{"id":60673,"date":"2018-09-18T17:12:47","date_gmt":"2018-09-18T15:12:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2018\/09\/cultura-del-cibo-a-torino-con-l-uvetta-abjosh-da-herat\/"},"modified":"2018-09-18T17:12:47","modified_gmt":"2018-09-18T15:12:47","slug":"cultura-del-cibo-a-torino-con-l-uvetta-abjosh-da-herat","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/retediplomatica\/2018\/09\/cultura-del-cibo-a-torino-con-l-uvetta-abjosh-da-herat\/","title":{"rendered":"Cultura del cibo a Torino con l&#8217;uvetta abjosh da Herat"},"content":{"rendered":"<p>Dal 20 al 24 settembre torna a Torino \u201cTerra Madre &#8211; Salone del Gusto\u201d, uno dei pi\u00f9 importanti eventi internazionali dedicati alla cultura del cibo. Con esso centinaia di prodotti da tutto il mondo, inclusa l\u2019uvetta abjosh di Herat (Afghanistan) considerata a rischio scomparsa.<\/p>\n<p>\u201cIn un mondo sempre pi\u00f9 connesso in cui ormai tutto \u00e8 acquistabile on-line, far arrivare a Torino i prodotti che rendono unico il mercato del Salone del Gusto pu\u00f2 sembrare piuttosto semplice: che ci vuole a impacchettare miele, fonio, bulgur e molto altro e spedire tutto in Italia? In realt\u00e0 l\u2019iter \u00e8 semplice se parliamo di produttori dell\u2019Unione europea &#8211; spiega il Presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversit\u00e0 Onlus, Piero Sardo &#8211; ma non si pu\u00f2 dire altrettanto per i prodotti che provengono da altri continenti: il loro viaggio \u00e8 molto pi\u00f9 complicato\u201d.<\/p>\n<p>Tra loro una storia assai particolare spetta proprio all\u2019uvetta abjosh di Herat, presidio Slow Food, trasportata in Italia grazie allo sforzo congiunto di Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (attraverso l\u2019Unit\u00e0 di Crisi della Farnesina e l\u2019Ambasciata d\u2019Italia a Kabul) e Ministero della Difesa (attraverso il Comando Operativo Interforze e Addettanza Militare a Kabul) che ne hanno consentito il trasporto su un volo militare in arrivo dall\u2019Afghanistan. Oltre 400 chili di uvetta, attentamente sigillata in 25 casse, quasi 2 giorni di viaggio. \u201cUna squadra che collabora ormai dal 2012 per far si che questo prodotto unico posso giungere a Torino per essere apprezzato dai visitatori di Terra Madre\u201d, aggiunge Sardo.<\/p>\n<p>La storia dell\u2019uva di Herat \u00e8 avvolta dal mistero, ma si crede che gi\u00e0 attorno al 2000 a.C. fosse coltivata da una popolazione nomade presente nell\u2019Asia Centrale all\u2019epoca. Prima dell\u2019invasione sovietica del 1979, l\u2019uvetta abjosh copriva il 60% del mercato mondiale e rappresentava il principale prodotto agricolo del Paese con centinaia di tipi diversi. Di tutte quelle variet\u00e0, oggi ne restano solo 44, delle quali 7 considerate di qualit\u00e0 superiore. Con l\u2019aiuto dell\u2019Universit\u00e0 di Herat, il presidio Slow Food ne ha analizzate e catalogate 27, differenti per forma, colore, consistenza e utilizzo. Particolarmente interessante \u00e8 risultata essere la variet\u00e0 di uva fakhery, che si trova solamente a Herat e Kandahar, e con la quale si produce l&#8217;uvetta abjosh (che significa \u201cacqua bollente\u201d, dal tipo di lavorazione alla quale viene sottoposta). A differenza di altri tipi di uvetta essiccata al sole, quest\u2019ultima conserva un colore dorato chiaro e si mantiene morbida al tatto e in bocca: i chicchi sono larghi e oblunghi, con i semi ancora racchiusi all&#8217;interno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Dal 20 al 24 settembre torna a Torino \u201cTerra Madre &#8211; Salone del Gusto\u201d, uno dei pi\u00f9 importanti eventi internazionali dedicati alla cultura del cibo. 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