00a0 Lo\u00a0sviluppo sostenibile del continente africano riveste infatti un ruolo di primo piano all\u2019interno dei lavori della Presidenza italiana del G20. In occasione della Ministeriale Esteri che ho presieduto a Matera il 29 giugno abbiamo discusso delle numerose sfide che l\u2019Africa si trova oggi a fronteggiare tra cui lotta al cambiamento climatico, transizione energetica, crescita economica, istruzione e lavoro, debito e sicurezza alimentare. Su quest\u2019ultimo tema abbiamo adottato, con i Ministri degli Esteri e dello Sviluppo del G20, la Dichiarazione di Matera sulla sicurezza alimentare, piattaforma di impegni per rendere i sistemi alimentari pi\u00f9 sostenibili e resilienti<\/p>\n<p>Siamo consapevoli che le responsabilit\u00e0 per quanto riguarda il cambiamento climatico sono comuni ma differenziate, a seconda dell\u2019impatto di ogni Paese sull\u2019ambiente.\u00a0Nel caso dell&#8217;Africa, quelle responsabilit\u00e0\u00a0si limitano\u00a0al 3% del riscaldamento climatico. L&#8217;Africa\u00a0\u00e8 per\u00f2\u00a0anche il Continente che, per crescita demografica e potenziale umano ed economico, ha addirittura pi\u00f9\u00a0degli altri la necessit\u00e0 di una crescita basata su energie pulite. Ci troviamo oggi di fronte, come forse mai prima nella storia, all&#8217;opportunit\u00e0 di un modello di crescita, che, invece di replicare i guasti prodotti da uno sfruttamento\u00a0insostenibile delle risorse del pianeta, conduca\u00a0la stessa razionalit\u00e0 economica a considerare conveniente il ricorso alle energie rinnovabili, all&#8217;idrogeno verde, ad una maggiore efficienza energetica,\u00a0ed alle molteplici altre vie che si aprono grazie alla ricerca,\u00a0al progresso tecnologico ed alla finanza verde.\u00a0L\u2019Italia svolger\u00e0 un ruolo di primo piano, anche attraverso il contributo di alcune nostre grandi societ\u00e0 italiane che operano in Africa, e che grazie al loro know-how e a tecnologie all\u2019avanguardia nel campo dell\u2019energia pulita hanno fatto della transizione energetica la propria priorit\u00e0.<\/p>\n<p>Da tempo l\u2019Italia \u00e8 impegnata nel Sahel, in particolare in Paesi come Mali e Niger dove si assiste a una forte penetrazione del terrorismo islamico. Come contribuire alla stabilit\u00e0 della regione?<\/p>\n<p>La stabilit\u00e0 del Sahel e la risposta alle esigenze dei Paesi che ne fanno parte \u00e8 una priorit\u00e0 assoluta per l\u2019Europa e per l\u2019Italia, come ho avuto modo di ribadire anche nel corso delle mie recenti missioni in Mali e Niger. Alla Ministeriale della Coalizione Globale Anti Daesh, che abbiamo ospitato e co-presieduto a Roma lo scorso giugno, abbiamo sostenuto la necessit\u00e0 di rafforzare il focus sull\u2019Africa, nella consapevolezza dei rischi di radicalizzazione e terrorismo cui sono esposte alcune aree del continente. Stiamo pertanto promuovendo la costituzione di una \u201cPiattaforma per l\u2019Africa\u201d, finalizzata a rafforzare le capacit\u00e0 di analisi e il coordinamento interno alla Coalizione rispetto alla minaccia terroristica purtroppo crescente nel Continente africano. Ricordo che l\u2019Italia \u00e8 parte della missione bilaterale di addestramento e di supporto nella Repubblica del<strong>\u00a0<\/strong>Niger (MISIN) e della missione che si occupa del controllo del territorio e delle frontiere tra Burkina Faso, Mali e Niger (TAKUBA). Al tempo stesso, sosteniamo la necessit\u00e0 di coniugare gli aspetti securitari con iniziative volte a sradicare le cause profonde che portano alla radicalizzazione e all\u2019estremismo violento, in particolare dei soggetti pi\u00f9 vulnerabili. Siamo, ad esempio, tra i Paesi donatori del Global Community Engagement and Resilience Fund (GCERF), che conduce attivit\u00e0 di prevenzione nelle comunit\u00e0 pi\u00f9 a rischio. \u00a0Anche la nostra attivit\u00e0 di cooperazione allo sviluppo \u00e8 da sempre in prima linea nel continente africano con iniziative volte a migliorare la vita quotidiana delle popolazioni locali e favorire uno sviluppo economico e sociale equo e sostenibile.<\/p>\n<p>Si parla molto spesso dell\u2019emigrazione dall\u2019Africa e molto poco dei progetti di reinserimento nei Paesi di origine. Questi programmi stanno funzionando davvero?<\/p>\n<p>Da anni la Farnesina sostiene programmi di reinserimento di migranti presenti nei Paesi di transito con l\u2019obiettivo di consentire loro di fare ritorno nei Paesi d\u2019origine in condizione di sicurezza e nel rispetto della dignit\u00e0 umana. Grazie al Fondo Migrazioni della Farnesina, abbiamo contribuito alle operazioni di rimpatrio volontario assistito condotte da OIM per oltre 85000 migranti. Abbiamo inoltre attivato meccanismi di reintegrazione sociale ed economica, facilitando l\u2019avvio di micro attivit\u00e0 a beneficio degli interessati e delle comunit\u00e0 locali in cui fanno ritorno. Complessivamente, dalla sua creazione nel 2017, il Fondo Migrazioni ha finanziato pi\u00f9 di 90 progetti in 14 Paesi africani.<\/p>\n<p>Gran parte degli africani sono sconnessi da quella che pu\u00f2 definirsi crescita economica dei loro Paesi: non la vedono e non ne beneficiano. \u00c8 un problema che ha a che fare con la struttura stessa dell\u2019economia africana o relativo soprattutto alla bad governance?<\/p>\n<p>Malgrado la battuta d\u2019arresto provocata dal Covid sul processo di crescita economico, sociale e culturale, ci sono stati alcuni risultati importanti. Nel 2020, seppur in piena pandemia, l\u2019UE ha rappresentato il principale partner commerciale del continente africano e ha assorbito il 28% della quota di import ed export dell\u2019Africa. Guardando all\u2019interscambio tra Italia e Africa Subsahariana, i dati relativi ai primi sei mesi del 2021 sono piuttosto incoraggianti con un incremento intorno al 26%, grazie soprattutto al ruolo trainante delle nostre importazioni. Ricordo anche che negli ultimi anni, il nostro Paese \u00e8 risultato costantemente ai primi posti per volume di investimenti diretti esteri in Africa, superando i 27 miliardi di euro nel 2020. Abbiamo una grande occasione per cogliere insieme ai partner africani le grandi potenzialit\u00e0 del Continente. Siamo pronti, quindi, ad ampliare gli accordi bilaterali di partenariato<i> <\/i>economico per diventare un ponte privilegiato tra Europa e Africa, per una crescita reciprocamente vantaggiosa e soprattutto inclusiva.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L\u2019Italia, ospita le autorit\u00e0 dei Paesi africani a Roma a poche settimane dalla Cop26 di Glasgow. Quale lavoro, quale partnership \u00e8 possibile immaginare insieme per un futuro comune davvero sostenibile? 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