{"id":48428,"date":"2021-08-23T18:29:45","date_gmt":"2021-08-23T16:29:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2021\/08\/ancora-un-riconoscimento-unesco-per-la-ricerca-italiana\/"},"modified":"2021-08-23T18:29:45","modified_gmt":"2021-08-23T16:29:45","slug":"ancora-un-riconoscimento-unesco-per-la-ricerca-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2021\/08\/ancora-un-riconoscimento-unesco-per-la-ricerca-italiana\/","title":{"rendered":"Ancora un riconoscimento UNESCO per la Ricerca italiana"},"content":{"rendered":"<p>Dopo il successo riscosso con l\u2019iscrizione di tre nuovi siti nella lista UNESCO del patrimonio mondiale dell\u2019umanit\u00e0, l\u2019Italia consegue un altro riconoscimento, grazie all\u2019impegno degli archeologi italiani. Lo scorso 26 luglio, infatti, \u00e8 stato inserito nella lista il sito archeologico di Arslantepe, situato nella piana di Malatya, in Turchia orientale, a pochi chilometri dal fiume Eufrate. Il sito, da sessanta anni oggetto di studi e ricerche da parte di un team scientifico della Sapienza Universit\u00e0 di Roma, \u00a0\u00e8 noto come la \u201ccollina dei leoni\u201d, dal turco arslan (leone) e tepe (collina artificiale). L\u2019inserimento del sito nelle liste Unesco costituisce il riconoscimento dell\u2019importanza della sequenza archeologica portata alla luce per la storia delle antiche societ\u00e0 umane, in quanto rappresenta una \u201ctestimonianza eccezionale del primo sorgere della societ\u00e0 statale nel Vicino Oriente antico\u201d.<\/p>\n<p>Conosciuto gi\u00e0 dell\u2019inizio del Novecento per la presenza di rilievi in pietra che affioravano dalla collina, tra i cui i leoni da cui il sito prende il nome, l\u2019insediamento fu documentato sporadicamente da viaggiatori, quali Gertrude Bell, e scavato per la prima volta negli anni Trenta da una missione francese diretta da Louis Delaporte. A questa fase pioneristica si deve la scoperta della famosa \u201cPorta dei Leoni\u201d datata al periodo Neo-Ittita (IX-VIII sec a.C.), e nota per la ricchezza del repertorio iconografico dei bassorilievi e per il rinvenimento di una monumentale statua di sovrano rinvenuta nell\u2019area della porta urbica, ora al Museo delle Civilt\u00e0 Anatoliche ad Ankara.<\/p>\n<p>La Missione Archeologica Italiana della Sapienza ha iniziato il lavoro sul campo nel 1961, sotto la direzione di S.M. Puglisi e P. Meriggi, approfondendo ed allargando gli scavi francesi. Questo ha permesso da un lato di indagare in maniera pi\u00f9 estesa e dettagliata i livelli Neo-Ittiti ma soprattutto di raggiungere, per la prima volta, i pi\u00f9 antichi resti del II, III e IV Millennio a.C, approfonditi poi dagli scavi diretti da Alba Palmieri e poi da Marcella Frangipane.<\/p>\n<p>Tra i risultati pi\u00f9 importanti delle attivit\u00e0 di scavo e ricerca di questi decenni vi \u00e8 la scoperta e la musealizzazione di un articolato edificio risalente alla fine del IV millennio a.C., che con il rinvenimento, in anni recenti, di una vera e propria \u201cSala delle udienze\u201d, rappresenta il primo esempio di palazzo pubblico conosciuto e l\u2019espressione tangibile dell\u2019origine delle societ\u00e0 gerarchiche e della burocrazia. Il palazzo, formato da un complesso di aree dalla diversa funzione, dai magazzini ai templi, alle aree residenziali e pubbliche, era ricco di materiali <i>in situ<\/i>, oggi conservati nel museo archeologico di Malatya. L\u2019eccezionalit\u00e0 di questo ritrovamento, come \u00e8 stato ampliamente riconosciuto dall\u2019Unesco, \u00e8 il suo stato di conservazione unico, con architettura in mattone in mattone crudo, accuratamente documentato e preservato dalla missione italiana.<\/p>\n<p>Le ricerche archeologiche, dal forte taglio interdisciplinare, sono state condotte negli ultimi sessant\u2019anni da un team scientifico dell\u2019Universit\u00e0 la Sapienza di Roma, con la collaborazione del Ministero della Cultura e del Turismo di Turchia e di numerose istituzioni scientifiche nazionali e internazionali, sotto la guida di Marcella Frangipane, fino al 2019 e ora di Francesca Balossi Restelli.<\/p>\n<p>L\u2019inserimento di Arslantepe nelle liste Unesco corona una lunga, continua e sistematica attivit\u00e0 di ricerca e divulgazione, resa possibile dal supporto anche finanziario della Sapienza\u00a0e del Ministero Italiano per gli Affari esteri e per la cooperazione Internazionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Dopo il successo riscosso con l\u2019iscrizione di tre nuovi siti nella lista UNESCO del patrimonio mondiale dell\u2019umanit\u00e0, l\u2019Italia consegue un altro riconoscimento, grazie all\u2019impegno degli archeologi italiani. 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