{"id":61551,"date":"2018-01-30T16:29:33","date_gmt":"2018-01-30T15:29:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2018\/01\/intervista-del-ministro-alfano_2-2\/"},"modified":"2018-01-30T16:29:33","modified_gmt":"2018-01-30T15:29:33","slug":"intervista-del-ministro-alfano_2-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2018\/01\/intervista-del-ministro-alfano_2-2\/","title":{"rendered":"Intervista del ministro Alfano a RIA NOVOSTI"},"content":{"rendered":"<p>1. Signor Ministro, dal 1 gennaio Italia ha preso la presidenza di turno dell\u2019OSCE e, dunque, Lei \u00e8 il Presidente in Esercizio di questa influente organizzazione internazionale. Potrebbe formulare sinteticamente le priorit\u00e0 principali che Roma ha intenzione di seguire nell\u2019ambito della sua presidenza nel 2018?<\/p>\n<p>L\u2019Italia \u00e8 orgogliosa di aver assunto quest\u2019anno la Presidenza dell\u2019Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. Crediamo nel ruolo dell\u2019OSCE, perch\u00e9 \u00e8 un\u2019Organizzazione Internazionale che sin dalla sua nascita, alla Conferenza di Helsinki nel \u201975, ha dato un contributo fondamentale alla pace e alla sicurezza in Europa. \u201cDialogo, Ownership, Responsibilit\u00e0\u201d \u00e8 il motto che abbiamo scelto per la Presidenza italiana quest\u2019anno, con l\u2019obiettivo di rilanciare lo spirito di Helsinki nella sua formulazione pi\u00f9 autentica.<\/p>\n<p>Nel corso della nostra Presidenza, attribuiremo massima attenzione alla crisi in Ucraina e ai cosiddetti conflitti protratti in area OSCE (Nagorno-Karabakh, Transnistria, Georgia). L\u2019impegno prioritario \u00e8 contribuire alla ricerca di una soluzione alla crisi ucraina. Come Presidente in Esercizio dell\u2019OSCE, mi recher\u00f2 in missione in Ucraina dal 30 al 31 gennaio, e a Mosca il 1\u00b0 febbraio, e\u00a0avr\u00f2 contatti con i membri della missione speciale di monitoraggio dell\u2019OSCE in Ucraina orientale, missione cha ha un ruolo chiave nell\u2019evitare i rischi di una nuova escalation e che l\u2019Italia sostiene fortemente anche con una significativa presenza di osservatori.<\/p>\n<p>Un\u2019altra nostra priorit\u00e0 \u00e8 dare maggiore centralit\u00e0 alle sfide provenienti dal Mediterraneo nella convinzione che la dimensione mediterranea sia complementare e non alternativa a quella euro-asiatica dell\u2019OSCE. E\u2019 un messaggio che abbiamo lanciato gi\u00e0 lo scorso ottobre in occasione della Conferenza Mediterranea dell\u2019OSCE, tenutasi a Palermo.<\/p>\n<p>La Presidenza italiana intende infine impegnarsi a rafforzare le tre dimensioni su cui si fonda il concetto di \u201csicurezza comprensiva\u201d dell\u2019OSCE: la dimensione politico-militare, quella economico-ambientale e la dimensione umana.<\/p>\n<p>2. Ha da poco menzionato l\u2019importanza della risoluzione della crisi ucraina. Nei prossimi giorni visiter\u00e0 Mosca e Kiev. Che risultati spera di conseguire nel corso di questo viaggio, considerando la recente approvazione da parte del Parlamento dell\u2019Ucraina della cosiddetta legge di reintegrazione del Donbass, ritenuta dal Ministero degli Affari Esteri russo come l\u2019intenzione di \u201cseppellire\u201d gli accordi di Minsk e il formato Normandia? Che cosa, a Suo parere, potrebbe fare l&#8217;OSCE per contribuire alla risoluzione di questa crisi?<\/p>\n<p>L\u2019OSCE fa gi\u00e0 molto per contribuire alla soluzione della crisi, sia attraverso la missione di\u00a0 monitoraggio speciale, che la missione di controllo dei punti di passaggio a Gukovo e Donetsk, sia infine con una strutturata attivit\u00e0 di mediazione nel quadro del gruppo trilaterale di contatto.<\/p>\n<p>Alla Presidenza tocca facilitare e dare impulso a questi formati, che lavorano in coordinamento ed in stretto raccordo con il Gruppo di Normandia. Non intendiamo cambiare l\u2019architettura del negoziato, n\u00e9 le sue finalit\u00e0, vale a dire l\u2019attuazione delle intese di Minsk. Vogliamo anzi creare da un lato le condizioni perch\u00e9 le discussioni fra le parti procedano in maniera rapida ed efficace e, dall\u2019altro, lavorare perch\u00e9 sia garantita la sicurezza degli osservatori.<\/p>\n<p>La soluzione della crisi non risiede d\u2019altra parte n\u00e9 a Vienna, n\u00e9 a Roma, ma nella volont\u00e0 politica delle parti interessate di giungere ad un vero compromesso. Vanno evitate misure che possano risultare divisive e che possano irrigidire gli attori al tavolo delle trattative. Un conflitto protratto nell\u2019est dell\u2019Ucraina non conviene a nessuno, n\u00e9 a Kiev, n\u00e9 a Mosca, n\u00e9 all\u2019Europa: prima si maturer\u00e0 la consapevolezza di ci\u00f2 e prima si risolver\u00e0 la crisi, rispristinando stabilit\u00e0 ed assicurando il rispetto dell\u2019integrit\u00e0 territoriale, della sovranit\u00e0 e dell\u2019indipendenza dell\u2019Ucraina.\u00a0\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>3. All\u2019inizio di gennaio Lei ha annunciato che l\u2019ex ministro degli Esteri Franco Frattini \u00e8 stato nominato rappresentante speciale dell\u2019OSCE per la Transnistria. Ha intenzione di discutere questo problema nell\u2019ambito del suo prossimo viaggio, considerando che la Russia e l\u2019Ucraina prendono parte nel ruolo di intermediari alle trattative sulla regolarizzazione della Transnistria nel formato 5+2? Quali passi concreti secondo Lei si potrebbero fare nel 2018 per risolvere questo conflitto protratto?<\/p>\n<p>Il negoziato per la stabilizzazione in Transnistria \u00e8 promettente e nel 2017 ha fatto progressi positivi. Russia ed Ucraina vi collaborano in maniera costruttiva e questo \u00e8 un elemento incoraggiante. Come Presidente di turno dell\u2019OSCE ne parler\u00f2 sia con il Ministro Klimkin che con il Ministro Lavrov. Proprio perch\u00e9 sono convinto della rilevanza del dossier ho deciso di affidarne la gestione a Franco Frattini, la cui competenza ed esperienza\u00a0 in materia di politica internazionale sono indiscusse. Egli si prepara ad incontrare le parti ed i negoziatori per definire i prossimi passaggi negoziali, a partire dall\u2019intesa possibile sulle targhe automobilistiche.\u00a0<\/p>\n<p>4. Il 15 gennaio Vladimir Putin e Paolo Gentiloni hanno avuto una lunga conversazione telefonica, nel corso della quale tra l\u2019altro \u00e8 stata discussa la situazione in Libia. Secondo fonti di Palazzo Chigi, il Presidente del Consiglio italiano ha apprezzato il ruolo svolto dalla Russia nel quadro del Consiglio di Sicurezza dell\u2019ONU sul dossier libico. Come vede Lei le prospettive di collaborazione tra Italia e Russia nella ricerca della soluzione politica della crisi libica?<\/p>\n<p>La recente lunga e amichevole conversazione tra il Presidente Gentiloni e il Presidente Putin sul dossier libico, e la grande consonanza di vedute che ancora una volta ne \u00e8 emersa, sono la conferma di una visione comune, fondata sull\u2019impegno per favorire una soluzione politica e pacifica alla crisi in Libia.\u00a0 La nostra azione si basa, in particolare, sul sostegno all\u2019azione del Rappresentante Speciale del Segretario Generale Salame\u2019 e alle Istituzioni previste dall\u2019Accordo Politico, che rappresenta la piattaforma istituzionale che deve condurre la Libia al verso la conclusione della transizione.<\/p>\n<p>La discussione con Mosca sulla Libia \u00e8 stata sempre ricca e fruttuosa, come dimostrano l\u2019attenzione dell\u2019Italia alla costante partecipazione russa a tutti gli appuntamenti di alto livello sul dossier libico e il ruolo positivo giocato da Mosca nell\u2019assicurare una la solida coesione del Consiglio di Sicurezza su una questione che \u00e8 centrale per la stabilit\u00e0 e la sicurezza del Mediterraneo Centrale e dell\u2019Italia.<\/p>\n<p>Riteniamo che Il 2018 possa rappresentare l\u2019anno conclusivo della lunga transizione in Libia, da raggiungere attraverso il processo elettorale, come previsto dal Piano d\u2019Azione del Prof. Salame\u2019. Siamo peraltro consapevoli che le sfide per arrivare a questo appuntamento sono molto numerose, e il forte e coeso sostegno della Comunit\u00e0 Internazionale, e in particolar modo di Roma e Mosca, sar\u00e0 fondamentale.<\/p>\n<p>5. A gennaio la Camera dei deputati ha approvato l&#8217;avvio della nuova missione internazionale in Niger, dove saranno inviati 470 militari italiani. Precedentemente, Lei ha pi\u00f9 volte parlato della necessit\u00e0 di investimenti massicci in Africa, anche in funzione della risoluzione del grave problema delle migrazioni. Come si combinano la strategia da Lei indicata e l\u2019invio del contingente italiano in questo paese africano?<\/p>\n<p>Fra il 15 ed il 17 gennaio il Parlamento ha approvato la decisione del Consiglio dei Ministri di mettere a disposizione del Niger un contingente della consistenza massima di 470 unit\u00e0, per l\u2019addestramento e l\u2019assistenza alla Forze armate nigerine impegnate nel contrasto al terrorismo e ai trafficanti illegali, incluso quello di esseri umani. L\u2019effettiva consistenza del contingente sar\u00e0 peraltro decisa di concerto con le autorit\u00e0 nigerine in base alle loro esigenze, per una presenza media che potrebbe aggirarsi intorno alle 250 unit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019Italia \u00e8 lieta di poter fornire tale contributo, che \u00e8 coerente con la nostra tradizionale attenzione verso il continente africano, politica rafforzatasi in misura considerevole negli ultimi anni. Il nostro approccio coniuga sicurezza e solidariet\u00e0, affinch\u00e9 sia garantita adeguata protezione ai migranti, specie dei pi\u00f9 vulnerabili e al contempo per affrontare le cause profonde delle migrazioni. Abbiamo cos\u00ec aumentato i fondi per la cooperazione allo sviluppo, che ha destinato lo scorso anno al continente africano 180 milioni di euro; attraverso il Fondo Africa, sempre nel 2017, abbiamo messo a disposizione dei Paesi africani consistenti risorse per progetti volti a far leva sulle capacit\u00e0 di sviluppo locali nelle comunit\u00e0 pi\u00f9 segnate dall\u2019impatto del fenomeno migratorio. E\u2019 lo stesso approccio che abbiamo promosso in sede europea, prima con il Migration Compact dell\u2019aprile 2016 e poi con i progetti pilota indirizzati ad alcuni Paesi dell\u2019Africa occidentale ed orientale. E, sempre al fine di intaccare le cause profonde delle migrazioni irregolari, abbiamo fortemente voluto il Piano Europeo degli Investimenti Esterni, che intende stimolare un flusso considerevole di investimenti essenzialmente privati verso vari settori dell\u2019economia africana. Senza trascurare in alcun modo gli interventi per lo sviluppo, lavoriamo cos\u00ec anche al miglioramento delle condizioni di sicurezza, nella convinzione che non vi pu\u00f2 essere sviluppo senza sicurezza.<\/p>\n<p>6. Onorevole Alfano, durante la sua ultima visita a Mosca, a novembre dello scorso anno, ha partecipato alla sessione del Consiglio italo-russo di cooperazione economica, industriale e finanziaria e, in quest\u2019occasione, ha dichiarato l\u2019intenzione di esercitare determinate pressioni politiche sui propri partner all\u2019interno dell\u2019Unione Europea. Vi sono progressi in questa direzione? Vede la possibilit\u00e0 di revoca delle sanzioni antirusse dell\u2019UE in un futuro visibile?<\/p>\n<p>L\u2019ho detto pi\u00f9 volte e lo ribadisco. La durata delle sanzioni economiche \u00e8 legata all\u2019attuazione delle Intese di Minsk. Dobbiamo quindi lavorare per creare le condizioni per rimuovere le restrizioni. Non vi \u00e8 altra opzione. Per nostra parte rimaniamo convinti che il rinnovo delle sanzioni non possa essere automatico, ma debba sempre seguire una approfondita discussione politica.\u00a0 Non intravedo invece mutamenti sostanziali per le misure restrittive individuali e settoriali, che sono legate alla questione della Crimea, che rimane una ferita profonda nei rapporti con Mosca.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"1. Signor Ministro, dal 1 gennaio Italia ha preso la presidenza di turno dell\u2019OSCE e, dunque, Lei \u00e8 il Presidente in Esercizio di questa influente organizzazione internazionale. 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