{"id":84630,"date":"2022-08-26T12:07:42","date_gmt":"2022-08-26T10:07:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/?p=84630"},"modified":"2025-04-10T16:26:15","modified_gmt":"2025-04-10T14:26:15","slug":"chi-rappresenta-litalia-ci-chiamano-gentile-signora-e-i-maschi-sono-tutti-dottori-ma-la-missione-e-possibile-una-rivoluzione-diplomatica-in-se","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/approfondimenti\/2022\/08\/chi-rappresenta-litalia-ci-chiamano-gentile-signora-e-i-maschi-sono-tutti-dottori-ma-la-missione-e-possibile-una-rivoluzione-diplomatica-in-se\/","title":{"rendered":"\u00abCi chiamano \u201cgentile signora\u201d e i maschi sono tutti \u201cdottori\u201d ma la missione \u00e8 possibile!\u00bb (Sette &#8211; Corriere della Sera)"},"content":{"rendered":"<p>Una rivoluzione diplomatica in sei storie speciali.\u00a0 Leggi <a href=\"https:\/\/www.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/Chi-rappresenta-lItalia-Ci-chiamano-gentile-signora-e-i-maschi-sono-tutti-dottori-ma-la-missione-e-possibile-Settimanale-Sette-Corriere-della-Sera.pdf\">qui<\/a> l&#8217;articolo integrale.<\/p>\n<p>Diplomatiche non si nasce. E nel nostro Paese diventarlo pu\u00f2 essere ancora difficile. Ma non impossibile. Servono competenza, passione e perseveranza per accedere alla carriera. Pragmatismo e flessibilit\u00e0 (e compagni di vita pazienti) per farla. Gi\u00e0, perch\u00e9 la parit\u00e0 di genere in questo ambito \u00e8 ancora lontana se, a oggi, le donne che vi operano sono 256 (24,28%). Numeri che sono migliorati dal 1964, anno del primo concorso aperto alle donne. Rispetto al 2005, quando sono state nominate le prime ambasciatrici Graziella Simbolotti e Iolanda Brunetti, oggi a ricoprire il massimo grado sono in sei: quasi una su quattro incarichi disponibili. In questa inchiesta, che d\u00e0 voce a sei donne impegnate a vari livelli nella carriera diplomatica, emergono molti aspetti differenti e un punto in comune: un coro unanime di incoraggiamento verso le giovani che vogliano entrare in questo mondo complesso e affascinante.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>MARIANGELA ZAPPIA<\/strong>, Ambasciatrice d\u2019Italia negli Stati Uniti d\u2019America.<\/p>\n<p>\u00abL\u2019idea di servire il mio Paese in me \u00e8 sempre stata molto forte. Viene dalla tradizione famigliare: mio padre era ufficiale dei Carabinieri. Il resto l\u2019ha fatto l\u2019ambiente accademico di Firenze, cos\u00ec internazionale. Capii che il mondo era pi\u00f9 ampio della mia realt\u00e0 fiorentina. Nel mio anno fui l\u2019unica donna a vincere il concorso diplomatico ma non compresi quanto maschile fosse il mondo in cui stavo entrando fino al primo giorno di lavoro: da subito mi\u00a0scontrai col pregiudizio di alcuni per cui determinate competenze non venivano considerate \u201cadatte\u201d a una donna. Un atteggiamento un po\u2019 paternalista.<\/p>\n<p>Ora \u00e8 la societ\u00e0 a essere cambiata: non ci sono pi\u00f9 professioni esclusive. Ma i numeri sono ancora\u00a0lontani dalla parit\u00e0. Mi sono occupata spesso di situazioni di crisi e mi sono resa conto di quanto, ad esempio, le donne siano quasi assenti nei processi e negli accordi di pace, pur dovendo portare sulle spalle il peso della loro attuazione.<\/p>\n<p>Faccio parte di una rete, l\u2019International gender champions, i cui i membri si impegnano a promuovere la parit\u00e0 e, come Ambasciata, abbiamo aderito all\u2019iniziativa \u201cCampioni della Parit\u00e0\u201d del Ministero degli Esteri. Nelle attivit\u00e0 pubbliche teniamo conto di questo principio nella composizione dei panel, come nei miei interventi. Ho reclutato Gender Champions uomini perch\u00e9 quella della parit\u00e0 non \u00e8 una causa delle donne per le donne, ma di tutti per una societ\u00e0 non solo pi\u00f9 giusta ma pi\u00f9 produttiva. Anche nelle decisioni di policy c\u2019\u00e8 una modalit\u00e0 femminile, caratterizzata da concretezza nel raggiungere gli obbiettivi, empatia e capacit\u00e0 di lavorare in team. In principio, sarei favorevole alle \u201cquote di genere\u201d almeno per recuperare il gap pi\u00f9 rapidamente dei quasi 200 anni che le Nazioni Unite stimano che ci vorrebbero senza stimoli. Penso che sarebbe un bel segnale che anche il nostro Paese dichiarasse una \u201cpolitica estera femminista\u201d, come hanno fatto Canada, Francia, Messico, Spagna, Svezia e altri. Forse c\u2019\u00e8 una remora ad \u201cetichettare\u201d ma di fatto la nostra politica estera ha gi\u00e0 tra i suoi obiettivi trasversali la parit\u00e0 di genere, come lo stesso Pnrr. Alle pi\u00f9 giovani dico: credete in voi stesse. Conciliare il lavoro con la famiglia non \u00e8 facile ma si pu\u00f2 fare, e la nostra Amministrazione \u00e8 molto pi\u00f9 attenta di quando 40 anni fa entrai in carriera\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>DANIELA D\u2019ORLANDI<\/strong>, Ambasciatrice d\u2019Italia in Ghana e Togo<\/p>\n<p>\u00abHo sognato questa carriera sin da bambina: mio padre era ambasciatore in Vietnam durante la guerra. E\u2019 morto quando avevo tre mesi per una malattia contratta durante la sua prigionia in India, dove fu deportato dagli inglesi. Mia madre, che \u00e8 vietnamita, mi port\u00f2 a Parigi, dove ho studiato fino alla laurea in Economia Applicata all\u2019Universit\u00e0 di Parigi-Dauphine. Ho superato il concorso al terzo tentativo, mentre gi\u00e0 stavo pensando di occuparmi di finanza. Tra i primi incarichi, quello presso il Cerimoniale diplomatico della Repubblica, mi ha subito galvanizzato.<\/p>\n<p>Pur avendo tre figli, sono riuscita a conciliare vita personale e professionale grazie anche alla sensibilit\u00e0 dei miei superiori e al fatto che la Farnesina persegue le pari opportunit\u00e0. Sono sposata con un collega e, ora che sono Ambasciatrice, \u00e8 stato lui a fare il sacrificio di seguirmi in Africa. Sono partita nel mezzo della pandemia con tutta la famiglia, e per fortuna, altrimenti quando li avrei rivisti? Mi sono battuta per i diritti delle donne durante il mio incarico alle Nazioni Unite e per la prima volta abbiamo portato nell\u2019Onu il concetto di discriminazione nei confronti delle lavoratrici incinte. Chi aspira a fare questo mestiere sappia che bisogna sempre superare i propri limiti. Ma le nuove generazioni, pi\u00f9 aperte culturalmente, mi fanno ben sperare\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>GABRIELLA BIONDI<\/strong>, Vicecapo di Gabinetto presso il Ministero degli Esteri<\/p>\n<p>\u00abAll\u2019Universit\u00e0 avevo gi\u00e0 in mente il mio percorso. Cos\u00ec ho studiato quello che il concorso avrebbe richiesto. Nel mio anno, il 1996, lo superammo in sette su 23. Mi sentivo dire che non era una carriera per donne. Purtroppo lo sento ancora. Da direttrice dell\u2019Istituto Diplomatico, andando nelle Universit\u00e0 per reclutare studenti, solo le ragazze \u00a0mi chiedevano come conciliare lavoro e famiglia. \u00c8 vero che fare figli pu\u00f2 essere percepito come un ostacolo. Io li ho fatti tardissimo: dopo 10 anni di matrimonio. Ammetto che non avrei avuto la stessa carriera se mio marito non si fosse preso carico del 50% della gestione familiare. Ma va anche detto che le tutele ci sono: se avessi voluto seguire mio marito, avrei potuto farlo, mettendomi in aspettativa. Non \u00e8 retribuita ma si conserva il posto. E poi, sfatiamo un mito: non \u00e8 obbligatorio girare il mondo come delle trottole, si possono anche spendere periodi pi\u00f9 lunghi a Roma, senza inficiare la carriera.<\/p>\n<p>Momenti di difficolt\u00e0 ne ho vissuti: a 28 anni, durante la crisi in Kosovo, a Tirana avevo l\u2019incarico di interfacciarmi con le Forza Armate. Ho imparato a farmi ascoltare. E ho notato che noi donne siamo pi\u00f9 concise e andiamo al punto rispetto ai colleghi. Esiste un modo femminile di creare legami. All\u2019Onu avevo una rete di donne con cui ci capivamo al volo: \u00abVogliamo trovare un accordo e tornare a casa prima?\u00bb ci dicevamo. Alle pi\u00f9 giovani suggerisco di non desistere. Nei concorsi molte lasciano a un certo punto della selezione, come se non si fidassero di loro stesse. Non lasciatevi spaventare\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>GIULIANA DEL PAPA<\/strong>, Capo dell\u2019Unit\u00e0 di Analisi e programmazione del Ministero degli Esteri<\/p>\n<p>\u00abSono arrivata alla diplomazia quasi per caso, frequentando un master all\u2019Ispi. Il concorso \u00e8 stata un\u2019esperienza durissima: un anno intero di preparazione su un ventaglio ampio di materie. All\u2019inizio c\u2019\u00e8 grande entusiasmo, poi per\u00f2 le ore non bastano pi\u00f9 e la nozione di tempo libero perde qualunque significato. Ho fatto due figli ma a prezzo di grandissima fatica. Dobbiamo imparare dagli altri Paesi: a un certo punto bisogna spegnere la luce.<\/p>\n<p>Come presidente dell\u2019Associazione Donne Italiane Diplomatiche e Dirigenti cerco i \u201ccolli di bottiglia\u201d delle nostre carriere. Ad esempio, nel concorso c\u2019\u00e8 una prova attitudinale, che prevede la scelta multipla, che non mi sembra in linea con le attitudini femminili. Non vogliamo scorciatoie. Ma se noi donne non abbiamo mai i meriti che vengono ricercati per determinati incarichi di rilievo, vuol dire che il merito non ha una definizione neutra sul piano del genere. L\u2019anno scorso una circolare ministeriale ha richiamato chi ha responsabilit\u00e0 a applicare il principio di non discriminazione nella composizione delle delegazioni e a favorire la conciliazione e la genitorialit\u00e0. E per la prima volta nella Conferenza degli ambasciatori e ambasciatrici c\u2019\u00e8 stato un panel sulla questione di genere. C\u2019\u00e8 bisogno di rappresentare il nostro Paese anche attraverso le donne, perch\u00e9 i nostri diritti nel mondo stanno regredendo e sono spesso terreno di uno scontro di valori\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>ELEONORA LOPEZ<\/strong>, Primo segretario dell\u2019Ufficio economico, commerciale e stampa dell\u2019Ambasciata d\u2019Italia a Kiev<\/p>\n<p>\u00abPensavo di lavorare in un ONG, poi ho tentato il concorso. Difficilissimo: i cinque giorni di scritti sono molto intensi. Nel mio anno le donne erano quasi la met\u00e0 di chi lo vinse. Pu\u00f2 provarci chiunque. Certo, serve tanto studio e sangue freddo. Sono entrata al lavoro giovane. Dopo una prima esperienza alla Farnesina dedicata al Sud America, \u00e8 arrivata la Grecia nel pieno della crisi economica e migratoria: ricordo\u00a0i cittadini in fila ai bancomat e gli anziani cui venivano offerte le sedie. Mi sono trasferita a Kiev subito prima dell\u2019emergenza Covid, ma \u00e8 stata la guerra a cambiare tutto in una notte. L\u2019aspetto umanitario ha prevalso, quando abbiamo dovuto evacuare e assistere gli italiani e andare nei luoghi dei massacri, come Bucha e Irpin. I miei figli sono piccoli e la loro vita era a Kiev, ancora oggi vogliono tornarci. Conciliare vita e lavoro non \u00e8 stato facile: per fortuna mio marito fa lo stesso mestiere. Gli orari e i ritmi sono impegnativi: per questo sarebbe utile sviluppare ulteriormente forme di lavoro flessibile.<\/p>\n<p>Sinora non ho mai lavorato con altre colleghe diplomatiche. Ma dagli uomini non ho subito vere discriminazioni. Certo, talvolta c\u2019\u00e8 la tendenza a far parlare noi giovani donne per ultime. E gli interlocutori esterni spesso mi chiamano \u201cgentile signora\u201d, mentre i pari grado maschi vengono appellati \u201cdottore\u201d. Esistono doti specifiche femminili? S\u00ec e sono riconosciute: essere multitasking e avere sensibilit\u00e0 nelle relazioni\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>GIULIA ROMANI<\/strong>, Consigliere di Legazione presso l\u2019Unit\u00e0 di Crisi del Ministero degli Esteri<\/p>\n<p>\u00abPensavo di fare Medicina o Lettere Antiche ma la mia prof di Storia mi ha involontariamente dirottata su Scienze politiche, con preoccupazione della famiglia. Una volta laureata ho superato il concorso al primo tentativo, come molte altre donne. A 23 anni l\u2019impatto al lavoro \u00e8 stato traumatico ma sono stata aiutata: alla Cooperazione c\u2019era l\u2019Ambasciatrice Belloni e uno staff amministrativo tutto al femminile che mi ha adottata. La missione in Iraq, dopo i primi mesi, ha preso una piega tragica con la caduta di Mosul e l\u2019Isis alle porte. Stando tra i profughi del Kurdistan ho imparato a dare il giusto valore alle cose. Il nostro \u00e8 un mestiere assurdo e bellissimo: l\u2019ho pensato quando mi sono ritrovata sul tetto dell\u2019ambasciata, in salvo dalla piena del Tigri, sotto la luna. A Londra curare una comunit\u00e0 di 6-700 mila italiani, soprattutto dopo la Brexit, \u00e8 stato impegnativo. E umanamente difficile \u00e8 stato \u00a0gestire gli effetti di alcuni attentati e l\u2019incendio della Grenfell Tower, dove sono morti dei giovani connazionali. Quello attuale all\u2019Unit\u00e0 di crisi della Farnesina \u00e8 un incarico di cui sono orgogliosa: \u00e8 incredibile quante soluzioni si producono per assistere i connazionali. L\u2019ho sperimentato in epoca Covid. Al momento non penso a una famiglia. Se cambiassi idea, spero che il lavoro mi renda la flessibilit\u00e0 che gli ho offerto fin qui\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>***<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Mariangela Zappia<\/strong><\/p>\n<p>E\u2019 la donna dei primati: pioniera nel ricoprire tale carica a Washington, ma anche la prima Rappresentante Permanente alle Nazioni Unite a New York e al Consiglio Atlantico (NATO). \u00c9 suo anche il primato femminile come Consigliere Diplomatico del Presidente del Consiglio dei Ministri e Sherpa del G7\/G20.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Daniela D\u2019Orlandi<\/strong><\/p>\n<p>Dal Cerimoniale Diplomatico della Repubblica, presso l\u2019Ufficio delle Visite all\u2019estero e in Italia a Vice Capo Missione presso l\u2019Ambasciata d\u2019Italia a Santo Domingo. Poi una carriera a difesa dei diritti umani: dalla Rappresentanza Permanente d\u2019Italia al Consiglio d\u2019Europa a quella delle Nazioni Unite di Ginevra.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Gabriella Biondi<\/strong><\/p>\n<p>Tre anni in Albania, durante il periodo della crisi del Kosovo, cinque alla rappresentanza italiana Onu a New York per poi passare alla Direzione Nazioni Unite della Farnesina. Ha diretto l\u2019Istituto Diplomatico per tre anni, \u00e8 stata \u00a0Direttrice centrale per l\u2019Asia, prima di approdare al Gabinetto del Ministero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Giuliana Del Papa<\/strong><\/p>\n<p>Dall\u2019Ambasciata d\u2019Italia a Lima a quella di Madrid come Consigliera politica. Tornata a Roma, diventa Capo Ufficio Corno d\u2019Africa e poi Vice Capo Missione ad Addis Abeba. A Bruxelles \u00e8 coordinatrice delle politiche in ambito energia, trasporti, agricoltura, pesca e salute. In Italia assume l\u2019incarico di Capo Ufficio per l\u2019assistenza umanitaria del Ministero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Eleonora Lopez<\/strong><\/p>\n<p>Un primo incarico presso l\u2019Ufficio del Sottosegretario con delega all\u2019America Latina e Centrale, poi il lavoro a 360 gradi presso l\u2019Ambasciata di Atene, mentre nel 2015 la crisi migratoria si abbatte sulla Grecia. \u00a0Dal gennaio 2020 \u00e8 in servizio presso l\u2019Ambasciata d\u2019Italia a Kiev, dove ha seguito le operazioni di evacuazione dei connazionali e il riposizionamento della sede a Leopoli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Giulia Romani<\/strong><\/p>\n<p>Da Segretario di legazione nella Cooperazione allo Sviluppo, all\u2019Ambasciata in Iraq, da responsabile della Sezione Commerciale e di Cooperazione allo Sviluppo. Dal Consolato Generale a Londra durante la Brexit a Consigliere di legazione all\u2019Unit\u00e0 di Crisi della Farnesina durante la crisi afghana, il Covid, la guerra in Ucraina. Prossima destinazione: il Consolato Generale di Toronto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Una rivoluzione diplomatica in sei storie speciali.\u00a0 Leggi qui l&#8217;articolo integrale. Diplomatiche non si nasce. E nel nostro Paese diventarlo pu\u00f2 essere ancora difficile. Ma non impossibile. Servono competenza, passione e perseveranza per accedere alla carriera. Pragmatismo e flessibilit\u00e0 (e compagni di vita pazienti) per farla. 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