{"id":9735,"date":"2019-04-19T14:19:31","date_gmt":"2019-04-19T12:19:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2019\/04\/solo-il-dovere-oltre-il-dovere-storie-di-quattro-diplomatici-che-di-fronte-alla-shoah-scelsero-di-resistere\/"},"modified":"2019-04-19T14:19:31","modified_gmt":"2019-04-19T12:19:31","slug":"solo-il-dovere-oltre-il-dovere-storie-di-quattro-diplomatici-che-di-fronte-alla-shoah-scelsero-di-resistere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/approfondimenti\/2019\/04\/solo-il-dovere-oltre-il-dovere-storie-di-quattro-diplomatici-che-di-fronte-alla-shoah-scelsero-di-resistere\/","title":{"rendered":"Solo il dovere oltre il dovere \u2013 Storie di quattro diplomatici che di fronte alla Shoah scelsero di resistere"},"content":{"rendered":"<p>Quattro diplomatici che scelsero di resistere e di non rassegnarsi alla Shoah. Le figure di Guelfo Zamboni, Giuseppe Castruccio, Gustavo Orlandini e Roberto Venturini emergono dai documenti raccolti per la mostra \u2018Solo il dovere, oltre il dovere. La diplomazia italiana di fronte alla persecuzione degli ebrei. 1938-1943\u2019. Mentre molti diplomatici si adeguarono alla nuova legislazione, Zamboni, Castruccio, Orlandini e Venturini in Grecia, Francia e Macedonia riuscirono con escamotage burocratici a salvare dalla deportazione centinaia di ebrei italiani ed anche stranieri. In particolare basandosi sul fatto che in Italia le leggi razziali non si applicavano agli ebrei di nazionalit\u00e0 straniera, i diplomatici ottennero che, in base al principio di reciprocit\u00e0, gli ebrei italiani fossero esentati dalle leggi razziali dei paesi in cui si trovavano ad operare. Inoltre rilasciarono \u201ccertificati di italianit\u00e0 provvisori\u201d a molti ebrei stranieri, sottraendoli cos\u00ec alla deportazione.<\/p>\n<p><strong>GUELFO ZAMBONI<\/strong><\/p>\n<p>Nasce in provincia di Forl\u00ec e resta orfano in giovane et\u00e0. Si arruola nella prima guerra mondiale e alla fine del conflitto si laurea in economia a commercio, vincendo il concorso per la carriera diplomatica nel 1925. Dopo alcune sedi estere ed un periodo alla Farnesina, arriva a Salonicco nel 1942, dove resta fino al giugno del 1943. La citt\u00e0 greca si trova nella zona della Grecia occupata assegnata ai tedeschi, con una popolazione di 55.000 ebrei, 53.000 dei quali nella sola Salonicco. Il 10 agosto 1943 vengono deportate circa 43.000 persone verso il complesso di Auschwitz-Birkenau. Come console generale, Zamboni tutela gli ebrei italiani, ma anche stranieri, a cui rilascia certificati provvisori di italianit\u00e0. Nel marzo del 43 in un telegramma all\u2019ambasciata ad Atene scrive: \u201cViene molto apprezzata clemenza del governo italiano\u201d e \u201cla comunit\u00e0 israelitica mi ha richiesto oggi interessamento benevolo Roma per ottenere che la partenza venga sospesa\u201d. Ottiene che vengano rilasciati dal campo-ghetto di Baron Hirsch decine di ebrei, italiani e non, come risulta anche da lettere di ringraziamento rimaste agli atti. Della sua opera restano molti particolari in un diario scritto da Lucillo Merci, direttore didattico di una scuola elementare, che presta la sua opera come interprete di tedesco al consolato di Salonicco. Dopo la guerra continua la carriera diplomatica concludendola come ambasciatore a Baghdad e a Santo Domingo.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>GIUSEPPE CASTRUCCIO <\/strong><\/p>\n<p>Dopo la partenza di Zamboni da Salonicco la sua opera viene proseguita dal nuovo Console Generale, Giuseppe Castruccio. E\u2019 una personalit\u00e0 versatile. Calciatore nella prima squadra del Genoa, si laurea in chimica e durante la prima guerra mondiale diventa pilota di dirigibile guadagnandosi una medaglia d\u2019oro al valor militare. Nel 1926 approda alla carriera diplomatica.\u00a0 Viene inviato negli Stati Uniti, poi in Brasile e a Istanbul prima di arrivare a Salonicco, appunto come successore di Zamboni. In particolare nel luglio del 1943 Castruccio riesce a far inserire un gruppo di ebrei in una tradotta militare diretta ad Atene, che si trovava ancora nella zona italiana. Tra i documenti in mostra, una lettera del Console Generale all\u2019Ambasciata di Atene segnala i problemi avuti con un ufficiale che lo rimprovera per aver fatto viaggiare gli ebrei in un treno militare e lo accusa di non conoscere le leggi razziali. Molti vengono fatti uscire dal campo di concentramento di Baron Hirsch.\u00a0 Il 30 luglio 1943 Lucillo Merci nei suoi appunti scrive che furono salvati \u201cda morte sicura 113 ebrei e 323 italiani o diventati tali furono avviati ad Atene (zona italiana) salvandoli essi pure dalla deportazione in Polonia\u201d. Merci non nasconde che durante i controlli dei documenti da parte dei tedeschi nel campo di concentramento gli \u201ctremavano i polsi\u201d.\u00a0 Fino all\u2019agosto 1943 Castruccio continua a chiedere ai tedeschi il rilascio di ebrei con parenti italiani, ma questi via via si irrigidiscono.\u00a0A dicembre di quell\u2019anno il consolato viene chiuso e lui torna a Roma, dove resta al Ministero degli esteri fino alla pensione nel 1953.<\/p>\n<p><strong>ROBERTO VENTURINI <\/strong><\/p>\n<p>Nasce a Ancona nel 1908 e, dopo la laurea in scienze economiche e commerciali, nel 1932 inizia la carriera diplomatica a Roma. Dopo alcuni incarichi a Spalato, Parigi e Biserta, nel 1939 arriva come console a Skopje in Macedonia. Nel febbraio del 1943 un inviato di Berlino firma un patto con le autorit\u00e0 locali per la deportazione entro maggio di 12.000 ebrei dalla Macedonia e dalla Tracia (sotto occupazione bulgara). Venturini nel marzo di quell\u2019anno invia una lettera alla legazione di Sofia riferendo con toni accorati dei rastrellamenti di ebrei a Skopje che vengono avviati ai campi di concentramento. Parla di \u201cguardie che adoperano sotto ogni pretesto con sadica energia le fruste delle quali sono munite\u201d. Descrive \u201cebrei in tardissima et\u00e0 e in grave stato di salute obbligati a lasciare le loro case e trasportati su rozze carrette al campo\u201d, persone che \u201dsi pu\u00f2 veramente dire che hanno ormai solo gli occhi per piangere\u201d.\u00a0 \u201cAlle preoccupazioni per l\u2019incertissimo avvenire ed al dolore per la perdita totale di ogni avere \u2013 scrive ancora &#8211; si aggiungono per i 9.000 deportandi le sofferenze davvero non necessarie alle quali vengono sottoposti per imprevidenza o per pura brutalit\u00e0\u201d ed aggiunge che i bulgari hanno dimostrato \u201cil pi\u00f9 assoluto disprezzo per ogni elementare principio umanitario\u201d. Come in altri casi ed in altri paesi, Venturini cerca di sottrarre alla deportazione gli ebrei italiani e non solo. In una memoria scritta dopo la guerra il diplomatico riferisce di essere riuscito a salvare dall\u2019invio ai campi e quindi alla morte \u201ccinque membri della Famiglia Modiano, una trentina di israeliti albanesi e 73 israeliti spagnoli\u201d. Venturini nel 1944 \u00e8 richiamato a Roma. Dopo la guerra continua la carriera diplomatica concludendo il suo servizio nel \u201873 come ambasciatore.<\/p>\n<p><strong>GUSTAVO ORLANDINI<\/strong><\/p>\n<p>Nasce a Venezia nel 1898 e si laurea in economia e commercio e in scienze consolari. Dopo aver prestato servizio al Commissariato generale dell\u2019emigrazione a Bardonecchia, Torino, Ventimiglia e Parigi viene assorbito nei ruoli consolari nel 37 nella capitale francese. Nel 42 diventa capo dell\u2019Ufficio consolare.\u00a0Tra le testimonianze della sua attivit\u00e0 come vice console e console resta una lettera di Renzo Bolaffi, professore dell\u2019universit\u00e0 di Camerino, del 15 aprile 1945 \u201cSi interess\u00f2 vivamente e con successo per sottrarre i cittadini italiani dall\u2019applicazione delle norne restrittive e dalle gravi misure di polizia adottate sia dalle autorit\u00e0 germaniche, sia dal governo di Vichy. Fu cos\u00ec evitato che cittadini italiani fossero costretti a portare il distintivo della \u2018stella gialla\u2019 e questo risultato torn\u00f2 a indiretto vantaggio anche di ebrei di altre nazionalit\u00e0 (ad esempio spagnola e ungherese) i cui consolati, incoraggiati dall\u2019esempio italiano, ottennero lo stesso trattamento per i loro connazionali\u201d. Orlandini, scrive ancora Bolaffi, \u201cdimostr\u00f2 di agire senza alcuna faziosit\u00e0 ma anzi con assoluta indipendenza di giudizio\u201d.\u00a0Dal settembre 1943 al febbraio 1944 \u00e8 internato a Vittel e Salsomaggiore. Torna in servizio al Ministero degli esteri nel 1946. Chiude la sua carriera nel 1963 dopo aver prestato servizio a Rabat, Lione e Port au Prince.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Quattro diplomatici che scelsero di resistere e di non rassegnarsi alla Shoah. Le figure di Guelfo Zamboni, Giuseppe Castruccio, Gustavo Orlandini e Roberto Venturini emergono dai documenti raccolti per la mostra \u2018Solo il dovere, oltre il dovere. La diplomazia italiana di fronte alla persecuzione degli ebrei. 1938-1943\u2019. 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