{"id":54320,"date":"2016-01-15T20:20:24","date_gmt":"2016-01-15T19:20:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2016\/01\/paolo-gentiloni-la-libia-non-e\/"},"modified":"2016-01-15T20:20:24","modified_gmt":"2016-01-15T19:20:24","slug":"paolo-gentiloni-la-libia-non-e","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/approfondimenti\/2016\/01\/paolo-gentiloni-la-libia-non-e\/","title":{"rendered":"Paolo Gentiloni: \u00abLa Libia non \u00e8 una provincia dell\u2019ISIS\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><strong>Il Ministro degli Affari Esteri italiano ritiene che l\u2019istituzione di un governo di unit\u00e0 nazionale a Tripoli sia l\u2019unico modo per stabilizzare il paese.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>RICHARD HEUZ\u00c9<\/p>\n<p>Da vari mesi, l\u2019Italia svolge un\u2019intensa attivit\u00e0 diplomatica a fronte di un allarmante peggioramento della situazione in Libia. Paolo Gentiloni, che \u00e8 succeduto a Federica Mogherini come Ministro degli Affari Esteri a ottobre 2014, ha operato senza tregua per l\u2019avvio di un processo di stabilizzazione a Tripoli.<\/p>\n<p><strong>LE FIGARO. &#8211; La conferenza sulla Libia che ha co-presieduto con John Kerry, lo scorso 13 dicembre a Roma, e gli accordi di Skhirat (Marocco) del 16 dicembre prevedono che un governo d\u2019unione nazionale s\u2019installi a Tripoli il 16 gennaio. Sar\u00e0 <\/strong><strong>possibile?<\/strong><\/p>\n<p>Paolo GENTILONI. &#8211; La maggioranza dei libici sostiene questi accordi, ma sono fragili ed alcuni settori minoritari in Libia vi si oppongono. \u00a0Molti paesi lavorano affinch\u00e9 questi accordi siano rispettati. \u00c8 certo che c\u2019\u00e8 un consenso internazionale e nessuna alternativa. Un processo \u00e8 in corso. La cosa pi\u00f9 difficile sar\u00e0 ottenere che il governo in via di costituzione ottenga l\u2019accordo dei due terzi del Parlamento libico. Il Consiglio presidenziale libico \u00e8 all\u2019opera e cos\u00ec l\u2019inviato speciale dell\u2019ONU. Solo se questo governo ottiene il necessario sostegno del Parlamento, la stabilizzazione del Paese potr\u00e0 cominciare. \u00c8 un passaggio fondamentale.<\/p>\n<p><strong>Cosa prevede in caso di mancato accordo?<\/strong><\/p>\n<p>Francamente, non vedo alternative. Ogni altra prospettiva sarebbe molto pericolosa per la Libia e per la comunit\u00e0 internazionale. Si pu\u00f2 contenere in diversi modi la minaccia terroristica, ma non esistono altri mezzi per stabilizzare il Paese e per avviare la sua ricostruzione.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 possibile considerare un intervento militare occidentale in Libia contro il terrorismo in assenza di un governo a Tripoli?<\/strong><\/p>\n<p>Nella fase attuale, non \u00e8 possibile. Sarebbe anche un errore molto grave. Europei e americani puntano tutti sulla stabilizzazione del Paese. Se occorresse, da qui a qualche mese, prendere atto con amarezza che i libici hanno rinunciato a questa prospettiva, allora certamente una coalizione internazionale anti-Daesh dovr\u00e0 essere istituita come in Iraq o in Siria. Ma, ancora una volta, questo non \u00e8 all\u2019ordine del giorno, n\u00e9 oggi n\u00e9 domani. Farlo sarebbe ammettere che gli sforzi dei libici vanno incontro ad un fallimento. Se dovessimo intervenire contro il terrorismo, vorremmo farlo su richiesta di un governo libico, per sostenerlo.<\/p>\n<p><strong><\/strong><strong>All\u2019ONU, a settembre, Matteo Renzi rivendicava per l\u2019Italia un \u00abruolo guida per la stabilizzazione della Libia\u00bb. Come stanno le cose?<\/strong><\/p>\n<p>Sul piano diplomatico, abbiamo cercato di rendere pi\u00f9 facile la vita delle parti libiche che volevano giungere ad un accordo. Dei Paesi arabi con posizioni peraltro diverse hanno giocato un ruolo importante. Da vari mesi, l\u2019Italia, con il concorso dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza e di altri Paesi europei, come la Spagna e la Germania, ha cercato di porre le basi di una stabilizzazione della Libia. Da parte sua, l\u2019Unione europea ha sbloccato 100 milioni di euro.<\/p>\n<p><strong>Daesh diventa di settimana in settimana pi\u00f9 aggressivo in Libia. Come combatterlo?<\/strong><\/p>\n<p>Non bisogna n\u00e9 sottovalutarlo, n\u00e9 descrivere la Libia come una provincia di Daesh. L\u2019anno scorso, il terrorismo si era concentrato a Derna. Ed \u00e8 stato cacciato. Si \u00e8 adesso installato a Sirte, da dove conduce incursioni molto pericolose contro le installazioni petrolifere in Cirenaica. A Zliten ha commesso un attentato di estrema gravit\u00e0 il 7 gennaio contro un obiettivo simbolico, una caserma di giovani reclute della Guardia Costiera.<\/p>\n<p><strong>All\u2019indomani dell\u2019attentato di Istanbul di marted\u00ec scorso, Federica Mogherini, capo della diplomazia europea, ha affermato che il califfato invia i suoi kamikaze dappertutto nel mondo perch\u00e9 \u00e8 indebolito sul terreno. \u00c8 anche la sua analisi?<\/strong><\/p>\n<p>Daesh ha certamente perso terreno, in Iraq cos\u00ec come in Siria. In Iraq, \u00e8 stato cacciato due mesi fa da Ramadi, la sua unica conquista del 2015. Ogni citt\u00e0 deve essere gestita senza settarismo. L\u2019Italia vigila particolarmente affinch\u00e9 i poliziotti iracheni da noi addestrati rispettino la comunit\u00e0 sunnita. In Siria, progressi sono stati compiuti grazie agli sforzi del gruppo di sostegno internazionale, che conta 18 Paesi. Certo, le tensioni recenti tra l\u2019Arabia Saudita e l\u2019Iran hanno fatto temere il fallimento di questi sforzi. I nostri recenti contatti con Riad e Teheran ci fanno sperare che, malgrado le tensioni, la prima fase dei negoziati tra il regime di Assad e le forze ribelli possa avviarsi. Ne ho parlato anche con l\u2019inviato dell\u2019ONU, Staffan de Mistura, il quale non ha per\u00f2 nascosto i rischi che derivano da queste tensioni e l\u2019estrema difficolt\u00e0 di avviare dei negoziati. Alla fine del mese, il Presidente iraniano Hassan Rohani effettuer\u00e0 una visita a Roma e in Vaticano, poi a Parigi, la prima dall\u2019accordo sul nucleare. Speriamo che serva a disinnescare queste tensioni.<\/p>\n<p><strong>I negoziati sulla Siria riprenderanno dunque il 25 gennaio a Ginevra. Con Bachar el-Assad <\/strong><strong>sempre al potere a Damasco. L\u2019Italia ritiene che debba andarsene? E quando?<\/strong><\/p>\n<p>Indubbiamente. L\u2019Italia ha sempre pensato che la sua partenza fosse necessaria. Ma sarebbe illusorio farne una premessa ad un cessate il fuoco tra i belligeranti in Siria. I negoziati devono iniziare adesso, anche con Assad al potere. Allo stesso tempo, bisogna far fronte alla crisi umanitaria a Madaya. \u00c8 \u00a0chiaro per\u00f2 che Assad dovr\u00e0 lasciare il potere durante i diciotto mesi della fase di transizione. Credo che la Russia possa contribuire a questi negoziati, assicurando nel contempo un cambiamento di leadership a Damasco.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Italia ha annunciato che invierebbe 450 militari in Iraq per proteggere i lavori di consolidamento della diga di Mosul. Quando accadr\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>Questa diga \u00e8 in uno stato allarmante. Una societ\u00e0 italiana dovrebbe essere incaricata del cantiere. Ma la diga si trova in una zona critica, non lontana da Mosul, che \u00e8 nelle mani di Daesh, in un settore del Kurdistan difeso dai peshmerga. La linea del fronte \u00e8 soltanto a qualche chilometro. Occorrer\u00e0 proteggere le squadre che lavoreranno alla diga per diversi mesi. Questo sar\u00e0 il compito dei militari italiani che potrebbero essere dispiegati in primavera d\u2019intesa con il governo di Baghdad.<\/p>\n<p><strong>Quali reazioni suscitano da voi le aggressioni del 1\u00b0 gennaio a Colonia? Quali <\/strong><strong>possono <\/strong><strong>essere le <\/strong><strong>conseguenze?<\/strong><\/p>\n<p>Sono incidenti vergognosi che esigono una risposta molto dura da parte delle autorit\u00e0 tedesche. Non c\u2019\u00e9 ombra di dubbio. Per noi, la situazione \u00e8 molto chiara. I flussi migratori non sono un fenomeno effimero. Continueranno quest\u2019anno con delle cifre paragonabili a quelle del 2015. Questi flussi non possono essere gestiti con le regole adottate un quarto di secolo fa. Senza uno sforzo organizzativo bisogna temere che con la ripresa inevitabile degli arrivi di migranti in primavera, la situazione diventi ancora pi\u00f9 grave.\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il Ministro degli Affari Esteri italiano ritiene che l\u2019istituzione di un governo di unit\u00e0 nazionale a Tripoli sia l\u2019unico modo per stabilizzare il paese.\u00a0 RICHARD HEUZ\u00c9 Da vari mesi, l\u2019Italia svolge un\u2019intensa attivit\u00e0 diplomatica a fronte di un allarmante peggioramento della situazione in Libia. 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